Star Trek: Discovery. Recensione seconda parte

E, come promesso ieri, seconda parte della recensione. Che a questo punto non so esattamente a cosa serva. Per spiegarvi il perché, dovrò fare dei grossi SPOILER, quindi giudicate voi se proseguire o meno con la lettura.
Sicché, quello cui abbiamo assistito era un prologo. Al momento, di Star Trek: Discovery conosciamo un solo personaggio, forse due. Non sappiamo nulla dell’eventuale nave, o dell’equipaggio, che attraverseranno la serie. Non sappiamo neppure se ci sarà, una nave, o se infine Star Trek: Discovery non sarà un’unica trama orizzontale centrata solo Burnham. Cioè, lo sappiamo, ma da Wikipedia, non dalla serie, che finisce col cliffhangerone, che, al momento, è l’unica ragione per tirare innanzi con la visione.
Siamo insomma un po’ dalle parti di Battlestar Galactica, che iniziò con un film che spiegava un po’ tutto. Solo che lì avevi un’idea chiarissima e dei personaggi, e di dove si voleva andare a parare. Qua no. Qua, io, in tutta franchezza, mi sono sentita presa un po’ per i fondelli.
Nulla da aggiungere alla recensione di ieri, se non che aumenta il tasso del “what the fuck?”. Voglio dire, la dinamica e la realizzazione del brillantissimo piano di Georgiou e Burnham non è per nulla chiara. Dicono di voler fare una cosa, poi finisce che ne fanno un’altra, in un piano, comunque, abbastanza suicida proprio di suo. Non si capisce poi perché Burnham spari a T’Kuvma; hanno dimenticato come si mettono i phaser su stordimento dai tempi di Archer? Ma poi proprio lei che aveva detto che era importante prenderlo vivo, che sennò diventava una martire, e tutte cose assolutamente ragionevoli, che poi manda in vacca una volta là sulla nave Klingon. Vabbé. Incomprensibile anche il pippone di Georgiou, che, a fronte dell’esposizione di un piano ragionevolissimo da parte di Burnham, parte per la tangente con le solite storie sul fatto che lei è mezza vulcaniana, e pensavo che potessi essere umana a sufficienza, e mi hai delusa, e pensare che ti volevo dare una nave. Boh. Tutto molto calato dal cielo, tutto un po’ incomprensibile.
Confermo anche che i Klingon non si possono né vedere né sentire. Tra l’altro i lunghi dialoghi in Klingon sono veramente da far scendere il latte alle ginocchia. Puro nerd porn infilato pure male.
Infine, una nota positiva. Burnham è un personaggio che in alcun modo è caratterizzato dal punto di vista del genere. Pensateci. È una persona. Non è una donna che fa cose da uomo, non è una donna con problemi da donna. È un primo ufficiale mostrato esclusivamente nell’azione, e le cui pippe esistenziali non sono caratterizzate come “femminili” o “maschili”. Ce le potrebbe avere un uomo, come le potrebbe avere una donna. Ed è una roba enorme per quanto mi riguarda, che potrebbe farmi riappacificare con un personaggio che mi sta abbastanza sulle pelotas da quando l’ho vista apparire. Questa è la normalità di un mondo in cui, finalmente, frega cazzi se sei dotato di pene o vagina, e nessuno rimarca che stai facendo cose da uomo, e quanto sei figa perché lo fai. Sei un ufficiale della flotta stellare, punto. Il tuo sesso è assolutamente secondario e non influente. E la cosa è evidente anche in Georgiou. Forse è questo il primo vero elemento di originalità in una cosa che al momento mi sembra un po’ né carne né pesce. Staremo a vedere. Ah, la battaglia navale è stata una roba abbastanza statica, ma mi rendo conto che tra Star Wars et similia lo standard era piuttosto alto e difficile da raggiungere.
Ci vediamo la settimana prossima? Col prossimo episodio sì, con le recensioni non lo so, dipende. A voi andrebbe?

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2 risposte a Star Trek: Discovery. Recensione seconda parte

  1. Pasquale scrive:

    Io mi sto lentamente convincendo che sia moooolto più trekkiano The Orville.

  2. CREPASCOLO scrive:

    Io ho sposato una cavallerizza Jedi – si dice così, immagino – e ho un fratello blandamente trekker, ma da bimbo sono stato morso da un Mr Magoo radioattivo – oggi gli showrunners direbbero geneticamente modificato – ed ammetto che non sono mai riuscito a prendere troppo sul serio le Stelle di uno e dell’altro serial che ho sempre apprezzato solo guardandoli di traverso con le lenti sporche di Dalì . Per me i tizi di Kirk e Spock sono soprattutto due splendidi assassini che il ten. Colombo incastra nel finale. Picard è un mutante che legge nella mente di Wolverine e non lo prende per il lato B per la sua pettinatura a gondola. Non che Picard possa discutere le acconciature di altri, of course.
    Mi piace la cosa del leader che è raccontato via le sue azioni e non in relazione al suo sesso. La trovo moderna ed antica insieme. Ricordo un maresciallo del magazzino casermaggio del mio anno di leva che ci raccontavamo solo in relazione alle difficoltà che sollevava quando gli si chiedeva qualcosa oltre lo standard. Io ho passato un freddissimo inverno a Bolzano montando di guardia senza berretto con il paraorecchie per non mi ricordo quale modulo non presentato e ho meditato di superare la dialettica pacifismo-guerrafondaismo con il semplice atto dimostrativo di tornare indietro dopo il congedo e di aprire proditoriamente tutte le finestre della camera da letto del sottufficiale ( cit.il racconto Una Finestra per la Morte di Rex Stout) , ma non sono riuscito a lanciare il mio cuore oltre l’ostacolo ed il tanghero non ha mai preso nemmeno un raffredore via mio intervento. Pazienza.

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