Archivi del mese: ottobre 2017

Lucca Comics & Games definitivo (si spera…)

Salve. Alla vigilia (più o meno) della partenza per Lucca, vi incollo di nuovo qua sotto i miei appuntamenti, che sono numerosi e variegati. Lo faccio perché ci sono stati dei cambiamenti e delle aggiunte. Questo, comunque, dovrebbe essere il programma definitivo, almeno in termini di luoghi e orari degli incontri. Spero ci incroceremo, per me Lucca resta sempre l’appuntamento più importante dell’anno e mi piace condividerlo con tutti voi :) .

2 novembre
h 17.00
Caffetteria Palazzo Ducale
Presentazione del fumetto Il Segreto di Babbage .

3 novembre
h 13.00
Mostre Palazzo Ducale
Firma copie.

4 novembre
h 16.00
Sala Show San Francesco
Presentazione de Il Fuoco di Acrab con Sandrone Dazieri. En passant, vi dico che ci sarà una lettura di tre ben tre brani del libro. Non sono spoiler, ma danno un assaggio del resto :) .

5 novembre
h 10.00
Teatro del Giglio.
Tavola Rotonda: Dove andrà a finire il Fantasy? Con Matteo Strukul. Interviene Edoardo Rialti.

h 11.00
Mostre Palazzo Ducale
Firma copie

h 16.00
Teatro del Giglio
Tavola Rotonda: A spasso tra le Stelle. Con Timothy Zahn.

Bon, è tutto. Ci vediamo in quel di Lucca!

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Il Fuoco di Acrab & Lucca Comics & Games 2017

Chi mi segue sui social lo sa (quanti miei post iniziano così di recente? Troppi…), ieri ho partecipato alla conferenza stampa di presentazione dell’edizione di quest’anno di Lucca Comics & Games. È stato un bel momento, ho rimediato un gadget fighissimo che adesso finisce sparato nel mio studio (per i curiosi, potete vederlo qua), e ascoltare l’incipit del mio libro letto da Matteo Strukul è stato davvero, davvero bello. Devo rapirlo e portarmelo dietro alle presentazioni :P . Ah, scusate, contesto: durante la conferenza stampa, io ho letto l’incipit del suo libro di prossima uscita, I Medici – Decadenza di una Famiglia, e lui l’incipit de Il Fuoco di Acrab. Che, incidentalmente, adesso esiste anche come libro fisico; ce l’ho qua accanto a me, per poco non ci dormo anche.
Vi ricordo che il libro uscirà il 24 Ottobre, e che per l’occasione lo presenterò a Roma, al Mondadori Bookstore di Via Tuscolana, ore 18.00. Intanto, se siete impazienti, si può già preordinare online.
Ma non finisce qua.
Lunedì 23, ore 17.00, farò la consueta diretta Facebook; inizierò leggendo il prologo del libro, poi, se vorrete, potrete farmi le domande che volete. Il tutto durerà un’oretta.
Secondo, abbiamo infine date e orari dei miei eventi a Lucca Comics & Games 2017, che vi vado ad elencare. Prendete carta e penna perché con parecchie e non li ricordo manco io :P .
Giovedì 2 Novembre, ore 17.00, presso la Caffetteria di Palazzo Ducale, sarò lieta e onorata di partecipare alla presentazione del nuovo numero di Comics & Science, Il Segreto di Babbage. Ci saranno gli autori, si parlerà di scienziato geniali, donne fighissime e steampunk. Roba forte, insomma :) .
Venerdì 3 Novembre, dalle ore 13.00 alle ore 14.30, all’Auditorium San Francesco, firmo copie.
Sabato 4 Novembre, ore 16.00, sempre all’Auditorium San Francesco, un grande classico di Lucca: io e Sandrone presentiamo Il Fuoco di Acrab. È un po’ l’evento clou, l’esperienze scrivere libro per me non è completa se non lo presento con Sandrone, che c’è stato fin dall’inizio, è un amico e un maestro per me. Quindi venite, che siamo una coppia rodata come Stanlio e Ollio :P . Seguirà firma copie fino all’esuarimento delle forze vitali della qui presente.
Domenica 5 Novembre, ore 10.00, al Teatro del Giglio ci siamo io e Matteo Strukul, più un contributo video di Joe Abercrombie, a parlare del destino del fantasy. C’è pure Edoardo Rialti, e quindi direi che la compagnia è proprio al completo. Alle 11.00 ci spostiamo tutti al Palazzo Ducale per un’ultima firma copie.
Bon, dovrebbe essere più o meno tutto. Dovesse aggiungersi qualcosa, ne troverete informazioni al solito qua sopra e sui social.
Prima di lasciarci, vi ricordo che sabato 21 Ottobre, ore 17.00, sono alla Biblioteca Crovi di Castelnovo ne’ Monti (RE) a parlarvi di scrittori, fumettisti e musicisti che mi hanno cambiato la vita. Venite, che sono molto più brava a far pubblicità agli altri che a me.
Fine. Credo. Insomma, sono in arrivo un sacco di belle cose, spero vorrete condividerle con me :) . A presto!

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Kilonove, stelle di neutroni e onde gravitazionali. La scienza ha fatto boom

“La capacità di comprendere prima di vedere è il cuore del pensiero scientifico”.

Apro con questa frase che mi colpì subito durante la mia lettura de L’Ordine del Tempo, di Carlo Rovelli, perché quel che è stato annunciato ieri pomeriggio, in una conferenza congiunta tra un bel po’ di enti (ESO, ASI,INAF, INFN, la collaborazione LIGO/Virgo…) è esattamente questo: da quando le onde gravitazionali sono state osservate per la prima volta, nel 2015, stiamo vedendo cose che avevamo solo immaginato, spesso per tanti anni.
Per poter spiegare cosa esattamente è stato visto, occorre la conoscenza delle puntate precedenti. L’optimum sarebbe leggere questo, che fu il mio post al riguardo quando, a febbraio del 2016, venne data la notizia della prima osservazione delle onde gravitazionali, ma mi rendo conto che è lungo, per cui, facciamo così: io provo a riassumere, se vi sfugge qualcosa, dopo aver letto questo, andate a leggere quello. Poi magari non si capisce niente uguale, ma allora me ne prendo la responsabilità :P
Mettiamo in ordine gli antefatti:
- abbiamo tre antenne che rilevano onde gravitazionali (in realtà di più, ma questi sono gli strumenti più sensibili che abbiamo oggi): Ligo, composto da due strumenti che si trovano ai capi opposti degli USA, e Virgo, che sta in Italia, vicino Pisa;
- le onde gravitazionali sono “increspature dello spazio-tempo”: potete immaginare lo spazio-tempo come la superficie di un laghetto. Quando ci tirate dentro un sasso, la superficie si increspa formando le onde. La stessa cosa succede con lo spazio-tempo, che è un po’ l’intelaiatura dell’Universo. Le onde gravitazionali sono increspature, deformazioni dello spazio-tempo. Nella nostra metafora del laghetto, il sasso sono masse (molto grandi) che si scontrano, o che implodono;
- fin qui avevamo osservato solo onde gravitazionali prodotti dalla fusione – coalescenza, si dice – di buchi neri.

Armati di questo vademecum, avventuriamoci nella scoperta del giorno. Per la prima volta, è stata osservata la coalescenza di due oggetti più piccoli, in termini di massa, dei buchi neri, ossia le stelle di neutroni. Urge piccolo excursus sulle stelle di neutroni: si tratta di oggetti che si formano quando stelle più grandi del Sole finiscono il carburante. Come forse saprete, le stelle sono palle di gas così denso e caldo da innescare reazioni di fusione nuclare, ossia due atomi di un certo elemento si fondono per formarne un altro. In questo momento nel sole atomi di idrogeno si stanno fondendo producendo elio ed energia. Ci possono essere anche fusioni di altri elementi chimici, che si innescano a seconda di quanta massa ha una stella e di qual è la sua fase evolutiva (in soldoni: quanto è vecchia). Tutte le fusioni però si fermano alla produzione del ferro; fondere due atomi di ferro richiede più energia di quanto ne venga prodotta, e quindi nelle stelle questo processo non avviene.
C’è un’altra cosa da sapere circa le stelle: sono oggetti in equilibrio. Da un lato c’è la forza di gravità, che tende a farle collassare (quindi a far cadere tutta la materia in un punto), e la pressione della radiazione prodotta dalle reazioni nucleari, che invece tende a farle espandere. L’equilibrio tra queste due forze fa sì che le stelle ci appaiano come grosse palle di gas più o meno sempre delle stesse dimensioni.
Detto questo, a un certo punto, come dicevamo, stelle molto grandi esauriscono il loro carburante trasformandolo in ferro. A questo punto, all’equilibrio di cui dicevo prima viene a mancare una componente: le reazioni termonucleari non riescono più a controbilanciare la forza di gravità, e la stella inizia a collassare. La materia viene pressata così tanto che nei nuclei protoni e elettroni si fondono formando neutroni (da cui il nome). A questo punto il collasso, se la massa non è troppo grande, può essere fermato dalla pressione della materia degenere. È una cosa un po’ complicata legata alla meccanica quantistica; due particelle, in questo caso neutroni, non possono trovarsi entrambi nello stesso stato, ed è questa “resistenza” che contrasta la forza di gravità e tiene in equilibrio la stella. La cosa si può immaginare come un cinema, in cui gli spettatori sono ordinatamente disposti uno per posto davanti allo schermo. Non ci possono essere due spettatori per sedia. Il risultato è che le stelle di neutroni sono piccole (hanno un diametro di qualche decina di chilometri) ma sono densissime (hanno fino a due, tre volte la massa del Sole).
Nel caso della sorgente oggetto della scoperta – che, per la cronaca, si chiama GW170817, ove GW sta per gravitational wave (onda gravitazionale) e 170817 è la data di scoperta – si tratta di due stelle di neutroni che si girano intorno. Lentamente le loro orbite decadono, ossia le due stelle girano su orbite sempre più strette, via via avvicinandosi, finché non si fondono. Si produce così una kilonova, che è tra i fenomeni più violenti che possono verificarsi nell’Universo. L’animazione qua sotto rende molto bene l’idea.

Questo fenomeno era stato teorizzato, ma mai osservato prima con tale completezza. Il segnale di onda gravitazionale osservato è, come nel caso della prima detezione di onde gravitazionali, molto simile al modello previsto dalla teoria. Ma c’è di più. Per la prima volta è stato possibile osservare lo stesso fenomeno con tanti telescopi diversi. Non intendo solo strumenti diversi – cioè telescopi posti in luoghi diversi del mondo – ma proprio telescopi che osservano cose diverse. Sono state infatti osservate le onde gravitazionali prodotte dal fenomeno, ma anche i raggi gamma, le onde radio, i raggi X, l’ emissione ultravioletta, infrarossa e inluce visibile. Piccola parentesi, mio marito fa parte della collaborazione che cerca le controparti ottiche delle onde gravitazionali, cioè l’emissione in luce visibile associata alle onde gravitazionali, ed è per questo che io questa storia la conoscevo da un po’ :P . Per chi se la cava con l’astronomia, qui e qui ci sono gli abstract degli articoli che ha firmato assieme al resto del gruppo. Ma torniamo a noi: è la prima volta che di un’onda gravitazionale si vedono le controparti. Anche questa era una cosa prevista, ma mai osservata. Anche perché in generale la coalescenza di buchi neri non produce altra emissione che non sia quella di onde gravitazionali. Anche le emissioni nelle altre bande vanno come previsto dalla teoria, e questo conferma l’esistenza delle kilonovae e la correttezza del modello che ne spiega il meccanismo. Inoltre conferma che sono proprio le kilonovae a produrre una certa categoria di lampi in raggi gamma, chiamati Gamma Ray Bursts (GRB, per gli amici), effettivamente osservati in associazione a questa sorgente. Infine, dall’emissione ottica è venuta anche la conferma che sono proprio questi fenomeni di coalescenza di stelle di neutroni che producono anche gran parte degli elementi pesanti (oro, e minerali più pesanti del ferro) di cui siamo fatti noi, la terra, e tante cose in giro per l’Universo.
Come avrete capito, è una scoperta storica per davvero. Sono tante prime volte tutte assieme, che, per altro, confermano la teoria, dunque ci dicono che stiamo dando una corretta interpretazione di molti fenomeni che avvengono nel nostro Universo. Inoltre, questa scoperta ci dice anche che davvero le osservazioni nelle onde gravitazionali hanno aperto una nuova era dell’astronomia. La prima cosa che è stata osservata di questa sorgente è stato il segnale di onda gravitazionale. Poco meno di due secondi dopo, i telescopi gamma, che si trovano in orbita, hanno osservato il GRB. A quel punto, grazie al fatto che il segnale è stato osservato da tre punti diversi (i due Ligo e Virgo in Italia) e alle osservazione nei raggi gamma, è stato possibile fare la triangolazione, ossia identificare una finestra nel cielo dalla quale il segnale era partito. Quasi immediatamente, gran parte dei telescopi del mondo è stato puntato in quella regione, permettendo di identificare una nuova sorgente in una galassia distante 130 milioni di anni luce da noi, NGC 4993. Incidentalmente, questo ne fa anche il segnale di onda gravitazionale più vicino mai osservato. Le onde gravitazionali sono state come un faro, che hanno guidato i ricercatori alla scoperta.
Inoltre, la scoperta è stata ottenuta grazie allo sforzo congiunto di centinaia di ricercatori da tutto il mondo. Non solo la collaborazione Ligo/Virgo, ma anche tutti coloro che lavorano ai vari telescopi ad alte energie, ottici, radio, infrarossi e ultravioletti. In totale sono circa 3500 persone che hanno lavorato assieme, e io questa cosa la trovo davvero straordinaria. In politica stiamo ancora a parlare di confini, barriere, ma la conoscenza già non ne ha, e la scienza lavora a livello mondiale, mettendo insieme esigenze e standard diversi, in uno sforzo unico che ha come obiettivo solo e soltanto capire le cose. È l’umanità al suo meglio, come qualcuno ha già detto in riferimento a Cassini. Non dovremmo forse prendere esempio?
Lo ripeto ogni volta, ma lo credo davvero: quando lavoriamo insieme, siamo capaci di cose straordinarie. Siamo confinati a un angolo insignificante di un Universo immenso, in quel puntino pallido sospeso nel nulla mostratoci dalla foto della sonda Voyager. Eppure, da qui, possiamo capire eventi lontanissimi, e misteri insondabili, perché siamo pur sempre il modo che l’Universo ha trovato per capire se stesso.

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Le cose che non posso fare

Non posso vestirmi come voglio quando sono da sola. Se ho la gonna sul treno penso con preoccupazione a quanta coscia si vede. Se ho i tacchi penso a quanto siano provocanti.
Non posso bere quanto voglio a una festa in cui non sono accompagnata da un uomo che conosco bene.
Non posso andare da sola a un appuntamento di lavoro con un uomo che non conosca più che bene.
Non posso dare confidenza a uomini appena conosciuti.
Non posso andare in giro da sola dopo una certa ora.
Non posso accettare passaggi in macchina da uomini, neppure se sono carabinieri cui ho chiesto aiuto.
Non posso denunciare uno stupro, se non sono forte abbastanza da sopportare che tutta la difesa si baserà sul fatto che sono una puttana e sotto sotto mi piaceva.

Il compagno di classe che a tredici anni, mentre siete in fila per uscire, ti infila la mano a tradimento sotto la gonna e ti tocca con un dito là sotto.
I vecchi che fanno commenti sulle tue tette anche se sei ancora poco più che una bambina, e vai in giro con tua madre.
Il collega che a un congresso ti dice “dimmi che adesso ti spogli così tiriamo su l’atmosfera”.
Non sono cose normali. Non sono “che vuoi che sia”. Non sono “e fattela una risata”.
Sono segnali che mi indicano chiaramente che non sono padrona del mio corpo. Sono avvertimenti: sta’ al tuo posto, perché sei una donna, e una donna non può fare tante cose. E se al tuo posto non ci stai, ti ci metto io, riducendoti a nulla: sei solo un seno, solo una vagina.

Non siamo libere. Ci hanno detto che lo eravamo, ce lo continuano a ripetere, ma non è vero. Possiamo essere quello che vogliamo, ma solo se stiamo nei limiti che loro ci dettano: se sei una brava ragazza, se la gonna è lunga, se non mostri che ti piace il sesso, se non fai quello che davvero vuoi, assecondando le tue passioni e i tuoi desideri. Questa non è libertà, è una sua brutta imitazione. E francamente, è da un pezzo che non ci basta più.

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Star Wars VIII, ti possino che trailer + prossimi incontri

La pianto con le recensioni di Discovery (non non con la serie, ahimè) perché, giunti alla quarta puntata, non mi pare ci sia molto da aggiungere a quanto già detto. Invece provo a fare una cosa inedita. Provo a recensire il trailer di Star Wars. Perché, ahò, scusate, a me è proprio piaciuto. In verità non sarà proprio una recensione, ma la spiegazione del perché, secondo me, è il trailer perfetto. E questo al di là del fatto che possa piacere o meno.
Prima, agevolo filmato in modo che siamo tutti on the same page.

Scusate, lo so che faccio la figura della hipster che se non mette le robe in lingua originale le piglia un coccolone, ma l’altro l’ho visto una volta sola in italiano e ormai sono abituata a queste voci. Detto ciò.
Ci sono ovviamente molte cose che mi esaltano: incidentalmente, tutto questo rosso e bianco, presente abbondantemente anche nella locandina, che, come sapete, risuonano in questo periodo in me (vedi voce Dominio). Poi, vabbè, la musica di Williams, che uno la sente, e già è tutto fomentato. Poi il senso di tragedia incombente, che latitava parecchio nel film precedente, e che qui invece è la firma stilistica un po’ del tutto. Per una volta, forse la svolta dark non è quella roba inutilmente pesa vista precedentemente in tanti altri film. Pure Snoke sembra più minaccioso, e non uno snorky invecchiato male. Però, vabbè, la cosa che davvero, davvero mi lascia così è che è montato alla grande, e fa esattamente quel che un trailer dovrebbe fare: montarti l’hype a mille lasciandoti da qua all’uscita a farti mille pippe su cosa succederà nel film. Va da sé che una cosa del genere funziona solo con franchise che sono ormai entrati nella storia della cultura pop e non solo, ma riuscire a farlo a questi livelli è maestria.
Pensiamoci un attimo. Ogni cosa che viene detta nel trailer è passibile di una duplice interpretazione, e il montaggio non fa altro che suggerirti – come del resto dice esplicitamente Luke – che le cose non sono come credi.
Inizio, e Snoke parla, dicendo qualcosa che evidentemente immaginiamo riferito a Kylo Ren, tanto è vero che è lui che ci viene mostrato. Ma sulla frase finale, “something very special”, stacco e vediamo Rey. Chi ci dice, dunque, che Snoke stesse parlando davvero di Kylo?
Anche la parte dedicata a Rey è l’apoteosi dell’ambiguità. L’atmosfera è tesa, Luke è sempre spaventato, e le cose che dice, anche qua, a chi si riferiscono davvero? A Rey? A Kylo? Perché, vedete, tutto il parlato è off screen, o comunque avviene in contesi neutri, che non possiamo associare univocamente a una sola situazione. Potrebbe riferirsi ad altro, e il trailer ce lo suggerisce.
Stacco ancora, e passiamo di nuovo a Kylo. Che dice una serie di cose, sempre off screen, che immaginiamo essere una specie di promemoria a se stesso: rinnega il tuo passato, ammazza chi ami…ma si rivolge a un “tu”. E chi è questo tu? Lui? Rey?
L’apoteosi di questo giochino è il finale, con Rey e Kylo. Che non sappiamo dove siano, non sappiamo neppure se si trovino nello stesso posto; dietro entrambi c’è uno sfondo indecifrabile. Rey dice che ha bisogno di qualcuno che le dica qual è il suo posto in questa storia. E Kylo – che ripeto, non sappiamo se sta davanti a lei, perché quella scena potrebbe essere stata presa ovunque nel film – allunga una mano. Verso di lei, pensiamo noi.
Ecco. Cosa dice della trama del film questo trailer? Zero spaccato, se non quello che già sapevamo. Ci sono i personaggi che conosciamo, c’è il Millennium Falcon, c’è di mezzo la Forza, si picchiano con e senza astronavi. Si vedono un po’ di creature e nuove armi. Ma stop. Cosa ci suggerisce il trailer? Un mondo di roba. Su questi due minuti uno può immaginare l’infinito: che Rey verrà tentata dal Lato Oscuro perché Luke l’abbandona. Che Rey passa direttamente al nemico. Che no, quello tentato è Kylo. Che Kylo diventa buono. Che Finn tradisce e poi rinsavisce. No, che lavora sotto copertura. Che gli ultimi Jedi non sono Rey e Luke, ma Rey e Kylo. Senza dirci davvero, ripeto, niente. Ma il montaggio è stato in grado di costruire una storia, e questo trailer è un piccolo film nel film. Ed è questo, ricostruisco dopo una giornata a rimuginarci su e dopo tre visioni, che mi ha esaltata. Che almeno i tizi che hanno fatto questo trailer sanno il fatto loro.
Ora, questo può significare nulla. Ormai quella dei trailer è diventata un’industria parallela che per certi versi funziona meglio di quella del cinema. La storia recente è piena di film con gran bei trailer che poi non erano niente di che. Ma io intanto sogno. Tanto lo so che poi tutto andrà a traino della mia passione per questo mondo e per questa storia. Sono capace di rivedermi pure la trilogia nuova, nonostante mi faccia abbastanza ribrezzo, solo perché c’è scritto Star Wars sui titoli di testa.
Tutto qua. Delirio concluso.
A postilla, vi aggiorno la lista delle (mille) cose di questo mese.
Martedì 17 ottobre, ore 19.00, sarò al Mondadori Store di Piazza Duomo a Milano per Panorama d’Italia. Si parlerà de “Il sapere degli italiani: tre scrittori raccontano il nostro rapporto con la conoscenza e l’ignoranza”. Ci saranno Giulio Giorello e Francesco Sabatini. È necessaria la registrazione qua.
Sabato 21 ottobre, invece, sarò a Castelnovo ne’ Monti (RE), ore 17.30, presso la Biblioteca Comunale R. Crovi per la seconda parte di Autori in Prestito (se vi ricordate, ero stata in zona quest’estate). In sintesi, vi consiglio altri autori, nello specifico, quelli che hanno fatto di me la brutta persona che sono :P .
Sarò infine a Lucca Comics & Games giovedì 2 novembre, sabato 4 novembre e domenica 5 novembre. I dettagli ve li darò il 18, assieme a un’ulteriore news.
Posso anticiparvi anche che sto preparando un evento a Roma, e che questa settimana faccio una cosa bella di cui avrete notizia tra qualche tempo :) .
Per il resto, buona giornata e a presto!

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Star Trek Discovery 1×03. Cioè, boh.

Non so esattamente perché continuo con questa storia delle recensioni a Discovery. Il contenuto è sempre abbastanza prevedibile, e, oltre un certo limite, diventa accanimento. Per cui, non so, forse mi fermo con questa, che almeno ha la giustificazione di essere una puntata vera della serie, a differenza dei primi due episodi/film, che erano solo una premessa. Ci saranno SPOILER.
Dunque, in teoria questo è un episodio regolare, che dovrebbe dare il sapore del resto della stagione. Siamo sull’eponima Discovery, conosciamo l’equipaggio. Vi risparmio le lamentazioni “non è Star Trek” perché ormai è più che chiaro che nulla, a parte i badge, richiama quel mondo là: non l’atteggiamento generale dell’equipaggio, non il passo della puntata né le sue tematiche. È una serie di fantascienza qualsiasi. Per quel che riguarda lo spirito, è ancor più lontana dallo Star Trek non dico di TOS, ma pure di Enterprise, di quanto non fosse il doppio pilot. Invece, è vicinissima a Battlestar Galactica, e infatti ritroviamo pure Rekha Sharma (ammirate il mio superpotere di riconoscere le facce degli attori di serie in serie!). Siamo in guerra, succedono cose brutte, i buoni si devono sporcare le mani, tutto è vagamente minaccioso. Solo che giocare sul campo di Battlestar è suicida, e infatti, se il modello è quello là, siamo lontani anni luce, sia a livello di tensione narrativa (e grazie: lì l’umanità era sull’orlo dell’estinzione, qua c’è una vaga guerra coi Klingon, che, in questa puntata, neppure vediamo) sia di indagine psicologica. Però la puntata bene o male scorre, come sempre piuttosto bella a vedersi. Tutto dà l’impressione di essere curato: bella fotografia (presa sparata da JJ), bella musica non invasiva…però oltre a questo, boh…A parte cose che non ho capito, tipo perché non si usi più fare lo scanning per le forme di vita a bordo, prima di salire su una nave vittima di un incidente misterioso, o perché, se si sa perfettamente cosa è accaduto, come Lorca lascia intendere negli ultimi secondi di puntata, non si prendano precauzioni maggiori per il landing party, mi sembra tutto molto derivativo. A parte il già citato Battlestar, abbiamo anche un grosso debito verso Alien, con la creatura misteriosa che te se magna mentre le luci lampeggiano il giusto per non farla vedere troppo. Solo che nessuno dei riferimenti sembra messo là per avere un reale senso narrativo, quanto piuttosto perché è la roba che tira al momento. Cerco di spiegarmi. Non c’è nulla di male a prendere da altro materiale, a citare più o meno esplicitamente, a patto che il pout pourri finale abbiamo un gusto omogeneo, e risulti soprattutto in qualcosa di nuovo. Che ne so, Tarantino copia a piene mani, ma si vede che è uno che quel materiale l’ha rielaborato, cosicché ogni citazione s’inserisce perfettamente all’interno di qualcosa che è nuovo, diverso, illuminato dal vissuto e dalla poetica dell’autore. Sto diventando troppo poetica…vabbè, Discovery mi sembra semplicemente un patchwork di elementi disomogenei e già visti, cui non viene aggiunto qualcosa di nuovo. Men che meno c’è un tentativo di prendere una nobile ascendenza – Star Trek – e rielaborarla rimanendo comunque nel solco di quella tradizione. È pura operazione JJ-Trek, puramente derivativa, al massimo citazionista tanto per. Metatestuale, in questo senso, è Burnham che, mentre scappa per salvarsi la vita, cita a muzzo Alice nel Paese delle Meraviglie. Così, senza un perché. Tutti quando stanno a mori’ citano i classici della letteratura. Io, in caso, ho pronto un pezzo dell’Iliade. Ecco, la puntata è così: cose citate, ma senza capire perché, e come.
Andiamo mediamente bene sui personaggi, che, in effetti, che, infilati in un contesto simil-Trek risultano abbastanza originali. Tranne Lorca, che non potrebbe mai essere capitano nell’universo classico di Star Trek, ma tanto abbiamo detto che questo non è Star Trek, e quindi amen. Però, anche qua, non è che senta uno straordinario trasporto verso di loro. La tipa riccia già la odio, ed è il solito personaggio simil-asperger-simil-autistico che ormai ci deve stare per forza. L’astromicologo è un altro campione di simpatia, però ha una specializzazione intrigante che spero mettano a frutto (ma so già che non lo faranno…). Mi si ammoscia Saru, che ormai mi interessa solo perché è troppo bello il modo in cui si muove l’attore. Lo guardo e mi ricordo il fauno dell’omonimo Labirinto o Abe di Hellboy, e penso che prima o poi uscirà A Shape of Water e io sarò una bimba felice. Burnham ci dimentichiamo tutta la parte Vulcaniana, è una terreste qualsiasi molto figa in fisica. Ormai appartiene al ramo “personaggi dannati con grossi peccati da scontare”. E li va a scontare sulla nave con un capitano con la faccia di Lorca, pensa te.
Per quel che riguarda la trama fin qui, tutti sappiamo che quella dei midichlorian de noantri è una cazzata, no? Dieci anni dopo l’Enterprise non ha il dono dell’ubiquità, ergo o il piano fallisce, o, come suggeriscono gli abbondanti cadaveri tra i quali si trastulla Lorca nel tempo libero, stanno effettivamente creando un’arma biologica o giù di lì, e Burnham gli serve per qualcosa che scopriremo poi. Qualcuno mi spieghi anche la galeotta che doveva essere confinata nei suoi alloggi mentre lavorava, e poi se ne va in giro a cazzo ad aprire a sputazze sezioni segrete della Discovery. Erano tutti un gran bel convinti che avrebbe accettato di unirsi alla crew per metterle in mano pezzi di codici compromettenti (ma non dove a lavare la carrozzeria del pulmino della polizia penitenziaria?) e farla infilare dove non dovrebbe. Avrei da ridire anche sul metodo dell’alitosi per aprire le porte: se aliti non sono così convinta che vengano fuori anche pezzi di saliva da cui risalire al tuo DNA e aprire la baracca. A questo punto potevano aprirle a leccate sulle serrature, ma forse se lo tengono per la versione porno.
Quindi, in sintesi? Andiamo a vedere dove va a parare. Molte delle cose che io non ho capito qua immagino saranno spiegate più avanti, ma il disprezzo totale per l’utopia trekkiana comunque mi irrita molto. Cercherò di brasarmi il cervello dal brand, che è meglio.

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