Le cose che non posso fare

Non posso vestirmi come voglio quando sono da sola. Se ho la gonna sul treno penso con preoccupazione a quanta coscia si vede. Se ho i tacchi penso a quanto siano provocanti.
Non posso bere quanto voglio a una festa in cui non sono accompagnata da un uomo che conosco bene.
Non posso andare da sola a un appuntamento di lavoro con un uomo che non conosca più che bene.
Non posso dare confidenza a uomini appena conosciuti.
Non posso andare in giro da sola dopo una certa ora.
Non posso accettare passaggi in macchina da uomini, neppure se sono carabinieri cui ho chiesto aiuto.
Non posso denunciare uno stupro, se non sono forte abbastanza da sopportare che tutta la difesa si baserà sul fatto che sono una puttana e sotto sotto mi piaceva.

Il compagno di classe che a tredici anni, mentre siete in fila per uscire, ti infila la mano a tradimento sotto la gonna e ti tocca con un dito là sotto.
I vecchi che fanno commenti sulle tue tette anche se sei ancora poco più che una bambina, e vai in giro con tua madre.
Il collega che a un congresso ti dice “dimmi che adesso ti spogli così tiriamo su l’atmosfera”.
Non sono cose normali. Non sono “che vuoi che sia”. Non sono “e fattela una risata”.
Sono segnali che mi indicano chiaramente che non sono padrona del mio corpo. Sono avvertimenti: sta’ al tuo posto, perché sei una donna, e una donna non può fare tante cose. E se al tuo posto non ci stai, ti ci metto io, riducendoti a nulla: sei solo un seno, solo una vagina.

Non siamo libere. Ci hanno detto che lo eravamo, ce lo continuano a ripetere, ma non è vero. Possiamo essere quello che vogliamo, ma solo se stiamo nei limiti che loro ci dettano: se sei una brava ragazza, se la gonna è lunga, se non mostri che ti piace il sesso, se non fai quello che davvero vuoi, assecondando le tue passioni e i tuoi desideri. Questa non è libertà, è una sua brutta imitazione. E francamente, è da un pezzo che non ci basta più.

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3 risposte a Le cose che non posso fare

  1. CREPASCOLO scrive:

    Nel sogno era Darkoso e passeggiava avanti ed indietro mentre si completava la costruzione della fortezza nomata Manomorta. Era l’ora di interrogare la principessa Girella che era stata catturata poco fa e che lo aspettava con il suo bel bikini metallico. Darkoso entrò nella celletta e chiese ai suoi minions a forma di ovette kinder con le manone guantate dei cartoons di lasciarlo solo con Girella.
    Girella sorrise maliziosa. Era una maga ed immediatamente scambiò il suo corpo con quello del suo nemico che da quel momento avrebbe realizzato cosa significhi essere vista sempre come una Girella di metallo.

    L’uomo si svegliò di soprassalto nel grande letto rotondo come una girella della suite del grande albergo in cui era per una convention. In bagno bevve un sorso d’acqua e si guardò nello specchio e ci vide quello che ci aveva visto negli ultimi trent’anni: suo padre.

  2. Nihal scrive:

    Più ragione di così non puoi avere… Condivido appieno… Quando sento queste cose al telegiornale mi viene una rabbia… Non capisco perché al mondo dovrebbero esistere persone cosi… Ma non posso farci nulla. Brava Licia…

  3. Gre scrive:

    Ti dò ragione su tutta la linea Licia e non posso dire di più xchè quello che penso lo hai espresso al 100% :)

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