Tu quoque, Big Bang Theory

The Big Bang Theory, come ama ricordare mio marito, è l’unica cosa che ancora seguiamo dai tempi in cui Irene non era ancora nata. Arrivata all’undicesima stagione, è l’unica serie che sia durata così a lungo che non ci siamo stufati di seguire.
Ora, ok, col tempo la qualità è calata. Era un po’ inevitabile, visto anche che, dopo dieci anni, era impossibile continuare a seguire il concept originale (sfigati nerd che ci provano con figaccione stellari, che a loro volta se li calcolano poco). Ma, nel complesso, tiene botta. Per altro, è stato probabilmente il prodotto che ha dato inizio alla rivincita dei nerd, che tanto adesso – pure un po’ troppo… – vanno di moda. Insomma, io a Big Bang tutto sommato gli volevo ancora bene. Fino a ieri sera.
Ieri sera, con un bel po’ di ritardo, mi sono vista il secondo episodio dell’undicesima stagione.
Faccio un breve riassunto, senza scendere troppo nei dettagli perché credo che lo show sia così popolare che più o meno tutti sappiano che i protagonisti sono tre fisici e un ingegnere. Comunque; in sintesi, Leonard, fisico sperimentale, viene invitato a una trasmissione radio per parlare un po’ di fisica, con lo scopo dichiarato di sensibilizzare la gente al tema dei finanziamenti della ricerca. Peccato che Leonard se ne esca che la fisica si trova a un punto di stallo, che negli ultimi anni non ha scoperto nulla di davvero importante, e che l’LHC è stato uno spreco di soldi.
Vabbé, fin qui…voglio dire, opinione personale. Ovviamente l’Università per cui lavora s’incazza, e gli chiede una ritrattazione. Che lui non riesce a fare. Perché quello che ha detto è quello che pensa. E neppure uno solo degli altri suoi amici trova una singola argomentazione per contraddire quanto detto da Leonard: la fisica non serve a una ceppa (viene ripetuto più volte) e spreca soldi (e anche questo viene detto più volte).
Beh, ottimo, direi. Viviamo in un’epoca in cui a ogni piè sospinto la ricerca deve giustificare se stessa, e manco conto più le infografiche che le pagine di divulgazione pubblicano su Facebook solo per spiegare che no, non buttiamo i soldi nella ricerca, semmai li buttiamo in armi et similia, e che sì, andare nello spazio serve. E in questo contesto di scetticismo e sospetto generalizzato nei confronti della scienza ci voleva proprio una serie televisiva con largo seguito e che ha sempre posto la scienza al centro dell’intreccio che ci dice “ahò, amo scherzato, avete ragione voi, è tutto uno spreco di soldi e tempo”. Il massimo della difesa d’ufficio è Leonard ubriaco che dice “la scienza non morirà fino a quando sarà in grado di appassionarci”. Eh?
Tra l’altro, che l’LHC non sia servito a niente è una cazzata bella e buona, e che la fisica non abbia fatto passi avanti in questi anni idem. Non che sia la prima volta che lo show decide di far ridere con le battute sbagliate; vedasi tutte le prese in giro dell’astronautica russa, che giusto uno che non sa una ceppa di conquista dello spazio può farlo. Comunque. Qui fa particolarmente male, perché tocca un nervo scoperto.
Per dire, le onde gravitazionali? Sono state viste per la prima volta due anni fa, dopo che le abbiamo cercate per sessant’anni, e da qualche mese sappiamo che effettivamente hanno aperto un intero nuovo campo di indagine del cosmo. Incidentalmente, alla loro scoperta si è accompagnata la prima prova diretta della coalescenza dei buchi neri, e la prima kilonova. In due stagioni di TBBT manco un accenno alle onde gravitazionali, a parte le ridicole magliette di Sheldon, che al massimo sono un inside joke per noi fisici.
La scoperta del bosone di Higgs passa in cavalleria, come una roba che sì, ok, ma ce ne frega poco. Le conferme al modello standard (quello che descrive la composizione più intima della materia in termini di particelle elementari) vengono tutte tralasciate. Per altro, è notizia di pochi mesi fa che proprio l’LHC potrebbe aver trovato una nuova particella non prevista dal modello.
Ora, intendiamoci, c’è del vero in quanto detto da Leonard. La fisica è effettivamente in una situazione di stallo: il modello standard sembra funzionare alla perfezione, la meccanica quantistica ha avuto un numero impressionante di conferme, così come la teoria della relatività. Eppure ancora non siamo in grado di trovare un modo per sposare insieme queste due teorie in una descrizione coerente del funzionamento dell’universo. Per non parlare della materia oscura, sulla cui natura ancora brancoliamo nel buio. Ma questo non significa che la fisica è morta e che gli esperimenti sono soldi buttati. Anzi. Significa che ci mancano dei pezzi, e che probabilmente siamo sull’orlo di qualcosa di grosso davvero, che probabilmente rivoluzionerà il nostro modo di concepire l’universo. La situazione, per certi versi, è simile a quella della fisica di fine ’800. Tutto sembrava tornare alla perfezione, e molti parlavano anche allora di morte della fisica, ed erano convinti che di là a qualche anno si sarebbe capito tutto. Bastava mettere a posto un paio di dettagli, quelle piccole cose che non tornavano nei modelli. Il resto è storia: sono arrivate la meccanica quantistica e la relatività che non solo hanno rivoluzionato la fisica e la tecnologia, permettendoci di fare un balzo avanti davvero quantico e nella comprensione dell’universo e nello sviluppo tecnologico, ma anche la filosofia e il nostro modo di intendere il nostro posto nel cosmo.
Ecco, questo avrebbe dovuto dire uno qualsiasi di quei quattro idioti. Questa è la fisica contemporanea, questo è quello che la gente non sa, perché nessuno glielo dice. E invece no, diamo alla gente quel che la gente vuole: hai ragione, uomo della strada, si stava meglio quando si stava peggio, la fisica sono solo pippe mentali dei ricercatori, hai ragione, quei soldi si potevano spendere meglio.
Sarebbe da smettere di guardarlo. Tanto più che, mi sembrava di capire, ci fosse una qualche consulenza scientifica dietro, e allora mi piacerebbe conoscere questi tizi qua che reputano il loro lavoro inutile.
Chiudo con una cosa che secondo me ci sta veramente a fagiolo. Quasi 50 anni fa, una suora scrisse al direttore scientifico della NASA, chiedendogli conto del perché si spendessero tanti soldi per la ricerca spaziale quando, con le stesse cifre, si poteva dar da mangiare a chi di fame moriva. La sua risposta, esemplare, la trovate qua. Oppure potete continuare a credere che la scienza non abbia migliorato le nostre vite, e le migliorerà ancora in futuro. A quanto pare gli autori di TBBT hanno fatto la loro scelta.

1 Tags: , ,

Una risposta a Tu quoque, Big Bang Theory

  1. CREPASCOLO scrive:

    Io alla parola integrale associo automaticamente il pane ed il nudo anche se ho sentito dire da qualcuno tempo fa che potrebbe avere a che fare colla matematica, ma SO che la scienza ha migliorato e migliorerà la mia vita.
    Qualche giorno fa ero davvero depresso perchè era stata per l’ennesima volta bocciata, e questa volta senza appello, la mia idea per una serie televisiva su di una suora ex astronauta che cerca di spendere due punti percentuali del PIL della Chiesa Cattolica per spostare il Vaticano su Marte e mi ha chiamato Crepascolino , otto anni di curiosità , per sintetizzarmi il plot del tema con cui ha ottenuto un kinderino extra ai giochi serali.
    Tento a mia volta una sintesi ulteriore: Peter Higgs mangia un kinderino di troppo e sogna il suo Bosone che balla al ritmo delle onde gravitazionali e canticchia un vecchio pezzo russo sulla materia oscura di cui sono fatti i sogni fino a che il Bosone fa ciao ciao con la sua manina fantasma e corre via inseguito da una modella standard ( Twiggy ? ndr ) con un fisico standard per modelle canticchiando che La Fisica non smetterà mai di appassionarci.
    Non ho capito tutto, ma ho deciso di comperargli quel microscopio che mi chiede da quando non trova più i mattoncini di cui è fatto l’universo e cioè il Lego che semina per la sua cameretta.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>