SOX, la radioattività e la comunicazione della scienza

Questa storia di SOX sta scivolando nel grottesco e nel pericoloso, indi per cui ci spendo altre due parole, oltre a quelle, usate da altri, che ho già provveduto a ricondividere.
Per chi se la fosse persa (beato lui…), breve riassunto. Come tutti saprete, sotto il Gran Sasso c’è un grande laboratorio di fisica delle particelle, gestito dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Sta lì da 33 anni, quindi non da ieri. Nei laboratori si svolgono svariati esperimenti che riguardano la fisica delle particelle. E qui occorre aprire una parentesi divulgativa.
La materia è composta da atomi, entità molto molto piccole, che non sono però i costituenti ultimi della materia. Gli atomi, infatti, sono composti a loro volta di particelle. Un atomo ve lo potete immaginare così: al centro c’è un nucleo, intorno una nube di elettroni. Gli elettroni sono particelle elementari, ossia, per quanto ne sappiamo, non sono composte da altre particelle. Il nucleo – cui fa riferimento la parola “nucleare” nell’acronimo dell’INFN, nel senso che chi lavora nell’istituto studia le particelle nucleari – è composto da neutroni e protoni, a loro volta composti da quark, che sono altre particelle elementari. Tutto ciò che sappiamo di come è composta la materia, delle particelle e delle loro interazioni è riunita in una teoria che si chiama Modello Standard.
I Laboratori Nazionali del Gran Sasso sono un’eccellenza nella fisica delle particelle, perché sono i più grandi al mondo e fanno fisica di altissimo livello. Da quelle parti si cerca di dare risposta alle grandi domande della fisica contemporanea, e lo si fa con vari esperimenti, che sono attivi anche in questo momento, mentre state leggendo questo post.
Recentemente, si è deciso di fare un nuovo esperimento, SOX, ossia Short-distance Oscillations with boreXino. Lo scopo di SOX è testare il comportamento particolare di una particella elementare che si chiama neutrino. I neutrini non hanno carica elettrica, e hanno una massa piccolissima. Interagiscono pochissimo con la materia, e sono dunque difficilissimi da rilevare. Sempre mentre ve ne state lì a leggere il mio pezzo, miliardi di neutrini sparati dal sole vi stanno attraversando da capo a piedi come foste trasparenti. Ciò che SOX cerca sono i neutrini sterili, ossia neutrini che interagiscono solo tramite la forza di gravità. È un esperimento importante perché, come vi spiegavo qualche post fa, ci sono cose che non tornano nel Modello Standard, che, per altri versi, è una teoria che ben si accorda coi dati sperimentali. Per esempio, l’esistenza dei neutrini sterili potrebbe dare una risposta parziale al problema della materia oscura, ossia il fatto che sembri che nell’Universo ci sia molta più massa di quanta ne vediamo. Lo sappiamo perché ne vediamo gli effetti gravitazionali, ma non emette luce e non interagisce con la materia attraverso nessuna delle altre tre forze fondamentali della natura: l’interazione elettromagnetica, l’interazione debole (che in genere i neutrini sentono) e quella forte. Considerando che secondo le stime più del 60% della massa dell’Universo è oscura, capirete che SOX va a indagare uno dei problemi più importanti della fisica contemporanea.
Ora, SOX si appoggia a un esperimento già in corso ai laboratori, Borexino. L’infografica de Il Post lo spiega molto bene e in termini comprensibili. Spiega anche perché i laboratori si trovano sotto il Gran Sasso: è il modo migliore per captare i neutrini solari – che, ricordiamolo, interagiscono pochissimo con la materia -, gli unici che possono attraversare indisturbati tutta quella massa di roccia, fino ad arrivare al rivelatore. Le altre particelle si fermano prima. A quella profondità sarò dunque ragionevolmente sicuro di rilevare, nel mio esperimento, solo neutrini o giù di lì.
Ora, veniamo a SOX. SOX deve sostanzialmente rivelare neutrini che scompaiono. Per questo ha bisogno di una sorgente che ne emetta un numero noto. Se qualche neutrino scompare, ne vedrò meno rispetto a quanto mi attendo. È più complicato di così, ma in linea di massima è una prima approssimazione dell’esperimento. I neutrini ad esempio si producono durante i decadimenti radioattivi. Qui ci serve un’altra parentesi: i decadimenti radioattivi sono quei processi naturali per cui un certo elemento spontaneamente si trasforma in un altro con un numero atomico differente, ossia con un numero di protoni, nel nucleo, diverso. Esempio: il fluoro-18 ha un nucleo formato da 9 protoni e 9 neutroni. Un protone spontaneamente decade in una coppia formata da un neutrone e un positrone (altra particella elementare), con la produzione di un neutrino. Nel complesso si forma l’ossigeno-18, in cui il numero di neutroni nel nucleo è 10, mentre quello dei protoni ora è 8. Durante questi processi si producono un bel po’ di particelle e radiazioni di vario genere che non fanno granché bene alla vita. Badate bene, è una roba diversa dalla fissione nucleare, in cui spariamo neutroni contro dei nuclei atomici per romperli e tirarne fuori energia. La fissione avviene in modo controllato nelle centrali nucleari, e in modo incontrollato nelle bombe atomiche.
Così, per renderla una roba un po’ meno spaventosa e aliena, vi posso dire che con la radioattività abbiamo un rapporto giornaliero. Roma ha una radioattività naturale piuttosto elevata, dovuta al fatto che giace per lo più su rocce vulcaniche. Infatti ad esempio il tufo, pietra vulcanica con la quale noi romani abbiamo grande dimestichezza, dato che si usa spesso per le costruzioni, produce il radon, un gas pericoloso per la salute. Se abitate in una casa di tufo, comunque, basta areare i locali e farlo uscire. Ma, per esempio, anche le banane sono radioattive: dentro c’è il potassio. Inoltre, usiamo la radioattività anche a scopi “benefici”, diciamo così: in medicina si usano sorgenti radioattive sia per la diagnostica (la PET, ad esempio), che con scopi terapeutici (la radioterapia per i tumori, ad esempio). Gli operatori che lavorano con queste sorgenti adottano schermature e protezioni di vario genere, e anche l’uso che se ne fa è limitato entro margini di sicurezza per il paziente. Infatti con la radioattività non si scherza: quando se ne assume troppa, ci si ammala, in casi di gravi intossicazioni si muore. Marie Curie, una scienziata che ha fatto molti studi proprio sulla radioattività, è morta per le conseguenze di un’esposizione prolungata a materiali radioattivi.
Comunque, torniamo a SOX. SOX, dicevamo, ha bisogno di una sorgente di neutrini, e l’ha trovata in un materiale radioattivo: il Cerio-144. Che è radioattivo forte, una cosa necessaria per avere un buon numero di neutrini (ricordate? Interagiscono poco con la materia, quindi ce ne vogliono tanti). Ora, l’esperimento, lo ripeto, è volto a rivelare i neutrini. Non tutti gli altri prodotti del decadimento radioattivo. Questi ultimi devono essere schermati, e molto bene, pena il fallimento dell’esperimento. In sé, la tecnologia per schermare i prodotti di un decadimento radioattivo non è roba nuova. Per esempio, il piombo in genere è molto usato per bloccare i raggi gamma, che vengono prodotti durante alcuni tipi di decadimenti. Dato che però qui abbiamo a che fare con sorgenti molto radioattive, e schermarne i prodotti di decadimento è importantissimo, i progettisti di SOX hanno inventato un contenitore metallico pesante svariate tonnellate, fatto di rame, acciaio e tungsteno, nel quale la sorgente radioattiva resterà confinata per sempre. Dal contenitore escono quasi esclusivamente neutrini, che non fanno male a nessuno. La radioattività residua del sistema sorgente di neutrini+contenitore è piuttosto bassa. Per dare un’idea, le persone che metteranno in sede la sorgente assorbiranno una dose di radiazioni paragonabile a quella di una radiografia dentistica. Gli altri prodotti del decadimento rimangono nel contenitore, che non si può aprire, e ha le pareti spesse 19 cm. In sostanza, è un cilindro alto circa mezzo metro, con dentro un buchino. Nel buchino c’è il materiale radioattivo.
Fino a qualche giorno fa, prima che mia madre mi raccontasse di un certo servizio a Le Iene, questa storia non la sapeva nessuno fuori dall’Abruzzo, fatta ovviamente eccezione per gli scienziati che studiano queste cose. L’esperimento aveva ottenuto tutte le autorizzazioni del caso, visto che la sorgente per altro la sorgente deve venire dalla Russia, ove verrà confezionata, ed eravamo tutti contenti. Sono anni però che si accusano i Laboratori del Gran Sasso di inquinare l’ambiente. Sotto il Gran Sasso c’è infatti un’importante sorgente d’acqua che abbevera un bel po’ di gente (800.000 persone ho letto da qualche parte) e il timore è che gli esperimenti ai laboratori possano inquinarla. C’è stato un precedente; nel 2002, per un errore umano, 50 litri di un materiale tossico (non radioattivo) usato per pulire un contenitore finirono in uno scarico, e da lì in un fiume. Per darvi un’idea, una vasca da bagno media contiene circa 200 litri. Infatti, le misurazioni degli enti preposti trovarono che la presenza del solvente stava comunque sotto gli standard di legge (almeno stando all’unico documento che ho trovato su questa storia). Tra l’altro, la perdita era stata tempestivamente bloccata dai sistemi di sicurezza dei laboratori. Non è stata una bella cosa, ma almeno i danni sono stati contenuti.
Le Iene sono entrate a gamba tesa appena hanno sentito “radioattivo” ed “esperimento” nella stessa frase, che unito a quel “nucleare” presente nell’acronimo dell’INFN, gli ha fatto tirare in ballo niente meno che Fukushima. Da lì, psicosi, e il Movimento 5 Stelle, sempre così sensibile nei confronti della pancia del paese, in regione ha fatto approvare all’unanimità (ripeto: unanimità, segno che alla pancia del paese ci tengono un po’ tutti…) una mozione per bloccare l’esperimento.
Ora, dalle cose che ho detto (sempre se sono stata in grado di spiegarle per bene…) dovrebbe essere chiaro che SOX non è pericoloso. Innanzitutto, l’esperimento non richiede che la sorgente radioattiva entri in alcun contatto con l’acqua. L’acqua sta dentro Borexino, nello specifico nel guscio esterno che isola parte di rivelatore, più interna. La sorgente radioattiva andrà posta in un cunicolo sotto il rivelatore, in un buco separato dal resto, per usare terminologia terra terra. Inoltre, perché lo richiede l’esperimento, la radioattività non deve in alcun modo uscire dal contenitore. Invaliderebbe i risultati. Quindi, se anche tutta la gente che lavora al Gran Sasso fosse fatta di stronzi senza scrupoli che braserebbero i figli sulla graticola per il bene della scienza, è nel loro interesse che la radioattività resti dove sta: dentro il contenitore di rame, acciaio e tungsteno.
Dice: ok, ma il contenitore viene dalla Russia. E se succede qualcosa nel tragitto? Ecco, non è che gli scienziati che lavorano su questa cosa siano tutti deficienti, eh? Ovviamente tutto è stato studiato perché il transito sia rapido, avvenga attraverso protocolli già collaudati con un viaggio a vuoto, e perché il contenitore sia a prova di qualsiasi cosa, comprese esplosioni, incendi e terremoti. Perché, dice ancora il buon senso, i laboratori di trovano in zona sismica. Se c’è un terremoto? Beh, ragazzi, purtroppo lo sappiamo già che succederebbe. Il terremoto c’è stato, nel 2009, purtroppo è morta un sacco di gente, ma ai laboratori non è successo niente.
SOX è sicuro. E non lo è perché lo dice l’INFN. Lo è perché sono state fatte valutazioni da enti terzi, per altro di tutti i paesi attraversati dalla sorgente radioattiva. In Italia, l’autorizzazione era stata data dal governo centrale e dalla regione, sulla base delle valutazioni di tutti gli enti di controllo preposto. Eh, ma noi vogliamo la sicurezza assoluta. La sicurezza assoluta non esiste. Sei assolutamente sicuro che casa tua non verrà distrutta da un incendio? Sei assolutamente sicuro che uscendo di casa non possa caderti in testa un lampione, o, più raramente, un fulmine, o, caso mai documentato ma possibile, un asteroide? Ecco: che la fonte radioattiva possa uscire dalla sua tomba di tungsteno, acciaio e rame è un evento paragonabile per probabilità all’asteroide che cade in testa a una persona.
Ora, tutta questa storia è grottesca, e prova due cose.
La prima è che paghiamo anni in cui la scienza non ha comunicato o l’ha fatto male (lo so che sta correndo ai ripari, lo so e lo dico sempre, e lo fa anche da svariati anni), e il fatto di essere una società che valuta la scienza meno di zero. Non riteniamo che un’alfabetizzazione scientifica di base sia necessaria per definirsi una persona colta, o anche solo essere un buon cittadino. Se non conosci Dante sei giustamente un buzzurro, se non sai cos’è la forza di gravità ‘sti cazzi, non è necessario. La scienza è per il 90% dei cittadini una scatola nera dalla quale può uscire un po’ di tutto, e, di recente, tutti pensano che ne escano solo bombe atomiche, medicinali che ci ammazzano e vaccini che ci fanno diventare autistici. La paura nasce dall’ignoranza, intesa come “non sapere”, senza alcuna connotazione deteriore. Molti non sanno, anche perché nessuno spiega. Tra l’altro, a volte coloro che sono preposti a spiegare nicchiano, non lo ritengono necessario, si prestano a facili strumentalizzazioni. Ma la comunicazione della scienza è una roba seria, che va fatta con la massima chiarezza e serietà. Oppure succedono ‘ste cose qua.
L’altra considerazione è che la politica ha veramente calato le braghe. Non esiste più una progettualità, un disegno…Esiste solo quello che vuole la gente. La gente pensa che gli immigrati sono tutti ladri? Niente ius soli, stop all’immigrazione. La gente pensa che del materiale radioattivo possa miracolosamente prodursi fuori da un contenitore di tungsteno spesso 19 cm e arrivarti direttamente nel rubinetto di casa? Stop a SOX, sia mai. Nessuno che si sia chiesto se ci sia una ricaduta, in tutto questo, se i laboratori non producano anche ricchezza per la popolazione locale, e per l’Italia tutta. No. La gente c’ha paura, la cosa non si fa.
Lo stesso dicasi per i media, molti dei quali non fanno informazione, ma solo click e like. E, prima che insorgiate, lo so che ci sono tante realtà giornalistiche che continuano a sbattersi nell’indifferenza per fare giornalismo vero e d’eccellenza, o solo per raccontare con onestà i fatti. Ci sono e le conosco. Ma stanno diventando la minoranza. I più danno alla gente quel che vuole: un sacco di paura. Paura del diverso, paura di ciò che non si conosce, paura della scienza. E Le Iene rappresentano il vertice in negativo di questo modo di fare informazione. Mi si dice: Le Iene sono intrattenimento. Questo lo sappiamo io e te che c’abbiamo la laurea, leggiamo più di dieci libri l’anno o semplicemente ci sforziamo di capire le cose. La maggior parte della gente non lo sa. La maggior parte della gente non sa che un cilindro di tungesteno con dentro un materiale radioattivo non può esplodere, neppure con un terremoto, non sa che la radioattività naturale e la fissione controllata sono cose diverse. La gente normale non sa manco che una centrale nucleare non può esplodere come fosse Hiroshima. Perché nessuno glielo dice. E, del resto, se mi fai un servizio come quello dell’altra sera, stai volutamente confondendo le acque. Ricordiamo tutti il caso Stamina, una roba al confronto della quale questo nuovo episodio impallidisce. Si è esaltato un semplice truffatore, si è fatta audience sulla pelle dei malati, si è portato un intero paese a credere all’olio di serpente. Per cosa? Per fare ascolti. Idem per SOX, per fortuna con esiti meno gravi del caso Stamina.
Io, davvero, non so che altro dire. È una storia brutta, ma, essendo io un’ottimista, voglio credere che possa insegnarci qualcosa. Che la scienza per pochi non è scienza. Che viviamo in una società complessa, in cui non possiamo fare quello che ci pare senza comunicare con la gente. Che i finanziamenti dipendono da quanto la gente capisce e si sente coinvolta dal tuo esperimento, dal tuo lavoro. Che occorre coinvolgere i territori sui quali ci sono gli enti di ricerca. Qui ai Castelli Romani lo si fa molto bene, annualmente, e anche giorno per giorno, con aperture al pubblico e cose del genere. E che con la gente bisogna parlare, anche quando ti fa domande che ti sembrano stupide, perché per lei non lo sono. Esiste una frattura sempre più profonda nella nostra società, tra chi ha gli strumenti per capire la complessità e chi non ce l’ha. La risposta non è prendere in giro l’ignoranza di chi magari vorrebbe anche capire, ma non ne ha modo. La risposta è parlarsi, senza paura, senza sentire costantemente il bisogno di rimarcare la propria differenza e superiorità. Quanto non ne posso più di tutte le pagine Facebook che prendono in giro chi non sa, chi non ha i mezzi. Basta con “gli analfabeti funzionali”, che finiscono per diventare chiunque non la pensi come noi, basta con “e questi hanno il tuo stesso diritto di voto!!”, perché quella è la democrazia, e starebbe allo stato dare a tutti la capacità di capire, di fare scelte ragionate. Ecco, pure basta. Occorre cambiare paradigma e farlo presto, perché stiamo raccogliendo quanto non abbiamo seminato.
Sono stata lunga, e ho finito con un pippone. Mi spiace, ma questa è anche un po’ la mia vita. E ci tengo. Perché riguarda il futuro di noi tutti.

P.S.
Ho fatto qualche piccola modifica. Grazie a Marco Casolino per l’editing :)

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23 risposte a SOX, la radioattività e la comunicazione della scienza

  1. Simone Arrigoni scrive:

    Non concordo. Ultimamente c’è una forte corrente che trova da dire agli scienziati per come comunicano con la gente. C’è addirittura chi sostiene che bisogna lasciare parlare i complottisti senza contrastarli troppo, perché se no poi si polarizza l’opinione della gente.
    No, la realtà è che non serve assolutamente a nulla spiegare per filo e per segno le cose.
    Posto che la maggior parte della gente se ne fregherà sempre e comunque e non avrà interesse nella questione, chi se ne interessa seguirà in maggioranza sempre chi grida al pericolo, anche se si sono fatti anni e anni di spiegazione.
    Innanzitutto la divulgazione la si può fare solo tramite conferenze aperte al pubblico o in televisione, ma in entrambi i casi si raggiungono troppe poche persone. Ma anche facendo del porta a porta divulgativo, non servirebbe. Arriva l’ambientalista di turno che grida al pericolo, ed è fatta, la gente si schiera con l’ambientalista, col complottista.
    Sapete perché sui vaccini cambiano idea? Paura. Perché la paura o di crepare o che gli crepi un famigliare o delle sanzioni li smuove.
    E finora nessuno che si occupi di comunicazione mi ha dimostrato che spiegare alla gente le cose porti a un risultato. Fino a 10 anni fa tutti i complottisti vari erano una nicchia in rete, ora sono in televisione, in prima serata. Eppure si fa in tante città la notte dei ricercatori, ogni anno, si spiegano alla gente tante cose. Si cerca di divulgare in ogni modo, i laboratori del gran sasso sono addirittura visitabili.

    Vi faccio un esempio, c’è stato un incendio di un deposito di rifiuti dalle mie parti. Subito a gridare tutti al disastro per la diossina. Poi ARPA fa i rilevamenti ed erano valori bassi, nessuno sopra la norma, anche per le ricadute al terreno. Il risultato? ARPA accusata e messa in croce, la gente che su facebook li accusava di corruzione, li prendeva in giro.
    Non serve a nulla spiegare, divulgare, presentare dati. L’unica utilità vera è per chi già capisce e si interessa alla cosa anche se non del campo o per le nuove generazioni. E anche per non lasciare una sola campana.
    La maggior parte delle responsabilità di questa situazione è degli organi di stampa, e lo vedo anche a livello locale, giornalisti che copiano da wikipedia, altri che sbagliano più volte le unità di misura, e in generale gli articoli vengono scritti sentendo o ambientalisti, e riportando pari pari il loro punto di vista, o esperti coalizzati con gli ambientalisti e magari non proprio del campo. Se si ascolta per sbaglio un esperto vero e indipendente, ecco, lo si ridicolizza o si arrangia il tutto in modo che non sia troppo in vista l’articolo. E i titoli poi, sempre allarmisti, a volte addirittura più dell’articolo. Perché così si vende.

    Partite sempre poi dal presupposto che il confronto sia tra uno scienziato che vuole spiegare e un cittadino che vuole ascoltare. Non è così. Qui siamo di fronte a casi di attacchi fatti sapendo bene che certe accuse sono assurde e a strumentazioni fatte ad arte, alcune al limite della legalità. E con cittadini già pieni di preconcetti.

    Scusate se sono stato lungo, e forse confusionario.

  2. Licia scrive:

    Più in generale, qui stiamo tutti dando per assodato che le nostre competenze in fatto di ricerca delle informazioni online siano comuni alla popolazione italiana media, ma non è così. La maggior parte della gente non sa cercare le cose online, soprattutto non sa distinguere una fonte attendibile da una che non lo è. Per di più, tanto debunking viene fatto con toni canzonatori o vagamente offensivi non solo verso chi le bufale le crea, che sarebbe pure giusto, ma anche nei confronti dell’utente che ci casca, e quindi hanno valenza educativa zero spaccato. Tante volte non ho potuto confutare convinzioni errate di gente online perché non riuscivo a trovare un debunking che non desse del cretino a chi ci aveva creduto.

  3. Alessandro scrive:

    Buonasera,
    Mi trovo grossomodo in accordo con quanto detto, vorrei però provare a sottolineare alcuni dettagli che secondo me vengono sottovalutati.
    Sono d’accordo che la totale ignoranza della popolazione (o comunque di chi è esterno all’ambiente) riguardo questi tipi di situazioni sia dovuta in parte alla scarsa comunicazione (o in ogni caso poco efficace) da parte degli enti incaricati e coinvolti. Va però fatto notare che oggigiorno trovare informazioni è di gran lunga più semplice che in passato. Ora non ci voglio credere che tutte le persone che manifestano contro SOX o che parlano di “cose non dette” e compagnia bella non fossero capaci di cercare su internet di cosa trattasse l’esperimento. In giusto 5 minuti è possibile trovare articoli abbastanza terra terra che danno un idea generale di cosa tratti l’esperimento, quindi secondo me è sì in parte colpa della scarsa comunicazione, ma da una parte vedo anche la mancanza di voglia di provare a comprendere queste cose.
    Poi, ovviamente, la faccenda è solo peggiorata dalla disinformazione perpetuata da canali televisivi e dalla classe politica ( in questo caso in particolare dato che chiedere uno stop sulla base di un servizio de Le Iene mi sembra un attimo fuori luogo).
    Non sto scaricando la colpa solo su “chi non si informa” ma ritengo sia un fatto da tenere in considerazione prima di tirare le somme.

    Ovviamente questa è solo la mia opinione e non vuole certamente ergersi al di sopra di nessuno.

    • Licia scrive:

      Guarda, allo stato attuale, se cerchi SOX trovi solo articoli di giornale che fanno riferimento a Le Iene, e spesso ti raccontano la mezza messa, perché danno per scontato che tu già sappia tutto. Quando ho cercato notizie sullo sversamento del 2002, ho trovato solo siti collegati alle associazioni ambientaliste che sono contro l’LNGS, senza un dato sull’entità della contaminazione, ma gran sfoggio di parole come catastrofe, tragedia e vi andante. C’è un solo documento ufficiale, e c’è scritto INFN sopra, e ho dovuto pure cercare abbastanza per trovarlo. Quindi, no, le informazioni corrette ci sono se le sai cercare. Sennò domina la fuffa. Poi, magari, prima del servizio del Le Iene era diverso.

  4. Choam Goldberg scrive:

    Licia, se non pensi di poter convincere noi, come pensi di poter convincere i beoti e gli insipienti là fuori? :-)

    Scherzi a parte, il tuo esempio della conoscenza di due soli complottisti non mi convince. Potrei dire lo stesso per me: io di persona non ne conosco nemmeno uno. E dunque? Dunque l’esempio è inquinato da un presupposto: che noi siamo rappresentativi. Be’, non lo siamo affatto.

    Pensa alle persone che frequenti di solito, fra parenti, amici e conoscenti: chi sono, che cosa hanno studiato, quanto leggono, che tipo di televisione guardano, che tipo di riflessioni fanno. Scommetto che solo una manciata non sono intellettuali e, se non lo sono, sono comunque informati. Parlo delle persone con cui hai uno scambio non superficiale, quindi non del fruttivendolo al mercato. Ecco perché il tuo ambiente sociale – così come il mio – non è rappresentativo dell’italiano quadratico medio.

    Io l’ho capito anni fa, quando Berlusconi vinse le elezioni per la prima volta ma io non conoscevo nessuno – nessuno! – che lo avesse votato, e così non capivo: “Ma dove cazzo sono?”. Eppure.

    Eppure là fuori – fuori dal mio, dal nostro mondo – è pieno di somari ottusi. Poi possiamo discutere all’infinito sulle cause della somaraggine e dell’ottusità. E in questo sono d’accordo con Luca: è venuta a mancare l’educazione. Non nel senso di istruzione, ma nel senso di educazione alla responsabilità e al sacrificio. Ma il risultato è questo: loro sono là fuori, sono tanti, sono molti più di noi.

    E tutti costoro si riversano nei social, che non sono né meglio né peggio del mondo fatto di atomi, ma ne sono solo la squallida rappresentazione.

    Il mio è un discorso élitista? Sì, lo è. Sono snob? Sì, sono snob. Scusate, ma “l’immensa vastità del cazzo che me ne frega”. :-)

  5. Licia scrive:

    Cerco di rispondere un po’ a tutti i pessimisti, aggiungendo una nota in più. Stiamo tutti troppo online. E ci convinciamo che il mondo è quello là. Ma la rete è il posto dove i complottisti e i bufalari vivono e prosperano, dove fanno più casino. Per dire, nella mia attività di divulgazione ho incontrato due complottisti. Uno manco lo considererei nel novero, che mi sembrava più che altro uno un po’ strano. Per il resto, gente magari ignorante di fisica, ma che si metteva là a cercare di seguirti e di capirti. Anche con l’esperienza degli scienziati di strada, in cui andavamo a incidere su un pubblico che non ti era venuto a cercare, ma che letteralmente cooptavamo noi, abbiamo trovato gente interessata. Mo, non voglio fare statistica sulle mie esperienze personali. C’è anche gente che non gliene frega e non gliene fregherà mai niente, ma la gran massa è gente che ha ricevuto informazioni errate, e, se gliele dai giuste, è pronta pure a cambiare idea. Inutile insistere con quelli che amministrano le pagine anti-vax, o quelli che vanno a fare le manifestazioni facendo indossare ai figli minorenni cartelli tipo “un bambino con l’AIDS può andare a scuola e io che non sono vaccinato no”. Quelli sono persi e amen. Ma la maggior parte non è così. Ho conosciuto gente che aveva dubbi sui vaccini e ha cambiato idea. Io stessa stavo per credere a una roba complottista sull’11 settembre, tanti anni fa. E pure questa storia delle Iene rimostra molto di più il vuoto abissale della politica nostrana, che ha calato le braghe prima ancora che la gente potesse incazzarsi, che altro. Poi, ahò, sarò inguaribile ottimista, e comunque non credo di poter convincere nessuno, eh? :)

  6. Andrea scrive:

    Anzitutto grazie delle delucidazioni tecniche, per chi come me non conosceva l’esperimento.

    Concordo in linea di principio con la tua conclusione, ma non sono altrettanto ottimista. Nel senso che sono d’accordo sul fatto che la soluzione al problema non sia il tirare una riga fra gli analfabeti e gli altri ma piuttosto un’istruzione riformata e che punti a dare gli strumenti volti quantomeno alla formazione di un pensiero critico, ma sono dubbioso sui risultati che si possono ottenere passando per questa strada solamente, perché parliamo di un “processo” che richiederebbe generazioni, non mesi o anni. E nel frattempo, anche considerata la classe politica tutta e il sistema mediatico attuale, cosa facciamo di preciso? Lasciamo che un servizio qualsiasi delle Iene faccia danni?

    Non ho la risposta a questa domanda, sinceramente. Alla fine spero con tutto il cuore che il tempo dia ragione al tuo ottimismo.

  7. Luca scrive:

    Purtroppo la divulgazione, anche intelligente è del tutto inutile.
    Un pochino dissento dall’analisi di Choam: è vero che ora istruzione e informazione sono praticamente gratis, ma qualcosa nel frattempo è venuto a mancare ed è l’educazione.
    Gli ignoranti di oggi sono letteralmente “maleducati”: perché non hanno avuto un’educazione efficace da parte delle famiglie e perché (da sempre) in Italia la scuola non è mediamente in grado di fare la differenza, basta vedere le statistiche che riportano le scelte scolastiche dei figli rispetto a quelle dei genitori.
    L’aumentata complessità del mondo e della società ha fatto poi il resto: se io non conosco come funziona la scienza (magari a scuola mi hanno raccontato qualcosa, ma solo a livello di “storie sulla scienza”, non di metodo e di processi logici che ne stanno alla base) e trovo il mondo complicato e pauroso fatalmente mi rifugerò nella magia, che si tratti di astrologia o complottismi vari. Non ho scelta.
    Come si fa per evitare questo? Non si fa. Non con gli adulti. Se hai perso il treno dell’educazione quando avevi l’età giusta l’hai perso per sempre.
    Magari una volta (cfr. “Non è mai troppo tardi”) qualche speranza in più c’era, perché quelli che non sapevano erano disposti a fare fatica per imparare, avevano la speranza che imparare servisse a qualcosa.
    Ora non sono più disposti a far fatica neanche i ragazzi, a meno che non abbiano genitori che si rendono conto del problema e che siano sufficientemente autorevoli da trasmettergli un messaggio contro corrente: “tu non devi far fatica sui libri perché ti permetterà di diventare ricco e famoso, ma devi far fatica sui libri perché ti renderà una persona migliore!”.
    Per piacere, vi prego, smentitemi, questa volta non voglio proprio aver ragione.

  8. Silvia Kuna Ballero scrive:

    Buonasera Licia, sto esaminando i documenti relativi agli sversamenti passati e vorrei precisare che nel 2002 non si è verificata contaminazione dell’acquifero.

  9. Choam Goldberg scrive:

    Hai ragione sul determinismo sociale, ma…
    …ma poteva esser vero 100 anni fa. Anche 50. Anche 30. Allora l’accesso al sapere era davvero limitato per chi non aveva le risorse economiche. C’erano le biblioteche, ma non erano abbastanza.
    Però oggi no. Davvero no, Licia. Oggi ciascuno di noi ha in tasca l’accesso alla quantità di conoscenze più ampia di tutta la Storia umana. Gratis.
    Invece niente. Invece loro stanno lì ancora come gonzi a bersi sempre sempre sempre le stesse identiche stronzate, che arrivino da Salvini o da Grillo o da Berlusconi o da Renzi o da Le Iene non importa. Potrebbero avere altro, se solo volessero. È lì: basterebbe cliccare. Ma loro vogliono solo le stronzate.
    Ecco, io invece non trovo giusto che questa massa non solo di ignoranti, ma di ignoranti orgogliosi di esserlo, compiaciuti della propria ignoranza, abbia potere – perché il voto è potere – anche su chi ignorante non è, come te e come me, e si fa un culo così per studiare, capire, dubitare, cercare… e poi arrivano loro e zac, ci fermano tutto solo per le loro stupide, ingiustificate, irrazionali paure. Per la radioattività. Per i vaccini. Per qualsiasi cosa sia appena più difficile da capire de Il Grande Fratello.
    L’ignoranza non era una colpa allora. Ma oggi lo è. Cazzo, se lo è. Oggi l’ignoranza è sempre una colpa.
    Se l’oligarchia è oligarchia non del censo, non della nascita, ma della cultura, dello spirito critico, della razionalità, allora quest’oligarchia è l’unica forma giusta di organizzazione della società.
    Mi dirai: “È impossibile”. Lo so. Ma ti rispondo: “È impossibile anche salvare questa mandria di somari felici di esserlo. Non farete mai abbastanza divulgazione scientifica per salvarli. Saranno sempre troppi e troppo ignoranti e troppo ottusi”.
    Non sai quanto mi dispiace. Non puoi immaginare quanto mi addolori. Ma è così. La realtà è questa.

  10. David B scrive:

    Grazie per il tuo post e il tuo supporto alla scienza! Comparto le tue riflessioni, però devo indicare che i dettagli tecnici dell’articolo non sono completamente corretti: l’acqua di cui si parla non è quella all’interno della Tanica di Borexino, bensì quella delle captazioni idriche che si prendono dal acquifero contenuto nella roccia tutt’attorno al Laboratorio. Il rischio ovviamente è diverso, ma quello che non cambia è che la sorgente è sicura, ermetica e ha passato tutte le norme di legge (alcune persino le ha superate di abbastanza, per i requisiti del Laboratorio o Borexino stesso, molto più delicati su alcuni particolari da una persona). Grazie ancora!

    • Licia scrive:

      Sì, lo so, probabilmente mi sono espressa male. Intendevo dire che l’acqua più vicina alla sorgente di neutrini sarebbe quella contenuta nell’involucro esterno di Borexino. Che io sappia, le captazioni sono altrove rispetto al collocamento di SOX, e comunque quelle vicine o interne ai laboratori sono nell’ordine del 10% rispetto al totale sulla sorgente. Poi, magari ho capito io male il comunicato stampa dell’INFN…

  11. Choam Goldberg scrive:

    Certo che nasciamo curiosi. E i bambini sono meravigliosi. Però poi i bambini crescono. E crescendo scoprono che la curiosità non basta: va addestrata con lo spirito critico, che però richiede pazienza e fatica. Non tutti, crescendo, sono disposti ad addestrarsi a questa autodisciplina. Io non sostengo che chi non è disposto dovrebbe essere eliminato, ci mancherebbe. Dico però che dovrebbe essere messo in condizioni di non far danni e quindi non dovrebbe avere il diritto di decidere alla pari di chi invece s’è fatto un culo così per studiare, capire, imparare, porsi domande e cercare risposte in modo razionale.
    Per questo motivo sono a favore dell’epistocrazia: vota chi è informato, documentato, dotato di spirito critico.
    Sull’epistocrazia è uscito l’anno scorso un libro eccellente, del quale consiglio la lettura. Eccone una recensione:
    http://www.dvel.ch/blog/?p=1614
    Ah, a proposito: ai tempi dell’antica Grecia il voto non era selettivo per merito, ma per estrazione, che già sarebbe una soluzione migliore del suffragio universale.

    • Licia scrive:

      Guarda, semplicemente non lo trovo giusto. Si tratta comunque di oligarchia, e nella maggioranza dei casi non si è responsabili della propria ignoranza. Ne ho vista di gente che veniva da contesti che ti segano le gambe in partenza, perché vivi in un posto di merda, o perché vieni da generazioni che non si sono potute permettere l’educazione e neppure ne capiscono il valore. C’è chi ce la fa e ne esce, c’è chi ci rimane invischiato. L’ignoranza non è sempre una colpa, anzi, in tanti casi è la condizione nella quale vieni messo proprio perché tu non possa esprimerti a ragion veduta. E, se lo vuoi sapere, io credo che ci sia del dolo da parte della politica nella diffusa ignoranza attuale della popolazione italiana. Per cui, guarda, no. Mi tengo il suffragio universale che, pur con tutti i suoi difetti, funziona molto meglio di quanto abbiamo provato in precedenza. La democrazia è un male necessario, perché il resto è peggio.

  12. Choam Goldberg scrive:

    Mi spiace, ma dissento dalla tua conclusione.
    Hai troppa fiducia nelle capacità critiche delle persone. Ti illudi ancora che informandole quelle capiscano. Be’, no: invece non capiscono. Gliela puoi raccontare come vuoi, ma quelli se stanno abbarbicati ai loro pregiudizi.
    Mai come oggi gli strumenti e le fonti serie per informarsi e capire sono state disponibili su scala universale, alla portata del più pezzente purché munito di smartphone da quattro soldi. Ma costoro, a differenza di ciò che tu dici o auspichi, non capiscono. Non capiscono perché non vogliono capire. Non capiscono perché capire significa anzitutto porsi in discussione e poi sbattersi un minimo per cercare le informazioni, invece di ascoltare solo i propri borborigmi.
    Sicché ecco: non potendo cambiarli, non potendo migliorarli, non resta altro che percularli. E indignarsi perché questi analfabeti votano. Sì, votano, accidenti al suffragio universale e a chi l’ha inventato.

    • Licia scrive:

      Rispondo sia a te che Babil: quindi? Istituiamo il libero stato degli eletti e sbattiamo fuori gli altri? Facciamo il diritto di voto selettivo come ai tempi dell’antica Grecia?
      Voi pensate che informarsi sia facile perché sapete farlo, ma distinguere le notizie attendibili dalle bufale richiede competenze che andrebbero insegnate. Io non credo che sia come dite voi. Io credo che questo soa un alibi che ci raccontiamo per mettere una riga e dirci diversi dagli altri. Ma ognuno c’ha i suoi pregiudizi e smetterli richiede un addestramento, un insegnamento.
      Si nasce curiosi e con la mente aperta, l’evoluzione ci ha plasmati così. Basta avere a che fare die minuti con dei bambini. È questa curiosità che va tenuta viva, e riscoperta in chi l’ ammazzata. Io non dico che si possano salvare tutti. Ma molti sì.

    • Babil scrive:

      Non si sta parlando di poveri operai sfruttati nelle fabbriche dickensiane, va bene che l’Italia è un paese anziano ma ormai la maggior parte della popolazione si è fatta almeno 8 anni di scuola dell’obbligo, ed una notevole percentuale almeno 10-13. Stiamo parlando di un tempo nell’ordine di una decade, a 4-5 ore al giorno, attraverso alla quale loro sono passati assolutamente refrattari. Questa gente non la salvi.

  13. Babil scrive:

    Attenzione però che al giorno d’oggi si è completamente rimossa la categoria dello scemo. Cioè, può darsi che il fatto che “la gente” non capisca non sia colpa dello scienziato che non è buono a spiegare (fermo restando che per farlo deve spendere tempo ed energie che forse avrebbe potuto dedicare più utilmente alla ricerca), ma proprio dell’ascoltatore che non ci arriva. Proprio ieri in relazione ad una discussione sulle Iene e cazzari affini seguita alla polemica sul SOX, mi è toccato dialogare con un tale che, magari sentendosi pure intelligente e critico, sosteneva che vabbeh il SOX, le Iene e quant’altro ma Striscia la Notizia era un programma meritorio perchè da esso aveva “scoperto” che “il 90% del miele viene prodotto in Cina”(!, “paese privo di allevamenti di api” (!!!). Quindi non c’entra nemmeno la scienza, e se per debunkare una bufala ti serve un tempo x, in quello stesso intervallo di tempo “la gente” se ne sarà inventate altre 10.

    • Francesco Mazzocchi scrive:

      É la teoria della montagna di merda: il tempo necessario a disarmare una bufala é sempre di gran lunga superiore al tempo necessario a diffondere la bufala stessa. Stesso discorso per la velocitá di diffusione: le bufale diventano immediatamente virali, le verifiche no. Ho studiato fisica e non sociologia o scienze della comunicazione, per cui non so individuare un motivo “scientifico” per questa cosa, ma un opinione ce l’ho: le bufale sono semplici, dirette, parlano allo stomaco della gente e, soprattutto, non richiedono impegno cerebrale per essere decodificate. sono pappa pronta per quelli che si vogliono indignare un tanto al chilo. offrono una soluzione semplice per sfogare rabbia e odio repressi contro qualcosa o qualcuno che non sia noi stessi.

  14. Daniele scrive:

    Cara Licia,
    grazie di questo tuo articolo chiaro e appassionato al tempo stesso. Io ho lavorato come tecnico di radioprotezione nella seconda metà degli anni ’80. Tra l’altro, ho misurato la radioattività che ha lasciato la nube di Chernobyl nel nostro paese. Ho un ricordo sconfortante di come quell’evento – indubbiamente tragico e devastante – è stato discusso nel nostro paese. Lo si è fatto in modo ideologico, superficiale, senza basarsi su argomentazioni solide.

    E hai ragione tu, la scienza è in ritardo, nel sapersi raccontare.

    Così, a distanza di oltre trent’anni, ci ritroviamo a dover spiegare perché una sorgente di Cerio 144 non può costituire alcun pericolo per le popolazioni. Confido che, ai nostri figli, sapremo insegnare non dico la scienza, ma il senso critico, la capacità di ragionare, di acquisire conoscenze e, al tempo stesso, di essere disposti a metterle sempre in discussione.

  15. CREPASCOLO scrive:

    Condivisibile.
    Io sono nato nel 1968 e ricordo le periodiche bordate contro la scuola di Ben Croce che avrebbe magnificato la cultura umanista e relegato nello stanzino delle scope quella scientifica. Può darsi sia andata così. Il mio unico neurone, per di più ossidato, crede ancora che ci siano omini dentro lo schermo del televisore e del computer. Recito un mantra prima di accendere la luce e credo sia a quello a commuovere la lampadina. Crepascolino ha otto anni e filtra la realtà attraverso tablet ed altri dispositivi, ma credo presto allaccerà le stringhe della teoria per non inciampare nelle favole della buonanotte che gli propino come quella degli orchi che tirano banane radioattive contro la pancia del principe Tufo perchè la smetta di neutralizzare la materia oscura di cui sono fatti i loro incubi. Io sono ottimista e credo nel disincanto della prossima generazione -anche se perderà qualcosa come post ideologica – che ragionerà di colonie extramondo e marziane e di dna curato direttamente nel paziente e di teletrasporto e di “stadere” per la materia oscura. I nostri cuccioli avranno forse altre paure, ma nutriranno senza mai saziarla la curiosità che tutti, da bimbi, hanno in pancia.

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