Archivi del mese: aprile 2018

Pandora 4 tour e accessori

È ora di raccogliere tutte le informazioni circa la prossima uscita di Pandora 4 – Il Potere di Arishat.
Il libro uscirà il 30 aprile, e si tratterà del capitolo conclusivo della saga. La copertina la trovate qui sotto. Sul retro della copertina troverete la seguente frase:

«Ci sono verità che nessuno può insegnarci, che dobbiamo capire da soli, a prezzo del nostro sangue. Io ho appreso la mia parte su questa rupe, combattendo.» La cicatrice che il monaco aveva sul volto parve rilucere. «Tu devi apprendere la tua, combattendo a tua volta. Solo allora capirai il mistero del manufatto che sto per consegnarti.»
«Le Ali della Morte…» disse piano Pam.

mentre la quarta è questa qua:

“Samael ha posseduto Sam, il ragazzo di cui Pam è perdutamente innamo­rata, e ora il più potente degli Ange­li della Morte è sotto il dominio della Medium S.p.A, una società determina­ta ad asservire il demone e i suoi malva­gi sodali a un terribile disegno. Mentre ogni speranza sembra perduta, una don­na misteriosa entra in scena: è l’Acro­bata, una guerriera dall’oscuro passato alla ricerca delle Ali della Morte, un oggetto che potrebbe rovesciare le sorti della battaglia. Il manufatto è custodito nel ventre di un’antichissima roccia, do­ve da secoli un misterioso mentore at­tende Pam. Ma le sue parole sono un enigma che solo Pam può risolvere: riu­scirà il prodigioso bracciale a “concilia­re ciò che è in conflitto”?
Come nel mito di Pandora, nel capitolo conclusivo della saga fantasy dal cuore dark Pam dovrà misurarsi con i demo­ni che lei stessa ha liberato, ma soprat­tutto scoprire l’unica arma in grado di sconfiggerli per sempre.”

Il 29 aprile, alle ore 17.00, farò una diretta sul mio canale youtube; vi leggerò il prologo, e poi risponderò alle vostre domande. In genere queste cose le facevo su Facebook, ma voglio provare su quest’altro canale, per cui, se combino casini, abbiate pietà che sono una newbie :P .
Vi anticipo anche che sarò al Comicon, a Napoli, dove presenterò il libro in anteprima. Il primo evento sarà il 30 aprile, ore 14.00, in Sala Andrea Pazienza, Area Fumetto. Si parlerà di fantasy e della sua transmedialità assieme a Esad Ribic, Giuseppe Camuncoli, Luca Enoch e Stefano Vietti. Il giorno dopo, 1 maggio, ore 11.00, sempre in Sala Andrea Pazienza, Area Fumetto, presento il libro con Roberto Recchioni. Segue sessione firme alle 13.00 al Punto Autografi.
Il 2 maggio sarò invece a Roma, alla Liberia Mondadori del Centro Commerciale Roma Est, ore 17.00, per una firma copie.
Il 6 maggio, invece, ore 18.30, sarò a Macerata per Macerata Racconta, per una bella chiacchierata assieme a Chiara Valerio.
Infine, il 13 maggio sarò a Torino per il Salone del Libro; appuntamento alle 14.30 in Arena Bookstore.
Insomma, come vedete le occasioni per vedersi/sentirsi non mancano :) .
Chi mi segue sui social avrà anche notato che ho accennato a un progetto nuovo, che si è concretizzato di recente. È una cosa davvero diversa dal solito per me, e mi esalta e spaventa in egual misura. Se tutto va bene, ve ne potrò parlare a inizio maggio, quindi stay tuned :) .
Intanto, godetevi la copertina di Pandora 4 – Il Potere di Arishat e ci si vede in giro!

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Brace yourself, Pandora4 is coming

Ho dato la notizia ieri sera su Twitter, ma direi che è il caso di fare un annuncio un po’ più ufficiale :) .
Esistono data di uscita, copertina e titolo di Pandora4, che, come alcuni di voi ricorderanno, ho finito di correggere la notte di Pasquetta. Insomma, da tre giorni esiste in forma definitiva, i personaggi hanno trovato il loro destino, vedremo che ne penserete quando lo leggerete. Il libro si intitola Il Potere di Arishat, un nome che dovrebbe accendervi una lucina se avete seguito Pandora fin dall’inizio, e uscirà il 30 aprile. Cioè tipo domani, sì. Ora capite perché ho corretto le bozze di notte :P .
Per la copertina, suspence, ve la faccio vedere più in là. Ci saranno anche un paio di eventi, che poi vi dirò, e probabilmente anche una diretta in cui vi leggerò un brano del libro e risponderò alle vostre domande. Stay tuned.
Nel frattempo, prossimamente ci saranno altri due eventi che hanno a che fare con la scienza. Parteciperò infatti al Festival delle Scienze, qua a Roma, con due eventi: il 19 aprile, dalle 10.00, mi troverete alla Casa delle Letterature discettare di scienza con Sandro Ciarlariello. Invece, il 21 aprile sarò alle 16.30 al Teatro Studio Borgna per discutere di scienza e letteratura con Fabrizio Farina e Andrea Rivera.
Intanto ci si vede là, poi vi darò informazioni sul resto :) .

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The Last Jedi reload. La recensione con l’80% di deliri in più

Ieri ho rivisto The Last Jedi. L’ho fatto come al solito in lingua originale, per l’esercizio con l’inglese, ma pure perché ormai mi piace farlo così. E la sorpresa è stata che il mio giudizio sul film è cambiato. In meglio. Mi era già capitato con The Golden Army, ma in genere è una cosa rara. Molto più facile che un film che mi piaceva alla seconda visione invece mi deluda, o il mio giudizio resti invariato. E invece no.
È che, una volta che non hai più l’ansia, le aspettative, e sai la trama, d’improvviso scopri un sacco di cose che in prima battuta ti erano sfuggite. Che ai fini delle vendite in home video è, immagino, una gran cosa. Ai fini della fruizione del film stesso non so. Non ho ancora deciso se sia un bene o un male.
E quindi niente, il Piccolo Recensore che è in me si è svegliato, e ha deciso di aggiungere una postilla alla vecchia recensione, che potete leggere qua. È che su certe cose ho proprio cambiato idea. Tipo: la prima ora non mi è sembrata così noiosa come ricordavo. Il ritmo è più blando, ma la costruzione dei personaggi e della trama lo richiedono. La parte di Rey e Luke sull’isola ha un suo senso e non è tirata per le lunghe, e anche le chattate Telegram tra Rey e Kylo non sono sovrabbondanti: sono giuste, tutte. Persino il non parlarsi all’interno della Ribellione non l’ho trovata una cosa così ingiustificata come la prima volta. Tutto sommato Poe è effettivamente uno scemo che potrebbe mandare tutto all’aria (e lo fa), e di Holdo non si fida. Resta tirata tutta la dinamica dell’inseguimento al rallentatore tra Primo Ordine e Ribelli. Ok, te lo spiegano, ma perché il Primo Ordine non chiami rinforzi che fermino la fuga dei Ribelli io continuo a non capirlo. Altro grosso problema resta la sottotrama di Finn e Rose, che è pure gradevole, ma non va da nessuna parte. Non serve a niente, se non ad aggiungere inutile minutaggio al film. L’effetto è stato lo stesso della prima visione: arrivati al duello di Rey e Kylo, sembrava che il film fosse finito. E invece mancava la parte più importante.
Quindi dici: vabbé, ma dov’è che hai cambiato idea?
Nel giudizio complessivo. È un film compatto, ragazzi, non è per niente diviso in due come mi era parso. E fin dalla prima scena ti dice a che gioco sta giocando, anche se le carte te le scopre lentamente. Ma è come il famoso patto col diavolo citato ne Le Postille a Il Nome della Rosa da Eco: il film te lo sta dicendo dove sta andando a parare, da subito. E d’improvviso mi è stato chiaro perché tanti fan non l’hanno apprezzato. È un’enorme opera di decostruzione di quanto prodotto nel film precedente, ma anche nelle altre trilogie. Il famoso “culo” di Leo Ortolani (referenza, che sennò è tutto molto ambiguo :P ). Si parte distruggendo la figura dell’eroe, pur celebrata nella prima, bellissima scena, della sorella di Rose che si fa schioppare per distruggere l’incrociatore. Poe manco fa in tempo a mettere piede sul ponte della sua nave, che Lela già gli dice chiaro e tondo che ha fatto una cazzata, e che i suoi eroi sono tutti morti. E si prosegue così. Finn incontra Rose, e anche qua si ricama intorno al concetto di eroe: per Rose Finn lo è, ma noi sappiamo che è un povero Cristo infilato in un gioco più grande di lui, spinto avanti più che altro da una possente trazione tricotica (tira più un pelo di Rey…). E infatti Rose lo deve fulminare perché sta scappando. Su Luke manco mi pronuncio, che tutta la parte sull’isola è solo un’enorme, gigantesco manifesto de “gli eroi non sono per niente come te li immagini, e comunque sono tutti morti”. E lasciatemi spendere due parole per la gigantesca figura di Luke, che manco a Mark Hamill è piaciuto e io davvero non capisco perché: è il maestoso monumento al fallimento di un’intera generazione che credeva a qualcosa, e ha scoperto di non essere all’altezza dei propri sogni. E sì, è stato proprio lui a mandare tutto in vacca (anche se la sceneggiatura ammorbidisce un po’ il suo tradimento nei confronti di Ben) e allora? C’è un uomo sotto l’accappatoio di spugna marrone, un uomo ferito e abbattuto, che pure, alla fine, ha la forza di risollevarsi e almeno morire facendo ciò in cui crede, in un passaggio di testimone da brividi.
Ci distruggono un po’ tutto: l’eroina predestinata che è figlia di N.N. ed è stata scelta dalla Forza a caso, i Jedi che non erano ‘sto granché, l’equilibrio nella Forza che non significa più riassorbire il male nel bene, ma accettare che entrambi esistono, e non possono essere ridotti l’uno all’altra. E questa decostruzione trova il suo contraltare nel ribaltamento di molte scene topiche degli altri film. Grandissimo, per dire, il pezzo del ferro da stiro. Che, immagino, la maggior parte della gente abbia considerato una roba fuori luogo, e invece appartiene ancora a quel filone di uccisione dei padri cui tutto il film, in ogni fotogramma, allude. Sì, ragazzi, la nave di Boba Fett è un cazzo di ferro da stiro da lavanderia, ok? E ve lo sbatto in faccia. E anche Luke che butta via la spada, infrangendo uno dei grandi stilemi di questa saga (quando ti danno la spada si fa la faccia seria, e sei investito a cavaliere), che a me non fa ridere manco per niente. O ancora Kylo, verso la fine, che quando vede Luke non pensa a scendere dalla nave e affrontarlo in singolar tenzone, stile Obi Wan con Darth Vader, ma gli fa scaricare addosso vagonate e vagonate di colpi, che è il contrario di tutto ciò che ci hanno sempre detto di come vanno le cose tra grandi nemici.
E poi, la morte di Snoke. La morte di Snoke è un capolavoro. Perché è identica a quella dell’Imperatore in Return of the Jedi, almeno fino a un certo punto. Identica la posizione dei personaggi, identiche le cose che si dicono, identica la flotta ribelle, là fuori, che rischia di essere spazzata via. E tutti noi siamo lì a sbuffare, a dire “sì, ma questo l’ho già visto”. E allora Johnson ti spara in faccia “col cavolo!”, e Ben affetta Snoke – in modo per altro decisamente poco eroico, con uno stratagemma piuttosto vile – e a quel punto il film sterza. Fine, ragazzi. Tutti i padri sul tavolo stati ammazzati, eroi non ce ne sono più, ci sono le nuove generazioni, e sono loro che porteranno avanti la baracca. E, come dicevo anche nella precedente recensione, quest’opera di distruzione non è fine a se stessa, ma propedeutica a una nuova epica, disincantata quanto ti pare, ma comunque pregna di afflato mitico. Ma non sto a ripetere cose che ho già detto l’altra volta. Piccolo inciso, per altro, sulla morte di Snoke: mentre avviene, Snoke letteralmente la descrive. È una di quelle cose che puoi notare solo a una seconda visione, perché sai cosa accadrà, ma Snoke dice tutto ciò che fa Ben, e ho trovato il tutto piuttosto ambiguo. Ok, è vero: Ben gira la spada davanti a Rey, davanti a Rey la attiva, tutto specularmente alla spada di Luke sullo scranno di Snoke. Ma mi sono comunque domandata se sotto l’omicidio di Snoke non ci sia altro, se l’inutile cattivo con la faccia scartavetrata forse non la sappia più lunga di quanto immaginiamo e non sia proprio morto morto morto.
Altra cosa che cogli solo se riguardi, è che anche il duello nella Forza di Luke e Kylo è un gioco di prestigio con le carte scoperte. Luke si presenta con una spada che è stata distrutta qualcosa come dieci minuti di film prima, e per tutto il duello lui e Kylo non si toccano mai. Non si incrociano neppure le spade. Te lo stanno dicendo che Luke non è la, ma la forza iconica di quel che accade, la capacità di costruire la scena, sono tali che non te ne accorgi. Ci devi proprio fare caso.
E insomma niente, tutto il film è una cosa pensata. C’è una poetica dietro, per scomodare un parolone. Che avevo già intravisto in prima visione, ma che quando riguardi, spoglio di tutte quelle ansie da prestazione con cui uno va a cinema a vedere un film di Star Wars, emergono con grande prepotenza, che ti si impongono. Per altro, questo film potrebbe persino non avere un seguito. Non è il segmento centrale di una saga di tre. È l’episodio finale di una bilogia. Ha una conclusione in sé, e lascia per il dopo un territorio completamente vergine, che è possibile davvero popolare con tutto ciò che si vuole. Qui è dove mi astengo dal ripetervi di nuovo che l’idea che dopo questo film torni in sella J.J. mi metta la depressione, ma lo sapete già.
E quindi niente, lo volevo dire. Perché mi è piaciuto, perché dentro ci sento spirare lo spirito dei nostri tempi, e, non lo so, secondo me questo film è destinato a durare, più degli evanescenti prequel, più del riassuntone delle precedenti puntate di The Force Awakens. Lo riprenderemo in mano, tra qualche anno, e capiremo che ci diceva davvero qualcosa di quel che siamo, qui e ora, di quello in cui crediamo, e che, come la trilogia originale, ha quanto meno tentato di porre le basi di un’epica nuova. Poi, vabbè, arriva Jar Jar Abrams e probabilmente brasa tutto, ma il tentativo c’è stato, e non potrà essere del tutto cancellato. E noi siam tutti un po’ il pischello con la scopa (che si vede nella sottotrama di Finn e Rose, l’avevate notato? Notatevatelo!). May the Force, qualsiasi cosa ne sia rimasto, be with you.

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