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Solo A Star Wars Story, la recensione: Rogue One scansate

Non ho mai sentito un reale bisogno che l’universo filmico di Star Wars venisse espanso. Non pregavo per una nuova trilogia, e ho accolto la notizia che ci sarebbero stati degli spin-off con una discreta indifferenza. Quando ho saputo che ne avrebbero girato uno su Han Solo, mi sono semplicemente detta che non se ne sentiva il bisogno. Ho seguito con filosofico distacco tutte le notizie su attori protagonisti incapaci e registi silurati in corso d’opera. Sentivo che era una storia che non mi riguardava. Il trailer me lo sono visto perché, dai, per me è quasi lavoro. E comunque si tratta di Guerre Stellari. E, a sorpresa, I’ve had a good feeling about it. Non era un trailer paraculo, come molti di quelli più recenti. Diciamocelo, ormai il trailer è un genere cinematografico a parte, con opere che raccontano storie praticamente autonome rispetto al film, che del film stesso ti dicono pochissimo, e della pellicola spesso sono di gran lunga migliori. Il trailer di Solo no. Era un trailer come se ne vedevano una volta, e trasmetteva l’idea di un film col giusto mood, solido e un po’ old style. E quindi nulla, alla fine sono andata a vedere anche il film. Oggi. E alla fine mi è partito l’applausino, perché per l’80% della visione sono stata col sorriso sulle labbra, mi sono divertita per due ore, e io non so cos’altro si possa chiedere a un film di Star Wars se non che quel che ci dà Solo. Davvero. Non ci saranno spoiler, per cui andate avanti tranquilli. Quel che ci sarà, saranno ampi pipponi sui massimi sistemi della narrazione d’intrattenimento, su questo siete avvisati :P .
Metto le mani avanti. Non siamo dalle parti capolavoro. Non ci sono guizzi particolari, se non un paio di belle idee sulle scene d’azione, ma nulla che faccia strappare i capelli. Fin dalla prima inquadratura, Solo non vuole essere altro che un onesto film d’intrattenimento, basato su una trama semplice e personaggi coi quali è facile empatizzare. Non ti vuole spiegare che pure la Ribellione è composta da brutti ceffi, e il male e il bene sono mischiati e bla bla bla (per quanto, c’è una scena di 30 secondi, all’inizio, che spiega meglio di tutto Rogue One quanto sia scema e brutta la guerra), non ti vuole insegnare grandi verità sulla vita, non ti vuole insegnare proprio niente tout court. Ti vuole divertire. Ripetiamo: DIVERTIRE. Ed è in questa sua straordinaria onestà d’intenti, e nel fatto che comunque Ron Howard è uno che il cinema lo conosce e lo sa fare, la sua grandezza. D’altronde, non stiamo parlando di sei tizi disperati che devono schiattare dopo due ore di film; Han è il pirata guascone per eccellenza, il personaggio che per tutta la trilogia classica ha tenuto sulle spalle la parte ironica e divertita della saga. E Solo è proprio questo: un film intriso di quello spirito degli episodi IV, V e VI che, nel corso degli anni, semplicemente si è perso – e solo in parte, e in modo non del tutto riuscito, si è cercato di recuperare in The Force Awakens -, una grande e bella avventura su gente che vuole esplorare la galassia, conquistare la bella del suo cuore, ma soprattutto esplorare la galassia, e sparare alla gente.
Sembra tutto estremamente ovvio, che uno a volte al cinema abbia anche solo voglia di divertirsi, soprattutto quando va a vedere un film così pop, e invece non lo è. Tutti i film del genere più recenti non possono esimersi dal cercare di essere “adulti”, qualsiasi cosa questo voglia significare, dall’avere una “svolta dark”, che, sia maledetta, ha rovinato anche roba bella come Harry Potter. Non a caso, la critica più incomprensibile che ho letto sul film si lamenta che è “roba per ragazzini”. Esatto. Come tutta la trilogia classica di Star Wars, che, vi do una notizia straordinaria, non è Godard, non è Truffaut, ma è un film – seminale, certo, che rilegge e rinnova temi antichissimi, fondando sostanzialmente un’epica moderna – per bambini, cresciuti e non. È una fiaba. E non c’è nulla di male nell’esserlo, e nell’apprezzarlo. L’uomo di fiabe vive, ha sempre vissuto. Siamo noi che, per darci un tono, abbiamo costruito intorno a Star Wars un apparato critico la cui unica funzione è ormai solo nasconderci la verità: che questa storia ci piace perché ci fa tornare bambini. Che vergogna, eh?
Comunque. Per quel che mi riguarda, Solo è il gran film di avventura a tema Star Wars che aspettavo da Il Ritorno dello Jedi. Una cosa diversa rispetto al filone principale della saga, ma di cui personalmente sentivo il bisogno. Succedono tante cose, in una trama lineare, semplice, ma intorno alla quale si tesse una girandola di eventi perfettamente calibrata: non ci si annoia mai, ma non ci si deve mai fermare a pensare cosa stia effettivamente accadendo, perché tizio si ritrova lì e a far che. Tutto è chiaro e cristallino, e scivola via in scioltezza. I personaggi, a parte una grossa eccezione, sono interessanti, divertenti, e ci si appassiona loro in meno di zero. Le inevitabili morti coinvolgono lo spettatore, ed entrare nel film, nella sua atmosfera, è facilissimo. L’eccezione è Qi’ra; personaggio messo lì perché il romance è un elemento topico di film del genere (ci arriviamo), non è risolto, forse volutamente. Infatti mi ha sorpresa, ma il film ha un finale spalancato, che sta proprio sulle spalle di Daenerys (dai, purtroppo Emilia Clarke ormai Dany ce l’ha stampata addosso, è un personaggio da lei inscindibile). Resta il fatto che le sue azioni sono le meno giustificate del film, e forse due minuti due per spiegarci cosa sono queste cose indicibili che ha fatto (o almeno farci vedere come queste cose indicibili l’abbiano trasformata, e fatta diventare una donna diversa e più dura) potevano essere utili. Ma è peccato veniale.
Per il resto, il film fa quel che deve, davvero. L’adesione al canone di Star Wars, in termini di scene tipiche della saga, è commovente. C’è l’inseguimento, il mostro, la storia d’amore, lo humor. C’è tutto quel che ti aspetti, servito con tale garbo e maestria che non stai mai lì a dirti “eh, ma è tutto già visto”. No, dannazione, no! È già visto se è messo in scena in modo sciatto e banale, ma Howard è uno che questi meccanismi li conosce bene, e quando li mette in scena, non lo fa perché gli son finite le idee, ma è perché come fossimo nell’epica classica, in cui sai che Aurora ha le rosee dita e, quando l’eroe muore, le armi tuonano su di lui. È il canone del genere, è ciò che rende questa storia archetipica, e dunque così amata. Per altro, i rimandi all’universo di Star Wars sono così tanti che a un certo punto uno smette anche di vederli e contarli: rimandi in termini di scene, di elementi di trama, di oggetti e personaggi. È un film profondamente dentro l’universo di Star Wars, più di qualsiasi altro dei nuovi.
E poi c’è questa cosa meravigliosa, per cui tu sai cosa succederà in certi punti, perché è storia: sai che Han vincerà il Millennium Falcon a carte, sai che la sfangherà, e farà la dannata rotta di Kessel in dodici parsec. Il rischio noia è quindi altissimo. E invece no: perché quando dietro la camera hai uno che sa fare il suo lavoro, quello riuscirà a crearti la tensione anche dove non può essercene, sparigliando le carte, creandosi isole di libertà creativa anche nell’alveo di una trama che chiunque sa essere già scritta. Non vi faccio spoiler perché questi pezzi di bravura vanno apprezzati anche grazie all’effetto sorpresa, e io ho apprezzato davvero molto.
Spendo due parole anche per il cast, che, a mio modesto parere, è azzeccatissimo. Sì, anche Alden Ehrenreich, che ha la faccia giusta, e non sarà il mejo attore del bigoncio, ma come Han Solo pischello funziona, e bene. Lando fantastico, e grandi anche tutti gli altri.
Insomma, io ve lo consiglio tantissimo. A patto che sappiate lasciarvi ancora andare a godere dell’avventure pura e semplice, che non si propone scopi alti, ma solo dell’ottimo intrattenimento, realizzato al meglio delle capacità di tutti coloro che hanno contribuito a produrlo. In questo senso, è un grandissimo film, come se ne vedono pochi, di recente, e come vorrei vederne di più.
Il cinema è bello perché è vario, ce n’è per tutti i gusti, e ormai anche Star Wars è un universo enorme, in cui ognuno può trvare la declinazione più adatta ai propri gusti. E Solo è il piatto giusto per il mio palato.

P.S.
Per chi volesse capire il titolo della recensione, qui trovate ampia disamina del perché Rogue One non mi è granché piaciuto.

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The secret project unveiled: Terza Pagina

Chi di voi mi segue sui social avrà notato di recente un po’ di stati sibillini: riferimenti a non meglio specificate “cose nuove”, viaggi alla Rai, esperimenti…Ecco, siccome in passato ho dato annunci prematuri, e quindi ora ho una naturale tendenza all’andarci piano e al pessimismo quando si tratta di cose nuove, non volevo darvi notizie più precise prima che tutto fosse super-sicuro. Adesso – pare – lo sia, per cui sciolgo la riserva: il famoso progetto nuovo è una trasmissione televisiva di Rai5, che condurrò tutti i venerdì a partire da questo. Andrà in onda alle 22.10, si chiama Terza Pagina, ed è una chiacchierata sulle anticipazioni delle pagine culturali dei quotidiani italiani in uscita nel week end. Si parlerà un po’ di tutto – arte, libri, cinema, musica… – in modo speriamo divertente e stimolante. Con me, tre ospiti in studio fissi: Federica Gentile, autrice radiofonica e televisiva, nonché conduttrice di RTL102.5, Emanuele Bevilacqua, docente di economia dei media, e Alessandro Masi, critico d’arte e segretario generale della Società Dante Alighieri. Noi ci stiamo divertendo molto a progettarla e a farla, spero varrà lo stesso per voi.
Sapete che per me è una cosa davvero inedita e nuova, che però mi sta stimolando davvero tanto; ecco, se mi seguite, ne sono davvero contenta :) . Per altro, la trasmissione verrà trasmessa anche su Rai3 all’1.20, e poi la potrete trovare su Raiplay, per rivederla quando volete. Dai, che mi ci vuole un po’ di sostegno :) . Ci si vede dunque sugli schermi venerdì!

Ne approfitto pure per parlarvi un po’ di Torino. Il mio evento di domenica, in arena Bookstock, ore 14.30, sarà una cosa un po’ particolare: è organizzato in collaborazione con Lucca Comics & Games e sarà strutturato come una specie di quiz in cui verranno fatte delle domande sui miei libri. I partecipanti saranno scelti così:
1. uno sarà scelto oggi, e sarà la prima persona che risponderà a una domanda, sempre a tema me e i miei libri, posta sul profilo Facebook di Lucca Comics & Games;
2. un secondo sarà scelto domani, e sarà la prima persona che risponderà a una domanda posta sul mio profilo Facebook;
3. una terza sarà scelta invece direttamente domenica, tra le persone delle prime file, sempre tramite una domanda.
Cosa molto importante: partecipate solo se sapete che sarete domenica a Torino. Non è che vincete il viaggio fin lì e il biglietto per il salone :P , vincete solo la possibilità di partecipare a questo gioco al mio incontro. Bon, dunque stay tuned oggi e domani per le domande.
Da qui è tutto, ci si vede presto :)

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