Archvi dell'anno: 2020

Presentazione per la Libreria Spartaco ed eventi passati

Sono giorni complicati e pienissimi di cose. Settimana scorsa, come avete visto, ho fatto tanti eventi. Un altro ci sarà stasera; l’appuntamento è alle ore 20.00 sulla pagina Facebook della Libreria Spartaco di Santa Maria Capua Vetere. Ci vediamo tutti ;) .
Per chi si fosse perso invece le cose che ho fatto negli ultimi giorni, vi faccio un breve riassuntino su come e dove recuperarle :) .

Chiacchierata con Lega Nerd per la Rubrica Eureka!
Si parla di stelle e de La Sfrontata Bellezza del Cosmo.

Chiacchierata con Passione Astronomia
Quattro chiacchiere sul cosmo coi ragazzi di Passione Astronomia.

Lo Spazio di Ieri non è quello di Oggi
Nell’ambito di BookCity, una discussione sulla percezione dello spazio ieri e oggi. Con Mariana Marenghi della libreria Il Covo della Ladra, Alessandro Vietti, Stefano Sandrelli e Omar Serafini di Scientificast.

Proxima e le altre
Per Scrittorincittà, io e Andrea Valente parliamo un po’ di spazio, frontiere e marziani :P .

Questo è quanto, ci vediamo stasera e nelle molte altre occasioni che ci saranno in futuro :) . Ciao!

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Appuntamenti della settimana

Nuova tornata di eventi online, per stare insieme senza stare vicini vicini a scambiarci i droplet :P
Ve li elenco tutti qui sotto per data, con le indicazioni su come seguirli.

Mercoledì 11 Novembre 2020
h. 18.00
Intervista con Lega Nerd su La Sfrontata Bellezza del Cosmo. Ci potete seguire su tutti i canali di Lega Nerd, quindi Facebook, YouTube e Twitch.

Giovedì 12 Novembre 2020
h. 21.00
Chiacchierata coi ragazzi di Passione Astronomia. Questa è la loro pagina Facebook.

Sabato 14 Novembre 2020
h. 15.00
Incontro online nell’ambito di Bookcity, assiema a Il Covo della Ladra, Stefano Sandrelli e Alessandro Vietti. Si può seguire qui.

Domenica 15 Novembre 2020
h. 11.00
Tocca a Scrittoriincittà. Saremo io e Andrea Valente a parlare di stelle :) . L’incontro si segue qui.

Poi, certo, vi ricordo sempre che ci si vede il venerdì sera, alle 23.30, su Rai5 con Terza Pagina. Questa settimana si parla di tutela dei beni culturali, soprattutto in contesti difficili come quelli di guerra o di calamità naturali. Non mancate neppure lì! :)

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Lucca Changes e National Geographic Festival delle Scienze

Questo è stato il week end di Lucca, ma non solo, ed è stato piuttosto intenso. In quattro giorni ho fatto cinque eventi, e siccome mi sono piaciuti molto, ho pensato di raccoglierli qua per chiunque li avesse persi e volesse recuperarli. Quattro sono incontri nell’ambito di Lucca Changes e uno del National Geographic Festival delle Scienze.

Monster Allergy – Lucca Changes
Io, Francesco Artibani, Katja Centomo e Arianna Rea abbiamo un po’ parlato della nostra collaborazione per Monster Allergy – La Voce dell’Ombra. È stata una delle cose più belle che ho fatto di recente, e la chiacchierata secondo me è proprio piacevole :) .

L’incanto fra scienza e fantastico – National Geographic Festival delle Scienze
Io e Michele Bellone, autore di Incanto, abbiamo parlato un po’ dei legami tra scienza e fantastico, delle nostre carriere in bilico tra i due mondi, di comunicazione della scienza e pure di fosfina su Venere e gas draconici :P . È un’esperimento di presentazione incrociata autogestita che a me ha stimolato a divertito molto.

Terza Pagina, episodio 5: manga – Lucca Changes
È la puntata speciale che ha fatto parte del programma Rai di Lucca Changes. Si parla di manga con un ospite d’eccezione, Cristian Posocco della Star Comics, e poi ci sono di mezzo anche un kimono e una spada :P . È una puntata cui tengo molto, perché tratta di un tema che mi appartiene molto e mi ha permesso di ripagare due debiti: quello con Lucca Comics&Games e tutto ciò che ha significato e significa con me, e quello coi manga, che fanno così profondamente parte della mia formazione di autrice.

Fandom, con Licia Troisi e Leo Ortolani – Lucca Changes
Che dire :) ; io e Leo si discetta di Star Wars, film incomprensibili e pure Dottor Who. Contiene la prossima gif da usare se volete sembrare scioccati :P . Metteteci pure che modera Chiara Codecà, e secondo me ve la dovete proprio vedere :) .

Quale Fantasy? Con Jonathan Stroud e Licia Troisi
Stavolta sono alle prese col mio autore fantasy preferito. Anche qui, che dire: grande onore, grande piacere, gran chiacchierata. Tra l’altro è l’occasione per dare uno sguardo dietro le quinte del lavoro dello scrittore. Modera ancora Chiara Codecà.

Bon, i tempi sono quelli che sono, per cui seguiranno a breve molti altri eventi telematici. Però volevo fare il punto su questi perché me li sono goduti molto, perché sono stati importanti, perché di mezzo c’è anche Lucca. È stata una Lucca diversa, ovviamente, ma è stata una Lucca, e non era scontato, considerato quanta parte dell’esperienza sia legata alla presenza fisica in città, e, sì, anche all’assembramento spinto. Eppure, in tutto quel che ho fatto c’è stato il seme del Comics&Games, che è vivo e lotta con noi. E non è poco in questi tempi in cui tutti, diciamocelo, siamo stanchi, sfiduciati, e la speranza ci fa davvero fatica. Ci sono cose che neppure l’emergenza riesce a cancellare.
Che dire; speriamo che l’anno prossimo, o quello dopo, o quando sarà, potremo rivederci tutti assieme. Intanto, riuscire a fare tutte queste cose, distanti ma uniti, è stato per me preziosissimo.
Alle prossime!

P.S.
Al momento vedo dei problemi sul video con Leo…niente, spero torni disponibile. Monitorerò la situazione :) .

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Programma Lucca Changes

Quest’anno, come sapete, Lucca Comics & Games si trasforma in Lucca Changes, a causa della situazione di emergenza che stiamo vivendo. Per me Lucca è uno stato dello spirito, e, sebbene l’ammassarsi tutti per le strade della città sia parte fondante dell’esperienza, quando non è possibile per me vale qualsiasi altra cose che ne conservi lo spirito e cerchi di radunare comunque la comunità. E, secondo me, quel che è stato fatto quest’anno va in questa direzione.
Come vi ho anticipato, non sarò presente a Lucca per le ragioni che immagino ormai tutti sappiate a memoria; per una persona come me non è un momento facile, e davvero non ce la faccio a viaggiare. Ma farò un bel po’ di cose gustose da remoto, cose che vi riassumo qua sotto.

29 Ottobre 2020 – h. 19.00
Monster Allergy – La voce dell’ombra
Io, Francesco Artibani, Arianna Rea e Katja Centomo parleremo un po’ di questo progetto al quale abbiamo lavorato assieme.

30 Ottobre 2020 – h. 23.00, Rai5
Puntata speciale di Terza Pagina a tema LuccaC&G. Non vi anticipo niente sul tema, ma vi stupirà :) .

31 Ottobre 2020 – h. 15.00
Fandom con Licia Troisi e Leo Ortolani
Io e Leo di nuovo assieme per parlare un po’ di fandom, sia da oggetti dell’interesse dei fan, sia da fan noi stessi :P

1 Novembre 2020 – h. 16.00
Quale Fantasy? Con Licia Troisi e Jonathan Stroud
Io e il mio scrittore fantasy preferito di nuovo assieme a parlare delle nostre storie :)

Bon, questo è quanto. Se come me sentite di appartenere a questa comunità, se come me credete che LuccaC&G sia qualcosa di importante per la cultura popolare, la cultura tout court e il mondo dei nerd, allora partecipate. L’emergenza ci sta togliendo tantissime cose, ma tante altre possiamo ancora conservarle, dobbiamo conservarle. Io credo che lo spirito che anima LuccaC&G, che gli altri anni ci ha portati a raggiungere la città e condividere cinque giorni faticosi ma bellissimi, sia una di queste cose.
Io vi aspetto :) .

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La Sfrontata Bellezza del Cosmo – disponibile dal 1 Settembre, in pre-ordine da ora :)

È un po’ che non ci si vede su queste plaghe :) . Però lentamente tutti i progetti entrati in stop per via del lockdown stanno riprendendo, e anche alcune cose sulle quali stavo lavorando prima di marzo finalmente vedono la luce.
Oggi, come saprete, è la Notte di San Lorenzo, ossia si ha il picco dello sciame di meteore delle Perseidi: insomma, in parole povere, le stelle cadenti. E quindi mi sembra un buon momento per annunciarvi che il 1 Settembre esce La Sfrontata Bellezza del Cosmo, ossia il mio nuovo libro divulgativo di astronomia. Agevolo qui sotto copertina :) . Sempre un sacco grazie a Tiziano Toma, che è l’amico fotografo che mi ha fatto queste foto splendide che, in quanto splendide, sto usando tantissimo in giro :P . E grazie anche all’amica stilista Pamela Fornari per il vestito, che resta uno dei miei preferiti :) .

Dunque, il libro. Il libro vuole essere un racconto per immagini del nostro rapporto col cosmo; ho scelto quattordici immagini – non tutte scientifiche, non tutte foto astronomiche per come ce le immaginiamo – che hanno fatto la storia dell’astronomia, o della cultura pop, o che ancora hanno fatto parte della mia storia, o che semplicemente mi piacciono e hanno stimolato la mia curiosità. E le ho raccontate: le storie che ci sono dietro, le persone che le hanno realizzate, la scienza che si portano addosso. E in questo modo ho cercato di raccontare come ci siamo sempre rapportati al cielo, come l’abbiamo studiato, come ci ha sempre affascinati.
Il libro, dicevo, esce il 1 settembre, ma potete preordinarlo già da ora. Qui sotto vi metto alcvuni dei link dove potete trovarlo, ma online si trova facilmente su molti canali.

Mondadori Store
ibs
Amazon

Inoltre, anche se siamo in tempi un po’ particolari e io, ve lo dico con onestà, non me la sento di fare eventi del vivo, volevo celebrare comunque l’uscita del libro con un incontro con voi. Chi mi segue più assiduamente lo sa, in questo periodo in cui siamo fisicamente lontani ho cercato di recuperare online, con tanti incontri diversi, da quelli più istituzionali a quelli più informali. Quindi, l’1 sera, ore 21.00, ci vedremo online per una diretta in cui vi racconterò una delle storie del libro; di sicuro sarò sia su Instagram che su Facebook, ma tutti i dettagli ve li darò più avanti.
Intanto, grazie a chi vorrà accompagnarmi in questo ulteriore e nuovo viaggio: ho scritto La Sfrontata Bellezza del Cosmo prima della pandemia, ma è stato in lockdown che ho sbrogliato i punti più complessi, che ho corretto la prima stesura. È stato uno dei pochi lavori che sono riuscita a portare avanti in quel periodo per me molto complicato. Considerate anche che l’ultimo viaggio che ho fatto, prima del patatrac, è stato in Rizzoli, per presentare il libro in casa editrice. L’ultimo treno, l’ultimo incontro con gli amici della casa editrice; tutte cose che continuano a mancarmi tantissimo. Ma per fortuna i libri ci uniscono, ci tengono assieme anche quando siamo distanti, e il cielo ci unisce tutti, ogni notte, con la sua immensa bellezza che non cessa di stupirci e sconvolgerci :) .

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Licia @UltraPop 14 e 17 luglio

Torno su questi lidi perché questa settimana faccio due cose online; come sapete, al momento faccio incontri solo con questa modalità, vi dico tranquillamente che non me la sento di fare incontri in presenza, stante la situazione epidemiologica, vedremo in futuro :) .
Anyway, partecipo a UltraPop, festival di cultura pop che si tiene live su Twitch, inizia oggi, e finisce il 19. Al link trovate tutto il programma; c’è un sacchissimo di gente figa, e poi ci sono io :P . Gli appuntamenti sono i seguenti:

martedì 14 luglio 2020
h 16.00
Panel sulla letteratura fantasy

Venerdì 17 luglio 2020
h 21.00
Vi parlo un po’ delle mie passioni poppare :) .

Bon, ripeto, è online, quindi non avete scuse :P . Stay tuned, che prima delle vacanze ci sarà un’altra cosa :) .

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Quando potrò di nuovo vedere il mare, e farmi una lunga nuotata in solitaria tra i pesci.
Quando potrò semplicemente nuotare, per il puro piacere di sentire il corpo che fende l’acqua preciso.
Quando potrò mettere di nuovo i tacchi, o un vestito che mi piace, per uscire.
Quando potrò di nuovo mettere piede su un aereo, e avere paura, e piangere al decollo, e poi atterrare e dirmi che ne valeva comunque la pena.
Quando potrò prendere un treno, infilarmi le cuffie nelle orecchie e lasciarmi soltanto trasportare dai binari e dalla musica, anche solo come le ultime volte, quando ero un po’ tesa e avevo paura anche lì.
Quando potrò muovermi nella folla isolandomi da tutto con la musica, sgusciando nella città come un pesce in un acquario, persa in un mondo mio, ma comunque intrecciato a quello di tutti gli altri.
Quando potrò guardare in faccia una persona con cui lavoro o che conosco senza mascherina o uno schermo di mezzo.
Quando potrò viaggiare per lavoro e incontrare gente che non conosco, lasciarmi stupire da quel che posso imparare da loro, tessere legami che forse finiranno in collaborazioni future, o in amicizie, o forse si esauriranno in una semplice serata piacevole.
Quando potrò mettere piede fuori da qui solo perché mi va, e ricominciare a passeggiare senza meta, col semplice gusto di farlo.
Quando riuscirò a uscire da questa scatola mentale, in cui tutto si somiglia e si ripete identico, in cui anche le idee, l’ispirazione, la voglia di fare, si rattrappiscono.
Quando smetterò di avere sempre paura.

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La Cura di Licia (sì, è una citazione)

La quarantena, in questa forma che abbiamo conosciuto fin qui, sta per finire. Lo so che dal 4 maggio, per noi comuni mortali, non cambierà pressoché nulla, ma non ha importanza: cambia la percezione delle cose. Il 4 maggio è una data simbolica. È l’inizio di quella “nuova normalità” che è diventato il nuovo mantra. Che somigli incredibilmente alla vecchia quarantena è un dettaglio.
È un po’ che mi interrogo su queste settimane chiusa in casa e su questo dopo misterioso di cui non sappiamo molto, in primis quanto durerà. E ho realizzato un paio di cose: che all’inizio l’ho presa malissimo, e non credo comunque di esserne fuori, perché io non ne sono mai fuori. Basta sempre poco per farmi uscire di brocca. Ma sono riuscita anche ad adattarmi più rapidamente di altra gente. vedo in giro fare discorsi che mi sarebbero appartenuti un paio di settimane fa, ora non più. Ora ho fatto la tana nel mondo pandemico e mi sono adattata. Fino al prossimo capovolgimento di cose, ovvio. Poi ho capito che questo tempo – che, se lo guardo adesso, mi sembra essere passato rapidissimo, quasi non fosse esistito affatto – l’ho passato a fare cose che non mi appartengono. Proprio come fosse stato una sospensione della mia vita solita, ho scritto pochissimo (al netto, solo questo), lavorato lo stretto indispensabile, e fatto cose che non avevo mai fatto, o fatto poco, prima. Ho letto tantissimo ad alta voce, che non è il mio mestiere, ovviamente. Ma mi piace, mi dà una mano a mettere ancora a posto la dizione, e allora lo faccio, perché sì, anche se leggo male, come si intitola la rubrica su Instagram. Ho fatto foto. Che non è il mio mestiere. Direi che è evidente dai risultati. Ma siccome non riuscivo a dire quel che sentivo con le parole – un fatto assolutamente inedito e terrificante per me, credetemi – potevo farlo con le immagini. Mi lamento spesso, di recente, di fare poche foto, di non cercare di crescere in quest’ambito, e stare chiusa in un posto che conosco benissimo mi è parso un buon modo per esercitarmi. E anche qui, chissene dei risultati.
Ma, soprattutto, ho tradotto. Ho tradotto tutto intero un libro, The Hollow Boy, terzo libro della saga di Lockwood & Co. di Jonathan Stroud che, come credo sia ormai noto urbi et orbi, è il mio scrittore fantasy preferito (lo sapete che ha partecipato ai Libri sul Comodino dell’ultima puntata di Terza Pagina? Sapevatelo! :P ). La saga di Lockwood l’adoro, in Italia sono stati tradotti solo i primi due volumi, The Hollow Boy è forse il mio preferito, e allora l’ho fatto. L’ho fatto perché da sempre avrei voluto tradurre. Ho avuto vaghe esperienza con la cosa, in passato. Già a scuola, tradurre dal latino mi dava un piacere strano. Perché io non volevo solo fare la versione: volevo scrivere una roba che avesse senso pure in italiano, non quelle cose tradotte male che non hanno né capo né coda. Era come risolvere un puzzle: non solo cercare le parole sul dizionario, ma cercare la parola giusta che rendesse il senso del testo, e al tempo stesso suonasse bene nel contesto. Riscrivere, forse, coi limiti del caso. Quel piacere lì, l’ho ritrovato quando ho iniziato a imparare meglio l’inglese. Col francese è un po’ più facile: la struttura della frase è quella, molto simili all’italiano, il puzzle è più semplice. Con l’inglese no. La distanza è maggiore. Non puoi tradurre uno a uno, perché non avrebbe senso: devi risolvere la frase come fosse un enigma, mettendo assieme il senso, la comprensibilità e lo stile.
Prima di quest’impresa, in vita mia avevo tradotto solo due cose: un piccolo libro, che però non è mai stato pubblicato per vicende varie per cui, nonostante avessi finito il lavoro, non sono arrivata alla firma del contratto, e i testi di alcuni siti, tra cui una pagina di Wikipedia. Quindi io non traduco. Non è il mio lavoro. Ho fatto quel che ho fatto, di nuovo, perché ne avevo bisogno.
Innanzitutto, perché ho scoperto che mi distraeva tantissimo. Quando mi mettevo lì a tradurre, non c’era altro, e in una fase in cui concentrarmi su un lavoro creativo mi richiedeva uno sforzo sovrumano, perché l’unica cosa cui riuscivo a pensare era l’ansia che avevo addosso, la paura sorda di un futuro inconoscibile, ma che mi appariva comunque tremendo, è stata una vera e propria ancora di salvezza. Una sera mi sono messa lì a lavorare a mezzanotte; non riuscivo a dormire, mi veniva da piangere ed ero spaventatissima. Mi sono seduta alla scrivania, e mi sono fatta portare per mano dalla storia. E ha funzionato. Un’ora così, sono tornata a letto, ho messo la testa sul cuscino e mi sono addormentata.
Poi, quando ho iniziato a stare un po’ meglio, mi sono accorta che tradurre mi aiutava anche in un altro senso. È una specie di forma di scrittura a bassa intensità. Non devi inventarti una storia, creare un mondo, spremerti per raccontarla, facendo per altro appello a emozioni delle quali, in quel momento, mi sentivo completamente prosciugata. Devi farti guidare da un altro, e rifrasarlo. È stata come una cura, per me. È stato come reimparare ad avere a che fare con la fantasia, che mi si era d’improvviso disseccata, come succedeva quando ero adolescente, volevo scrivere, e non mi fidavo di nessuna storia mi venisse in mente per farlo. È stato importante fosse una storia che amavo; l’effetto che aveva su di me, di profondo piacere, mi ha ricordato l’importanza delle storie, dell’ascoltarle e del narrarle.
Infine, quando ormai la voglia di raccontare cose mie mi è tornata, mi ha permesso di godere più profondamente di una storia che amo. Quando leggi un libro per puro piacere, soprattutto se è in un’altra lingua, qualcosa ti sfugge sempre. Ma se lo devi tradurre, non ti puoi distrarre, devi stare attaccato ai punti e alle virgole, e quel termine, che in prima lettura avevi vagamente capito e non avevi approfondito, perché tanto il senso lo avevi colto, ora lo devi per forza comprendere meglio che puoi. Ho scoperto preziosismi di stile che prima avevo perso, metafore geniali che non ricordavo e che mi facevano scendere i brividi di piacere giù per la schiena. È stato come vederlo al microscopio, ma senza perdere lo sguardo d’insieme, come navigarci dentro, immergercisi e godere della sensazione di stare sott’acqua, una delle cose che più amo nella vita.
Ora, ho finito. Sono 420 venti pagine che nelle mie intenzioni forse un giorno leggerà mia figlia – stiamo leggendo assieme il primo, La Scala Urlante – ma più probabilmente non leggerà mai nessuno. Perché non è questa la ragione per cui l’ho fatto. È stata la mia cura, null’altro. La Cura di Licia, per parafrasare un altro libro amato, La Cura del Gorilla di Sandrone Dazieri. E so che andrò avanti. Tradurrò quello dopo e così finché avrò voglia, perché mi aiuta, e credo di averne ancora bisogno, anche solo perché mi tiene un po’ lontana dai social, che in questo periodo mi fanno più male del solito.
Le storie ci salvano, è questa la verità, e a volte lo fanno in modi che non avremmo mai immaginato. Questa storia oggi ha salvato me, e non potrò mai dimenticarlo.

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Cose che ho fatto in quarantena

Davanti a noi abbiamo almeno un’altra settimana di quarantena stretta, e poi un tempo indefinito in cui ci toccherà comunque stare in casa più del solito.
Arrivo lo stesso in ritardo, ma per questi giorni vi faccio comunque un breve riassuntino di robe che ho fatto/sto facendo in questo periodo.
C’è sempre il Diario Cileno, per chi ancora non l’avesse letto, gratis a questo link e al costo simbolico di un euro su Amazon.
Ho scritto anche un breve racconto post-apocalittico, in cui più che altro ho voluto esprimere l’amore che provo per il posto in cui vivo, e che in questo momento mi è precluso come il 99% della roba che sta fuori dalla mia porta di casa. Lo potete leggere qua. Se preferite, potete ascoltarlo dalla mia viva voce in questo video su Youtube.
Sul mio canale di YouTube sto anche cercando di caricare i video delle letture di questo periodo. Vado lenta, lo so, scusate. In quarantena il tempo mi passa più rapido di quando sono libera :P .
Infine, ho messo su un progetto fotografico sulla quarantena; niente di che, le solite foto sceme, con le quali però sto cercando di raccontare come mi sento, come è cambiato il mio rapporto col mondo e anche con la mia casa, con me stessa, persino. Le didascalie sono in inglese, perché, boh, pensavo che a un certo punto a uno che dall’estero leggesse cosa stava succedendo in Italia potesse interessare sapere come vive la gente che per fortuna ancora non ha fatto i conti direttamente col virus (o forse sì, nessuno di noi lo sa, in verità). Su Facebook sto provando a ripostare pian piano tutto anche in italiano.
La storia in questo periodo non la sto certo facendo io, ovviamente. Ma non credo che quel che abbiamo fatto e stiamo facendo in questo periodo non abbia importanza, o meriti di andare perduto. Per me la vita è soprattutto esperienze, è il momento che sto vivendo, e voglio ricordarlo. E poi, se anche mezza di queste cose qua vi fa sorridere, vi distrae, o anche riflettere senza troppe ansie, credo non sia stato inutile. Enjoy in ogni caso :) .

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Riflessioni sparse

All’inizio di tutta questa storia, quando la mia ansia era oltre i livelli di guardia, mi si fece notare che il problema non era tanto il virus o la situazione, ma io e come la stavo prendendo.
Ecco, quella cosa, che allora non capii a fondo, ora si applica a tutta intera la nostra società. La stiamo prendendo malissimo, ma nel senso che il nostro prenderla così male, un po’ da tutti i lati, ci sta attivamente allontanando da qualsiasi possibile soluzione a una situazione sì brutta, ma che si è ripetuta infinite volte nella storia dell’uomo, che è connaturata alla nostra esperienza da quando abbiamo avuto quella gran bella idea di smettere di essere cacciatori e raccoglitori, e metterci a fare gli agricoltori e i pastori.
La nostra società è preda da settimane di una crisi isterica generalizzata, basata sul fatto che a nessuno di noi era mai capitata una cosa del genere, e che se n’era persa persino la memoria storica. La spagnola, l’ultimo grande evento simile a quello che stiamo vivendo, dista cento anni pari pari, piuttosto pochi, a ben vedere; eppure, finita, l’abbiamo abilmente rimossa e infilata nel cassetto delle cose che abbiamo arbitrariamente deciso non potessero più capitarci.
Del rapporto schizofrenico delle società moderne con la scienza ho già detto: o prevale il complottismo, che è uno scimmiottamento della scienza, oppure la scienza diventa la nuova divinità laica che tutto sa e tutto può. Eh sì che ce l’avevano detto: non sappiamo molte più cose di quelle che conosciamo, la scienza non ha tutte le risposte, e, quando ne trova alcune, ci mette tantissimo tempo e sono tipicamente risposte limitate nel tempo e nello spazio. Ma no; le epidemie sono cose morte e sepolte, perché abbiamo gli antibiotici, i vaccini e i medicinali. E allora quel che è successo è che abbiamo perso la capacità di accettare di non sapere le cose.
Non sappiamo la letalità del virus, non sappiamo come si diffonda, non sappiamo quanto sia contagioso, non sappiamo quali sintomi abbia, non sappiamo come si cura. E questa cosa ci manda ai matti. Perché per gli ultimi ottant’anni abbiamo vissuto in un’illusione di certezza cui ci siamo assuefatti: nonostante tutto quel che ci dicevamo, sapevamo dove stavamo andando, anche quando avevamo la certezza che la strada fosse sbagliata (vedi cambiamento climatico, per dire). Così, alla prima incertezza vera, alla prima battuta d’arresto, siamo rimasti tutti di sasso.
Cerchiamo disperatamente certezze: sapere quando finirà, sapere come finirà, che fine faranno i nostri progetti, quel che facevamo prima. E non avendo risposte, ci creiamo come sempre degli idoli: i runner che escono e spargono il contagio, le code sulle strade – causate semplicemente dai posti di blocco che abbiamo voluto per essere sicuri che tutti rispettino la quarantena – di chi si suppone vada in vacanza, i complottismi e ogni sorta di idea bislacca su come evitare il contagio. Ora come ai tempi della peste di Manzoni, e prima ancora quella del ’300, e poi ancora più indietro. Ogni volta lo schema è sempre più o meno quello. Ci credevamo moderni, ma siamo come i nostri antenati: preda di malattie sconosciute, e proni alla superstizione.
Ovviamente, ci sono domande che è giusto farsi: chiedersi di chi sia la responsabilità della tragedia italiana, che al momento non ha eguali nel mondo, domandarsi dove abbiamo sbagliato, o come proseguire da qui in avanti. Tutto giusto. Ma il senso di catastrofe che emerge dai social, persino dagli sguardi da gatto paralizzato dal terrore davanti alla macchina che lo investirà che ognuno di noi sfoggia mentre va a fare la spesa, beh, quelli non servono a niente.
Ci è capitato perché sì. Ok, ci sono indubbiamente errori che abbiamo compiuto che hanno portato alla pandemia. Ma saremo tutti d’accordo che son ben veniali rispetto al prezzo che stiamo pagando. Quindi è capitato perché capita. Non ne sapremo ancora a lungo, e nel frattempo c’è una sola cosa da fare. Accettare la situazione e adattarsi.
Pensavo che ci avrei messo una vita ad adattarmi a stare sempre dentro casa, a fare due ore di fila al supermercato, a convivere con la consapevolezza che i miei cari possano morire e la causa della loro morte possa essere io. E invece ci ho fatto i conti. Ieri, con la mascherina, in fila dal salumiere, canticchiavo Lady Gaga che stava passando alla radio. Mi sono inventata una nuova routine per la giornata, sto pensando a nuovi modi per fare spesa che non passino dal supermercato. Non penso mai a quando tornerò al ristorante, a fare presentazioni, ad andare in vacanza. Accetto l’oggi per quel che è.
Certo per me è facile. Sono entrata in questa quarantena con tutte le facilitazioni possibili e immaginabili e con un solo handicap. C’è gente che vive in condizioni intollerabili, e ovviamente occorre fare tutto il possibile perché questa gente possa uscire viva e in salute da questa epidemia – perché non si muore solo di COVID, in questo periodo, ma ci piace dimenticarlo -, ma per il resto, la vita ci ha dato molti limoni, da un giorno all’altro. Possiamo star qui a piangere, o farci una marmellata, o tanta limonata. Ci si adatta; l’homo sapiens non sarebbe arrivato fin qua se non sapesse adattarsi pressoché a tutto. E ci si adatta pure a vivere nell’incertezza. Perché la verità è che l’incertezza è sempre esistita. Non abbiamo mai saputo davvero niente, ma ce la raccontavamo. Ora non possiamo raccontarcela più, meglio farci i conti.
Ho avuto un sacco di problemi, nella mia vita, con la spiritualità, chiamiamola così. È un aspetto ineliminabile del mio essere, ma è anche qualcosa che non riesco ad accettare così, senza star lì a farmi duemila problemi e domande, a credere e basta. Non sono io, semplicemente. Ma se c’è una cosa che alla fine mi piace del modo in cui l’ha Chiesa ha deciso di stare accanto alla gente in questo periodo, è che non ti dice “passerà” – continuo a odiare l’hashtag “andrà tutto bene”, quando in realtà per milioni di persone le cose sono già andate malissimo -, non ti promette che Dio stenderà il suo braccio e da domani si torna alla normalità, qualsiasi cosa significhi – a parte un paio di cadute di stile qua e là in questo senso -. Ti dice invece che la sofferenza, nel suo complesso, non si può eliminare. Si può alleviare, le puoi sfuggire un certo numero di volte, ma prima o poi ti acchiappa e non potrai scappare. E allora potrai solo stringere i denti, sapere che non sei solo, e dirti “adda’ passa’ a nuttata”. Sì, quel che dice Eduardo in Napoli Milionaria. Devi passare attraverso la tempesta, perché non c’è altro modo. La devi accettare, perché questa è la vita. O così, o strappi il biglietto, come diceva Ivan ne I Fratelli Karamazov, e io, nonostante tutto, quel biglietto me lo voglio ancora tenere molto caro.
Ecco. Io penso che dovremmo stare tutti un po’ più calmi. Insistere per ottenere dai nostri governanti tutto il possibile, ma smettere di cercare l’impossibile. È già successo, succederà ancora. Siamo fragili, bella scoperta. Ma non è che non lo fossimo prima: prima ce lo potevamo negare, ora non più. Non andrà tutto bene. Ma andrà, come è sempre andata.

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