Star Trek: Picard. Dunque è possibile.

Non vorrei fare la figura di Lisa Simpson, la risposta di Springfield a una domanda che nessuno ha posto, ma in effetti qualcuno di voi sui social mi ha chiesto di parlarne, e quindi vado: che ne penso di Picard.
Salto il contesto e le righe di spiegazione, perché suppongo tutti sappiamo di cosa si stia parlando, ossia la nuova serie targata Star Trek. L’unica cosa che vi serve sapere, è la mia opinione – pessima – sull’ultimo prodotto del franchise, ossia Discovery. In sintesi, un prodotto di grandissima pretenziosità, popolato da personaggi per lo più insopportabili, in cui non c’era un’oncia dello spirito che uno spettatore si attenda da un prodotto targato Star Trek. La seconda stagione era un po’ meglio, ma manco tanto.
Allora, che dire. Innanzitutto che un episodio solo è un po’ poco per trarre delle conclusioni generali, ma può bastare per un paio di riflessioni di massima, e soprattutto per chiedersi se ci sono le premesse per qualcosa non dico di eccellente, ma che si ha voglia di continuare a vedere. E la risposta è sì. Sì, vien voglia di andare avanti; sì, c’è una trama, portata avanti col giusto grado di sorpresa, ma anche col corretto contorno di cose che uno vorrebbe, se sta guardando Star Trek. Perché il problema è il solito, il dilemma Star Wars: da un lato devi per forza conquistare un pubblico nuovo, che magari Star Trek non sa che sia, ma dall’altro vorresti tirarti dietro i quarantenni, che spesso sono cresciuti con The Next Generation, e sui quali funziona soprattutto l’effetto nostalgia. Con me Picard parte avvantaggiatissimo, perché Picard, appunto, è il mio capitano preferito, e la stessa cosa vale per un bel po’ di Trekker là fuori. Ma ovviamente non basta.
Picard si districa agevolmente tra le due istanze: da un lato, riesce a ricreare quell’atmosfera che per l’appassionato sa subito di The Next Generation, e lo fa recuperando due dei personaggi più amati ed emblematici di quella stagione (sì, sto parlando di Data), dall’altra decide di non ignorare che il tempo sia passato, ma anzi di sbattercelo in faccia, e rendere l’irrecuperabilità di un certo passato un elemento di trama. Picard è invecchiato, non fa più parte della Flotta Stellare, dalla quale per altro è uscito in polemica con le sue politiche. Ci sono piccole cose che ti fanno capire che un prodotto sta andando nella giusta direzione, e in questa prima puntata quella piccola cosa è Picard che in una scena d’azione non sta là a zompare da un lato all’altro come avesse ancora quarant’anni – una cosa abbastanza ridicola che era successa con Riker in Nemesis, per dire – ma, da bravo ottante, nun gliela fa’. E il fatto che ansimi sulle scale non gli toglie una briciola del suo carisma, ma anzi ci parla di un eroe al tramonto, che però ancora ha cose da dire, pur nei suoi ovvi limiti fisici. Anche perché poi la quota action necessaria è espletata un po’ da tutti i personaggi che gli stanno intorno.
A metà puntata, senza fare troppi spoiler, c’è pure un colpo di scena abbastanza notevole, e la spiegazione del mondo è portata avanti con uno stratagemma abbastanza standard, ma comunque efficace, evitando pallosi spiegoni. Lo sviluppo della trama, per altro, è abbastanza solido da lasciarci la netta sensazione che quel che non abbiamo capito ci verrà spiegato più avanti.
Nota di merito per la fotografia, che più di tantissimi altri aspetti riesce a rendere l’idea che stiamo aggiornando il mito a una versione più moderna.
Insomma, stando a questa prima puntata, Picard è una roba solida, in cui i fan di vecchia data potranno sentirsi a casa senza imbarazzi, e i nuovi si spera troveranno robe interessanti e adatte al loro gusto. Non lo so con certezza perché io sono vecchia dentro e faccio parte della quota nostalgia del target di riferimento.
Il commento che mi sale su dal cuore è “dunque è possibile”, e senza manco troppa fatica: è possibile prendere Star Trek e farne una cosa che non sembri vecchia come il cucco ma mantenga quel cuore di utopia che è il tratto distintivo della saga. È possibile prendere tutto ciò che di buono c’è stato fin qui, e aggiornarlo, senza dar l’impressione di star riscaldando una vecchia minestra, né cercando di andar dietro spasmodicamente alle ultime tendenze del mercato senza averle per altro ben capite. Si può fare, con una cosa che al momento forse non appare memorabile, ma godibile sì.
Io gli do fiducia. Ci voglio credere, perché le premesse ci sono, perché tutto mi pare, mi ripeto, solido, e ormai per me è la cosa principale. E perché gli ingredienti della ricetta, sono di mio gradimento. A questo punto, non resta che attendere venerdì prossimo.

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3 risposte a Star Trek: Picard. Dunque è possibile.

  1. PL scrive:


    Ho pensato la stessa identica cosa. Nel mio caso, anche perché, finalmente, hanno fatto qualcosa che non è un prequel. :D
    La nostalgia ci fa vedere le cose filtrate dai ricordi – la maggior parte delle volte idealizzate. Ma è assurdo riproporre ciò che è passato senza aggiornarlo, o peggio aggiornandolo in modo sbagliato, senza concentrarsi su ciò che lo aveva reso valido in origine. E anche noi siamo cresciuti, nel frattempo.
    Aggiornare non è facile. È inevitabile, si perde qualcosa e si aggiunge qualcosa di nuovo. Più o meno, la definizione di crescita.

    • PL scrive:

      All’inizio del commento avevo citato questa parte del post:

      “Il commento che mi sale su dal cuore è “dunque è possibile”, e senza manco troppa fatica: è possibile prendere Star Trek e farne una cosa che non sembri vecchia come il cucco ma mantenga quel cuore di utopia che è il tratto distintivo della saga.”
      Evidentemente ho sbagliato qualcosa con i tag :)

  2. Paolo scrive:

    Per quanto ininfluente, concordo in pieno. L’inizio di una serie dove Picard è Picard uomo, con le proprie difficoltà ed arrabbiature.
    La trama è buona e sufficientemente ricca di suspence da attrarre lo spettatore. Insomma: mi piace davvero. A differenza dei precedenti prodotti che non mi avevano proprio detto niente.

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