Quando potrò di nuovo vedere il mare, e farmi una lunga nuotata in solitaria tra i pesci.
Quando potrò semplicemente nuotare, per il puro piacere di sentire il corpo che fende l’acqua preciso.
Quando potrò mettere di nuovo i tacchi, o un vestito che mi piace, per uscire.
Quando potrò di nuovo mettere piede su un aereo, e avere paura, e piangere al decollo, e poi atterrare e dirmi che ne valeva comunque la pena.
Quando potrò prendere un treno, infilarmi le cuffie nelle orecchie e lasciarmi soltanto trasportare dai binari e dalla musica, anche solo come le ultime volte, quando ero un po’ tesa e avevo paura anche lì.
Quando potrò muovermi nella folla isolandomi da tutto con la musica, sgusciando nella città come un pesce in un acquario, persa in un mondo mio, ma comunque intrecciato a quello di tutti gli altri.
Quando potrò guardare in faccia una persona con cui lavoro o che conosco senza mascherina o uno schermo di mezzo.
Quando potrò viaggiare per lavoro e incontrare gente che non conosco, lasciarmi stupire da quel che posso imparare da loro, tessere legami che forse finiranno in collaborazioni future, o in amicizie, o forse si esauriranno in una semplice serata piacevole.
Quando potrò mettere piede fuori da qui solo perché mi va, e ricominciare a passeggiare senza meta, col semplice gusto di farlo.
Quando riuscirò a uscire da questa scatola mentale, in cui tutto si somiglia e si ripete identico, in cui anche le idee, l’ispirazione, la voglia di fare, si rattrappiscono.
Quando smetterò di avere sempre paura.

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Una risposta a

  1. Antonella scrive:

    Non sei proprio negata per la poesia come dicevi.

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