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8
febbraio 2010

Oggi ritorno a lavoro. Ma non torno a lavoro. Infatti continuerò il mio dottorato, almeno per qualche mese, da casa. I vantaggi di un lavoro che si può fare in remoto per le operazioni più time consuming (ci sono processi che usiamo per l’elaborazione dei dati che possono impiegare settimane) e in locale sul proprio mac per le cose più semplici.
Sono contenta di ricominciare. Il vortice angosciante di pessima tv e vagolare senza meta su internet mi stava ammazzando, anche se avevo iniziato a mettere mano al prossimo libro. Ho bisogno di ricominciare a fare le cose di prima, sentirmi parte del consesso sociale e produttivo.
Per altro, finalmente questa cosa troverà un senso all’hobby di Giuliano col quale io ho sempre fatto a cazzotti. Lui è un appassionato di retrocomputing. A casa avremo una ventina di computer che ha preso in giro a quattro lire e che appartengono al giurassico dell’informatica. Abbiamo roba dagli anni ‘80 in su, compreso anche il mitico server sul quale facemmo le nostre tesi, il mai dimenticato Fornax (che, per la cronaca, si chiamava così per l’omonima galassia). Io ho sempre visto la sua collezione come il fumo negli occhi. A casa vecchia aveva colonizzato il soggiorno, dando al tutto quell’aria di disordine estremo che mi dava ai nervi. Intendiamoci, casa mia è sempre in disordine, ma pure i pc infilati in ogni dove è troppo. Adesso che ha una cameretta tutta sua dove infilarci i pupi, va molto meglio.
Comunque, Giuliano è appassionato di informatica tout court, per cui abbiamo anche pc non esattamente all’ultimo grido, ma ancora molto buoni per farci girare su i programmi che usiamo per il lavoro. E infatti attrezzeremo un computer perché ci possa lavorare agevolmente. Così magari farò pace anche col retrocomputing.
Insomma, si ricomincia. E confesso che ne sono proprio contenta.

6
febbraio 2010

Arrivo in ritardo di due giorni, ma ieri è stata una giornatina decisamente intensa (tra le altre cose, ne dico una sola: strufoli), per cui penso mi perdonerete. È uscito Quella Notte alla Diaz, di Christian Mirra, la graphic novel di cui vi avevo parlato qualche tempo fa. Rinnovo quanto detto allora: è un libro necessario, e io mi sento di consigliarvelo caldamente.
En passant, ringrazio Christian: non vorrei dire cazzate, ma penso sia la prima volta che mi ritrovo nei ringraziamenti di un libro :) .

4
febbraio 2010

L’allattamento si sta dimostrando deleterio per me. Non tanto per il gesto in sé, che mi piace molto, a parte quando ti devi svegliare nel cuore della notte per sfamare gli affamati e la palpebra ti casca inesorabilmente, ma per il fatto che mi sta portando a vedere un sacco di tv. Mi spiego. L’allattamento in genere dura un tot. Quindi hai bisogno di un orologio sottomano. Mentre allatti, non puoi fare molto altro. Leggere è complicato, per cui, dopo le prime volte in cui passi il tempo a guardare con aria estatica la creatura che ti ciancica un capezzolo, poi ti abitui, e cerchi qualcos’altro da fare. E guardare la tv è l’ultima alternativa che ti resta.
Avete mai acceso la tv nel pomeriggio? Di pomeriggio davanti alla tv c’è solo la gente che lavora a casa, classificata sbrigativamente sotto la voce “massaia” da chi fa i palinsesti. Ora, a giudicare da quel che ci propinano a quell’ora lì, direi che la visione che un autore televisivo ha della casalinga media è a dir poco desolante. Domina il talk show, quella cosa lì in cui vengono invitati una gnocca, uno che per qualche ragione ignota viene definito intellettuale e se possibile un caso umano, e li si mette a discutere di qualcosa, nella speranza che vengano alle mani. Gli argomenti sono sempre di altissima filosofia: è giusto ritornare in forma dopo il parto, o la neomamma, visto che ormai è appunto Madre (inserire immagine di Madonna con Bambino), deve essere il più sciatta possibile onde dimostrare urbi et orbi che lei si dedica interamente alla prole? È giusto dimagrire o è più sana una che pesa 120 chili e dice di star bene col suo corpo (e infatti è il suo corpo che non sta bene con lei, dato che le impone diabete, cardiopatie varie altre amenità)? È giusto divorziare o bisogna stare insieme per i figli?
Uno dice, vabbeh, l’argomento è un po’ così, ma se viene trattato con intelligenza…In genere il tono è molto da “signora mia, un tempo qui era tutta campagna”. C’è sempre qualcuno che invoca i bei tempi andati (“una volta i giovani…”), un’altra che dall’alto del tacco dodici e della minigonna ascellare tuona parla dell’importanza di essere e non apparire e quell’altro che si appella alla mancanza di moralità. La sagra del luogo comune. Ne esce fuori un’immagine desolante dell’umanità. Gente che sgomita per apparire, che non ha nulla da dire perché sostanzialmente non pensa nulla, e allora si attacca a verità preconfezionate. Io già non ho gran fiducia nell’umanità, e negli italiani men che mai. Questa immersione nel vuoto pneumatico mi sta togliendo quel po’ di speranza residua.
Poi, quando finisci al Grande Fratello capisci di aver toccato il fondo. Il problema più grave dei Nostri è Caio che ha mandato in nomination Tizio. Segue discussione accesa, con pianto finale, sottolineati entrambi da musica melodrammatica. Wow.
Eppure questo nulla mi attrae. Avete presente quando ci si affaccia da un balcone al decimo piano, e uno ha sempre quell’irrazionale istinto di sporgersi e buttarsi di sotto? Quella stupida tentazione del vuoto. Ecco, uguale. Mi affaccio sul baratro, e siccome a differenza del caso del balcone, se mi butto non muoio, mi ci immergo. Per vedere fin dove si può arrivare? Per esplorare tutte le possibili declinazioni del nulla? Non lo so. So solo che tempo due minuti e mi ritrovo a inveire contro il televisore, lamentando la vacuità di quel che sto guardando. Misteri della psiche umana. E in tutto questo, sto anche leggendo di meno. Qualcuno mi salvi.

3
febbraio 2010

Ieri sono tornata in palestra. Ridendo e scherzando, era quasi un anno che non correvo su un tapis roulant. L’ultima volta che l’ho fatto, Irene già c’era, ma io non lo sapevo.
Ovviamente ho avuto i miei cinque minuti seiunastronzalascilabimbapercurareiltuocorpo, prontamente combattuti da nonèchepensarealpropriobenesserefacciamalefabeneancheallabimbaavereunamammarilassata.
In palestra ho dovuto rifare l’abbonamento; quando iniziai a prendere l’insulina e fare nove controlli della glicemia al giorno smisi di andare in piscina, un po’ perché infilarcela tra i suddetti nove controlli era complesso, un po’ perché se mi pigliava una crisi ipoglicemica in acqua poi voglio vedere. E la ragazza al bancone mi ha sgamata. Nel senso che mi ha chiesto: “Ma tu sei quella che scrive?”. La mia fama travalica i confini del regno di internet :P . No, è che a quanto pare gliel’aveva detto una collega, che evidentemente mi legge. In verità pensavo mi avrebbero detto “Ah, ma poi hai partorito!”, visto che l’ultima volta che mi hanno vista ero una mongolfiera.
Comunque. Sto divagando.
Non ho fatto chissà che. Venti minuti di corsa, cinque di camminata veloce, braccia e spalle, addominali.
Madonna e quanto sto messa male. Se mi guardi allo specchio sembra più o meno tutto come prima. Forse ho il culo un po’ più grosso e un po’ più di pancetta, ma non sono mai stata una da ventre piatto. Ho anche dei finti muscoli sulle braccia. Ma quando si tratta di metterli in moto…
Le braccia diciamo che ci sono ancora, e il fiato non manca. Sarà l’esercizio che ho fatto al momento del parto (“Respira! Respira! Tira quelle cavolo di maniglie mentre spingi!”), ma diciamo che ancora fanno il loro porco lavoro. Ho anche sbagliato manubri e ho usato un peso doppio rispetto a quello che usavo prima della gravidanza. Ma gli addominali…gli addominali non ci sono più. O meglio. Quelli alti più o meno sono presenti, anche se oggi sono abbastanza uccisa di dolori, ma quelli bassi semplicemente non esistono più. Ho sofferto come un cane per fare dieci sollevamenti delle gambe. Dieci.
Vabbeh. Ci vuole del tempo. Ma io continuo a stupirmi di come una cosa che dura venti ore poi ci metti venti mesi per riprenderti. Comunque, al di là di tutto è stato bello. The Resistance nelle orecchie e il mio corpo che risponde di nuovo, che suda, che fa. Mi è mancato tantissimo. Più dei dolci che non ho potuto toccare per tre mesi. Fare palestra mi rilassa e mi svuota le mente come poche cose. Speriamo di poter ricominciare con una certa frequenza.

P.S.
Oggi devo andare dal dentista. Niente di grave, due piccole carie e una pulizia. Ma sono terrorizzata. L’ultima volta è stato quasi dieci anni fa e andò così. Pregate per me.

1
febbraio 2010

Da stamattina sarà la terza volta che correggo un post polemico. Poi, sai che c’è? Mi sono accorta che non c’ho voglia di far polemica. Anche quando l’argomento, vivaddio, per una volta non è il fantastico, non sono i miei libri, ma è Avatar.
Per cui mi affaccio alla finestra e mi godo il sole a 4° di questo splendido inverno.

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