Il Padre di tutti i Pareri non Richiesti: recensione di GoT8x04

Vabbè, dai, un po’ ci ho preso gusto, per cui, fin quando ne avrò voglia, continuo: il padre di tutti i pareri non richiesti, la recensione della 8×04 di GoT :P .
Ovviamente, SPOILER.
Un po’ di tempo fa, non molto, pubblicai un parere su GoT che condividevo molto, questo qua. Commentai anche dicendo che ormai GoT era diventata una serie fantasy classica. Ecco, a neppure un mese di distanza, lo sviluppo successivo della serie mi fa fare inversione a U. Magari prima della fine cambierò idea ancora altre novanta volte :P .
Se mi conoscete un minimo, avrete capito che questa puntata ha dentro per me una pietra dello scandalo: la morte di Rhaegar. E siamo a due. Daenerys è stata sette stagioni con tre draghi pressoché inutilizzati, a parte qualche “dracarys” ben piazzato, e adesso, nel giro di cinque episodi, ne ha persi due. Prevedo che prima della fine, forse direttamente nel prossimo episodio, ci dirà addio pure Drogon.
Non che ci sia nulla di male, in linea di principio. È una guerra, ci sono delle perdite, ognuno si gioca le sue carte in modo da infliggere danni al nemico. Per Cersei, aver ragione dei draghi di Daenerys è questione di vita o di morte. Il problema è a che cosa siano serviti fin qui questi draghi. Già nella battaglia precedente, ne ho discusso qua, sono stati trattati dagli sceneggiatori come una specie di McGuffin di lusso, buono per scene d’impatto, ma che non influiscono mai realmente sulla trama, né hanno un senso tattico vero. Sono stati in volo per 70 minuti perché in realtà gli sceneggiatori non sapevano che farci.
La storia si ripete ora. I draghi di Daenerys, per come sono stati presentati, sono un po’ la bomba atomica di Westeros. Infatti, il dibattito intorno al loro uso è identico: sono un’arma terribile, da usare a scopo deterrente. Appena li abbiamo visti entrare in scena, alla fine della prima stagione, sapevamo che, quando fossero cresciuti, Daenerys li avrebbe usati con successo per prendere il trono. E questo è un problema. Quindi, gli sceneggiatori devono toglierli di mezzo, o è ovvio che Cersei non ha mezza possibilità di vincere, e chi vuole assistere a un massacro indiscriminato di cui si conosce già l’esito?
Qui però c’è un grosso problema di fondo. Non puoi introdurre qualcosa di così potente, e poi togliertelo dai piedi perché, ehi, ragazzi, è troppo forte, ci distrugge l’intreccio. Per altro senza che questo elemento di trama abbia mai fatto la differenza, se non una volta sola, più o meno. Tra l’altro, non è che Cersei stia dando prova di chissà quali fini doti strategiche che giustifichino la sua attuale posizione di predominanza su Daenerys. È solo che nell’altro schieramente non hanno una chiara strategia, hanno un’arma che non sanno come usare e in ultima analisi sono molto più interessati a combattersi tra loro che far le scarpe a lei. Per altro, come fa notare giustamente il Doc Manhattan, nella scena finale della puntata Cersei poteva scatenare gli arcieri e far secchi in un solo colpo Tyrion e Daenerys assieme a ciò che resta degli Immacolati, dando una svolta alla guerra. Invece no, meglio ammazzare Missandei così, a uffa.
Ma il problema è ancora più ampio di così. Gli sceneggiatori, a inizio serie, si sono trovati tra le mani un materiale di partenza sul quale non potevano intervenire: il mondo includeva in particolare alcuni elementi light fantasy, tra cui i White Walkers e i draghi. Ma quello che li interessava di più era l’intrigo. Il sense of wonder, l’epica, e tante altre caratteristiche fondative del fantasy giocano un ruolo nullo in GoT, che è più che altro un thriller politico. Rapidamente, questi elementi sono diventati un ingombro. I White Walkers imbattibili, i draghi potentissimi si sono dimostrati immediatamente pericolosi per lo sviluppo dell’intreccio. Non a caso Daenerys è stata tenuta ben lontana da Westeros così a lungo, e i White Walkers dietro il muro. Al momento della resa dei conti, quando la trama doveva per forza di cose convergere verso un finale, la necessità di aver ragione di questi elementi rapidamente e senza influire troppo sulla trama principale è diventata vitale. Ed ecco che assistiamo all’annichilimento dell’esercito dei morti con una coltellata ben piazzata e a draghi sterminati così, a caso.
GoT non è fantasy. A GoT il fantasy, anzi, fa pure un po’ schifo, coi suoi personaggi predestinati, la magia, il mistero, le creature fantastiche. Non è questo che ci interessa. E allora via. Ma, ripeto, allora non me li mettere proprio. Facciamo una cosa ambientata in un mondo a caso, senza draghi, senza streghe che partoriscono ombre e senza ‘sta roba qua. Funziona uguale. E io non mi faccio un fegato grosso così vedendo draghi massacrati come fossero cavalli.
Ve lo dico: se GoT è l’unico fantasy che seguite e amate, non vi piace il fantasy. Vi piace GoT. Che del fantasy è parente alla lontana. Non c’è niente di male, ma lasciateci soli coi nostri draghi, i nostri mondi incantati, e le nostre stupide magie.
Per il resto, che dire. La prima mezz’ora di puntata, a parte fan service piuttosto smaccato, non aggiunge niente. Scene di addio tirate oltre i limiti del sopportabile, gente che beve e fa battute argute, che potrebbe essere la tag line di serie. Lo diceva anche Tyrion quando era ancora un personaggio interessante: bevo e so cose.
Il resto è broccolo Jon che si dimostra uno Stark ad honorem, Cersei che fa Cersei e Jaime che dopo aver soddisfatto i fan va a grandi falcate verso il suo inevitabile destino. Le distanze non esistono più, gente va e viene da nord a sud come se ci fosse in mezzo il teletrasporto, l’impossibilità di capire quanto tempo stia passando è ormai endemica e segreti mortali ci mettono dieci minuti di screen time a diventare dominio pubblico.
L’arco di Daenerys non mi è chiarissimo: pare sia il jolly, che, a seconda dei casi, puoi giocarti come cattivo o come buono, senza però lineari ragioni di sviluppo psicologico, tranne che i Targaryen sono tutti un po’ matti, si sa.
GoT è imprevedibile, sì. Tanto che io comincio a sperare vinca Cersei, così passa il messaggio che il potere lo vuole e lo può mantenere solo chi è davvero stronzo. Sarebbe un sano e bello spot per l’anarchia. Ma non mi pare un’imprevedibilità che abbia le radici in ciò che è avvenuto prima. È che ci serve così, e allora cambiamo.
Resta al solito l’apparato ben realizzato, le interpretazioni, tutto ciò che GoT ha costruito fin qua e la curiosità di sapere come finisce. Alla fine gli stessi elementi che mi hanno trascinata senza troppo entusiasmo fin qua. Vedremo settimana prossima :) .

0 Tags: ,

Salone del Libro di Torino + Milano

Nonostante qui da me stamattina facessero 5° e si vedesse il fiato, è maggio, e questo, per noi umili lavoratori dell’industria culturale, significa una cosa sola: Salone del Libro di Torino.
Quest’anno ci sarò, ma sotto mentite spoglie, perché presento due fumetti :P . Ma bando alle ciance, che gli appuntamenti sono tanti, con tanto di coda milanese.
Si comincia sabato 11 maggio, allo stand Tunué, con una firma copie dalle 11.00 alle 13.00. Con me ci sarà anche la disegnatrice Arianna Rea. Altra firma copie nel pomeriggio, dalle 15.00 alle 16.00.
Alle 16.30 ci si sposta allo stand del CNR; qui vi firmerò le copie di Comics&Science – The Stellar Issue, il fumetto sull’evoluzione stellare in chiave mitologico-supereroistica di cui ho scritto storia e testi. E per sabato, è tutto.
Domenica 12 maggio, ci comincia sempre allo stand Tunué con due firme copie: 11.00-13.00 e 15.00-17.00, sempre assieme ad Arianna Rea.
Nel mezzo, ci spostiamo quindi tutti in Arena Bookstock, alle 13.30 io e Arianna parteciperemo a un contest organizzato in collaborazione con Lucca Comics&Games. È un quiz con partecipazione del pubblico a tema Monster Allergy, quindi studiate: io ho già iniziato :P .
Infine, alle ore 17.00, allo stand di Lucca Comics&Games, incontro sempre su Monster Allergy. Per il Salone, è tutto.
Il giorno seguente, a Milano, io e Arianna saremo alla Mondadori Duomo, ore 18.30, a parlarvi de Il Filo di Arianna.
Per ora è tutto, ma sono in ballo altre cosine, che vi dirò appena saranno tutte definite. Nel frattempo, venite a Torino, venite a Milano, che poi, dopo metà giugno, tra Cile e mare, in giro mi si vedrà poco :P .

0 Tags: , , , , , ,

Monster Allergy 34 @Mondadori Via Cola di Rienzo, il 4 Maggio alle 18.00

È una giornata bigissima, in quel di Roma. Niente gita fuori porta…fa pure freddo…per cui direi che il modo migliore per passarla è venire alla Mondadori Cola di Rienzo, alle 18.00, a parlare un po’ di Monster Allergy 34 – Il Filo di Arianna! Ci saremo io, Francesco Artibani, Katja Centomo e Arianna Rea: tutta la squadra al completo, insomma!
Vi si attende ;)

0 Tags: ,

La Madre di Tutte le Recensioni non Richieste: GoT 8×03

So che non dovrei. Non dopo anni passati a far la brava e cercare di non infilarmi in grosse polemiche. Ma niente, una vocina dentro di me mi spinge…spingitori di blogger inutili…e insomma, per amor di flame, La Madre delle Recensioni non Richieste: Game of Thrones 8×03.
Disclaimer: è la mia opinione, non supportata da particolari conoscenze tecniche che le diano un qualche valore, e ammetto che sono generalmente sempre un po’ prevenuta nei confronti di GoT, anche perché è tangenziale al genere che piace a me, nel senso che ci si avvicina quel tanto che basta a darmi false speranze, ma poi è tutt’altro. Quindi, i pochi che mi leggono non mi saltino al collo.
Ovviamente, SPOILER. TANTISSIMI SPOILER.
Allora, è un episodio polarizzante: o ti è piaciuto tantissimo, e hai gridato al capolavoro, o ti ha fatto schifo, e sei deluso. Il che, in linea di massima, segna già chiaramente l’importanza del prodotto. Solo le cose che lasciano un segno si amano o si odiano: tutte le altre, te le dimentichi contestualmente alla visione, e questa qui rimarrà, è indubbio.
Io però, nella scala, dove mi colloco? A metà, direi. Forse avevo eccessive aspettative, forse sono una persona dai gusti piuttosto dozzinali in ambito televisivo, forse il mio televisore non era semplicemente all’altezza, ma niente, a parte un paio di cose che dirò, mi ha davvero impressionata, o profondamente coinvolta, in The Long Night.
Sulla questione del buio, che tiene banco da quando la puntata è stata trasmessa, sorry, ma anch’io l’ho trovata poco riuscita: sì, capisco l’idea di rendere tutto oscuro, perché la notte è buia e piena di terrore, sì, lo spettatore non deve capire nulla, esattamente come i personaggi, e aspettarsi qualsiasi cosa da questo buio, tutto vero, tutto bello. Ma se io ho passato 60 minuti a cercare di ignorare quella voce che nel retro della testa mi sussurrava “ma adesso che sta succedendo? Ma quello lì chi è? Ma è schiattato Caio o è un altro?” forse l’immersione non ti è riuscita proprio al top. E non è solo questione di fotografia livida. È proprio come è girato l’assedio che fa sì che la confusione regni sovrana, anche quando ci si vede benissimo. Io capisco che una produzione televisiva non sarebbe mai stata in grado di girare una cosa del genere, con un tale contenuto di effetti speciali, con la luce del giorno, e vabbè, ma non fatecela passare per una raffinata scelta artistica. Avevate un problema, comprensibilissimo, e avete cercato di risolverlo come fanno tutti, anche questo comprensibilissimo, ma non vi è venuto proprio benissimo, ecco. Se poi, come sospetto, tutto sarebbe stato più chiaro sul tv ultimo modello, che dire, scusa se i miei soldi quest’anno me li sono spesi in altro e non nel cercare di riuscire a contare al buio i peli della barba di Jon con un televisore da mille mila euro. Che poi la puntata l’ho vista su Sky sul televisore di casa, ma non ti abbastava comunque (cit.).
Altro gran problema, le cose che succedono perché devono succedere. Forse Martin ha dei piani chiari per Melisandre, ma gli sceneggiatori no, e così la rossa con lifting incorporato diventa tout court un deus ex machina che ti svolta la trama quando necessario. Compare dal nulla, come dal nulla era comparsa per resuscitare Jon, fa solo lo stretto indispensabile: accende i falcetti dei Dothraki, nell’unica scena che mi abbia davvero dato i brividi, accende la trincea, tutte cose per la verità abbastanza inutili, e infine suggerisce il finale ad Arya, finale che solo io non avevo colto, perché in effetti ce lo sottolineano con l’evidenziatore – occhi azzurri, capito? AZZURRI – perché sono rimbambita. Certo, la giustificazione la possiamo trovare anche qua: è il Signore della Luce che agisce per vie imperscrutabili. Sempre però a favore di sceneggiatura, mi raccomando.
Stesso problema per i draghi, sia di Daenerys che del Night King. È un problema che chiunque faccia fantasy, e più ancora chi lo porta sullo schermo, conosce: come cacchio li usi i draghi in battaglia? Sono potenti, inceneriscono la gente in mezzo secondo, potenzialmente uccidono l’intreccio. E gli sceneggiatori lo sanno bene, visto che hanno fatto l’impossibile per toglierne uno a Daenerys la scorsa stagione e darlo al Night King. A un certo punto ho seriamente pensato che tutta questa battaglia sarebbe servita solo ad accoppare i draghi a Dany e così riequilibrare il prossimo scontro con Cersei. Per fortuna hanno preferito accopparle tutto l’esercito e via. Comunque. Oltre a questo, c’è la questione del combattimento: due formiche sul dorso di due cani come le fai combattere? Perché questo sono Jon e il Night King sui draghi. Sono problemi che capisco benissimo, con cui mi scontro di continuo anch’io. Ebbene, la soluzione è: usiamo i draghi per i dieci minuti finali e via. Nel frattempo, perdono tempo. Il Night King ci mette una vita ad arrivare a Winterfell, Jon e Daenerys passano la battaglia a girare in tondo in mezzo alla tempesta, senza capire cosa fare. Nessuno usa i draghi per niente se non quando costretto: tre fiatelle a inizio battaglia, poi arriva la nebbia e ciao. Diciamo che anche qua ci si poteva inventare qualcosa di più convincente.
Anche il passaggio dagli spazi aperti a quelli chiusi appare confuso e tutto sommato pretestuoso: d’improvviso, i nostri sono tutti stipati dentro, non è ben chiaro perché. Non a combattere. Girano per i corridoi in scene Jurassic Park like. Non è chiarissimo cosa sia successo nel frattempo.
Sorvolo sulle questioni circa le strategie scelte dai Nostri per l’assedio perché, tutto sommato, secondo me lasciano il tempo che trovano: finché fai succedere cose che mi piacciono e mi appassionano, io me ne frego della verosimiglianza. E quindi amen che i Dothraki siano utili quanto il due di bastoni con la briscola a spade, e che tu abbia deciso scientemente di ammazzarli tutti al minuto 1; la scena iniziale delle fiaccole che si spengono è potentissima, e mi ha dato i brividi, per cui sto.
Ma veniamo al vero problema, per me, un problema che, lo ammetto, nasce solo dalle aspettative sbagliate che ho sempre avuto su GoT.
Ricordo che quando lessi il prologo de Il Trono di Spade, in cui compaiono i White Walkers, mi esaltai: avevo trovato il fantasy definitivo. Erano poche pagine di una potenza straordinaria, che facevano appello a tutto quanto di oscuro, primordiale e incontrollabile c’è al mondo, e che comunicavano un senso di orrore supremo. L’inverno stava arrivando, e la sua notte infinita avrebbe portato con sé tutto ciò che temiamo: orrori senza volto che nessuno di noi sarebbe stato in grado di arrestare.
Ora, sono scema, ma non fino al punto di non aver capito, venti pagine dopo, che in realtà Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco non erano quello, bensì un romanzo basato soprattutto sulla costruzione di solidi personaggi e infinite beghe politiche intorno a questo maledetto trono. Un sottogenere che sapevo perfettamente non essere proprio my cup of tea. Infatti mollai la saga al primo libro, anche se Martin aveva provato a fregarmi mettendo in chiusura i draghi. Ma i White Walkers continuavano a essere evocati, e allora prima o poi sarebbero usciti fuori davvero. Così iniziai a seguire la serie televisiva.
Pensateci, i White Walkers sono una presenza costante. Non tanto in termini di screen time, quanto come pericolo evocato, immaginato, negato o temuto. Compaiono poco, in scene gelate e misteriose; fanno cose che non capiamo, sono terribili e oscuri. Ci spiegano poi anche come sono nati, ma questo non intacca l’aura di orrore che si portano dietro. Pensate al simbolo di pezzi di cadaveri che lasciano dietro di sé nella 8×01, all’orrore che quella scena genera. Molti ci dicono che è quello Il Nemico. Hanno costruito un intero muro per tenerli lontani, si favoleggia di queste infinite notti in cui faranno strage dei viventi, al loro confronto il trono sembra solo un gingillo, ed è su queso argomento che fa leva Jon per raccattare un esercito che lo aiuti a fermarli. Tutta la trama di Jon, al di là del classico viaggio dell’eroe, è basata sul difendere Westeros dai morti, e guadagnare autorevolezza sufficiente per riuscire a farlo.
Ecco, di sicuro sbagliavo, ma ammetterete che sbagliavo per una ragione a credere che la guerra contro di loro sarebbe stata importante.
Quando finalmente arriva il loro momento, tutto viene risolto in dieci minuti alla fine della precedente stagione e questi 80 minuti di assedio. L’orrore che viene dal nord, l’esercito che in alcun modo può essere sconfitto, il misterioso Night King, bastano ottanta minuti per levarseli dalle scatole. Quella che speravo sarebbe stata la Grande Guerra per il futuro di Westeros e non solo è un impiccio sul cammino verso il trono di Daenerys e Jon. E basta la lama di Arya. Sì, il pugnale di Bran e tutto quel che volete, la circolarità della trama, oddio tutto torna al principio, bravi, bene, 10+, ma basta il pugnale di Arya. Con un trucchetto anche abbastanza banale. Fuori da Winterfell manco si saranno accorti che è successo qualcosa. Se ne riparla, al massimo, al prossimo inverno.
Ora, io so che non poteva andare altrimenti. Quando l’inverno arriva alla penultima stagione, e ti mancano sei episodi alla fine, è ovvio che per gli scontri che durino più di un’ora e mezza non ci sarà spazio. La cosa è stata resa ancor più chiara dal fatto che questa battaglia fosse nella puntata tre di sei. Era persino giusto che andasse così. Ma io non posso fare a meno di restare delusa. Perché la trama ha alluso ad altro.
Guardate, mi sembra Lost all over again: anche lì sembrava che il mostro di fumo chissà cosa fosse, anche lì ti avevano tenuto attaccato al televisore con la promessa di cose mirabolanti. Poi bastava una fucilata di Kate, e per il resto, scusaci, sei tu che non hai capito Lost: l’isola è solo la scenografia, quel che conta sono i legami tra i personaggi. Vai col limbo sincretico.
Anche qui: scusa, Licia, ma sei tu che non hai capito niente. I White Walkers sono un nemico tra tanti, il boss di fine livello è Cersei, e, comunque, quel che conta sono i personaggi e i loro legami. E via Arya che tromba con Gendry, Sansa e Tyrion che, dai, ce n’è.
Mi spiace. Mi spiace tantissimo. Dalla lotta tra vivi e morti si potevano tirare fuori altri sette libri. Poteva venirne fuori un survival horror fantasy da sturbo. Ma non era questo che interessava a Martin, e men che meno agli sceneggiatori. E sono perfettamente nel loro diritto, ovvio. È una scelta poetica legittima, giusta. Ma mi spiace quando certe idee così potenti vengono buttate via. Non le usare, allora. Facciamo che oltre il muro ci sono i Wildlings e basta. Funziona lo stesso.
Per il resto, in tema di assedio e con un quarto del budget di GoT, ho trovato infinite volte più efficace e potente l’assedio di Parigi di Vikings, ultima cosa davvero bella vista in quella serie; teso come una spada, pieno di colpi di scena, e con tre parole in croce pure lui. E girato di giorno, per di più. Ma so di avere gusti rozzi, e GoT è un prodotto con ambizioni ben più alte di Vikings, e molto più raffinato negli esiti realizzativi. Quindi, probabilmente è sfuggito qualcosa a me.
Non sono rimasta neppure particolarmente colpita dalla colonna sonora, se non per l’ultimo brano, ma anche quello solo per la parte iniziale. Ho un debole per le musiche incongrue per certe scene. Ha sempre apprezzato Djawadi, la sua musica è sempre stata per nulla banale, e capace di aggiungere qualcosa alle scene. Ricordo l’esaltazione per i draghi che volano sul Mare Stretto, con quel tema tellurico, che ti parla di forze ancestrali, indomabili come i draghi di Daenerys. Ecco, anche lui ormai si è adeguato alla colonna sonora quadratica media di un fantasy. Temi tutto sommato dimenticabili, che ci siano o meno è tutto uguale. Peccato, perché erano una parte importante della bellezza di GoT.
Ma il vero problema, l’avrete capito dall’entità di questi deliri, è che in realtà a me questa puntata non ha coinvolto. È questo il punto focale di ogni cosa. Se mi avesse appassionata, se mi avesse tirata dentro il ritmo narrativo, tutti questi discorsi sarebbero stati inutili. Alla fine della fiera, per me, quando usufruisco di un qualsiasi prodotto di intrattenimento, questa è l’unica cosa che conta: hai sostituito la mia realtà con la tua per il tempo in cui ti ho visto/letto/sentito? Se sì, vale tutto. Altrimenti, troverò duemila difetti anche dove non ce ne sono.
Bon, è tutto. È davvero la madre di tutte le recensioni non richieste, sia perché è delirante, sia perché in verità tutte queste cose le avevo già dette sui social durante le discussioni di queste ore. Ma tant’è, sono logorroica e mi piace parlare :) .

1 Tags: ,

Napoli Comicon 2019: gli appuntamenti

Nuntio vobis gaudium magnum: habemus schedulam Neapolis. In verità ce l’ho da un bel po’, ma ero impegnata a fare cose e vedere gente :P , e non ho avuto tempo di comunicarvela. Lo faccio adesso, così, in queste due settimane che ci separano da Napoli Comicon vi fate i vostri conti :P .
Cominciamo sabato 27 aprile; il primo appuntamento è alle 14.00 presso lo spazio Comicon, per una firma copie di un’ora. Quindi, alle 15.00 ci spostiamo allo stand Tunuè; si firma fino alle 17.00.
Il giorno successivo, domenica 28 aprile, dalle 11.00 alle 13.00 mi trovate a firmare cose allo stand Tunué, mentre alle 15.00, in Sala Andrea Pazienza io, Arianna Rea e Alessandro di Nocera presenteremo Monster Allergy 34 – Il Filo di Arianna. In tutti gli appuntamenti sarà presente anche Arianna Rea, che de Il Filo di Arianna è la disegnatrice.
Bon, direi che è tutto. Ci vediamo in quel di Napoli, e più in là vi comunicherò anche tutte le info sul Salone del Libro di Torino :) .

0 Tags: ,

The longest week

Dunque, è lunedì e io mi affaccio su una settimana che se ne esco viva forse, e dico forse, sarò anche in grado di volare fino a Santiago del Cile, quest’estate, senza cercare di buttarmi fuori dal finestrino a metà viaggio.
Sono in programma tre incontri tre per tutti i gusti, che vi vado or ora a riassumere.
Mercoledì 10 aprile sarò a Cava de’ Tirreni (SA); mi verrà conferito il Premio Novala, cosa che mi onora davvero moltissimo :) . L’appuntamento è alle ore 18.00 presso la Sala Museale di Santa Maria del Rifugio.
Giovedì 11 aprile, invece, torno a Roma, e partecipo al National Geographic Festival delle Scienze, all’Auditorium Parco della Musica. Alle ore 15.30, presso il Teatro Studio Borgna, presenteremo il nuovo numero di Comics&Science, The Stellar Issue, di cui ho scritto soggetto e testi. Saremo io, Andrea Plazzi, Roberto Natalini, Amedeo Balbi, Silver e Alessandro Micelli. Modera il tutto Marco Cattaneo. L’evento è gratuito, ma occorre prenotarsi qua. Per chi mi chiedeva dove reperire il fumetto, qui ci sono tutte le informazioni.
Venerdì 12 aprile, infine, sempre nel contesto del National Geographic Festival delle Scienze, ci vediamo alle 18.00 alla biblioteca del Museo Zoologico di Roma, insieme a Marco Casolino e Francesco Ongaro per parlare di scienziati che scrivono narrativa. Modera Giangiacomo Gandolfi.
Questo, per quel che riguarda la prossima settimana. Vi si ricorda sempre che ogni venerdì, ore 23.30, su Rai5 va in onda Terza Pagina, la trasmissione di cultura che conduco, in replica all’1.20 di sabato mattina su Rai3. Vi si ricorda pure che il 27 e 28 aprile sarò al Napoli Comicon, e che l’11 e il 12 maggio sarò al Salone del Libro di Torino.
Ci sono anche altri appuntamenti nel mezzo, ma ve li dirò meglio più avanti. Adesso concentriamoci su questa settimana di fuoco :P .
See you, space cowboy!

0 Tags: , , , ,

Eventi che escono dalle fo***te pareti :P

È iniziata la primavera, e questo in genere è un periodo dell’anno piuttosto denso in presentazioni. È quindi arrivato il momento di fare un bel post riassuntino coi miei molto spostamenti futuri.
Cominciamo sabato 30 marzo, ore 16.00, a Carsoli (AQ), presso il Centro il Mondo in una Stanza 2.
Il week end successivo, doppio appuntamento: sabato 6 aprile parteciperò a Napoli Città Libro; l’appuntamento è a Castel Sant’Elmo, ore 16.00, Sala Rosa dei Venti.
Il giorno dopo, domenica 7 aprile, sarò invece a Roma, al Romics; appuntamento alle 13.00.
Mercoledì 10 aprile, invece, sarò molto onorata di ricevere il Premio Nolava; mi verrà conferito a Cava De’ Tirreni (SA), presso la Sala Museale Santa Maria del Rifugio, alle ore 18.00.
Il giorno seguente, giovedì 11 aprile, sarò al Festival delle Scienze, a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, ore 15.30. Presenteremo il fumetto The Stellar Issue del progetto Comics&Science, di cui ho scritto il soggetto. Saremo io, Roberto Natalini e Andrea Plazzi, che sono i curatori e gli ideatori di tutto il progetto Comics&Science, Alessandro Micelli, Amedeo Balbi e Silver. Modererà il tutto Marco Cattaneo. L’ingresso è gratuito, mi ci si deve prenotare qua.
Il 12 aprile, poi, sarò alla sede centrale delle Biblioteche di Roma, in Via Aldovrandi 16, sempre qui a Roma, ore 17.30, con Marco Casolino e Francesco Ongaro per discettare un po’ di scienziati cui salta lo sghiribizzo di scrivere.
Finita questa prima tranche, intensa, ne converrete, di incontri, si aprono i momenti Comicon e Salone del Libro di Torino.
Allora, sarò presente al Comicon di Napoli sabato 27 e domenica 28; vi parlerò di Monster Allergy 34 – Il Filo di Arianna, assieme a Francesco Artibani, Katja Centomo e Arianna Rea. I dettagli ve li comunicherò a breve, appena li avrò anch’io :P .
Per quel che riguarda il Salone del Libro di Torino, anche lì sarò presente per parlare di Monster Allergy, sabato 11 maggio e domenica 12 maggio. Anche qui, dettagli da definire.
Sempre in ambito Monster Allergy, infine, ci sono altre due presentazioni: il 4 maggio, a Roma, alla Mondadori di Via Cola di Rienzo, alle 18.00, e il 13 maggio, a Milano, alla Mondadori di Piazza Duomo, sempre ore 18.00.
That’s all, folcks! Come vedete, farò un bel po’ di cosette, le occasioni di vedersi non mancheranno :) . Ci vediamo, allora!

0 Tags: , , , , ,

Comics & Science – The Stellar Issue

Chi mi segue sui social lo sa già; per tutti gli altri, ieri è stato svelato un altro dei progetti ai quali sto lavorando. Si tratta di un fumetto per Comics & Science, di cui da queste parti si è parlato spesso, soprattutto in relazione ai numeri realizzati da Zerocalcare e Leo Ortolani. Come dice il nome, è un progetto di divulgazione tramite fumetto, che mi è sempre piaciuto tantissimo, e cui sono lietissima e onorata di aver potuto partecipare. Datosi che con le matite non sono mai andata oltre il dilettantesco :P , ho scritto il soggetto e i dialoghi della storia; si parla di evoluzione stellare, ma un po’ Troisi style, nel senso che dentro ci troverete tante delle mie ossessioni e dei miei temi ricorrenti. I bozzetti sono di Carmine Di Giandomenico, i disegni di Alessandro Micelli e i colori di Leo Colapietro, e il risultato finale sta venendo una grandissima figata. Non perché ci ho lavorato :P . E insomma, è una cosa nuova che mi sta piacendo tantissimo fare, e che spero piacerà molto anche a voi.
Ne parleremo prossimamente Festival delle Scienze, che si terrà qua a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, dall’8 al 14 aprile. L’appuntamento è per giovedì 11 aprile, ore 15.30, al Teatro Studio Borgna; ci saremo io, Roberto Nicolini e Andrea Plazzi, che sono i curatori e gli ideatori di tutto il progetto Comics & Science, Alessandro Micelli, Amedeo Balbi, che è un astrofisico, divulgatore bravissimo e pure un amico (nonché mio ex-prof :P ) e, last but not least, Guido Silvestri, cioè Silver. Ciliegina sulla torta, modera il tutto Marco Cattaneo, direttore de Le Scienze. A me pare una cosa immancabile, poi, fate vobis :P . Ci si prenota qua.
Bon, chiudo ricordandovi che ci si vede questo week end, a Firenze per la Winter Edition della Festa dell’Unicorno, e a Libri Come, dove sarò con Sandrone Dazieri. Trovate tutto sulla colonna destra del sito, noché ripetuto alla nausea su tutti i miei social da qui al fine settimana. Venerdì ci si vede su Rai5, ma questo ormai dovreste saperlo.
See you, space cowboy!

0 Tags: , , , ,

Firenze Fantasy e Libri Come

Bon, tempo di aggiornare le notizie sui miei prossimi spostamenti.
Questa settimana ci sono due tappe: sabato 16 marzo sarò a Firenze Fantasy. L’appuntamento è alla Fortezza da Basso, ore 16.00.
Il giorno dopo, domenica 17 marzo, sarò invece di nuovo a Roma, a Libri Come, per presentare, assieme a Fabrizio D’Esposito, Il Re di Denari, di Sandrone Dazieri. Appuntamento all’Auditorium Parco della Musica, ore 18.00, Auditorium Arte.
La primavera comunque si avvicina, e quindi girerò un bel po’ nei prossimi mesi; asap, vi indicherò tutte le date e i luoghi, stay tuned :) .
Ah, vi ricordo sempre Terza Pagina, la trasmissione di Rai5 che conduco tutti i venerdì sera alle 23.30. La potete trovare anche su RaiPlay; studiate che poi vi interrogo :P .

0 Tags: , , , , , ,

Naturalmente…Il Nome della Rosa

Ero indecisa se fare questa cosa. Un po’ perché amo il libro in un modo così viscerale, ha fatto e fa così parte della mia vita – e anche della mia scrittura – che mi sembrava un po’ senza senso, un po’ perché, nonostante l’hype a manetta, io di questa serie tv su Il Nome della Rosa avevo una paura matta. Poi però qualcuno mi ha chiesto pareri su Facebook, io ho risposto con un commento lungo due chilometri, e allora niente. Non posso esimermi dalla recensione della serie ispirata a Il Nome della Rosa, andata in onda ieri sera su Rai1. Here we go :P .
Più di altre volte, servono moltissime premesse. Per chi fosse capitato qui per caso, premetto che ho letto il libro ventuno volte, più o meno una volta l’anno da quando avevo quindici anni, e mio papà mi passò la sua copia gualcita, edizione 1982, dicendomi che pensava mi sarebbe piaciuto e che era uno dei suoi libri preferiti. Lo lessi in vancanza al mare, fu amore a prima vista, e da allora questa passione non dico è mai finita, ma mai manco scemata. Una volta ho anche tenuto una specie di lezione, a Piazza Santa Maria in Trastevere, sul perché questo libro mi piacesse e mi ossessionasse così tanto. Per dire che il mio non può in alcun modo, nel bene e nel male, essere un giudizio oggettivo. Non posso prescindere da questo amore, non posso prescindere dai molteplici legami affettivi che mi vincolano ancora oggi a quella copia ingiallita.
Altra premessa: alcune scene sono state girate sul Tuscolo, uno dei posti che più amo al mondo, e dove vado a rifugiarmi per passeggiare quando sono stanca, depressa, in qualsiasi modo bisognosa di silenzio e bellezza. E quindi, altro pregiudizio. Detto ciò.
Ho grandi difficoltà a esprimere un giudizio compiuto su quel che ho visto. Innanzitutto perché, durante la visione, mi si aprivano continuamente nel cervello pop-up tipo “ehi, questo è spiccicato il libro!”, “ommioddio il portale!”, “no, Jorge me lo immagino tutto diverso” e via così. Ho cercato di guardarlo come un prodotto a sé, una reinterpretazione di una cosa che amo molto, ma ho fatto una fatica bestiale e non credo di esserci riuscita molto. Per cui facciamo così: pro e contro. Cominciando dalle note dolenti, così chiudiamo in bellezza.
Il più grosso contro è il passato di Adso, e le modifiche apportate al personaggio. È una questione un po’ di gusto personale, quindi non di problemi oggettivi della narrazione, ma, secondo me, far di Adso un pischello vissuto che mena, ha dimestichezza con le donne e c’ha i daddy-issues secondo me diminuisce molto quella dialettica maestro-allievo tra lui e Guglielmo che era molto importante nel libro. Lo dice anche Eco nelle postille: Adso è il lettore, soprattutto quello più ingenuo. Come lui, Adso non sa niente, e perché è un tedesco catapultato in quella terra dei pazzi che è l’Italia – ora come allora -, e perché ha sedici anni, e perché ha sempre vissuto serenamente nel convento di Melk. Questo dava una prospettiva fresca alla storia: se non capivi le cose era ok, non le capiva manco Adso, e c’era sempre qualcuno pronto a spiegartele. Con questo nuovo Adso, invece, si crea una sorta di distanza con lo spettatore, che non ha un alter-ego nella storia. Per altro, questa modifica fa iniziare la storia con una scena inventata che ha fatto prendere un colpo apoplettico a me lettrice di lungo corso, ma vabbè.
Altro punto leggermente a sfavore, mi pare che la trama proceda di gran carriera. Non che sia un problema: il ritmo tiene, e ci sta, è ovvio che una riduzione debba spingere soprattutto sul pedale della trama gialla, che del libro è la cosa più facilmente spendibile. Però di ‘sto passo lunedì prossimo scopriamo l’assassino, per cui non so bene cosa accadrà nei restanti episodi…
Nei contro metto anche una biblioteca che è come quella del libro, ma l’avrei preferita un po’ più intrisa di mistero. Ok, Anche nel libro Adso quando entra è deluso, ma io avrei pompato un po’ di più sulla suspence. Ma il cliffhanger di fine puntata (anche se immagino di sapere chi ha aggredito Adso…) mi lascia intuire che forse quest’aspetto verrà esaltato lunedì prossimo.
Ultimo contro, alcune scelte di cast. Intendamoci, le interpretazioni mi piacciono molto: Remigio è viscido a sufficienza, Salvatore il povero cristo babelico del libro, e via così. Ma qui sono influenzata dal film dell’86, che, al netto di una trasposizione che dire libera è un eufemismo, aveva azzeccato delle facce clamorose. Ron Perlman indimenticabile, i monaci tutti mezzi deformi e morbosi, uno Jorge che pareva una statua…ma, anche qua, problema mio, non intrinseco della serie.
Bon possiamo andare ai pro. Turturro. E che gli vuoi dire, a Turturro. Perfetto. Con tutto il bene che voglio a Sean Connery – e gliene voglio a palate – non è mai stato il Guglielmo del libro. Era Sean Connery che faceva il monaco francescano. Turturro no. Anche solo visivamente, è uscito dalla pagina scritta. Ok, il personaggio è leggermente ammorbidito, ma manco tanto. La serie anzi secondo me è molto efficace nel mostrarti con un paio di scene le caratteristiche del personaggio: bello il siparietto Brunello, esplicativo quello coi poverelli e il lebbroso (Guglielmo queste cose nel libro le dice, per cui diciamo che ci sta), spettacolare il dialogo con l’Abate. Ah, Berengario troppo lui: recitazione giustamente sopra le righe e faccia azzeccatissima.
Altro pro: un tentativo fortissimo, direi quasi intriso di amore per la materia di partenza, di stare il più aderenti possibile al libro, anche nelle piccole cose. Per dire, brivido di piacere davanti al portale: cioè, voglio dire, il portale! C’è! La parte in assoluto meno televisiva di tutto il libro e ce l’hanno messa! Oppure le finestre d’alabastro della biblioteca, che è una piccola cosa, ma è da queste piccole cose che si vede che dietro tutto c’è una passione per il libro, e questa credo sia la cosa più importante per un prodotto del genere. I dialoghi sono quasi interamente presi di peso dalla pagina, a parte lievi differenze. Mi lascia un po’ così l’assenza di Ubertino, ma magari compare più avanti.
Apprezzatissima anche la decisione di metterci dentro le dispute sulla povertà. Anche qui, argomento anti-televisivo per eccellenza, gente che dibatte sulla povertà della Chiesa…e invece hanno trovato un modo efficace di mettercele. E non è questione di lana caprina, perché tutto nel libro si corrisponde in un dialogo continuo tra trama gialla, metafisica e aspetto formale. Segare via gli eretici e la povertà di Cristo significava fare un’altra cosa, non Il Nome della Rosa. Ok, l’inserimento di questo elemento è stato fatto semplificando le cose, ma questo era necessario: bisogna pur essere consapevoli che si sta guardando una fiction, e non un trattato sul basso medioevo. Una certa dose di spettacolarizzazione e semplificazione è necessaria.
Anche tutte le modifiche di trama hanno una spiegazione perfetta in termini narrativi, nel contesto di una serie tv. Giusto – e tutto sommato pure bello – mostrare i dolciniani, anche se finora non si sono approfondite le motivazioni più profonde della loro ribellione. Ha senso anche mostrare di più Bernardo Gui e il Papa, e dar loro un ruolo di maggior peso mella trama complessiva. Un cattivo ci vuole, e, siccome l’assassino rimane figura sfuggente fino alla fine dell’intreccio, ci sta inserire questa sottotrama.
Ha senso anche espandere la storia d’amore di Adso, che è una cosa ero sicura sarebbe stata fatta: ha senso perché apre la trama verso l’esterno (in un libro ok l’unità di tempo, luogo e azione, in una serie tv molto meno), e inserisce un elemento che permette di aggiungere ciccia alla trama principale. Insomma, secondo me a livello di adattamento è stato fatto un gran lavoro, un buon lavoro.
Ultima cosa, ammazza che belle le scenografie e la fotografia. L’abbazia mi ha lasciata senza parole, perché era identica spiccicata a come l’immaginavo. Il Tuscolo e Tusculum meravigliosi come si presentano ai miei occhi ogni volta che ci salgo, e in genere una scelta azzeccatissima di tutte le location.
Insomma, mi piace. Quanto può piacermi una riduzione televisiva di qualcosa che ho nel DNA, che mi ha formata come persona e anche come autrice. Mi piace perché mi ha fatta sentire a casa, mi ha messo addosso voglia di rileggere il libro – e l’ultima lettura è di gennaio… – e perché ho voglia di vederne ancora. C’è qualcosa, in questa serie, che mi parla una lingua conosciuta, e che sa di un amore antico. E allora niente, dai, bene così. Era difficile fare una cosa che mi non mi facesse venire i brividi per novanta minuti, e invece no, sono contenta. Il libro è il libro, inavvicinabile, strepitoso, sempre vivo nella mia mente. La serie è un’altra cosa, che però mi piace e continuerò a seguire.

0 Tags: , , ,