Firenze Fantasy e Libri Come

Bon, tempo di aggiornare le notizie sui miei prossimi spostamenti.
Questa settimana ci sono due tappe: sabato 16 marzo sarò a Firenze Fantasy. L’appuntamento è alla Fortezza da Basso, ore 16.00.
Il giorno dopo, domenica 17 marzo, sarò invece di nuovo a Roma, a Libri Come, per presentare, assieme a Fabrizio D’Esposito, Il Re di Denari, di Sandrone Dazieri. Appuntamento all’Auditorium Parco della Musica, ore 18.00, Auditorium Arte.
La primavera comunque si avvicina, e quindi girerò un bel po’ nei prossimi mesi; asap, vi indicherò tutte le date e i luoghi, stay tuned :) .
Ah, vi ricordo sempre Terza Pagina, la trasmissione di Rai5 che conduco tutti i venerdì sera alle 23.30. La potete trovare anche su RaiPlay; studiate che poi vi interrogo :P .

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Naturalmente…Il Nome della Rosa

Ero indecisa se fare questa cosa. Un po’ perché amo il libro in un modo così viscerale, ha fatto e fa così parte della mia vita – e anche della mia scrittura – che mi sembrava un po’ senza senso, un po’ perché, nonostante l’hype a manetta, io di questa serie tv su Il Nome della Rosa avevo una paura matta. Poi però qualcuno mi ha chiesto pareri su Facebook, io ho risposto con un commento lungo due chilometri, e allora niente. Non posso esimermi dalla recensione della serie ispirata a Il Nome della Rosa, andata in onda ieri sera su Rai1. Here we go :P .
Più di altre volte, servono moltissime premesse. Per chi fosse capitato qui per caso, premetto che ho letto il libro ventuno volte, più o meno una volta l’anno da quando avevo quindici anni, e mio papà mi passò la sua copia gualcita, edizione 1982, dicendomi che pensava mi sarebbe piaciuto e che era uno dei suoi libri preferiti. Lo lessi in vancanza al mare, fu amore a prima vista, e da allora questa passione non dico è mai finita, ma mai manco scemata. Una volta ho anche tenuto una specie di lezione, a Piazza Santa Maria in Trastevere, sul perché questo libro mi piacesse e mi ossessionasse così tanto. Per dire che il mio non può in alcun modo, nel bene e nel male, essere un giudizio oggettivo. Non posso prescindere da questo amore, non posso prescindere dai molteplici legami affettivi che mi vincolano ancora oggi a quella copia ingiallita.
Altra premessa: alcune scene sono state girate sul Tuscolo, uno dei posti che più amo al mondo, e dove vado a rifugiarmi per passeggiare quando sono stanca, depressa, in qualsiasi modo bisognosa di silenzio e bellezza. E quindi, altro pregiudizio. Detto ciò.
Ho grandi difficoltà a esprimere un giudizio compiuto su quel che ho visto. Innanzitutto perché, durante la visione, mi si aprivano continuamente nel cervello pop-up tipo “ehi, questo è spiccicato il libro!”, “ommioddio il portale!”, “no, Jorge me lo immagino tutto diverso” e via così. Ho cercato di guardarlo come un prodotto a sé, una reinterpretazione di una cosa che amo molto, ma ho fatto una fatica bestiale e non credo di esserci riuscita molto. Per cui facciamo così: pro e contro. Cominciando dalle note dolenti, così chiudiamo in bellezza.
Il più grosso contro è il passato di Adso, e le modifiche apportate al personaggio. È una questione un po’ di gusto personale, quindi non di problemi oggettivi della narrazione, ma, secondo me, far di Adso un pischello vissuto che mena, ha dimestichezza con le donne e c’ha i daddy-issues secondo me diminuisce molto quella dialettica maestro-allievo tra lui e Guglielmo che era molto importante nel libro. Lo dice anche Eco nelle postille: Adso è il lettore, soprattutto quello più ingenuo. Come lui, Adso non sa niente, e perché è un tedesco catapultato in quella terra dei pazzi che è l’Italia – ora come allora -, e perché ha sedici anni, e perché ha sempre vissuto serenamente nel convento di Melk. Questo dava una prospettiva fresca alla storia: se non capivi le cose era ok, non le capiva manco Adso, e c’era sempre qualcuno pronto a spiegartele. Con questo nuovo Adso, invece, si crea una sorta di distanza con lo spettatore, che non ha un alter-ego nella storia. Per altro, questa modifica fa iniziare la storia con una scena inventata che ha fatto prendere un colpo apoplettico a me lettrice di lungo corso, ma vabbè.
Altro punto leggermente a sfavore, mi pare che la trama proceda di gran carriera. Non che sia un problema: il ritmo tiene, e ci sta, è ovvio che una riduzione debba spingere soprattutto sul pedale della trama gialla, che del libro è la cosa più facilmente spendibile. Però di ‘sto passo lunedì prossimo scopriamo l’assassino, per cui non so bene cosa accadrà nei restanti episodi…
Nei contro metto anche una biblioteca che è come quella del libro, ma l’avrei preferita un po’ più intrisa di mistero. Ok, Anche nel libro Adso quando entra è deluso, ma io avrei pompato un po’ di più sulla suspence. Ma il cliffhanger di fine puntata (anche se immagino di sapere chi ha aggredito Adso…) mi lascia intuire che forse quest’aspetto verrà esaltato lunedì prossimo.
Ultimo contro, alcune scelte di cast. Intendamoci, le interpretazioni mi piacciono molto: Remigio è viscido a sufficienza, Salvatore il povero cristo babelico del libro, e via così. Ma qui sono influenzata dal film dell’86, che, al netto di una trasposizione che dire libera è un eufemismo, aveva azzeccato delle facce clamorose. Ron Perlman indimenticabile, i monaci tutti mezzi deformi e morbosi, uno Jorge che pareva una statua…ma, anche qua, problema mio, non intrinseco della serie.
Bon possiamo andare ai pro. Turturro. E che gli vuoi dire, a Turturro. Perfetto. Con tutto il bene che voglio a Sean Connery – e gliene voglio a palate – non è mai stato il Guglielmo del libro. Era Sean Connery che faceva il monaco francescano. Turturro no. Anche solo visivamente, è uscito dalla pagina scritta. Ok, il personaggio è leggermente ammorbidito, ma manco tanto. La serie anzi secondo me è molto efficace nel mostrarti con un paio di scene le caratteristiche del personaggio: bello il siparietto Brunello, esplicativo quello coi poverelli e il lebbroso (Guglielmo queste cose nel libro le dice, per cui diciamo che ci sta), spettacolare il dialogo con l’Abate. Ah, Berengario troppo lui: recitazione giustamente sopra le righe e faccia azzeccatissima.
Altro pro: un tentativo fortissimo, direi quasi intriso di amore per la materia di partenza, di stare il più aderenti possibile al libro, anche nelle piccole cose. Per dire, brivido di piacere davanti al portale: cioè, voglio dire, il portale! C’è! La parte in assoluto meno televisiva di tutto il libro e ce l’hanno messa! Oppure le finestre d’alabastro della biblioteca, che è una piccola cosa, ma è da queste piccole cose che si vede che dietro tutto c’è una passione per il libro, e questa credo sia la cosa più importante per un prodotto del genere. I dialoghi sono quasi interamente presi di peso dalla pagina, a parte lievi differenze. Mi lascia un po’ così l’assenza di Ubertino, ma magari compare più avanti.
Apprezzatissima anche la decisione di metterci dentro le dispute sulla povertà. Anche qui, argomento anti-televisivo per eccellenza, gente che dibatte sulla povertà della Chiesa…e invece hanno trovato un modo efficace di mettercele. E non è questione di lana caprina, perché tutto nel libro si corrisponde in un dialogo continuo tra trama gialla, metafisica e aspetto formale. Segare via gli eretici e la povertà di Cristo significava fare un’altra cosa, non Il Nome della Rosa. Ok, l’inserimento di questo elemento è stato fatto semplificando le cose, ma questo era necessario: bisogna pur essere consapevoli che si sta guardando una fiction, e non un trattato sul basso medioevo. Una certa dose di spettacolarizzazione e semplificazione è necessaria.
Anche tutte le modifiche di trama hanno una spiegazione perfetta in termini narrativi, nel contesto di una serie tv. Giusto – e tutto sommato pure bello – mostrare i dolciniani, anche se finora non si sono approfondite le motivazioni più profonde della loro ribellione. Ha senso anche mostrare di più Bernardo Gui e il Papa, e dar loro un ruolo di maggior peso mella trama complessiva. Un cattivo ci vuole, e, siccome l’assassino rimane figura sfuggente fino alla fine dell’intreccio, ci sta inserire questa sottotrama.
Ha senso anche espandere la storia d’amore di Adso, che è una cosa ero sicura sarebbe stata fatta: ha senso perché apre la trama verso l’esterno (in un libro ok l’unità di tempo, luogo e azione, in una serie tv molto meno), e inserisce un elemento che permette di aggiungere ciccia alla trama principale. Insomma, secondo me a livello di adattamento è stato fatto un gran lavoro, un buon lavoro.
Ultima cosa, ammazza che belle le scenografie e la fotografia. L’abbazia mi ha lasciata senza parole, perché era identica spiccicata a come l’immaginavo. Il Tuscolo e Tusculum meravigliosi come si presentano ai miei occhi ogni volta che ci salgo, e in genere una scelta azzeccatissima di tutte le location.
Insomma, mi piace. Quanto può piacermi una riduzione televisiva di qualcosa che ho nel DNA, che mi ha formata come persona e anche come autrice. Mi piace perché mi ha fatta sentire a casa, mi ha messo addosso voglia di rileggere il libro – e l’ultima lettura è di gennaio… – e perché ho voglia di vederne ancora. C’è qualcosa, in questa serie, che mi parla una lingua conosciuta, e che sa di un amore antico. E allora niente, dai, bene così. Era difficile fare una cosa che mi non mi facesse venire i brividi per novanta minuti, e invece no, sono contenta. Il libro è il libro, inavvicinabile, strepitoso, sempre vivo nella mia mente. La serie è un’altra cosa, che però mi piace e continuerò a seguire.

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Roma, Uboldo, Telese. E Rai5, certo :)

Sicché, le vacanze sono passate, abbiamo archiviato un altro anno, e si torna alla vita di tutti i giorni. Che per me significa sostanzialmente ricominciare a scrivere, certo, ma anche a girare per l’Italia :) . Quindi, è giunto il momento di ragguagliarvi un po’ sui prossimi eventi.
Cominciamo questa domenica 13 gennaio, qui a Roma, nello specifico al Macro. Ci vediamo alle 17.00 in Sala Lettura, per parlare di Monster Allergy 34. Come vi ho già raccontato, mi è stato chiesto di collaborare con Francesco Artibani e Katja Centomo al soggetto del prossimo numero di Monster Allergy; io ho accettato con grande entusiasmo e devo dire che fin qui è stata un’esperienza fantastica. Sta venendo fuori proprio un gran bel fumettino :P . Comunque, domenica si parlerà del numero già uscito, Non Uccidere, assieme a Katja, Francesco, me e la disegnatrice Arianna Rea, e si getterà uno sguardo in anteprima su Il Filo di Arianna, il numero al cui soggetto ho collaborato.
Prossimo giro, direttamente la domenica successiva, 20 gennaio. Sarò a Uboldo (VA), per l’inaugurazione della biblioteca. I dettagli generali dell’evento sono ancora in definizione, ma in linea di massima sarà nel pomeriggio, ore 15.00 circa. Ovviamente ci sarà anche spazio per chiacchiere e firme :) .
Infine, il 30 gennaio torno un po’ a casa: sarò a Telese (BN), alla Libreria Controvento. Anche i dettagli di quest’evento sono da definire, ma l’incontro aperto al pubblico sarà nel pomeriggio in libreria. Si parlerà principalmente di astronomia, e di Dove Va a Finire il Cielo, il mio libro divulgativo.
Bon, per ora è tutto. Vi ricordo che questo venerdì, ore 23.30, torniamo anche con Terza Pagina, su Rai5. Questa settimana si parlerà di copyright e del film su Pepe Mujica. Seguiteci!

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Un po’ di niusssss

Dunque, c’è da aggiornare l’elenco dei miei eventi, e da comunicarvi finalmente una cosa su cui stavo molto piacevolmente lavorando da un po’.
Prima di tutto, domenica 16 dicembre ci si vede a Monterotondo, Libreria Ubik, alle 11.30: si parlerà de L’Isola del Santuario e vi firmerò cose :P .
Poi, il 19 dicembre avrò l’onore di ricevere il Premio SpazioCinema, alla sua seconda edizione, organizzato dall’ASI in collaborazione col Giornale dello Spettacolo. È una cosa che mi fa immensamente piacere; se vorrete esserci, l’appuntamento è all’Auditorium Parco della Musica, a Roma, ore 21.00. È solo necessario registrarsi qui.
Infine, vi posso finalmente dire una cosa estremamente figa che ho fatto in questo periodo: ho collaborato con Katja Centomo e Francesco Artibani al soggetto del prossimo numero di Monster Allergy Evolution, che, per la cronaca, s’intitola Il Filo di Arianna. È un grande onore e un grande piacere, oltre che una cosa un bel po’ divertente :P . Per altro, è la volta buona che forse Irene leggerà qualcosa almeno in parte uscito dalla mia penna, visto che è una gran fan di Monster Allergy :) .
Di questa cosa avremo modo di discutere anche in futuro, ma posso anticiparvi che ne parleremo, io, Francesco, Katja e Arianna Rea, il 13 gennaio, qui a Roma. Seguiranno tutti i dettagli.
E insomma, cose belle che continuano a capitarmi :) . È un gran bel periodo, e spero che le cose che ne verranno fuori vi piaceranno. Io ce la sto mettendo tutta.
Vabbè, poi vi ricordo che tutti i venerdì, h 23.35, ci si vede su Rai5 con Terza Pagina (per i più impegnati, c’è anche la pagina dedicata su RaiPlay per rivederci quando e come volete), il programma di cultura che conduco a un po’ di tempo. Ci si vede!

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Hill House, o i fantasmi di dentro sono parecchio peggio di quelli di fuori

Come saprà chi mi segue sui social (e ha letto il titolo del post, anche :P ), in questo periodo mi sono vista Hill House. Ho cominciato perché me ne avevano parlato bene, ma devo dire che il feeling iniziale non è stato buono. Il pilot, dopo una partenza col botto, che mi aveva fatta ben sperare, si era ammosciato rapidamente. La noia regnava abbastanza sovrana. Non molto meglio coi due episodi successivi: poca Hill House, che era quel che volevo, un sacco di casini familiari nel presente, casini per altro non poi molto interessanti, almeno ai miei occhi.
Il problema è che Hill House è costruita al contrario di come dovrebbe essere. È scritto a pagina uno del manuale del buon sceneggiatore che il pilot deve acchiappare, e deve darti un po’ il sapore della serie. Pensiamo al pilot di Lost, in cui c’è già tutto, e ti cattura dal primo minuto, per altro ponendoti già tutti gli interrogativi principali cui la serie poi, in sostanza, non risponderà mai (o meglio, lo farà, ma in modo confuso, e comunque non consistente con le premesse delle prime due stagioni). Ecco, invece Hill House no. Hill House non fa niente per spingerti ad andare avanti. Anche visivamente, di prim’acchitto, è respingente: tutto estremamente classico, una casa dei fantasmi come se ne sono viste a iosa, la solita cacchio di famiglia americana, stavolta declinata nella versione “gente incasinata forte e che ormai si odia”, una fotografia laccatissima e distante anni luce da quel che va di moda oggigiorno. Una serie classica, ecco. Fino a puntata tre. Tanto dura l’addestramento. Avete letto Il Nome della Rosa? E le Postille? Ecco, nelle postille Eco spiega che le prime cento pagine del libro sono una specie di addestramento del lettore, hanno valore iniziatico. Devi fare un atto di fede, fidarti e andare avanti oltre il portale della Chiesa, davanti al quale molti lettori fanno i bagagli e scendono dalla collina. Idem per Hill House. Tre ore di addestramento su dieci complessive. Una bella botta.
Ora, io non so che è successo. Sarà che alla puntata quattro, in mezzo ai cliché, è saltata fuori la prima cosa che mi ha veramente inquietata. Sarà che ho visto da lungi delinearsi una serie di tematiche che non si esaurivano né nella casa spaventosa (che comunque già mi andava bene, devo dire) né nella famiglia coi problemi, ma con qualcosa di più profondo, più viscerale e spaventoso.
Poi è arrivata la quinta puntata, con lo svoltone di trama, lo devo dire, geniale. Geniale. Non ve lo dico, sennò ve lo rovino. E lì capisci. Che non si sta parlando di fantasmi, o almeno non di quelli che zompano dalle pareti e fanno bu, ma dei demoni che ti porti dentro, da sempre, e che non sai esorcizzare, e alla fine ti divorano. L’enorme mostro nero de La Profezia dell’Armadillo di Zerocalcare, quella cosa che dentro abbiamo tutti, piccola o grande, ma che in alcuni di noi cresce e dismisura, e si prende tutto.
E poi la sei. In cui, dopo aver sovvertito dall’interno la struttura a spaventarelli (che non mancano) delle storie di fantasmi, ci mandano in vacca anche la classicità formale, con un episodio in cui il preziosismo stilistico non sta messo semplicemente là a far dire “guarda come sono bravo”, un vezzo di tanta serialità moderna. No, serve profondamente alla trama, aggiunge valore a quel che si sta raccontando, cioè una notte infinita, quelle notti che tutti noi abbiamo sperimentato una volta nella vita, in cui non puoi fare altro che attendere, e i tempi si dilatano a dismisura, e i minuti ti pesano intollerabili sulle spalle.
E lì ormai sei di Hill House. Dei cazzi devastanti dei suoi personaggi damaged, anche questo un grande classico, ma declinato con una profondità rara, persino di Hill House, questo grande organismo che si nutre di tutto il peggio di te, questo amplificatore cosmico di demoni personali. E ti piace persino la fotografia con la calza à la Berlusconi, ti piacciono persino le parti ambientate nel presente, l’ipocrisia di Steve, la spocchia di Shirley, l’odiosa incazzatura perenne di Theo, la faccia da pesce lesso di Hugh vecchio. Sono tutti amici tuoi, perché ti ci rivedi dentro.
E sei arrivato al trittico finale. In cui arriva la botta definitiva. Il discorso sulla genitorialità. Le domande poste dalla serie, le tragedie seguite alle risposte, mi sembravano uscite dalla mia testa. Perché in questo stesso modo – n volte meno efficace – finiscono anche nelle mie storie. E quindi niente, lacrime.
Insomma, l’avrete capito, mi è piaciuto davvero molto. Per la struttura insolita, per la capacità di fare conflagrare da dentro gli stereotipi del genere, creando qualcosa di nuovo, per la profondità dei temi e l’originalità del punto di vista. Ora, il finale, comunque bellissimo, resta un po’ troppo spiegato per i miei gusti. Tante cose le avevamo capite senza che ce le sbatteste in faccia. Magari si poteva piuttosto approfondire un po’ di più la storia di Hill House, ma siamo dalle parti dei peccati veniali.
Ora. Io lo so che non tutti hanno voglia di aspettare tre ore per vedere le premesse di una serie decollare nel migliore dei modi. C’è anche chi ha apprezzato molto i primi cinque episodi, e poi non ha apprezzato il resto. Questione di gusti e preferenze narrative. Io però, al netto di tutto, ve la consiglio. Perché è disturbante per davvero; non tanto per quel che si vede, per i fantasmi e gli zompi che ti fa fare, che lasciano tutto sommato il tempo che trovano. Ma perché, come ogni buon horror dovrebbe fare, scava nell’intimità di ciascuno di noi, a far emergere le nostre paure più profonde, i fantasmi quelli veri, che abbiamo nella mente e nel cuore, e che non vanno via chiudendo una porta, o scappando da una cosa. Incidentalmente, serie che, un po’ come BoJack, di cui forse prima o poi vi parlerò (altro gran pezzo di tv…), racconta di che roba devastante sia l’infanzia. Tutto quello che ti succede in quel periodo resta con te per sempre, ti devasta, e non te lo togli più di dosso. Sopravvivere all’infanzia e alla giovinezza è un cappero di lavorone, e non tutti ci riescono, fisicamente e metaforicamente.
Fatevi allora questo giro di giostra nelle vostre paure. Vi prometto grande inquietudine e un finale che un po’ vi farà piangere. E una serie che resterà con voi a lungo.

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Next stops, Roma

Allora, nuova informata di eventi vari per il prossimo mese :) .

L’1 Dicembre, ore 12.00, ci vediamo tutti alla Mondadori Bookstore sulla Tuscolana, qui a Roma. Si parlerà dell’ultimo libro della Saga del Dominio, L’Isola del Santuario.
L’8 dicembre, ore 11.30, sarò invece a Più Libri Più Liberi, sempre qui a Roma, alla Nuvola all’EUR, a presentare insieme a Michele Foschini e Leo Ortolani Cinzia, la grafic novel di Leo di cui vi parlo più o meno in ogni occasione :P , e dedicata a uno dei personaggi più fighi della storia dei fumetti e non solo. Siateci :) .
C’è in cantiere anche un’altra cosa, per il 19 dicembre, serale, all’Auditorium, per cui segnatevi la data. I dettagli a breve :) .
Poi, vabbè, al solito, mi potete vedere tutti i venerdì sera, su Rai5, ore 23.30, a condurre Terza Pagina, programma di approfondimento culturale, assieme a Emanuele Bevilacqua, Federica Gentile e Alessandro Masi. Per i nottambuli, replica su Rai3 all’1.20 di sabato notte. Per quelli che vogliono fare i comodi :P , c’è su RaiPlay ci sono tutti gli episodi.
Bon, in un modo o nell’altro, ci si vede prossimamente :)

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The Piccolo Recensore is back: Simulation Theory + Le Terrificanti Avventure di Sabrina

Non ho più tempo per fare niente. Davvero. Anche le cose che si fanno “per piacere” devono inserirsi in una rigida schedula, che è la stessa di tutti i miei impegni. Figurarsi scrivere su un blog che non legge più nessuno.
Ma questa avventura della scrittura iniziò in solitaria, nella mia stanza a casa dei miei, per il mio piacere. E allora stasera cerco di ritagliarmi venti minuti per tornare qua sopra a fare due recensioni, una estemporanea, una che avevo in canna da un po’. Per nessuno, perché va così, ma a volte le cose si fanno perché se ne ha voglia, no? :)
Enjoy per chi leggesse.

Muse – Simulation Theory
“Ti do dieci anni” mi disse Rossella, una sera in cui la costrinsi a prestarmi il suo pc per aggiudicarmi su Ebay un bootleg dei Muse. La teoria era che dopo dieci anni, di quel gruppo lì non mi sarebbe più importato nulla.
Dieci anni sono passati – di più, in effetti – e di acqua ne è passata sotto i ponti. Non vivo più l’uscita di un album dei Muse con tutto quell’hype, e non sono il mio unico orizzonte musicale. Ma nella mia vita ci sono ancora.
I primi singoli usciti di questo ottavo album a studio mi avevano lasciata estremamente perplessa. Eravamo dalle parti di The 2nd Law e Black Holes and Revelations, i due album che amo di meno, e per di più dalle parti di quei pezzi che meno apprezzavo. Avevo concluso che il disco me lo sarei preso comunque, perché sì, ma morta là. Solo che quelle cinque canzoni ho iniziato a sentirmele. E risentirmele. E risentirmele. Perché c’era qualcosa che mi chiamava.
Il disco è uscito il 5. L’ho sentito il giorno stesso, ma con una discreta rabbia, perché iTunes non ne voleva sapere di mettermi nell’ordine giusto le canzoni. Poi stasera, miracolosamente, ogni cosa è tornata al suo posto, e io ho ascoltato il disco come si deve.
Non incontra i miei gusti abituali. Non quelli che avevo quanto Absolution fu per me una specie di folgorazione sulla via di Damasco, non quelli che ho adesso. Ed è anche un disco strano, con dei pezzi che, non fosse per l’inconfondibile voce di Matt, sembrerebbero appartenere a una band completamente diversa. Mescolati per altro a immortali classici dei Muse, tipo i coretti, e la musichetta ossessiva stile Nintendo.
E quindi? E quindi mi piace. Senza ragione. Così. Perché i testi sono belli per davvero, perché i singoli nel complesso non tendono giustizia a un disco che tutto fa tranne che accontentare le tendenze del mercato (a parte l’odioso revival anni ‘80 di tutti i video usciti fin qui, e anche quello trae in inganno) o le aspettative dei fan. Sono i Muse che fanno quello che gli pare, prendere o lasciare. E quel che gli pare è roba a volte catchy, a volte seriamente respingente (vedi Break It to Me, Propaganda), testi angoscianti e canzoni d’amore incongrue ma belle in modo straziante. E infatti, a sorpresa, a parte l’ovvia Something Human (che gira anche tantissimo in radio e forse per questo piace), il pezzo che mi ha preso il cuore è Get Up and Fight. Sì, quella con quell’ “ah ah ah” che tutto urla tranne Muse. E The Void, anche. Ma anche Algorithm.
Ecco, lo vedete? Ero partita per scrivere una conclusione del tipo “però non sono esaltata come con Drones”, e invece avrei da dire qualcosa su ogni pezzo.
Dieci anni sono passati, io ho quasi quarant’anni, ma il tour di Simulation Theory me lo andrò a seguire uguale. Perché per me i Muse sono sempre i Muse.

Le terrificanti avventure di Sabrina
Di Sabrina Vita da Strega avrò visto due episodi in croce. Il fan di famiglia era mio marito, non io. Ma Giuliano voleva vedersi il remake, perché ne aveva sentito parlare bene, e anch’io ero curiosa, dopo avet visto un paio di trailer. Così, intorno a Halloween, ci siamo visti tutta la serie.
So che sta piacendo all’universo mondo. Io andrò controcorrente, perché dentro ci vedo tutti i difetti che trovo nella serialità contemporanea, soprattutto quella di gran successo: da un punto di vista della messa in scena, è perfetto. Ma sotto il fumo l’arrosto langue.
È un prodotto che vuole, fortissimamente vuole farti capire che è curato. La fotografia è qualcosa di spettacolare, le scenografie idem, gli attori scelti in modo a dir poco perfetto, tutti. Bella la musica, bello tutto.
Poi però inizi a farti qualche domanda su come funziona questo mondo qua di Sabrina. Cioè, in cosa consiste esattamente questo culto di Satana? Perché meglio venerare lui che Dio, visto che i satanisti in Sabrina sono la caricatura dei cattolici visti da un americano che un cattolico non l’ha manco incrociato una volta in strada? E streghe si nasce o si diventa? E ‘sta storia dell’inferno? E i Satanisti sono buoni o cattivi? No, perché hanno un simpatico coro parrocchiale, per dirigere il quale ci sono intrighi à la Desperate Housewives, ma al contempo, quando possono, si abbandonando al cannibalismo. Consensuale, eh? Che sennò andiamo troppo oltre.
È tutto confuso. Senza regole fisse che siano chiare, e aiutino lo spettatore a capire cosa accade. Il risultato è che alcune scelte di sceneggiatura sembrano accadere un po’ perché devono. Le cose devono andare così, taci e goditi lo spettacolo, hai visto che figa Zelda?
Forse sono vecchia io. Racconto storie in un modo che è in via d’estinzione. Forse sono prevenuta per via del femminismo di facciata sbattuto in faccia un tanto al chilo che punteggia ogni puntata, o dall’assenza dell’orrore vero, o dal fatto che non si capisce mai se vogliono farti ridere o affondare nella pesezza più angosciante.
Per me è un boh. Lei è simpatica, lui è simpatico, le Weird Sisters sono il più grande spreco di personaggio figo da Star Trek Into Darkness e Khan buttato via così. Ritenta, l’orrore vero sta da un’altra parte, e la capacità di riderne e farci ironia su anche.

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Prossimi eventi

Percepisco che è tempo di farvi un altro post coi miei prossimi spostamenti. Ove prossimi si riferisce alla settimana entrante.
Dunque.
Domani, domenica 11 novembre, dalle 17.30 partecipo a Morire dal Reading, in cui vari autori leggono loro brani. Io vi leggo una cosa dall’ultimo libro. Un pezzo vero, non il prologo, da cui ho cercato di tirar via gli spoiler più eclatanti (vabbè, un paio minori ce ne saranno, ma minori). Se vi va, siamo a Monterotondo, al Botanica Winter Garden.
Mercoledì 14 novembre, ore 11.00, sarò al Salone dello Studente – Youth for Future, a parlarvi un po’ della mia vita tra stelle e scrittura. Si tiene a Roma, alla Fiera nuova. Mi pare di capire occorra iscriversi sul sito per partecipare.
Sabato 17 novembre, invece, ore 18.00, parteciperò a Presente Prossimo, festival che si tiene a Bergamo e provincia. Io, nello specifico, sarò a Caravaggio, all’Auditorium Centro Civico San Bernardino.
Domenica 18 novembre, infine, ci vediamo a Milano, per Book City. Troverete me e Roberta Bellesini, alle 14.30, presso Rizzoli Galleria.
Bon, per ora tutto qua, ma altro bolle in pentola per il futuro prossimo. Vi terrò informati.
Vi ricordo sempre che tutti i venerdì sera conduco anche Terza Pagina, programma di approfondimento culturale di Rai5, in cui si parla di tante belle cosette: cinema, tv, fumetti, libri, arte…Andiamo in onda alle 23.30, ma ci potete vedere in replica su Rai3 quella stessa notte all’1.20, e sabato e domenica, su Rai5, in mattinata.
A presto!

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Tutto quello che avreste sempre voluto chiedere su me a Lucca Comics & Games 2018 e non avete mai osato chiedere

Ci sono stati dei cambiamenti dell’ultimo minuto nei miei impegni di Lucca, dovuti principalmente al fatto che mi han proposto di fare una cosa molto bella :) . Non è stato cancellato niente, è stata solo spostata una firma copie. Anyway, fate fede a questa nuova schedula (sì, è un anglismo orrendo, ma non mi viene niente di più italico :P ).
Partiamo dalle certezze: sarò in fiera ancora il venerdì e il sabato. Andiamo quindi nel particolare.

Venerdì 2 novembre si comincia alle 14.30 al Palazzo Ducale, con una firma copie. Firmo tutto, libri miei e altrui, braccia e gambe :P . Venite che vi si attende.
Sempre venerdì 2 novembre, ore 16.30, ci vediamo all’Auditorium San Girolamo. Prima, assieme all’immancabile Sandrone Dazieri, si parla un po’ de L’Isola del Santuario, l’ultimo libro de La Saga del Dominio. Che esce oggi, così, en passant. Poi, in chiusura, proietteremo il corto Tieni gli Occhi Chiusi, di Mauro Zingarelli, ispirato alle Guerre del Mondo Emerso. Qui, un’anteprima per ingolosirvi.
Terzo appuntamento di venerdì 2 novembre, alle ore 18.00, alla Chiesa di San Francesco, avrò l’onore di intervistare il sensei Leiji Matsumoto e Umberto Guidoni, in un incontro tutto sullo spazio immaginato e visitato. È una roba grossa che faccio con enorme piacere, quindi siateci pure qua :) .
Infine, chiudiamo venerdì 2 novembre, ore 21.00, guardandoci assieme Wonder Woman al Cinema Centrale. Io e Francesco Alò ne parleremo un po’ assieme, e poi ci daremo alla visione.

Giorno seguente, sabato 3 novembre, si aprono le danze alle 14.30, sempre all’Auditorium San Girolamo, con Odissee nello Spazio. Dove sta Andando la Fantascienza?, tavola rotonda con Giuseppe Lippi, Maurizio Temporin, Fabio Guaglione, moderata da Edoardo Rialti.
Sempre sabato 3 novembre, ore 18.30, firma copie al Palazzo Ducale. E con questo è tutto. Più sotto trovate uno schemino, perché venerdì faccio tanta di quella roba che pure io avrò bisogno di un disegnino :P .

Vi ricordo di nuovo, in chiusura, che sennò buttato là ve lo dimenticate, che oggi esce L’Isola del Santuario, in cui le storie di Acrab e Myra giungono a compimento. Siccome secondo me nessuno ci azzecca su cosa accadrà in questo libro :P , fatemi sapere che ne pensate. Succede un po’ di tutto, ma secondo me era l’unico finale possibile :) .
Bon, ci vediamo per tutti in libreria, e per chi può a Lucca Comics & Games :) .

Venerdì 2 novembre
h 14.30
Palazzo Ducale
firma copie

h 16.30
Auditorium San Girolamo
Presentazione de L’Isola del Santuario, ultimo libro de La Saga del Dominio. Interviene Sandrone Dazieri.
Proiezione del corto Tieni gli Occhi Chiusi di Mauro Zingarelli, ispirato alle Guerre del Mondo Emerso.

h 18.00
Chiesa di San Francesco
Un Treno per le Stelle. Dallo spazio immaginato a quello vissuto. Intervista a Leji Matsumoto e Umberto Guidoni da me moderata.

h 21.00
Cinema Centrale
Visione Wonder Woman. Interverrà Francesco Alò.

sabato 3 novembre
h 14.30
Auditorium San Girolamo
Odissee nello Spazio. Dove sta Andando la Fantascienza?, tavola rotonda con Giuseppe Lippi, Maurizio Temporin, Fabio Guaglione, moderata da Edoardo Rialti.

h 18.30
Palazzo Ducale
Firma copie.

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Me & Lucca Comics & Games

Me lo avete chiesto in molti, e ora ce l’abbiamo: il mio programma per Lucca Comics & Games.
Come anticipato, ci sarò il venerdì e il sabato.
Venerdì 2 novembre l’appuntamento è all’Auditorium San Girolamo, ore 16.30, per l’incontro Fantasy, draghi, vendette e Dominio. Assieme a Sandrone Dazieri, si parlerò de L’Isola del Santuario, ultimo libro della Saga del Dominio. Alla fine dell’incontro, chicca: proietteremo Tieni gli Occhi Chiusi, cortometraggio scritto e diretto da Mauro Zingarelli, e ispirato alle Guerre del Mondo Emerso. È una cosa bellissima, che fossi in voi non perderei :) . Io l’ho già visto un bel po’ di volte perché mi piace davvero tantissimo. Tra l’altro, saranno presenti Mauro, Matteo Bruno e Maurizio Merluzzo. Stesso giorno, ore 18.30, a Palazzo Ducale ci sarà la firma copie.
Il giorno seguente, sabato 3 novembre, appuntamento alle 15.00 sempre all’Auditorium San Girolamo, per Odissee nello Spazio. Dove sta Andando la fantascienza. È una tavola rotonda, il cui titolo è abbastanza autoesplicativo :P , cui saremo presenti io, Fabio Guaglione, Maurizio Temporin e Giuseppe Lippi. A moderare, l’amico Edoardo Rialti. Alle 18.30, per chi vuole ci spostiamo a Palazzo Ducale per un’altra firma copie.
Bon, questo è quanto. Ci vediamo in quel di Lucca, per chi ci sarà :) .

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