Archivi categoria: Incontriamoci

Lectures in Germany and Austria

Ok, I’m not really good at writing in english (or speaking, I must confess) but this time I really have to try.
Next week I’ll be in Austria and Germany; it will be a kind of tournée, three days for three different lectures in three different cities. I’ll be very pleased if you will come to meet me; you all know, I love Germany, so I’m very happy to come there for my books.
Here you can find all the details about these lectures: can’t wait to see you!

21st of October 2008
Vienna, Austria
6.00 pm
Fantasy Flagship, Börsegasse 6

22nd of October 2008
Nürnberg, Germany
7.00 pm
Ultra Comix, Vorderer Sterngasse 2

23rd of October 2008
Hannover, Germany
7.30 pm
Buchhandlung Leuenhagen & Paris, Lister Meile 39

77

Le parole contano

Oggi sto cercando di prepararmi psicologicamente al fine settimana: nulla di che, una presentazione come al solito, ma ho fatto una scelta un po’ sciagurata, ma obbligata. Parto per Olbia stasera alle 21.50, per poi andare a Sassari. Sento che prima della mezzanotte non vedrò l’albergo, sob…Il fatto è che Giuliano deve lavorare, e quindi partire sul tardi era necessario. Ma vabbeh. Questo solo per giustificare la lunghezza ridotta del post.
Ma, per fortuna, ho l’argomento adatto ad essere trattato in poche, pregnanti righe. Qualche mese fa mi arrivò una mail. La proposta che mi si faceva era intrigante e interessante: scrivere la definizione per una parola che mi fosse molto cara. Il progetto si chiamava Dizionario Affettivo della Lingua Italiana e conteneva le definizioni date da svariati altri scrittori.
Confesso di essermi dovuta spremere un po’ le meningi. L’innamoramento più acuto per una parola che io riesca a ricordare è quello per because. All’epoca non conoscevo ancora l’inglese, tranne il ristretto novero di parole che mi servivano per capire le canzoni dei Nirvana. E because mi piaceva tantissimo, per quel suono tondo e vagamente aspirato.
Insomma, mi sono spremuta, e alla fine ho trovato una parola italiana che mi piace. E ho scritto la mia definizione.
Orbene, adesso il Dizionario Affettivo della Lingua Italiana è un libro che proprio ieri mi è arrivato a casa. Lo trovo a dir poco delizioso; centinaia di voci che provano ad indagare quel rapporto un po’ feticista che lo scrittore instaura con le parole. Ed è incredibile quanto intimo sia questo rapporto, e quanto dunque spudorate e rivelatrici siano le definizioni. Insomma, io mi sento di consigliarvi questo libro, e lo faccio senza tema di essere considerata di parte, perché il pezzetto che ho scritto io è davvero infinitesimale.
Per altro, le parole sono gli strumenti del lavoro di uno scrittore, ma appartengono a tutti; per questo, il dizionario si allarga, e al link che vi ho segnalato potete inserire anche voi una voce, una parola che vi stia particolarmente a cuore.
Per il resto, vi ricordo le coordinate per l’incontro di domani: ore 18.00, Giardini della Facoltà di Lingue, Sassari. Per chi è interessato, vi aspetto!

P.S.
Un sacco di auguri al mio babbo per il suo compleanno :)

15

Fiori d’arancio

Sabato si sposano due mie cari amici. È un po’ che non vado ad un matrimonio. Escludendo il mio, l’ultimo è stato quello di una cugina di Giuliano.
I matrimoni mi sono sempre piaciuti molto; non so, l’eccitazione del dover comprare il vestito, la cerimonia, l’incontro con parenti che magari non vedi da un po’…Stavolta è particolare. Perché alle persone che si sposano voglio davvero parecchio bene, e questo aggiunge un bel surplus.
È tutta la settimana che sono piacevolmente agitata. Penso a quel che mi metterò, programmo il trucco, stabilisco gli accessori. Stasera ci sarà l’addio al nubilato.
Soprattutto, ricordo il mio di matrimonio. È un po’ come allora. Il matrimonio di un amico è un rito collettivo, in cui tutti si sentono in qualche modo partecipi. Fai parte della cerchia ristretta, e allora prepari, e ti senti perfino un po’ agitato. Come quando ti sei sposato.
Più passa il tempo, più i ricordi di quel giorno si fanno confusi. È che praticamente il lunedì prima caddi preda di un vero e genuino panico. Le scelte mi hanno sempre fatto paura, quelle che sono “per sempre” mi terrorizzano. Così, iniziai a muovermi in uno stato catatonico, in cui l’unica cosa davvero concreta era la paura. E l’agitazione, ovviamente.
La cosa che ricordo meglio è l’addio al nubilato. Una serata tranquilla al ristorante africano, passata a spettegolare e tirare fuori gli scheletri dall’armadio. E adesso penso che stasera sarò dall’altra parte della barricata, e mi fa strano.
A volte ho l’impressione che la vita sia un percorso obbligato, in cui si superano un certo numero di tappe. Sei in fila e aspetti il tuo turno. Il giorno in cui ti sposerai, il giorno in cui farai un figlio, e così via, fino all’ultimo respiro. Un ciclo arcano e sempre identico a se stesso che si ripete da secoli. L’ho capito il giorno in cui mi sono sposata. Sono salita sull’otto volante e ho iniziato la mia corsa. Ho capito che adesso toccava a me, che ero adulta, che adesso il mondo, per qualche anno, sarebbe stato anche nelle mie mani.
E in questo percorso obbligato c’è al tempo stesso qualcosa di bellissimo e qualcosa di terribile. È la bellezza della vita, che si esprime soprattutto nella sua assoluta semplicità, nella sua più cristallina purezza. Due persone che semplicemente si amano, e semplicemente decidono di trascorrere tutta la vita insieme, e semplicemente fanno uno, due, dio sa quanti figli. A volte me ne sento commossa.
E la cosa terribile è il senso. Il senso di questo nostro pellegrinaggio che ci conduce dalla culla attraverso tutte le tappe del vivere fino alla tomba. Come se fossimo trasportati dalla corrente, e non sapessimo dove davvero stiamo andando. Come se facessimo tutto quel che facciamo perché la vita ce lo impone, perché è così, e lo si deve accettare. E poi? Dove finiscono tutti i giorni che abbiamo vissuto, tutte le gioie e i dolori, i pensieri belli e quelli inutili? Che significato ha avuto questo pellegrinare di tappa in tappa, portando sulla schiena fardelli e dolci pesi?
E tutto questo per un matrimonio. O forse sono com Montalbano, che invecchia male, e io invece sto crescendo male, incapace di accettare il tempo, la morte, il dolore. Non lo so.
So che stasera sono contenta di farmi questa birra tra donne, e che sono eccitata per sabato. Il resto forse è davvero inutile.

P.S.
Ricordo che per chi vuole stasera potete incontrarmi alla Libreria Feltrinelli di Viale Marconi, alle ore 18.00, per una presentazione che vedrà coinvolti me, Francesco Dimitri e David Frati.

67