Ieri ho visto Kill Bill Vol.2. Ho scritto di pomeriggio, tirando giù un capitolo intero (la storia si avvia lentamente al rush finale), proprio per avere la sera libera. Mi son seduta assieme al marito, e abbiamo visto.
Ok, lo dico subito, non mi è piaciuto come il primo. Meno scoppiettante, meno esagerato, e più western. Ora, io non amo il western. So che non apprezzare Sergio Leone et similia non mi fa fare una bella figura, ma c’è qualcosa che mi respinge nelle storie western; l’unica che mi piace è Balla coi Lupi, che chiamarlo western ce ne vuole.Per cui mi mancavano i riferimenti culturali per apprezzare il giochino. E anche il cinema cinese lo conosco troppo poco. Sì, Pai Mei, ma il mio modello in quell’ambito lì è Muten, e capite che la cosa non mi ha fatto buon gioco.
Ma la carne c’è, le cose memorabili anche. Il seppellimento prematuro, per citare Poe, in una scena che mi resterà in testa a vita, e successiva fuoriuscita della tomba (a proposito di tombe, m’è venuta in mente una cosa che ho scritto con un tizio che esce dalla tomba, e che, se tutto va bene, dovreste leggere a fine mese
), la scena iniziale del massacro ai Due Pini, e Bill e la Sposa intorno al fuoco, e il finale, grande, immenso, stratosferico.
Ma a me piacciono gli anime, le katane, gli scontri nei giardini d’inverno, e quindi si è realizzato quanto avevo predetto: il duello tra la Sposa e O’Ren non poteva essere superato da nient’altro, nel mio apprezzamento.
Poi, ieri sera, sono andata a leggermi un po’ di recensioni in giro. È una cosa che mi piace sempre fare. E mi sono accorta che tutti i critici prima o poi finiscono per cadere in certe trappole, e parlare di quel che non conoscono. Tipo uno che diceva che Kill Bill è come un videogioco, ma non ne replica la piattezza e la ripetitività. Per dire una cosa del genere hai ovviamente giocato solo a Pac Man. Oppure quelli che parlano male dei manga, di cui Tarantino prenderebbe l’estetica vuota per riempirla di senso. Sì, come no.Anche il critico più illuminato e aperto di mente ha il suo feticcio: il fumetto, il videogioco, una qualsiasi forma di arte popolare che nella sua scarsa conoscenza diventa l’esempio di ciò che non è arte, non è cultura. Ma il problema non è il medium. Il problema è la sostanza.
Ci sono videogiochi in cui la trama non esiste, e si va avanti ad ammazzare tanto per (l’osannato Gears of War), e videogiochi dove finisci a giocare solo per sapere come si evolveranno storia e personaggi, che sono densi, pieni, magari commoventi (Syberia). E ci sono fumetti il cui senso nel cosmo ti sfugge, perché a parte mettere insieme un tot di stereotipi usandoli per altro malamente altro non fa (Dai La Grande Avventura) e fumetti che quanto a profondità della indagine psicologica stanno sopra anche a svariati libri (Berserk).
La cultura pop è un mostro mitologico da mille teste, e ha qualcosa di rivoluzionario, in sé. È la sfida continua di dare alla gente contemporaneamente ciò che sa di volere e ciò che non immaginava di desiderare: divertimento e senso, trame scoppiettanti e indagine psicologica. Il prezzo da pagare per questo gioco condotto sul filo del rasoio è duplice: l’alto rischio di non riuscire, ovviamente, e il non essere spesso capiti.
P.S.
Noto solo ora l’aggiunta di due nuovi trailer per il contest. Trattasi di
Il trailer di JapoCW
Il trailer di Asciacorta
Vi ricordo che ci sono ancora dieci giorni per mettere online il proprio video. Datevi da fare e votate!