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11
marzo 2010

66, ci manca un solo 6 per fare il numero della Bestia. Nonostante queste incoraggianti premesse, puntata a mio parere media. Certo, ancora non l’ho rivista in lingua, può darsi che ad una seconda visione cambi idea, ma per ora il giudizio è questo.
Innanzitutto, i flashsideways continuano a lasciarmi molto fredda. A differenza di altri commentatori in giro per la rete, resto convinta che siano strettamente legati alla trama principale, e anzi resto confermata nella mia personale teoria che siano sostanzialmente il finale di Lost. Nell’ultima puntata scopriremo come si è arrivati all’affondamento dell’isola e alle nuove vite dei nostri. Francamente, però, per dirci che Jack ha un figlio, Claire tiene Aaron, Locke accetta la paraplegia e Sayid è e resterà sempre un assassino, indipendentemente da quanto si impegni ad essere una brava persona, bastava una puntata sola. Mi lascia fredda la storia di Omar che si incasina coi cravattari, e di Sayid che deve togliergli le castagne dal fuoco. Finora solo la storia di Locke mi ha interessata. Le altre mi sembrano divagazioni un po’ inutili, messe lì ad allungare.
Sull’isola, perlomeno, c’è un po’ di azione. Innanzitutto, la scazzottata Sayid Dogen è da antologia, troppo figa. Roba da Godzilla contro Ercole, King Kong contro il mostro di Cloverfield e altri scontri al vertice. Peccato che poi mi ammazzino Dogen, che mi stava tanto simpatico. Lennon invece se ne va nell’indifferenza generale: ce n’è mai fregato qualcosa? No, direi di no. Apprezzo la svolta della sceneggiatura introdotta dalla morte del mio giapponese tascabile preferito, e devo dire che il massacro del tempio galvanizza e apre scenari futuri difficili da interpretare, ma Dogen sembrava veramente uno che avesse un sacco di cose da dire, e invece me lo ammazzano così, come una Nikki o un Paulo qualunque. Vabbeh.
L’impressione, comunque, è che queste prime sei puntate, a parte il primo episodio doppio, che soprattutto serviva a shockare, hanno avuto il senso di piazzare le pedine: ormai si sono formati gli schieramenti, Farlocke coi suoi da un lato, Jacob e i suoi dall’altro, e forse adesso può iniziare la parte davvero interessante: le botte da orbi tra il fumo nero e il fantasma di Jacob. Come tutto questo potrà spiegare l’isola e i suoi misteri, solo dio o gli sceneggiatori lo sanno. Ma mi sono riproposta di non parlare più di quest’aspetto.
Per il resto, ieri illuminazione da parte di gaspad: “E se la realtà alternativa è stata creata da Farlocke, che ha vinto lo scontro, e quindi ha ripagato i suoi alleati con quanto promesso (tipo Nadia restituita – più o meno – a Sayid)?”. Po esse. Ci tornerebbe. Per altro vincerebbe un cattivo, che è comunque una scelta coraggiosa. Sempre che Farlocke sia cattivo (oddio, i metodi sono quelli, eh?).
Note sparse:
- ma Kate perché va con Farlocke? Ma il senso di Kate nell’economia della storia, in generale, ormai qual è? E quand’è che Claire, per usare l’efficace immagine suggerita da una mia amica, le azzanna la giugulare?
- quando Sayid, senza dire né ai né bai, pianta venti centimetri di acciaio inossidabile nella panza di Farlocke, ho urlato “più Sayid, meno Jack!”. Finalmente uno che fa domande e agisce, altro che mister “debbo fixare tutto il fixabile”…

9
marzo 2010

P.S.
Cliccate sulla foto per accedere alla scheda del libro

P.P.S.
Sulla via per procurarmi il suddetto tomo mi sono accorta che oggi fa un freddo becco…

P.P.P.S.
Incidentalmente, ho inaugurato (male) il cavalletto nuovo per fare questa foto…

5
marzo 2010

Scusate il ritardo. Sì, lo so che in verità non vi frega nulla, ma io mi scuso ugualmente. Ieri è stata un giornata devastante, ho anche dormito due ore e mezza nel pomeriggio. Vabboh, saltiamo i convenevoli e passiamo all’esegesi della puntata.
Tralascio i commenti che valgono per tutta la serie (ma le risposte??? LE RISPOSTEEEEEEE??????), e diciamo che è un episodio di transizione. È che io Kate e Jack non li reggo più. All’inizio mi piacevano tutti e due, ma sarà durata tre puntate. Lei non se ne può più che scappa sempre, da tutto e da tutti, lui è l’equivalente lostiano di Topolino, e l’aria da bravo ragazzo non gliel’hanno tolta manco facendolo bere, drogare e disperare per tutta la quarta stagione. Per cui, francamente, dei suoi dad issues me ne cale veramente poco. Per altro ho trovato la parte nella realtà alternativa mal gestita. I problemi tra Jack e David, così come ci vengono presentati ad inizio puntata, sembrano piuttosto gravi. E invece basta che Jack vada a sentirlo suonare e gli dica “ma per me non sarai mai un fallito” che tutto si risolve davanti ad una pizza. Mah, fosse così facile…
La parte sull’isola è più interessante. Innanzitutto c’è Hugo, e Hugo tira su il morale. E poi c’è Jacob, e io mi illumino ogni volta che lo vedo. Non lo so perché. Eppure ha la faccia del cattivissimo marito di Rita in Dexter. Boh, mi fa simpatia. Certo, soffre un po’ della sindrome di Allanon, come la chiamava qualcuno su Fantasy Magazine tanti anni fa (“sì, io so tutto, ma non te lo dico perché devi capirlo da solo”), ma spero che giustifichino anche questa, altrimenti è solo un becero trucco di sceneggiatura per allungare il brodo. Confesso che mi sta simpatico anche Dogen, sarà che parla giapponese, sarà che come me appartiene al piccolo popolo, e in effetti anche lui soffre del medesimo male di Jacob. Ma vabbeh.
Hugo si permette pure di prendere per il culo gli spettatori. Davanti ad Adamo ed Eva tira fuori la teoria più accreditata dal fadom (per inciso, anch’io penso che quei due siano Rose e Bernard), in mezzo alla jungla dice che fa tanto bei tempi andati, “trekking through the jungle, on our way to do something that we don’t quite understand”, o ancora il riferimento al fatto che in sei stagioni sei nessuno ha mai visto un faro che stava praticamente sull’uscio di casa. “Non l’abbiamo mai cercato”. Eh, certo. Ma tanto, sull’isola le cose compaiono e scompaiono a piacimento (vedi capanna dello zio Jacob), per cui niente di strano se il faro è magicamente apparso dal nulla proprio ora.
Poi arriva il cuore della puntata: il faro. Il faro è la caverna due la vendetta. Ancora numeri, a ciascuno dei quali corrisponde un nome. Improvvisamente la sequenza 4 8 15 16 23 42 annega nel mare magnum di tutti gli angoli da 0 a 360. Devo dire che il pezzo del faro è bello. Le immagini riflesse negli specchi hanno un loro impatto, la suspence e la tensione sono ben gestite. Peccato che Jack faccia come al solito il coglione, e spacchi tutto. Che poi era quello che Jacob voleva. Purtroppo. Per altro, sono convinta che il misterioso personaggio che sta arrivando sull’isola e ha bisogno del faro sia Jack: Jack sull’isola non c’è mai veramente stato. Ha passato tre stagioni a cercare in tutti i modi di andarsene, e anche quando è tornato in verità l’ha fatto solo per disperazione. Jack non è ancora con l’isola, a differenza di Locke. Ora, come quel che è accaduto possa far capire a Jack il suo ruolo sull’isola mi sfugge, ma confido nella lungimiranza di Jacob. Per altro, inizio a credere che abbiano ragione quelli che dicono che Sawyer è destinato a soppiantare Farlocke, e Jack Jacob. Hurley ce lo vedrei bene al posto di Ricardus. In fin dei conti, per ora fa proprio il galoppino di Jacob.
Passiamo all’ultima sottotrama: Claire. Apprezzo che l’abbiano tirata fuori dal cilindro Rousseaunizzandola, perché questo in qualche modo richiama la sottotrama della malattia che è ancora un punto interrogativo e che da parecchio tempo non riprendevano. Però…però questa Claire mi cozza un po’ con quella che abbiamo visto nella quarta, assieme a Christian della capanna. Poi c’è una frase sibillina che dice: parla di Christian e del suo amico come di due entità separate, mentre io ero convinta che Christian fosse una delle innumerevoli forme che ha assunto il mostro di fumo in tutti questi anni. Mah. Enigmi, enigmi nell’oscurità.
Comunque, puntata godibile, come tutte quelle di Lost, ma un po’ così.
Ora, ho visto i trailer della prossima. Si promettono rivelazioni epocali. L’ultima volta che una puntata è stata pubblicizzata come rivelatrice poi ci hanno spiegato i tatuaggi di Jack, sui quali nessuno s’era mai fatto domande di sorta, per cui sono scettica. Ma ansiosa che arrivi mercoledì, come sempre.

26
febbraio 2010

Avrei dovuto scriverlo ieri, ma è stata una giornatina pesante.
Qualcuno di voi forse ricorderà la rubrica Commentiamo Insieme il Telefilm del Giorno; all’epoca commentavo il Dr. House, che adesso però non vedo più. Per cui ho deciso di riciclarmela per parlare di Lost, con l’avvertenza che lo sto seguendo su Sky, quindi chi fa altrimenti, e magari aspetta la messa in onda su Raidue, è avvisato. Possibili spoiler all’orizzonte, insomma. Di contro, se transitasse qui qualcuno che se lo vede negli USA, no spoiler, please :)

Allora, quarta puntata. Io ormai dispero. Conto le puntate che mancano alla fine della serie (per la cronaca 14) e realizzo che proprio manca il tempo per spiegarci perché Ben e Widmore seguono delle regole nel loro scontro, perché i numeri hanno poteri mistici, se e cosa la Dharma sapeva dell’isola, e altre duecento sottotrame aperte e mai richiuse. Soprattutto se nel frattempo le domande si moltiplicano a dismisura.
Intendiamoci, questa The Substitute è una delle più belle puntate di Lost di sempre, m’è piaciuta molto, ma ogni vaga risposta apre caterve di domande. Ok, i naufraghi sono sull’isola perché ce li ha portati Jacob, ma questo già lo sapevamo dal finale della quinta stagione. Ma a parte quelli che sono candidati, tutti gli altri naufraghi che son morti sull’isola, a che servivano? Ma poi, Farlocke ci sta dicendo la verità o racconta palle? E poi, Jacob è fatto di cartapesta che rimane incenerito da un focherello domestico manco l’avessero messo in forno crematorio? Vabbeh, mi rendo conto che questo è secondario. E il bambino biondo insanguinato? Jacob redivivo? Uno che sta sopra a Jacob?
Riflettiamoci. Per la prima stagione ce l’hanno menata che Locke sapeva tutto. E invece non sapeva una ceppa e navigava a vista. Poi ce l’hanno menata che Ben sapeva tutto. E invece anche Ben leggeva liste e non faceva domande (se l’umanità fosse tutta come gli abitanti dell’isola, la scienza non esisterebbe: tutti lì a obbedire senza una curiosità che sia una sul fumo e il resto del cucuzzaro). Allora uno dice: vabbeh, dai, Richard secondo me sa tutto tutto tutto. E invece pure Richard leggeva liste della spesa. Ormai ci restano solo Jacob e Farlocke. Secondo me la serie finisce che si scopre che nessuno sa un cavolo di niente.
Jacob: “Ma allora perché qua le donne non partoriscono?”
Farlocke: “E che ne so io”
Jacob: “Come che ne so. Io pensavo lo sapessi”
Farlocke: “No no, mai saputo un cazzo dell’isola”
Jacob: “Ah. E io manco”.
Farlocke: “Ma dai?”
Jacob: “Eh sì”.
The end.
Comunque.
I flashsideways sembrano confermare le parole di Farlocke: senza l’isola sono tutti più contenti. E non perché non hanno più i loro problemi, ma perché in qualche modo ci fanno i conti. Claire, senza bisogno di qualcuno che ce la costringa, accetta la maternità, Locke è sempre paralizzato, ma accetta la sua condizione, con dolore, per carità, ma lo fa. Comunque io mia figlia a scuola dove insegna Ben non ce la manderei manco morta.
Sembra che gli autori si divertano ad invertire le carte in tavola: Jack ora sembra uomo di fede, convinto che siccome gli ha detto bene con la moglie, ora potrà far camminare anche Locke, mentre Locke non crede nei miracoli. Il man of faith s’è scambiato col man of science. Ma sarà davvero tutta colpa di Jacob la vita miserabile che hanno condotto i naufraghi prima di approdare nell’isola? Mah. Io continuo a tifare per lui contro Farlocke.
La parte sull’isola, invece, nonostante sia un po’ lenta, è costruita con un ottimo climax: a me è partito il brividino quando Farlocke ha detto “questa è la ragione per cui tutti voi siete qui”. Che poi la rivelazione che segue è il segreto di Pulcinella, ma spalanca abissi di ipotesi, e poi l’immagine della caverna tappezzata di nomi è fantastica. Eccolo là, il destino, il simbolo di un dio che gioca col fato delle sue creature. Senza contare il richiamo abbastanza esplicito alla caverna di Platone, anche se per Sawyer la cosa funziona al contrario: proprio entrando nella caverna, almeno secondo Farlocke, acquisisce la conoscenza della reale forma del mondo. Oppure Farlocke gli sta facendo intravedere solo le ombre cinesi di ciò che davvero l’isola, e il suo destino, sono.
Poi ci sono quei piccoli rimandi interni che ti danno l’illusione che tutto fosse davvero preordinato da principio. Per dire, nella prima stagione Claire sogna Locke che ha un occhio bianco e uno nero. Ed ecco tornare il tema con le due pietre sulla bilancia, a simboleggiare un equilibrio che ormai si è rotto. An inside joke che secondo me ha molto più senso di quanto Farlocke voglia dargliene. O ancora la tizia del personale che analizza Locke, che è la cartomante da cui va Hurley nella linea temporale originale.
Insomma, Lost è Lost, ma credo occorra ormai concentrarsi su altre cose che non siano i misteri: godersi lo sviluppo dell’intreccio, la recitazione (sempre ottima) dei vari attori, il sottotesto ricchissimo di ogni puntata. E lasciare da parte l’ansia da finale.

22
febbraio 2010

Qualche commento fa qualcuno mi ha chiesto se stessi seguendo il Festival di Sanremo. No, non l’ho seguito. O meglio, non l’ho visto, ma ho allietato le poppate notturne leggendo i blog che l’hanno seguito. Per cui so tutto. Senza aver visto niente o quasi. Perché, diciamocelo, ma a chi gliene frega davvero del Festival? Conta la polemica, tutto l’ambaradan che ci gira intorno, e sul quale la tv mangia per un mese. Da questo punto di vista, quest’anno gli è andata a tutti di lusso: vittoria contestata, con tanto di protesta degli orchestrali, se ne potrà parlare almeno fino al prossimo festival, o alla prossima arma di distrazione di massa (paradossale che Cristicchi sia andato a cantare la sua canzone proprio nella fabbrica di divagazioni a uso delle masse; paradossale e coraggioso, e come tale incompreso).
Però tre canzoni le ho sentite: Cristicchi, perché mi piace e ho i suoi dischi, Scanu e Ruggeri perché ci sono inciampata una sera. Ah, e il Trio delle Meraviglie al tg.
Allora. Io non lo so come fossero le altre canzoni. Non so chi doveva vincere, se c’era o meno qualcuno meritevole, se Malika, Arisa, Noemi e via così. Non mi dilungo né su Ruggeri né su Scanu. Oddio, di Scanu devo dire che il verso

noi coperti sotto il mare a far l’amore in tutti
i modi, in tutti i luoghi in tutti i laghi

un po’ mi lascia perplessa. Coperti in che senso? Col cappotto di cemento? E questo feticismo per i laghi? Ma vabbeh. Cristicchi che dire, a me lui piace molto e non mi ha delusa. Molto nel suo stile, ma quando la formula è buona non è un male restare in un solco riconoscibile. Sorridevo sul “Meno male che c’è Carla Bruni”, inutile dirlo, e il giorno dopo avevo già il disco nuovo in mano.
Ma soffermiamoci invece sui secondi classificati. Qualche tempo fa, Macchianera scovò il testo di Italia Amore Mio, che già solo il titolo fa scendere un lungo brivido di terrore lungo la schiena. E commentai su Facebook dicendo che stavo guardando in fondo all’abisso. Voglio dire, neppure durante il Ventennio qualcuno avrebbe potuto cantare una canzone del genere senza soffocare il riso. Forse è un pezzo satirico, un po’ tipo La Terra dei Cachi degli Elii, e noi non abbiamo capito che Pupo, il principe e il tenore (che per altro ha la classica faccia di chi non ha ben capito come abbiano potuto convincerlo a cantare una cosa del genere) sono tre geni.
Ricordo che l’Orso mi rispose dicendo che comunque secondo lui quello non era il fondo dell’abisso. Ora lo so, l’Orso profetizzava. Il fondo dell’abisso è (o almeno spero che sia, al peggio non c’è mai fine…) la consapevolezza di dover crescere mia figlia in un paese in cui una buona fetta di italiani non si vergogna a sentire un giovanotto con braccio alzato e aria ispirata che canta “Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio”. Che poi a me il commento viene spontaneo: ma quanto cazzo gliene può fregare a Dio che Emanuele Filiberto ama l’Italia e da piccolo sognava di abbracciarla (e anche qui si presta il fianco a tutta una serie di simpatiche battute salaci)? Ma un plauso anche alla strizzata d’occhio ai paladini della “curtura italiana”, “d’a religgione” con quel verso così sentito, così vero

Io credo nella mia cultura e nella mia religione

Io me lo figuro, l’italiano medio, che sente questa roba e pensa “bbravo, bbravo! Mica come a’i mussurmani, che ce vojono leva’ er crocefisso dar muro!”. E che davanti all’accenno alla famiglia butta un’occhio commosso alla moglie sfatta che lava i piatti e al figlio che gioca alla play per terra, ovviamente in attesa di uscire per un bel puttan tour sulla Salaria.
O ancora sente

Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia

e pensa “eh, bbravo. Mica come ’sti politici che se danno addosso. Qua tocca ricui’ ‘i strappi, basta co’ a politica dell’odio, a noi ce piace l’amore, come dice Berlusconi!”.
Brrrr.
Senza contare quel rispecchiarsi serenamente in tutta la sua storia, che io leggo un po’ come “avete rivalutato Craxi, avete rivalutato pure Mussolini, che cazzo, potrete rivalutare anche mio nonno, o no?”
Comunque, mi rendo conto che qua si spara sulla Croce Rossa. E poi sono certa che spunterà qualcuno nei commenti a spiegarmi che non capisco il sentimento di cui sono intrise le parole di Italia Amore Mio (brrrrr). Che per altro io posso capire chi vota Scanu, che tutto sommato si inserisce in una certa linea di canzoni à la Sanremo, senza contare i fan che si sarà fatto durante la permanenza ad Amici. Voglio dire, a me non piace e l’amore in tutti i laghi mi fa sorridere, ma posso capire i perché della sua vittoria. I tre dell’Italia invece non me li spiego. Se non con un rigurgito di patriottismo all’amatriciana degli italiani che sinceramente mi mette paura. Non c’è niente di male ad amare il paese in cui si è nati (anche se io sono con Mafalda, che si domandava se i cinesi amano la cina solo perché ci sono nati, e i cileni il Cile per lo stesso motivo, e voleva scriverci su un tema intitolato “Patriottismo e comodità”), ma non con la banalità e la ruffianeria che trasuda da ogni singola strofa della canzone, roba messa là proprio per toccare corde che supponevo l’italiano medio neppure più possedesse.
Io in genere non tuono contro ciò che non mi piace. Sono miei gusti, opinabili, e come tali li posso discutere, ma senza acrimonia. Ma Italia Amora Mio la trovo così disgustosa dal punto di vista programmatico, così ruffiana e triste, che proprio non sono riuscita ad esimermi. E ho persino taciuto del pezzo con Lippi, che ho trovato becero come la decisione del Berlusca, a suo tempo, di chiamare il suo partito Forza Italia. La logica è proprio la stessa, e il fatto che gli italiani non solo non ridano, ma apprezzino, mi raggela.

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