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Indizio…

lo so, sto trascurando questo posto. Ma il fatto è che ho scoperto una cosa inquietante. Quando hai più tempo a tua disposizione non è che riesci a curare con più calma le cose che facevi prima. Eh no. Semplicemente ce ne aggiungi altre che prima non ti saresti sognato. Suonare la mattina, ad esempio. Oppure guardarti una, anzi facciamo due, puntate dei Simpson a pranzo. O ancora preparare il discorso per il seminario di giorno, invece che a notte fonda. Mi perdonerete dunque se l’indizio di oggi è di una banalità sconcertante.

Þar sýgr Níðhöggr nái framgengna

Avrei voluto farlo più complicato, ma tanto già i precedenti me li avete sgamati a volo…Temo anche che questo sarà l’ultimo. Certo potrei ancora parlarvi *** ****, o *** *** ***********, oppure di ********, ma poi cosa vi resterebbe da leggere? Ora avete l’ambientazione, l’ispirazione e un paio di tematiche. Io intanto mi ingegno qualche altro giochino con cui torturarvi. A presto!

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Storielle inquietanti…

Di recente ci sono stati due avvenimenti che mi riguardano che lasciano intendere che la fine del mondo è prossima.

Storie dal parlamento
Osservatorio, interno sera. Lavoro assieme a due mie colleghe e Giuliano. Squilla il cellulare. Delle referenze che l’interlocutore all’altro capo mi sciorina mi resta in mente solo Commissione Parlamentare per l’Infanzi. E già questo mi pare fantascienza. Quando la conversazione, dopo qualche minuto finisce, fisso lo schermo del Mac davanti a me.
“Non crederete mai a quel che è successo…”
Insomma, sono stata invitata come relatrice ad un seminario che la Commissione Parlamentare per l’Infanzia ha organizzato per il 29 gennaio. Qui c’è qualche informazione in più. La cosa è aperta al pubblico, quindi se volete venire a farvi due risate…Vi dico solo che sto preparado il discorso, e sono ovviamente terrorizzata. Sempre che il governo non caschi nel frattempo…

E la bambina?
Una fredda domanica mattina, alla stazione dei treni di Malè. Sei persone devono fare il biglietto per il treno per Trento. Le sei persone nello specifico sono: mia suocera, il suo compagno, una mia amica, il fratello di Giuliano, io e Giuliano.
Mia suocera si avvicina allo sportello.
“Sei biglietti, cinque per adulti e uno per un bambino” e mostra il fratello di Giuliano, nove anni.
L’omino dietro il vetro ci guarda, poi inequivocabilmente appunta gli occhi su di me.
“E la bambina là dietro?” chiede.
Mia suocera è giustamente perplessa, per cui l’omino mi indica. E mi perplimo anch’io.
“Veramente sono maggiorenne…”
L’omino, imperterrito: “Perchè quanti anni ha?”
Io, in confusione: “Ventisei…anzi, ventisette…”.
L’omino sorride confuso e stupito.
Cioè.
M’han dato dieci in meno. E notare che la mia amica ha ventidue anni…Devo prenderlo come un complimento?

Lo so, lo so, l’indizio. Mi sa che questo è uno degli ultimi che posso darvi. Più di un tot di cose in un libro non possono entrarci, e la copertina ancora non è in mio possesso, per cui niente giochini sadici.
Anyway, l’indizio di oggi è

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Un sabato in trentino

Dopo non so nemmeno quanti anni, credo dieci, ho preso un treno non per lavoro, ma per diletto. È che questo fine settimana sono stata a Marilleva da mia suocera, per un sabato sulla neve.
Certo, un sabato solo è poco, e per altro io non so neppure sciare, ma a volte fa bene andare a vedere l’inverno vero, quello bianco, e non questo surrogato autunnale che devo sorbirmi tutti gli anni qua a Roma.
Così, ho dormito sulle dolomiti per due giorni, e mi sono riempita gli occhi di panorami clamorosi. In Trentino c’ero stata solo una volta in vita mia, quando salii a Monaco di Baviera due anni fa. Allora era autunno e tutto era rosso. Adesso invece c’è un metro abbondante di neve e persino di notte un bianco accecante illumina tutto.
Ho visto le dolomiti al chiaro di luna, mi sono stupita del cielo terso e luminoso in cui potevi distinguere persino il colore delle stelle, e ho fatto un po’ il pieno di esperienze mistiche. Perchè in effetti non so sciare, quindi ho lasciato il resto della truppa sulle piste, e sono scesa a Marilleva 900. Lì non sapevo esattamente dove andare, ma ho trovato la mia meta non appena ho individuato un ruscello che tagliava a metà la vallata. Ho messo le cuffie e ho lasciato che l’iPod mi consolasse col meglio dei Muse.
Sono stata mezz’ora a guardare l’acqua che scorreva, col freddo della neve che pian piano passava la tuta e si trasmetteva a tutto il corpo. Ho studiato il torrente, sempre identico e se stesso e sempre mutevole, e mi sono sentita sola, con la testa appoggiata a terra e le braccia spalancate sulla neve ghiacciata. Mi sono chiesta quando abbiamo smesso di sentirci a nostro agio in mezzo alla natura, chi ci ha insegnato ad aver paura della solitudine, dei luoghi isolati e deserti come quello dove stavo.
E poi ho camminato lungo il torrente, e non c’era nessuno, e ho potuto sognare di essere sola, là in mezzo. Quando ho attraversato una vasta distesa, così bianca da farmi male agli occhi, con gli stivali che affondavano e il bastone improvvisato che mi ero fatta con un tronco che sprofondava nel manto intatto, ho potuto sognare di essere come quel ragazzo con cui corrispondo da un po’, e che adesso è in Antartide. Sola a camminare verso il nulla, la tuta che impaccia i movimenti, la borsa che mi pesa sulla spalla e il fiatone.
Mi sono fermata un altro paio di volte, quando ormai l’iPod mi aveva abbandonata e l’unico suono a farmi compagnia era il chiocciare dell’acqua del ruscello. E poi niente, sono tornata alla civiltà e alla funivia. L’aria era piena dell’odore di salsicce e crauti, e ho pensato a Monaco, che stava un trecento chilometri oltre le montagne che avevo davanti, dove forse c’era la neve, ma di sicuro per le vie aleggiava quello stesso identico odore. Un po’ di tempo fa avevo pensato che tutto sommato forse non volevo più tornarci, a Monaco. Era stato un bel periodo, certo, ma ora era chiuso. Fine, stop. Invece a ondate la nosalgia ritorna.
Ieri, mentre salivamo in casa in mezzo a tutta quella neve, ho detto a Giuliano: “Io sare dovuta nascere in un posto così”. E lui mi ha risposto: “Non ti sarebbe piaciuto lo stesso, proprio perchè sarebbe stato il posto in cui eri nata”. E probabilmente è vero.
Passo la vita a credere che la mia serenità stia altrove, e invece l’unico luogo dove può stare è dentro di me, in un atteggiamento che sia meno distruttivo e disfattista. E intanto ieri sono caduta preda di vecchi vizi…

Angolo del progetto top secret; chi è iscritto alla mailing list già sa quanto sto per dire, ma è ora che anche gli altri usufruiscano di un breve riassuntino circa gli indizi che vi ho dato finora sul progetto top secret.
1. da Fantasy Magazine sappiamo che il titolo provvisorio è La Ragazza Drago
2. il libro ha qualcosa a che fare col Lago di Albano
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3. c’entra anche un’acrobata
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4. c’è un collegamento anche con Thuban, la stella più luminosa della costellazione del Drago
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5. ci sono in gioco anche le Viverne, e in qualche modo è un indizio anche il fatto che l’immagine di Viverna che ho scelto viene dai decori di Villa Mondragone
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Non so cos’altro aggiungere, mi pare di avervi detto già una marea di cose. Credo ci sia posto solo per un altro indizio, se non voglio sciorinarvi tutto e togliervi il piacere della lettura. Comunque, intanto posso dirvi che dei quattro indizi tre fanno riferimento a personaggi del libro e due ad ambientazioni.

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Il gusto delle piccol cose – Beccata!

Aprire la finestra, e vedere che è ancora u a delle giornate invernali bigie che preferisco.
Tornare a lavoro, e semplicemente fare il mio dovere, scrivere l’articolo, parlare coi colleghi, mangiare con loro e scherzare.
Il barista che mi allunga la tazzina con dentro la cioccolata davanti al mio occhio languido che fissava colpevole quella della mia collega.
Fare palestra, sudare a ritmo di musica, sentire gli addominali che si tendono e fanno male.
Sorridere al pizzaziolo che ti sta facendo la pizza, e, mentre aspetti, parlare di libri con uno dei commessi della libreria sotto casa tua.
Assaporare il sushi, la sera, e lasciarsi da parte per la fine lo zenzero marinato, che ti piace tantissimo.
Una piccola soddisfazione, piccola piccola e forse anche un po’ meschina, su una cosa di tanto tempo fa.
Ricomincio ad assaporare la mia vita senza fretta. Ogni tanto mi scopro contenta, serena. L’ultima volta era stato due mesi fa esatti, quando ero andata in negozio a comprare Bianchina. Avevo perso il sapore delle cose, ed è così dolce e sorprendente ritrovarlo finalmente…

Il giochino sugli indizi del progetto top secret oggi giunge ad una svolta. È che mi hanno beccata, eh sì. Oggi Fantasy Magazine dedica un articolo alla questione, e riesce a mettere assieme abbastanza correttamente i pezzi.
Sì, il progetto top secret ha un nome, sebbene provvisorio (lo sapete come funziono io coi titoli…): La Ragazza Drago. Diciamo che è l’indizio di oggi, per cui in più vi posto questo. È un indizio doppio. Dopo questo, mi sa che debbo tenermi, o finisce che vi dico troppe cose.
Del libro Verdenero vi ho parlato ieri, ergo già sapete.
Il progetto piccolino è un racconto. Uscirà in primavera in un’antologia che dovrebbe intitolarsi Ai Confini della Realtà. Io sono uno degli autori che hanno partecipato. Ecco, quella è una cosa nettamente diversa dalle mie solite. Non che I Dannati di Malva o La Ragazza Drago non siano diversi, ma il racconto è proprio un altro genere, decisamente non è fantasy (più o meno…).
Che dire, ci vediamo in libreria…

Ah, l’indizio, giusto :P

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“Iniettatemela direttamente in vena”

Dopo gli alti temi di ieri, meglio tornare a parlare dei miei problemi personali.
Vi debbo fare una confessione. Ho una dipendenza. Dicono che ammetterlo sia il primo passo verso la salvezza. Io lo spero proprio, che sennò qua va a finire male.
Sono dipendente dalla cioccolata. La frase del titolo l’ho detta a Giuliano mentre si scofanava un cubettone di gianduia davanti ai miei famelici occhi. Parafrasavo, ovviamente, Barney che vince una fornitura a vita di Duff al festival del cinema di Springfield.
Ora, io sono a dieta perenne, e lo sapete. Però a Natale i dolci hanno iniziato a fioccare. Panettoni, mostaccioli, torroni, e cioccolata. Tutte le sere Giuliano mangia la cioccolata. E io, ovviamente, durante le feste ne ho provata un po’. Semel in anno licet insanire, anche perchè è giusto coccolarsi anche un pochino col cibo, è giusto non star sempre lì a punirsi…L’avessi mai fatto. Ora ne sento il bisogno fisico.
Vado a pranzo da mia madre e lei fa il diavolo tentatore.
“Lo vuoi un cioccolatino?” e lei intanto se lo mangia. E io sono forte, ma non così forte, capperi.
E poi torno a casa, e la sera sento che la voglio, sento l’odore. Ok, levo 20 grammi di pane e piglio un cioccolatino. Ma domani basta, eh? Non deve diventare un’abitudine. Ma il giorno dopo è il mio onomastico. E allora ne prendo un po’. E poi a pranzo il giorno dopo non uso l’olio, e allora forse un pezzetto di cioccolato di Modica…
Salvatemi. Ditemi come devo fare. Di ‘sto passo una di queste sere mi abbuffo e poi è finita.

P.S.
Anche oggi, l’indizio quotidiano. Questo direi che è centrale nell’opera

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Io, il Papa e Feyerabend

Mi cimento anch’io sull’argomento del giorno: il Papa non va alla Sapienza.
Innazitutto, confesso il mio imbarazzo a commentare la cosa. Io non riesco a trovare il testo integrale del famigerato discorso di Ratzinger durante il quale citò le altrettanto famigerate parole di Feyerabend “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Trovo solo versioni smozzicate trovate per altro su siti smaccatamente pro-papa. È ovvio che da una cosa così, per esempio, farsi un’opinione non è facile. Cosa è stato omesso dietro le parentesi quadre? In che contesto sono state fatte queste esternazioni? Ah boh. Ma, mi si dirà, le parole di Feyerabend sono abbastanza chiare. Ah certo, se le stacchi da tutto il discorso che c’è dietro…Ed è qui il busillis. Io quelle parole di Feyerabend me le ricordo. Le lessi in inglese un anno fa, su un libro regalatomi da un mio amico. Credo sia l’unico libro di filosofia che abbia mai letto, e per di più era in inglese. Quindi è possibile che sia io a non aver capito, ma non mi pare che Feyerabend fosse esattamente a favore del processo a Galileo, e a quanto pare chi ne sa più di me è più o meno d’accordo. Vi riassumo quel che ho capito di Contro il Metodo, il libro da cui Ratzinger prese la citazione. Sono mie interpretazioni, eh? Però non mi pare siano molto lontane da quelle comunemente accettate.
Donc, Contro il Metodo sostanzialmente è un libro che propugna l’idea che sia impossibile affibbiare alla scienza un metodo. Nel senso: la scienza, per poter davvero produrre risultati, deve poter essere libera di usare tutti i mezzi a propria disposizione, anche i colpi bassi, per usare un’efficace metafora del mio amico che mi regalò il libro. In sintesi, l’intuizione è ciò che conta davvero, e l’intuizione, il colpo di genio, non seguono leggi né metodi. Anything goes, tutto fa brodo, pur di raggiungere la verità. Anzi, il metodo spesso costituisce solo una sovrastruttura che impastoia la scienza; è il “potere” che cerca di imbrigliare il genio anarchico, che solo perchè anarchico riesce a giungere alla verità. Si può essere d’accordo o meno (io in parte lo sono), ma sostanzialmente il discorso è questo.
E Galileo? Galileo aveva barato. All’epoca non possedeva realmente gli strumenti per dimostrare la veridicità della sua intuizione (giusta), ossia che la terra girava intorno al sole. Ma lui sapeva, sentiva che era giusta. In un certo senso, sostiene Feyerabend, il suo sostenere la sua tesi era, rispetto al concetto comune di scienza che si aveva nel suo periodo, non scientifico. La Chiesa, Bellarmino, invece, seguivano quelle che erano le regole, il metodo della scienza dell’epoca. In questo senso il processo a Galileo era giusto e ragionevole: se si ammette che la scienza deve avere un metodo per andare avanti, allora Bellarmino aveva ragione a processare Galileo. È ovvio che Feyerabend usa questo esempio per rafforzare la sua tesi: che la scienza non ha metodo, che l’intuizione geniale è quel che conta. Quindi si guarda bene dall’approvare il processo a Galileo; proprio perchè parte dal presupposto che processare Galileo fu un intollerabile atto di prevaricazione del potere sulla libertà della scienza, il suo discorso fila.
Ripeto, se c’è un filosofo tra voi mi corregga pure, siamo qui per imparare, e Feyerabend è un personaggio che mi affascina e che mi interessa conoscere meglio.
Detto questo, io non capisco una cosa: è il Papa che ha distorto in malafede il pensiero di Feyerabend per tirare acqua al proprio mulino (paradossalmente mettendo in pratica proprio quell’anything goes che è il motto di Contro il Metodo), o sono i 67 professori che hanno in antipatia Feyerabend?
Anyway, ci si può svincolare da questa premessa. Perchè per me il Papa è magari giustificato ad andare a tenere una lectio magistralis alla facoltà di teologia o di filosofia di una qualsiasi università (è il suo campo, tutto sommato), ma sinceramente non capisco secondo quale logica debba andare ad aprire l’anno accademico alla Sapienza. Quindi, errore del rettore, che ha mischiato i ceci con le pere. Poi lo sappiamo tutti cosa sarebbe andato a dire, no? Che la ragione da sola è arida, che la scienza senza fede è il male, bla bla bla, cose che ovviamente non ha senso andare a dire in un posto dove un buon 50% degli astanti fa serenamente scienza senza presupporre l’esistenza di dio.
Quindi, complessivamente sono contenta che il Papa alla fine non vada alla Sapienza. Il giusto ordine delle cose è stato ristabilito. Peccato che il fatto che abbia deciso di non andare non la trovo affatto una vittoria della laicità sulla teocrazia. Noi che alla laicità ci crediamo possiamo pure inserire l’episodio nel suo giusto contesto: un’autorità religiosa non va a mettere una bandierina in casa di un’autorità laica. Ma la maggior parte degli italiani, che alla fine crede un po’ per superstizione e un po’ per abitudine, e che non capisce chiaramente cosa voglia dire essere laici, non l’ha vista così: ha visto 67 professori che hanno messo il bavaglio al Papa, che, nobilmente, ha scelto la via del martire e non si è presentato dove non era gradito. E se vogliamo davvero che l’Italia sia laica, dobbiamo spiegare a questa gente perchè in un mondo come il nostro la divisione tra stato è Chiesa è una necessità imperscindibile. E stavolta non gliel’abbiamo spiegato.
Per come la vedo io, gli studenti e i professori non dovevano manifestare perchè il Papa non andasse alla Sapienza. Dovevano manifestare per ottenere non un’omelia domenicale, ma un confronto. Che venga il Papa, che dica quel che vuole, ma che poi accetti il contraddittorio: che ascolti le nostre domande, che ci risponda. Che ci spieghi perchè gli omosessuali sono uno scherzo di natura, perchè un omicida basta che si pente e può far la comunione e un divorziato è fuori dalla Chiesa per sempre. Facciamogli fare un giro nel mondo reale, al Papa, che siano i cattolici stessi, quelli che si sentono sempre più a disagio a sentirsi rappresentati da questo Vaticano, e fargli queste domande.
Ovviamente, il Papa non si sarebb prestato. Non sarebbe venuto o non avrebbe accettato. In ogni caso, sarebbe stato LUI a sottrarsi al confronto. Sarebbe stato LUI a mettere un bavaglio a noi. Può sembrare una sottigliezza, ma per me fa tutta la differenza del mondo.
Che poi a me non piaccia questa radicalizzazione del confronto fede-scienza lo sapete già. Non mi piace la teologia del papa, che con un manto onnicomprensivo vuole inglobare sotto la fede tutto, ma proprio tutto (e chi non crede come noi? Al rogo? E chi crede in una verità diversa?) e non mi piace la logica risposta dei laici: che i credenti son tutti cretini e che la religione è il grande male del mondo. Ma tanto la ragionevolezza e la capacità di accettare le differenze non sono esattamente la cifra di questo secolo.

P.S.
Ops, nella foga mi stavo dimenticando  l’indizio quotidiano. Innanzitutto, se siete arrivati fin qua sotto tanto di cappello, credo questo sia il post più palloso della mia triennale carriera :P .
Allora, il progetto top secret. È un fantasy, ve l’avevo detto? Ma io lo definirei più un libro del filone fantastico. Così, perchè a volte sperimentare cose nuove è bello. Il lago della foto di ieri non era un lago qualsiasi: è il Lago di Albano. Le foto non gli rendono giustizia, è uno dei posti più belli che conosca. Soprattutto il bosco che si sviluppa lungo una buona metà delle rive. Da ragazzina lo amavo e lo odiavo: perchè è un bosco stupendo, ma è una natura selvaggia e terribile. Ci entri dentro e ti senti un estraneo, ti pare che da un momento all’altro il bosco ti possa fagocitare. Andateci, se passate da queste parti.

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