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A bugs Life

Mi rendo conto che un post del genere ha dello sconvolgente per una persona come me, ma a quanto pare non mi conosco bene come credevo.
La mia fobia per insetti e ragni è ben cognita. Arrivo al punto che anche le farfalle non è che proprio mi esaltino. Eppure in questi giorni ho avuto parecchi incontri ravvicinati con fauna dotata di esoscheletro. Non solo non mi ha fatto né paura né impressione, ma mi sono data anche alla fotografia della stessa, ponendomi in posizioni assurde, con lo zoom al massimo, e, soprattutto, a due passi dai suddetti insetti.
Non so. Forse quando li vedo a casa loro li percepisco come meno minacciosi. Forse è vederli dentro casa o giù di lì che me li fa odiare. In giro per boschi li guardo incuriosita e stupita. Oggi sono addirittura passata vicino ad un’arnia ronzante…
Comunque, qui sotto un campionario dei miei incontri ravvicinati col nemico.

P.S.
In effetti, non ha più senso giocare col progetto top secret. Alcuni di voi hanno indovinato. Chi, ve lo dico la prossima volta. Assieme al disvelamento del suddetto progetto. Intanto vi dico solo che il libro illustrato delle Guerre uscirà in autunno, e che i testi ho finito di scriverli poco prima di andare in ferie.

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Top secret 2 – dolomitenblick

Eccomi qua. Più o meno. Anche stavolta post piuttosto telegrafico, con un paio di foto. Poche, perché quelle che ho fatto finora sono tutte orrende e non voglio ammorbarvi più del dovuto.
Piuttosto concentriamoci sul progetto top secret. Innanzitutto, nel precedente messaggio al riguardo c’era un indizio nascosto piuttosto rivelatore, che però nessuno di voi ha colto. Non vi dico qual è, vi invito però a riguardare meglio quel che avevo scritto e impostato.
L’indizio ulteriore al riguardo, invece, è che nella cosa è coinvolto anche Paolo Barbieri, e anche questo è un bell’indizio, via.
Per il resto, questo è quel che vedo la mattina alla finestra, quando ovviamente non ci sono troppe nuvole.

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From Muenchen

Sono tornata sul patrio suolo. Ho la rete, ma sono morta di stanchezza, indi per cui vi posto soltanto qualche foto e vi segnalo che su Fantasy On Air sono state pubblicate le mie risposte a tutte le domande che non c’è stato tempo di farmi durante la diretta. Le trovate qua. Buona lettura!

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Prima di andare

Da oggi sono in ferie. Più o meno. Ma credo ci si sentirà lo stesso. Magari con minore frequenza, per quanto di recente ho trascurato un po’ questo posto. Anyway, penso che ci sarò, dai.
Intanto, oggi Irene fa un sacco di da da da, ieri ha fatto il suo primo bagno in una piscina seria e tra qualche giorno andrà per la prima volta all’estero fuori dalla mia pancia.
Vi lascio con due pensieri.
Il primo è un’anteprima su un progetto futuro. Donc, in un futuro non troppo remoto c’è l’intenzione di unire insieme due mie passioni in un prodotto particolare, che aggiunge grosse novità ad una cosa che avete già visto. Criptico, I suppose. Vuole esserlo :P . Scatenatevi pure in ipotesi e congetture, che settimana prossima vi do qualche news ulteriore. Ah, ha a che fare con nuovi media.
Infine, altro giochino dell’estate: secondo voi cos’è l’oggetto della foto qui sotto? Si astenga ovviamente chi l’ha già visto sul mio profilo Facebook.

Piccolo indizio: ha a che fare con la piscina di cui testimonianza fotografica qui.

Soluzione
L’oggetto del mistero è un calamaro motorizzato: lo metti in acqua e nuota. È un giocattolo per il bagnetto che Giuliano ha portato a Irene da Cambridge. Lei lo adora, in piscina dà il meglio di sé :P
Per il progetto top secret, invece, dovrete aspettare…

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estate

Oggi il Raccordo non mostrava quel tipico aspetto postapocalittico dell’agosto romano. C’era anzi traffico. In compenso, gli scenari apocalittici mi attendevano una volta arrivata a lavoro.
In questi giorni l’università è vuota. Ma proprio vuota. Per i viali ci volano le balle di fieno. Le aule sono chiuse a chiave, e desolate. In aula dottorandi siamo in due.
Fa un effetto strano. Questo posto d’inverno è un casino. Ragazzi ovunque, file chilometriche ai bar per accaparrarsi l’ultima pizzetta, l’ultimo panino, aule che letteralmente traboccano di studenti, spesso accosciati a terra o appollaiati sulle finestre per prendere appunti.
Adesso è il setting perfetto per un film horror tardo-adolescenziale. Di quelli coi ragazzini che pomiciano nei corridoi, e vengono puniti per la loro lussuria a suon di squartamenti.

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Ieri sono andata di nuovo al lago di Albano, stavolta anche con Irene. Rispetto a quando ci andavo io (e l’ultima volta risale temo al 2001 o giù di lì), adesso ci sono gli stabilimenti e la spiaggia è larga svariati metri. All’epoca il lago arrivava praticamente alla strada.
Abbiamo preso degli ombrelloni sull’erba. Irene è rimasta a lungo perplessa coi piedini tra i trifogli. Poi ha iniziato a infilarsi in bocca fiori e erba.
Purtroppo, non è rimasto tutto proprio come lo ricordavo. Il fondo adesso è fangoso, almeno in alcun punti. Prima l’acqua era limpidissima, il fondo era di una finissima sabbia nera, che però doveva essere piuttosto pesante, visto che si alzava poco quando ci mettevi i piedi. Ho dovuto pensarci parecchio prima di farmi il bagno. Alla fine ho tagliato la testa al toro. Con la morte nel cuore, mi sono fatta la passerella di legno che porta alla zona sabbiosa e sono scesa in acqua. Ho dovuto nuotare un po’, ma alla fine ci sono arrivata. Alla sabbia. E ho iniziato a sorridere da sola come una scema. Perché era come allora. L’acqua limpida. La sensazione morbida sotto i piedi. L’odore, soprattutto. Un odore inconfondibile, che ricordo perfettamente, quello dell’acqua sporcato appena da una nota acidula, calda, come se fosse rimasta traccia del fuoco che fino a 5000 anni fa ancora dominava questa zona.
Ho nuotato un po’, mi sono goduta il panorama dei colli. E ho pensato che ci sono posti che descrivono meglio di mille parole cos’è la pace. Sebbene la zona dei Castelli sia ancora geologicamente attiva, il lago di Albano è uno di questi posti.

P.S.
Qualcuno mi ha detto che si immaginava diverso il lago, più selvaggio. Le foto che ho fatto io si riferiscono alla parte più antropizzata, coi ristoranti e gli stabilimenti. Poi c’è tutto il resto, che è completamente coperto di boschi. Lì ieri non ci sono andata perché col passeggino non è facile avventurarsi, e per scendere in acqua ci sono pendii piuttosto ripidi e impervi.

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Quando si svezza

La scoperta delle stelline

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L’estate sta passando

Oggettivamente, io non ne posso già più dell’estate. Stanotte ha fatto un caldo insensato, abbiamo dovuto accendere il condizionatore tre volte, l’ultima alle 6.00 del mattino, quando uno suppone faccia fresco. Sabato sono rimasta consegnata in casa dalle 10.00 alle 19.00 perché altrimenti mi sarei presa un colpo di calore, o esci prima o hai perso il tuo slot per la libertà.
Però…
Però quando sono a mare, il pomeriggio, e Irene sta seduta sulla battigia e batte le mani alle onde, e grondo acqua di mare, e la radio manda uno di quelle canzoni che l’anno prossimo nessuno ricorderà più, e ci sono il tramonto, i gabbiani, Venere, penso che ce la posso fare. Per un altro pomeriggio ancora, per un’ultima volta.
Dopo tanti anni ad essere triste per niente, improvvisamente mi riesce persino di essere contenta per le piccole cose.

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Rewind

Ieri sono andata la mare da mia suocera. Non era la prima volta. Da quando è iniziata la stagione cerchiamo di andarci almeno una volta ogni due settimane.
Ora, non ricordo nemmeno quand’è stata l’ultima volta che sono andata in vacanza al mare. Forse era quell’anno in Sicilia, il 2004, se non erro. Da bambina adoravo il mare. Passavo praticamente la giornata a mollo, a guardare i pesci, inventarmi storie, provare nuovi tipi di capriole e cercare di raggiungere l’orizzonte col materassino. Poi non lo so cos’è successo. Coi miei abbiamo iniziato ad andare in vacanza in montagna, ho conosciuto Giuliano, e lui non è un grande amante del mare, per cui l’acqua e la sabbia hanno un po’ perso la loro attrattiva. Ok, ovviamente ogni estate vado al mare almeno un paio di volte. Ma non divertivo come un tempo, ecco.
Ieri ad un certo punto ho preso un pattino con un’amica e un ragazzino. Credo fossero quindici anni che non ci mettevo piede su. L’ultima volta era stato con mio zio e miei cugini, andammo a pesca e io nuotai in un banco di marmore. All’improvviso mi sono sentita catapultata indietro negli anni. Era tutto come nelle estati della mia infanzia. Non siamo andati molto al largo, ma lo stesso ci sembrava di essere da soli, lontanissimi da riva. Saranno stati tre metri dal fondale, ma l’acqua verde era misteriosa e ignota come un abisso senza fondo. Era solo Ostia, ma avrebbe potuto essere uno qualsiasi dei mari della mia infanzia. Mi sono tuffata di testa, non lo facevo da anni, ho nuotato, sono risalita sul pattino, e poi mi sono tuffata ancora, e via così, un sacco di volte. Quando siamo tornati a riva, Irene era sul bagnasciuga, a giocare con le onde. E ho capito. Perché d’improvviso il tempo aveva deciso di riavvolgere il nastro. È per Irene.
Quest’estate è diversa perché io non vedo più le cose coi miei occhi da trentenne, che hanno fatto trenta estati, di cui almeno una ventina al mare. Le vedo coi suoi di occhi: occhi che il mare non l’hanno mai visto, mani che non hanno mai toccato la sabbia, gambe che non sono mai state tra le onde. E tutto è nuovo, diverso, bellissimo.
Pensavo che un figlio desse un’improvvisa accelerata al corso del tempo, pensavo che un figlio ti facesse sentire d’improvviso vecchio. Invece ti fa tornare bambino, opera un taglio nel nastro, dà una spolverata alla tua vita. Si ricomincia da capo, con un figlio.
Penso spesso alla mia vita ora, e alla mia vita prima. E più ci penso più mi rendo conto che Irene, quando già era solo un pensiero nella nostra mente, quando era qualcosa che si muoveva tra pancia e sterno, e ora, che è una personcina in carne ed ossa, mi ha curata.

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