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Prossimamente

Post di aggiornamento. Donc, innanzitutto a Maggio uscirà La Ragazza Drago 4 – I Gemelli di Kuma. Visto che l’uscita è imminente, ci saranno anche un po’ di appuntamenti in giro per l’Italia.
Innanzitutto, questo giovedì si parlerà dei miei libri presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Dalle 9.30, presso l’aula Sabatino Moscati si terrà il seminario “Dubhe e gli altri: tra disagio sociale e desiderio giovanile nei romanzi di Licia Troisi”.
Il 6 Maggio alle ore 18.30, invece, terrò un incontro a cavallo tra letteratura e scienza presso la Libreria Feltrinelli di Palermo. Titolo del tutto “Astrofisica e Scrittura”. Ok, è un po’ banale, ma manca un mese, magari nel frattempo mi verrà in mente in un titolo di maggior presa :P .
Infine, il 15 Maggio sarò in quel di Torino, per il Salone Internazionale del Libro. Ora, i dettagli di quest’incontro ancora non sono definitivi, indi per cui stay tuned per saperne di più.
Finiamo poi in bellezza, è proprio il caso di dirlo: voilà.

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L’ultima frontiera – PESCE D’APRILE

Ragazzi, scusate, era un pesce d’aprile. Purtroppo ho appena ricevuto una brutta notizia che mi ha lasciato decisamente sconvolta. Non me la sento di scherzare né di portare avanti questa cosa. Scusatemi

A breve dovrò vedermela con l’ultima frontiera della mia paura di volare. In verità pensavo che il problema fosse risolto, ma mi rendo conto che ancora non mi sento completamente a mio agio quando prendo l’aereo, e quando vola un membro della mia famiglia sono sempre in ansia.
Da tempo pensavo che fosse ora di uscire dall’Europa, e provare a vedere un po’ di mondo. Pensavo che la prima volta sarebbe stato con un bel viaggio di Giappone, un ottimo battesimo del fuoco con un premio finale molto ambito, quello che da qualche anno io e Giuliano consideriamo il viaggio della nostra vita. E invece le cose sono andate diversamente. Perché farò sì un volo intercontinentale, ma non verso ma est, bensì sopra l’Atlantico. Vado in america. E non ci vado per un congresso, ma per i miei libri.
Stacco. Flashback.
Un tot di tempo fa, Paolo Barbieri postò sul suo Facebook uno stato che gettò alcuni di voi nel panico: “Nihal. Again”, diceva. Tutti lì a domandarsi che significava, che voleva dire…Ve lo dico io. Significa che alla fine, dopo tutta una serie di vicissitudini, è stato trovato il partner internazionale, per la precisione made in USA, per realizzare il film tratto dalle Cronache. Ebbene sì. Non ve l’ho detto prima perché solo adesso la notizia è diventata ufficiale. Ovviamente, ormai il design del Mondo Emerso ha un’impronta ben chiara, raffinata anche da due libri illustrati, ed è dunque ovvio che Paolo sia stato chiamato a far parte del progetto. Per altro questa cosa era chiara al produttore fin da principio.
Comunque, siamo ancora nelle fasi iniziali del tutto. Ok, lo so, lo sto dicendo da qualcosa come tre anni, ma il cinema è un mondo strano, in cui circolano moltissime idee, e poche alla fine concretizzano. Ma suppongo vi rendiate conto anche voi che aver trovato un coproduttore negli States è un grosso passo avanti. Insomma, il film è più vicino, decisamente.
Anyway, dopo l’ovvia esaltazione che è seguita alla notizia, la mia solita ansia non si è fatta attendere: dodici ore o giù di lì in aereo. Sopra l’Oceano Atlantico. In direzione del paese dell’11 settembre. C’è così tanta roba di cui aver paura che mi sento addirittura in imbarazzo: devo temere più il guasto o l’attentato? Ah, ovviamente ci sarà la famiglia al seguito, per cui gli interrogativi si moltiplicano: come la tengo ferma dodici ore in aereo Irene? Le farà bene? Mi atterrerà incazzatissima e/o sconvolta? E il fuso? E l’inglese, dio mio, l’inglese?
Le cose cambiano, e questo film sconvolgerà tante cose. È un grosso salto nell’ignoto, verso un mondo che mi è quasi del tutto sconosciuto. Per cui ieri sera, mentre studiavo tariffe aeree e soluzioni di volo, pensavo che non è tanto il viaggio che mi spaventa: è tutto il resto, tutto quel che sarà dopo. Ma in fondo la vita è così, no? Bisogna cambiare di continuo, è il nostro destino. E, sì, dai, io sono pronta.

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Young adult

Scusate se non mi sono fatta sentire, ma sono stati giorni impegnativi. Mi rifaccio viva per una comunicazione brevissima: è uscito un mio piccolo pezzo sulla narrativa young adult – che per la cronaca è quella che scrivo io – su Vanity Fair, in occasione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Se vi va di darci un’occhiata, è nel numero in edicola.
Continuo a ricordavi Autori per il Giappone: ormai il sito trabocca di racconti, per cui c’è da leggere per settimane. Mi raccomando l’obolo per Save the Children :)

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Guerra – Pace

Art 11 della Costituzione

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Bel modo di festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia, con una bella guerra. Perché siamo in guerra, inutile starcela a menare.
Il potere dice: era necessario per salvare la popolazione civile dai bombardamenti di Gheddafi. Sarò tarda io, ma non ho mai capito come altre bombe possano salvare i civili. E ancora: qualcosa dovevamo pur fare. Se bisognava intervenire, occorreva farlo prima e con altri mezzi: con una forza di interposizione dell’ONU, ad esempio, che non si schierasse a favore dell’uno o dell’altro schieramento, ma che semplicemente separasse i contendenti, e magari imponesse elezioni e vigilasse su di esse.
Così semplicemente facciamo quel che è già stato fatto in Iraq: togliamo un dittatore che non ci sta più simpatico per metterci…chi? Chi ci mettiamo? Vedo profilarsi all’orizzonte quel che è già successo a Iraq e Afghanistan: il caos più totale, l’ingovernabilità, per altro ad un tiro di missile da noi.
Senza contare l’ipocrisia del tutto. Perché non andiamo a intervenire anche in Bahrain? Anche lì sparano sulla popolazione. La situazione è diversa. Perché?
E vi dico di più: io l’ho letto il trattato che sancisce i rapporti diplomatici tra Italia e Libia, e ha ragione Gheddafi, l’abbiamo violato. Ma Gheddafi è un dittatore sanguinario. E allora perché ieri gli abbiamo stretto la mano, l’abbiamo invitato da noi con la sua tenda e gli abbiamo offerto cinquecento fanciulle alle quali potesse delirare? Perché abbiamo stretto un accordo con lui?
Questa era la rivoluzione dei libici, espressione di una parte della sua popolazione, e come tale doveva continuare. I dittatori li abbattono i popoli che opprimono, è così che deve funzionare. Adesso è solo un’altra guerra che porterà altro sangue, altra confusione, altra instabilità.
Le immagini che vedo oggi in tv sono le stesse che vidi ventuno anni fa, quando ero ancora una bambina. Era il 1990 e c’era la Guerra del Golfo. Non è cambiato niente.

*****

Benché i giornali inizino già a dimenticarselo, il Giappone permane in una situazione di estrema prostrazione e di emergenza, e non solo per la questione Fukushima, ma soprattutto per il terremoto e lo tsunami. Io penso ancora a Tokyo, ci penso da dieci anni.
Lara Manni ha promosso questa iniziativa: si tratta di un blog che contiene al momento sessanta racconti scritti da professionisti e non. Alcuni sono stati redatti per l’occasione, e parlano in qualche modo del Giappone, altri no. Quel che vi chiediamo è di fare un’offerta a Save the Cildren, che in questo momento si sta occupando anche di Giappone. Donate quel che volete, anche pochissimo, ma, se potete, fatelo.
Due parole sul mio racconto. Non è stato scritto per l’occasione, ma è una cosa che avevo buttato giù nel 2007 per I Confini della Realtà. L’idea è ancora più vecchia. Mi venne in mente un giorno in aereo: stavo iniziando a sconfiggere la mia paura di volare, ma ancora non mi sentivo esattamente tranquilla a volare. Come sapete, nell’antologia poi ci finì Nulla Si Crea, Tutto Si Distrugge, e questo racconto qui finì nel cassetto. Mi è venuto in mente appena sono stata contattata per questa iniziativa. L’ho rimesso a posto sabato, ho riscritto alcune parti, ho completamente cambiato la scansione degli eventi e infine l’ho spedito. Non so se sia adeguato o meno all’occasione, visto che non parla né di Giappone né di terremoti, ma in qualche modo non ha mai smesso di parlarmi dal 2007, chiedendomi di essere messo a posto, e di essere letto. Mi appartiene molto, quando e se lo leggerete capirete perché.
Intanto, grazie a tutti.

Autori per il Giappone

P.S.
Non ce l’ho detto esplicitamente, ma ovviamente sono ben graditi i commenti sul racconto, eh? :)

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Autore/Autrice

Stasera vado a controllare la posta. Guardo anche in mezzo allo spam perché a volte ci trovo mail importanti. E l’occhio mi cade all’istante su un oggetto “Ricerca di inediti per collana tascabile”. Il mittente è Edizioni Nonvelodicoperchésidiceilpeccatononilpeccatore, per gli amici Edizioni NVD (Non Ve lo Dico, prima che andiate a compulsare internet, curiosoni!). Ora. Di recente ho conosciuto un ragazzo che dirige una piccola casa editrice, di cui al solito – grazie memoria da pesce rosso – non ricordo il nome. Per cui ho aperto la mail.

Caro Autore/Autrice

E ho capito subito:
a. che non si trattava decisamente della casa editrice del ragazzo che ho conosciuto
b. che stavo per farmi qualche bella risata.
Ebbene sì. Ho ricevuto una proposta editoriale da una casa editrice a pagamento. Sono quasi emozionata. Voglio dire, non mi era mai capitato. Una proposta editoriale. A me. Sono commossa.
Ma veniamo al dunque. Le Edizioni NVD non hanno la più pallida idea di chi io sia. Come non hanno la più pallida idea di chi siano gli Autori/Autrici cui spedisce le mail. È spam alla cieca. Che deve anche essere proibito per legge, mi sa. Ma funziona. Perché si sa che gli italiani scrivono ma non leggono, per cui tra dieci persone che si vedono recapitare la mail, otto avranno nel cassetto un manoscritto, e almeno quattro non sanno la differenza tra una casa editrice a pagamento e una seria (don’t worry, prima di conoscere Mondadori non la sapevo nemmeno io). I conti sono presto fatti.
Ma leggiamo oltre.
Mi si mette al corrente, con eloquire forbito che sa tanto di supercazzola con scappellamento a destra, che la Edizioni NVD hanno immesso sul mercato una collana figherrima di opere tascabili, nota urbi et orbi col nome “Appunti di Viaggio di Mithrandir – da oriente a occaso” illustrata elegantemente da uno dei loro illustratori. E io mi domando: ok, e a noi?
La risposta viene subito sotto.
Siccome una collana con un libro fa un po’ brutta figura, ne vogliono pubblicare a pacchi in modo da pubblicizzare meglio e la collana e il singolo titolo. E già qui non è che capisca perché pubblicare ottanta tascabili aiuti la visibilità del quarantesimo, ma fingo di capire e vado avanti.
Loro, che manco sanno se sono uomo o donna, e dunque suppongo non sappiamo manco se sono un autore o meno, pensano che mi faccia piacere sapere come si fa ad essere pubblicati da loro. Che bello, mi fanno un onore! È dall’ultima volta che mi hanno chiamato dottoressa, tipo alla seduta di laurea, che qualcuno non mi onorava tanto! Specificano anche che l’invito è a me “di persona pirsonalmenti”, che non è che io poi inoltro la mail a mio cugino e vale pure per lui, no! Vale solo per me Autore/Autrice. Perché io valgo, tipo L’Oreal.
Seguono oscuri dettagli sulle date di pubblicazione, che però si peritano di infilarci un “periodo natalizio”, perché tutti sanno che a Natale si vende di più, motivo per cui basta evocare lo spettro di Babbo Natale per convincere l’Autore/Autrice ancora restio.
Viene poi specificato come mandare i manoscritti: la sintesi è, come cazzo ti pare. Ma non tanto lunghi, che sennò ci scocciamo.
Nota bene che fin qui non ci sono criteri per la pubblicazione. Non c’è scritto: “Se il libro ci piace te lo pubblichiamo, sennò ciccia”. La pubblicazione sembra automatica. E qui non so se lodare l’onestà di fondo delle Edizioni NVD, oppure lamentarne la scarsa furbizia: cara Edizioni NVD, i quattro Autori/Autrici di cui sopra che potrebbero essere vostri potenziali clienti non è che “vogliono pubblicare”, vogliono essere scelti, vogliono sapere che il loro libro è migliore di quello della cognata, e dunque degno di pubblicazione. Comunque. Andando avanti si parla anche di un premio, Vergato sul Membro 2011 (grazie Michele Vaccari per la definizione!). E qui ovviamente io Autore/Autrice mi sciolgo definitivamente: un premio lo voglio, e che cavolo. Vuoi mettere che figa la targa da far vedere agli amici.
Poi, finalmente, arriviamo al punto. La Edizioni NVD mi dice che è ovvio e anzi direi consuetudine universale chiedere all’Autore/Autrice un contributo per le spese di pubblicazione. Che per altro sta sotto i mille euro, pensavo peggio. Finalmente, si parla anche di opere pubblicabili: pare che sceglieranno le prime tot tra quelle che riterranno degne, gli altri si attacchino, anche se sono bravi. Leggi: muoviti, che sennò i posti finiscono e quell’antipatica di tua cognata pubblica e tu no. Anche perché hai tempo per spedire la tua opera non oltre la fine del mese.
Infine, arriva la parte minatoria: se io Autore/Autrice mi azzarderò a comunicare in giro il contenuto strettamente confidenziale di questa mail a me pirsonalmenti indirizza, peste mi colga! Mi scatenano contro i loro legali, sette anni di guai, sciagure di vario genere et similia. In fede, il vostro affezionato Tizio Caio delle Edizioni NVD che non vede l’ora di avervi tra i suoi Autori/Autrici.

Ora, ci siamo fatti quattro risate, ma qua la cosa è seria. L’editoria a pagamento non è editoria. Punto. È un servizio di stampa copie, fa il lavoro di una rilegatoria. Un editore investe sull’autore, lo paga per il suo lavoro, spesso con un anticipo sulle vendite, e mai, mai gli chiede soldi. Perché funziona così: tu autore metti il lavoro, lui editore mette il rischio. Ed è per questo, per inciso, che si prende anche la fetta maggioritaria sul guadagno.
Una casa editrice a pagamento guadagna coi soldi degli autori; l’autore si ritrova con cinquecento copie del suo libro che gli ammuffiscono dentro casa, perché ad un certo punto finiscono i parenti cui regalarle, e una cifra variabile dalle varie centinaia ad alcune migliaia di euro in meno nel portafogli. La casa editrice a pagamento ha guadagnato.
Infine, le case editrici a pagamento sono la morte dell’editoria e della letteratura: non selezionano, pubblicano tutto, perché non gli interessa vendere libri, gli interessa prendere soldi dall’autore. Fine.
Ora, se quel che vi interessa è solo il libro rilegato, se sapete perfettamente cosa è una casa editrice a pagamento e per motivi vostri decidete di rivolgevi ugualmente ad essa, ok, no problem. Se siete ben consci del reale servizio offerto, nessun problema. Vi dico solo che potrebbe risultare più conveniente usare l’editoria on demand, tipo lulu.com o ilmiolibro.it. Quest’ultimo servizio l’ho usato anch’io per rilegare un libro in cui ho raccolto le riflessioni che ho fatto quando aspettavo Irene: volevo conservarlo e darlo a lei quando sarà grande, e sono stata soddisfatta del servizio offerto.
Vi metto però in guardia: se volete davvero fare gli scrittori di mestiere, se volete davvero essere letti da un pubblico che vada oltre i vostri amici e parenti, se volete davvero crescere come autori, non vi affidate alle case editrici a pagamento. Non è il loro mestiere. E se vi dicono che tutte le case editrici fanno così, che sono piccoli e non ci rientrano nelle spese, non gli credete: è una palla. Ci sono piccole case editrici che vivono benissimo senza chiedere soldi agli autori.
Infine, un bell’elenco di case editrici a pagamento: quella che mi ha mandato la mail è una di queste.

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Grazie, ragazzi

Mi ero dimenticata di farveli vedere: gli splendidi fiori che mi hanno regalato i ragazzi del Liceo Scientifico Rummo di Benevento. E grazie anche al preside per i libri!

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Intervista

È lunedì mattina, per cui non potete aspettarvi da me un post intero :P . Per questa ragione, mi lascio con qualcosa da vedere: sabato scorso sono stata a Benevento per un incontro coi ragazzi del Liceo Scientifico Rummo. Per l’occasione, sono stata intervistata. Ho un’aspetto orrendo, probabilmente perché mi ero svegliata presto, non lo so, ma penso possa essere divertente lo stesso ascoltarmi. Enjoy!

Intervista

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Hunger Games

Ho finito pochi giorni fa di leggere Mockingjay, il terzo e conclusivo libro della saga Hunger Games di Suzanne Collins. Che la serie mi piacesse ho avuto modo di dirvelo in varie occasioni: dietro la copertina del primo volume c’è un mio strillo, la pubblicità del secondo, che tra l’altro è uscito da poco, la potete trovare nel segnalibro allegato a Gli Ultimi Eroi.
Ecco, adesso che ho letto la serie completa, posso dirvi senza timore che si tratta di una delle saghe più belle che abbia mai letto. Dopo aver chiuso il libro, a lungo m’è rimasta addosso una sensazione di tristezza e al tempo stesso quasi di pace. Pensi a questa cavalcata lunga tre libri, pensi a Katniss e a tutti gli altri, alla pace, alla guerra, al mondo di Panem e al nostro, di mondo. Poche volte sono riuscita a trovare in un libro tutto sommato per ragazzi un’analisi così veritiera, così spietata di cosa sia la guerra, dei labili confini tra i combattenti, su come il potere corroda sempre, e porti inevitabilmente alla follia. Niente viene edulcorato, tutto ci viene presentato nella sua cruda realtà. L’ultimo libro che ha saputo farmi sentire nella ossa la guerra è stato Macchine Mortali, di cui non finirò mai dir bene. Ecco, la saga di Hunger Games è così: spietata e vera, terribilmente efficace.
Ma se si trattasse solo di questo, forse i libri non sarebbero quei capolavori che sono. Hunger Games avvince. Hunger Games ti costringe letteralmente a leggere oltre, ad andare avanti, perché ormai vivi nella testa dei personaggi, sei loro, e davvero non puoi mettere giù il libro solo perché devi andare a lavorare, o perché bisognerà pur dormire ad un certo punto. E sapete che questa è una cosa che mi capita sempre meno spesso, di recente. Con Hunger Games mi è successo. I personaggi sono veri, vividi, ti interessa di loro, vuoi sapere come va a finire.
Insomma, io ve lo consiglio caldissimamente, è una delle cose più belle che si possono leggere di questi tempi, e dimostra che la fantascienza è vivissima, e ha ancora molte cose da dire sulla condizione umana e il nostro mondo.

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Sta arrivando

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Palestra

I.
Madri snaturate

Sono nello spogliatoio, e mi sto cambiando. Il mio turno coincide con quello delle bambine di danza, per cui incrocio sempre mamme con prole. Stavolta si tratta di due bambine, di cui una, bionda e ricciolina, che avrà un paio di anni.
Le sorrido, e – sorpresa – lei mi ricambia con un sorriso amplissimo.
Lei: “Come ti chiami?”
Io, piacevolmente stupita dalla sua intraprendenza: “Licia. E tu?”
Lei: “Francy”
Io: “Francesca? Che bel nome! Il mio papà si chiama così. E quanti anni hai?”
Lei: “Due”
Io: “Sai che io ho una bimba che ne ha uno? È più piccolina di te”
Lei: “È un maschio?”.
La mamma borbotta qualcosa su Francy che non si fa mai i fatti suoi, ma tutto sommato è divertita dalla scena.
Io: “È una femminuccia, si chiama Irene”
Lei: “E adesso dove sta?”
Io: “Con la nonna”.
lei: “E il papà?”
Io: “A lavoro”
A questo punto interviene la mamma.
“È che lei non è abituata all’idea dei bimbi che stanno coi nonni. Lei i nonni ce li ha lontani”.
È un commento semplice, tanto per fare quattro chiacchiere, non ha implicazioni di sorta. Ma nella mia testa si apre una finestra tipo Windows, ed è la fine.
Ecco. Il papà sta a lavoro, e vabbeh, è giustificato. Ma la mamma sta qua a fare palestra. È questo che starà pensando quest’altra mamma: che io lascio la figlia alla nonna per venire in palestra. Sono una madre snaturata… e via così di autoflagellazione in autoflagellazione.
Avoja a fare le donne emancipate e di mente aperta. Certi stereotipi te li ficcano in testa con tanta forza e per così tanto tempo che non adeguarsi è pressoché impossibile.

II.
Potenza del TG1
La bimba è uscita. Io prendo le ultime cose dalla borsa: asciugamano, acqua, chiave dell’armadietto. Davanti a me una ragazza più o meno mia coetanea.
Lei: “Scusa…presentazione…libro?”
C’è la musica, per cui colgo solo queste parole. Cerco di metterle insieme in qualcosa di compiuto e giungo alla conclusione che mi sta chiedendo se possa avermi visto a qualche presentazione. Sorrido un po’ timida.
Io: “Sì può essere”
Lei: “Sì, domenica scorsa”.
Resto perplessa. Non faccio presentazioni da due mesi, e domenica scorsa sono rimasta a giacere sul divano fino a compenetrarmici, per cui non vedo come possa avermi visto da qualche parte.
Io: “Ti ricordi dove?” continuo fingendo di aver capito.
Lei: “Eh, non mi ricordo…era una trasmissione sui libri…”
E finalmente ci arrivo. Domenica scorsa hanno mandato in onda la mia breve intervista per il TG1.
Io: “Ah, sì, è stato al tg1. L’hanno vista tutti tranne me” e via di breve conversazione sulla cosa, con complimenti e chiacchiere varie.
Non pensavo che quel minuto e mezzo sarebbe stato visto da tutta ‘sta gente. No, perché è tipo la decima persona che si complimenta. Mi hanno vista in osservatorio, mi hanno vista i parenti, mi avete vista voi…È un po’ come quando feci un’intervista per Tu. D’improvviso tutti l’avevano letta. Potenza del TG1…

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