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Focus Live, l’ASI e Più Libri Più Liberi

Mi rendo conto che sto di nuovo perdendo un po’ il polso delle cose, ma è un periodo molto incasinato sotto diversi punti di vista. Mi perdonerete, dunque, se questo riassuntino dei prossimi eventi arriva un po’ tardi.
Dunque, il primo appuntamento è di nuovo a Milano, giovedì 21 novembre, alle 10.00, al Museo della Scienza, nel contesto di Focus Live; modererò l’incontro Il Mondo che Vogliamo, in cui un bel po’ di giovani racconteranno se stessi e cosa vogliono dal futuro. Gli ospiti sono Mattia Barbarossa, Mike Lennon, Miriam Martinelli, Francesca Zunino e Margherita Mazzucco. Qua tutte le informazioni al riguardo.
Mercoledì 27 novembre, invece, appuntamento a Roma, all’ASI, Agenzia Spaziale Italiana, alle 10.30; assieme a Fabrizio Zucchini, io e Leo Ortolani parleremo un po’ di quanto è figo il suo fumetto Luna 2069, che vi ho già consigliato venerdì scorso a Terza Pagina, e che vi consiglierò da qua all’eternità :P . Per venire, occorre registrarsi qui.
Infine, sarò presente a Più Libri Più Liberi, sempre qui a Roma. Per ora, ho due eventi confermati, al pomeriggio del 6 e del 7 dicembre. Dovrebbe essercene anche un terzo, ma ancora non ho i dettagli. Vi terrò informati.
Nel frattempo, per chi vorrà, ci si vede a Roma e Milano!

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BookCity, Focus Live, Più Libri Più Liberi & ASI

È tempo di aggiornarvi sui miei prossimi eventi. Alcuni sono proprio prossimi prossimi; scusate, purtroppo i miei tempi di recupero dalla girandola di Lucca aumentano col passare degli anni.
Dunque, questo week end sarò a Milano per BookCity; farò due eventi, il primo dei quali sarà venerdì 15, alle 20.00, presso il Museo della Scienza. Io, Marco Malvaldi e Sergio Fanucci discuteremo un po’ dell’ultima trasposizione de La Guerra dei Mondi di H.G. Wells, la miniserie della BBC andata in onda di recente su LaEffe.
Domenica 17 alle 14.00, invece, sarò alla Mondadori Duomo con Fiore Manni, a discutere sempre di questi quindici anni a raccontarvi principalmente eroine :) .
Il 21 novembre, sarò di nuovo a Milano per partecipare a Focus Live, che si terrà sempre al Museo della Scienza. Modererò il confronto tra Miriam Martinelli, attivista di Fridays for future, Mattia Barbarossa, imprenditore aerospaziale e inventore, Mike Lennon, rapper, designer e grafico. Parleremo di cosa la nuova generazione si attende e teme dal futuro. L’appuntamento è alle 10.00.
Il 27 novembre, invece ci si vede a Roma, ore 10.30, presso l’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana. Vi parleremo, io e Leo Ortolani, di Luna 2069, il fighissimo fumetto fatto da Leo in collaborazione con ASI e ESA sulla luna, con guest star una versione molto fortunata di Luca Parmitano :P .
Parteciperò anche a Più Libri Più Liberi, qui a Roma; per ora, ho due appuntamenti, uno il 6 e uno il 7 dicembre, ma se ne aggiungerà di sicuro anche un altro.
Questo è tutto, poi si ricomincia a gennaio, che ho bisogno di un filo di pausa :P .
Ci vediamo a Milano per chi ci sarà!

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Lucca Comics&Games, una dichiarazione d’amore

Ed eccoci qui, a spolverare una vecchia tradizione che, mi rendo conto, avevo sospeso per qualche anno: il post del dopo-Lucca.
Non so bene perché quest’anno sì e i precedenti due no, ma già da ieri sera mi sentivo addosso la voglia di parlare di come è andato il mio Lucca Comics&Games 2019. Forse è perché mai come quest’anno ho rimbalzato come una trottola, facendo due miliardi di cose che mi hanno dato molte soddisfazioni. Forse è perché percepisco che Lucca è di nuovo a una svolta, e le cose che vedo dietro l’angolo non sono tutte belle. Forse perché, adesso che essere nerd è la nuova moda, occorre ribadire cosa è Lucca per molti di noi. Comunque, via alle danze.
Due le uniche cose che davvero mi sono spiaciute: non essere stata in grado di girarmi un po’ la fiera, causa errori tutti miei sulla gestione dei tempi e della stanchezza, e non aver ancora imparato, dopo sedici anni, che a Lucca ci devi andare con le calosce e l’impermeabile. Niente, continuo a buttare scarpe con le tomaie in disfacimento per la pioggia. Ma chissà, magari prima o poi imparerò.
Quest’anno, sono tornata al cosplay. In realtà ho sempre fatto almeno un giorno in armatura, e, nel 2017, pure un mezzo cosplay di Amy Pond. Ma quest’anno volevo, fortissimamente volevo fare cosplay, e l’ho fatto. Male, con roba accocchiata alla meno peggio, irriconoscibile, ma ho voluto farlo lo stesso. Ho ritrovato tutte le sensazioni di un tempo (se volete sapere estesamente quale, basta leggere qua); il piacere di sentirsi qualcun altro, la soddisfazione quando qualcuno ti fotografa, il sentirsi a casa tra i propri simili. Lo so che il cosplay è difficile da capire, per molti anche da tollerare, ma alla fine della fiera è tutto molto semplice: non dovete condividere, non dovete apprezzare o comprendere. Solo accettare che ognuno si diverte come preferisce, alcuni di noi così. Per inciso, ero Missy del Dr. Who era Capaldi.
Contemporaneamente, forse l’età adulta mi ha infine raggiunta, perché sabato sera, devastata di stanchezza, con l’armatura addosso e il mantello sempre più pesante per via della pioggia, i calzini zuppi e tutto il resto, ho pensato che non ce la potevo più fare, che forse quarant’anni sono troppi per viversi così le fiere. Ma poi passa un anno, torna il week end dei morti, io arrivo a Lucca ed è tutto un “Chewie, we’re home”, e allora forse devo solo accettare che è più faticoso e difficile, ma sempre bello.
Veniamo agli eventi, e alle persone, che poi sono sempre la cosa migliore. Non ho visto nulla che non mi riguardasse, tranne una luminosa eccezione che però voglio tenere per la fine, perché non ho avuto materialmente tempo. Giovedì sono uscita alle 8.40 e rientrata alle 23.30, andando in giro per tutto il tempo sui tacchi e in cosplay, collezionando in tutto tipo due ore di riposo. In queste condizioni, andare anche in giro per eventi era impossibile. Ma ho fatto cose che mi sono piaciute molto. Ho condiviso il palco e una giornata con Ilaria Palleschi, che è una grandissima artista e anche una gran bella persona, e che non finirò mai di ringraziare per aver dato corpo e consistenza a Zoe e Lu e al loro mondo (se non sapete di cosa sto parlando, qui trovate i miei due nuovi libri). Ho moderato un incontro col fior fiore della fantascienza mondiale e italiana, conoscendo persone fantastiche, e trovando anche il modo di divertirmi sul palco. Spero sia stato piacevole anche per voi e per i partecipanti al panel. Menzione d’onore per uno straordinario Bruce Sterling.
Ho avuto l’onore di dare voce alle fantasie dark di Guillermo del Toro e Cornelia Funke, presentando il loro splendido libro Il Labirinto del Fauno. Grazie mille a Cornelia Funke, che è stata davvero squisita a dedicarci il suo tempo in collegamento Skype, per altro in un momento complicatissimo per via degli incendi in California.
Ho incontrato i miei lettori, vecchi e nuovi, ho fatto la solita seduta di psicanalisi dal palco, raccontando me e le mie storie grazie all’interazione con Sandrone Dazieri, che ha dato inizio a tutto e continua a seguirmi in questo percorso, e che, niente, ormai mi sono finite le parole per ringraziarlo :P . Ho infine parlato del fumetto che ho fatto per Comics&Science: è stato un panel che mi ha dato davvero tanto, anche perché sono riuscita a conoscere con grandissimo piacere Carmine Di Giandomenico, altro grande professionista e gran persona.
E poi, certo, ci sono stati gli amici, un sacco, coi quali, nonostante tutto, alla fine riusciamo sempre a ritagliarci un momento, una cena, a volte persino un incontro casuale, che mi permette di tirare il fiato, e sentirmi di nuovo a casa, anche nel marasma.
Parentesi Lucca in generale. Ormai, essere nerd non è più una roba di cui vergognarsi. Non lo è più da un bel po’, è una moda, e, come tutte le mode, molte persone che vi aderiscono prendono solo l’aspetto superficiale della cosa. Non mi scandalizzo per questo, non stigmatizzo nemmeno chi vuole sentirsi parte di questo mondo pur non conoscendolo a fondo. Tutti i fenomeni di costume partono in sordina, poi arriva il grande pubblico, e fatalmente cambiano. È tutto sommato anche giusto, soprattutto dopo che abbiamo passato anni a sentirci emarginati e a lamentarcene. Non ha senso star lì ora a spaccare il capello in quattro perché si truccano da Joker persone che non conoscono tutta la bibliografia di Batman. Lucca è diventato un festival della cultura popolare in senso lato; posso capire che qualcuno storca il naso, ma secondo me invece è una cosa positiva. È diventato un contenitore enorme, ma la mia impressione è che ci sia ancora posto per tutti, se lo vogliamo: per chi non sa nulla di fumetto, e vuole solo godersi l’esperienza, per l’impallinato che a breve verrà sfrattato di casa dai fumetti, per il cosplayer e l’amante delle graphic novel di nicchia. Secondo me, è giunto il momento di dimostrare che tutto quanto in cui abbiamo detto di credere fin qui non sono solo parole. Dobbiamo provare che quando diciamo che il mondo del fumetto, della cultura popolare in senso lato, è inclusivo non stiamo intendendo che è inclusivo per chi ci somiglia, ma lo è per chiunque voglia unirsi alla banda. Non è necessario condividere le passioni, serve solo saper stare di fianco a chi ne ha altre senza giudicare e senza volersi prendere tutto lo spazio.
Sono sedici anni che vado a Lucca, e, nonostante tutto, resta l’unica comunità cui sento di appartenere. L’ho detto molte volte, in questi giorni: ho difficoltà a sentirmi parte di qualcosa che esuli dalla mia famiglia e dai miei amici. Mi sento fuori luogo un po’ dappertutto, in tutti i circoli ai quali, in teoria, dovrei appartenere. Non mi sento come gli altri autori, fumettista non mi ci posso definire, scienziato non lo sono più, divulgatrice ho troppa poca esperienza…Il mondo di Lucca Comics&Games è l’unico cui sento di appartenere davvero, ed è così proprio perché è multiforme, cangiante, non ti vuole definire in nessun modo. Non saprei io stessa dire che comunità sia. Forse l’unica cosa che ci accomuna è il fruire di un immaginario, e percepirne tutta la potenza. Non lo stesso immaginario per tutti: per alcuni è il fumetto, per altri le serie tv, per altri ancora i film. Ma tutti percepiamo la forza che hanno avuto nelle nostre vite quei racconti, e vogliamo omaggiarli a modo nostro. Ecco, questo è il mio mondo. Vi prego, cerchiamo di non rovinarlo con settarismi vari, distinguo, o anche semplicemente comportamenti scemi. Ce la possiamo fare, ce l’abbiamo fatta fin qui.
Voglio chiudere con qualcosa che secondo me si inserisce perfettamente in questo discorso. È l’unico evento non legato al mio lavoro cui abbia assistito: Io Sono Cinzia, lo spettacolo teatrale tratto da Cinzia, il fumetto di Leo Ortolani cui io sono legata per innumerevoli ragioni che non sto qui a ripetervi. È stata in sostanza la prima cosa che ho fatto arrivata a Lucca, ed è stata forse la più intensa. Lo spettacolo, ve lo dico, secondo me è bellissimo: lo è perché è ben fatto, è divertente, appassionante, commovente, e recitato in modo straordinario. Lo è soprattutto perché è riuscito a cogliere lo spirito del fumetto, e trasporlo con un’adesione, una filologia, commoventi. Verso la fine dello spettacolo, d’improvviso su quel palco non ho più visto un attore che interpretava una transgender: ho visto una donna. Una donna vera, con un corpo diverso dal mio, ma non siamo tutti corpi differenti, varie declinazioni della stessa materia di base? E lei, Cinzia, era là, bellissima, come nel fumetto, in quelle pagine che mi avevano divertita fino alle lacrime e fino alle lacrime commossa, perché mi avevano spiegato cose persino su me stessa che non avevo mai saputo mettere in parole. Cinzia, il fumetto e lo spettacolo, non solo parlano di transessualità, di transgender, ma del nostro rapporto col corpo e la diversità. Per questo, è stato così bello vederlo messo in scena a Lucca. Perché Lucca per me è sempre stato questo: quei cinque giorni in cui il giudizio della gente viene sospeso, e tutti siamo solo ciò che siamo, nel profondo, al di là dei nostri corpi e di come appariamo.
Spero vada in tournée, perché merita di essere visto e condiviso, e sono stata così terribilmente contenta di essere stata là, quella sera, insieme agli amici, a vivere un’esperienza che a suo modo è stata unica.
Dunque, questa è stata la mia Lucca. Un atto d’amore lungo sedici anni. Al prossimo anno, con la pioggia, la stanchezza, ma anche gli amici, la soddisfazione, il piacere di essere là, ove tutto, per me, si allinea nel posto che gli spetta.

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Tutta Lucca Comics & Games 2019 minuto per minuto

Comincio da oggi a postare i primi appuntamenti confermati che ho a Lucca Comics & Games quest’anno. Siamo ancora in fase di elaborazione , per cui qualche orario potrebbe modificarsi; ciò che non cambierà è che sarò a Lucca dal 31 al 2 e avrò eventi ciascuno di questi giorni. Detto questo, cominciamo.
Andiamo per giorni. Il 31 ottobre, Halloween, ore 14.00, si parlerà un po’ di Monster Allergy con Katja Centomo, Arianna Rea e Fiore Manni. Alle 17.00, si va allo stand Mondadori, dove io e Ilaria Palleschi, bravissima autrice dei disegni e dei fumetti di Zoe&Lu, vi firmiamo roba fino alle 18.00 :P . Alle 18.30, passo dallo stand Audible, perché con loro, come sapete, stiamo registrando gli audiolibri del Mondo Emerso. E per il 31, è tutto.
L’1 novembre, alle 14.00 modererò un incontro sulla fantascienza intitolato “Quando Un Disco Volante Atterrò a Lucca”. Parterre ricchissimo, perché i partecipanti sono Bruce Sterling, i due scrittori di The Expanse Ty Franck e Daniel Abraham, anche storico collaboratore di Martin, Dario Tonani e Federico Carmosino.
Sabato 2 novembre, ore 14.00, sarò all’Auditorium S. Gerolamo con Sandrone Dazieri a parlare del fatto che siamo vecchi e sono quindici anni che meno il torrone con le eroine donne :P . Si parlerà ovviamente anche di Zoe&L e seguirà firma copie :) . Alle 17.00, invece, sarò all’Auditorium Fondazione Banca del Monte di Lucca, a parlarvi di Comics&Science e del fumetto che ho scritto per il progetto.
Non è tutto, essendoci almeno un altro evento da definire nel pomeriggio dell’1. Comunque, come vedete, abbondanza di eventi e occasioni di vedersi, come mai prima di quest’anno. Credo. Che sono sedici Lucche e inizio a confondermi. Vi metto pratico schemino qui sotto, ma comunque troverete anche tutto sulla colonna destra del sito a breve. See you in Luccam, space cowboy!

31 Ottobre
ore 14.00
Stand Tunué
Incontro su Monster Allergy con Katja Centomo, Arianna Rea e Fiore Manni.

ore 17.00
Stand Mondadori
Firma copie con Ilaria Palleschi

ore 18.30
Stand Audible
Intervista.

1 Novembre
ore 14.00
Quando un disco volante atterrò a Lucca. Con Bruce Sterling, Ty Franck, Daniel Abraham, Dario Tonani e Federico Carmosino.

2 Novembre
ore 14.00
Auditorium S. Gerolamo
Quindici anni di eroine, con Sandrone Dazieri

ore 17.00
Auditorium Fondazione Banca del Monte di Lucca
Presentazione sul progetto Comics&Science e il fumetto La Fanciulla e il Drago

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Carnival Row: ah, però

Ritorna la premiata – da nessuno – rubrica in cui vi parlo di cose che vedo. In genere ci finiscono cose che in qualche modo mi hanno colpita, e questa è una di quelle. Da quel po’ che ne ho letto in giro non se ne sta parlando molto bene, per cui credo sarà l’ennesima attestazione del fatto che di serie tv e cinema non ci capisco molto, ma vabbè. Sto parlando di Carnival Row, serie originale di Amazon Prime che al momento si trova solo in inglese, ma che, se ho capito bene, dal 22 novembre dovrebbe essere disponibile anche doppiata per chi, legittimamente, non ha voglia di leggersi i sottotitoli.
Allora. Non so bene da dove partire…ho iniziato a vederla perché è lavoro, e ho sempre avuto una fascinazione, soprattutto modaiola, devo confessare, verso lo steampunk. Serie fantasy + ambientazione pseudo-vittoriana, che dire, mi pareva un win-win. Ma non ho mai amato particolarmente Orlando Bloom, che qua è più o meno protagonista; Cara Delevigne non l’avevo mai vista recitare, per cui anche boh. Per dire che non avevo particolari aspettative.
Cominciamo col dire che la serie paga un pilot piuttosto brutto; delle otto puntate della miniserie – che volendo potrebbe anche finire qua, visto che il finale è socchiuso e la trama di stagione si conclude abbastanza chiaramente – la prima è la più debole. Tutto appare molto didascalico: mondo vittoriano quadratico medio sospeso tra tensioni razziali tra gli umani e gli esseri soprannaturali – fatine e satiri, principalmente – questi ultimi provenienti da paese in guerra quadratico medio dal quale devono fuggire su barconi per finire a fare i servi o le prostitute qui da noi. Se vi ricorda qualcosa è perché la tematica sociale è trattata con la delicatezza di un cantoniere e la metafora sbozzata a pesanti colpi di ascia. Pure i protagonisti sono la fiera della mediocrità: Bloom è il poliziotto tormentato uscito paro paro da From Hell, Delevigne la fatina tenace e incazzosa, ma comunque bitchy. Intorno, tutto ciò che uno si attenderebbe da questo prodotto: i ricchi stronzi e razzisti, il primo ministro progressista col figlio che va a donne di malaffare fatate e la moglie arrivista e manipolatrice. Tutto un po’ così, con l’aggravante che, in un contesto tutto sommato adulto, come si premurano di farci sapere le numerose scene di sesso bollente, ogni tanto ci sono le fatine che volano, con un effetto di rottura della sospensione di incredulità difficilmente eguagliato in passato. E a questo punto uno dice: quindi bocciato?
Ero sul punto di. Ma un amico mi ha consigliato di andare avanti, e l’episodio due non si nega a nessuno. C’erano poi degli evidenti punti di forza: un’ambientazione a dir poco clamorosa, sostenuta per altro da un reparto costumi e scenografie da strapparsi gli indumenti intimi, e delle gran belle musiche. Burgue, la città in cui la storia è ambientata, è un posto vivo e vero, pulsante, bellissimo.
Ora, io non so quand’è che ho iniziato ad appassionarmi. Forse all’episodio tre, l’immancabile flashback che racconta la storia del nostro detective e della nostra fatina, ovviamente amanti in passato e ora separati da una montagna alta così di cose fraintese e dalla perenne incazzatura di lei. A parte l’ambientazione, di nuovo, di una bellezza difficile da spiegare, con tutta quella neve, c’è una rappresentazione onesta e credibile della guerra, e anche la glicemia della storia d’amore è contenuta entro limiti accettabili. Ma, soprattutto, c’è un’interpretazione non banale, o comunque interessante, di Faerie: il mondo della libertà. Mentre Burgue è il posto in cui tutti devono sembrare qualcosa che non sono, reprimendo allo spasimo ogni desiderio, come da stereotipo vittoriano, ma spinto così all’ennesima potenza da diventare una cosa paradossalmente plausibile e interessante, Faerie è il posto dove ognuno può essere ciò che è, senza maschere. Lo dice esplicitamente un lupo mannaro; dominante, durante la trasformazione, è il senso di libertà.
Da quel momento in poi, non dico che il prodotto decolli, ma diventa una cosa interessante. Ok, i colpi di scena sono tutti prevedibili con un paio di puntate di anticipo – tranne uno, devo dire – tutti fanno più o meno ciò che ci si aspetta da loro, ma non è mancanza di fantasia: è più adesione al canone. È una storia di ambientazione vittoriana, che non nasconde i propri debiti, ma non cerca neppure di scimmiottare ciò che va al momento – a parte il sesso, che comunque scema quanto a gratuità avanzando con gli episodi -. A suo modo, è un prodotto di nicchia: ti deve piacere quella roba là, per apprezzare questa qua. Persino la regia, ogni tanto, ha qualche guizzo, e tutto scorre capace se non di appassionare, di far affezionare: a quel mondo, alle sue contraddizioni, soprattutto alla pletora di personaggi secondari, francamente più interessanti della coppia di protagonisti – anche se Philo più che altro paga essere interpretato da un Bloom un po’ fuori fuoco -. Sotto, c’è persino un messaggio, di nuovo, non banale e molto interessante sulla discriminazione e i muri, che non tengono soltanto fuori il supposto nemico, ma soprattutto rinchiudono noi. In questo caso, in una gabbia di apparenze che ci impediscono di entrare in contatto coi nostri desideri più profondi, accettandoli ed esprimendoli. Tutti, a Burgue, sono costretti ad essere altro da ciò che sono, perché le apparenze, i segreti inconfessabili, la società…in questo senso, le creature magiche sono un pericolo perché ci mettono in contatto con tutto ciò che di noi neghiamo e nascondiamo, quella parte più selvaggia che siamo convinti ci perderà, e invece è l’unica che può salvarci.
Ok, tutto questo non è detto con chissà quale straordinario grado di approfondimento. Non è un prodotto raffinato, e non vi farà fare bella figura in mezzo ai vostri pari dire che lo guardate, anzi. Perché, ahimè, a differenza di Game of Thrones questo è fantasy vero, e non vi dà alibi che vi permettano di darvi un tono. Ho letto in giro che sarebbe un’opera pretenziosa: francamente, no. È onesta il giusto, si permette quel che può. Anzi credo che gran parte delle critiche vengano da gente che ha visto solo il primo episodio, e lì si è fermato.
Io vi consiglio di procedere, certo se avete il palato adatto a questo piatto, e non tutti ce l’hanno. Non vi aspettate cose mirabolanti, è un prodotto con molti difetti, ma secondo me sa farsi amare. Due cose credo però siano superlative: l’ambientazione, in tutti i suoi aspetti, dai costumi, al trucco, alla costruzione stessa di The Burgue, e la musica. E, almeno per queste due cose, val la pena. Io, se viene la stagione due, non mi lamento affatto. Anzi :) .

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I Casi Impossibili di Zoe&Lu – Un’Amica da Salvare da oggi in libreria.

E quindi oggi è il giorno. Esce in libreria I Casi Impossibili di Zoe&Lu, la mia nuova serie. È una cosa piuttosto nuova per i miei standard, e quindi questo aumenta a dismisura la mia consueta ansia da pubblicazione. Ma fa parte del gioco, lo so da quindici anni. Il libro adesso è là fuori, non è più roba mia, è roba vostra, e spero vi piacerà :) .
Un po’ di informazioni a riguardo: su La Lettura di questa settimana, che potete acquistare in edicola fino al 28, c’è una mia bella e lunga intervista sul progetto, con tanto di un assaggio dei bellissimi disegni e fumetti di Ilaria Palleschi che troverete nel libro. Qui c’è una specie di extended version, in cui trovate, corredate da una delle bellissime foto che mi ha fatto qualche tempo fa Tiziano Toma, alcune domande che nel pezzo in edicola poi non sono state messe.
Qui c’è la primissima recensione del libro, da parte di chi lo ha letto in anteprima. Qui, invece, vi leggo la quarta di copertina.
Passiamo ai prossimi eventi. Venerdì 27 settembre, ore 21.30, parleremo un po’ di donne e scienza a Frascati, alle Scuderie Aldobrandini, con Graziano Ciocca, Viviana Fafone, Eddie Settembrini e Davide Paolino. Ci si prenota qua. L’evento fa parte della Notte Europea dei Ricercatori 2019.
Il giorno dopo, sabato 28 settembre, l’appuntamento è a Firenze, al Wired Next Fest; alle 15.30, presso la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, io, Emanuele Vietina e Andrea Gentile vi parliamo di cos’è Lucca Comics & Games.
Il 5 ottobre, ore 12.00, sarò di nuovo a Firenze per L’Eredità delle Donne; l’appuntamento è alle 12.00 al Saloncino della Pergola, con Chiara Valerio, Teresa Ciabatti, Simona Pedicini e Ivana Bartoletti per parlare di rappresentazione delle donne.
L’11 ottobre, ore 18.00, ci vediamo a Frascati, alla Libreria Mondadori; parleremo un po’ de I Casi Impossibili di Zoe&Lu.
Infine, il 12 ottobre, a partire dalle 12.00, a Frascati, alle Scuderie Aldobrandini, sarò uno degli speaker del TedX “From an Idea to an Avalance”.
Per ora è tutto. Per la miliardesima volta vi confermo che sarò a Lucca Comics & Games, con ogni probabilità dall’1 al 3 novembre, ma i dettagli ancora non li ho. Ma che ci vada è certo, mancano appunto solo date e orari.
Vi ricordo anche che dal 4 ottobre, su Rai5, ore 22.00 per le prime due puntate, e poi 23.15 per le successive, tutti i venerdì torna Terza Pagina, il programma che conduco; la formazione è la stessa, con Alessandro Masi, Federica Gentile e Emanuele Bevilacqua. Si parlerà come sempre di cultura alla nostra maniera :) .
Bene, ho detto più o meno tutto. Vi lascio con la consueta lettura del prologo di I Casi Impossibili di Zoe&Lu – Un’Amica da Salvare; ormai è una tradizione e non potevo esimermi. Buon viaggio, Zoe&Lu, spero resteremo insieme a lungo :) .

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Anticipazioni da I Casi Impossibili di Zoe&Lu + un sacco di altre cose che in un titolo non c’entrano :P

L’ho spammato un po’ ovunque, lo faccio anche qua: in coda al post, troverete un breve video in cui vi presento il primo libro della mia nuova saga, I Casi Impossibili di Zoe&Lu. Il primo libro uscirà il 24 settembre, il secondo, I Misteri della Streghe, il 29 ottobre.
Passiamo quindi ai prossimi incontri; non ho ancora smaltito la botta di adrenalina per il Festivaletteratura (trovate tutto qua), che già si pensa oltre :) .
Il 27 settembre, Notte Europea della Ricerca, ci vediamo in quel di Frascati, Scuderie Aldobrandini, alle 21.30. Saremo io, Viviana Fafone, Graziano Ciocca e Eddie Settembrini e Davide Paolino di Lercio. Si parlerà di donne e scienza, nel mio caso specifico, di donne e astronomia. Penso che ci divertiremo ;) .
Il 5 ottobre, invece, l’appuntamento è a Firenze, per L’Eredità delle Donne. I dettagli ancora non sono stati del tutto definiti, ma comunque l’appuntamento è alle 12.00.
Il 12 ottobre, invece, sempre a Frascati parteciperò al TedX lì organizzato. Anche qui, i dettagli sono da definirsi, ma per me è un piacere e un onore.
Nel mezzo, con ogni probabilità ci sarà un’altra cosetta che vi confermerò non appena avrò tutti i dettagli.
Ribadisco che sì, a Lucca ci sarò, è cosa certa, con ogni probabilità da venerdì a domenica.
Bon, è tutto. Enjoy questi due minuti scarsi di me che deliro e leggo cose :P . Ci vediamo in libreria!

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Quel che è stato Mantova e I Casi Impossibili di Zoe&Lu

Settembre è iniziato, la scuola qui comincia giovedì e io sono tornata in pista, come sapete se mi seguite sui social.
Cominciamo con un saltino indietro nel passato: da giovedì a sabato sono stata a Mantova, per il Festivaletteratura. È stata un’esperienza davvero fantastica, sia per gli eventi che ho fatto, che per l’atmosfera generale che si respira in città durante il festival. Sono persino riuscita ad assistere a un paio di interessanti eventi altrui.
Se non siete potuti venire, e siete curiosi, qui trovate l’integrale dell’incontro di giovedì, che è stato davvero fantastico. Mi sono divertita molto, e al tempo stesso ho abbassato tantissimo le mie difese, finendo a parlare di cose che fino a qualche anno fa di me non sapevano neppure tutti i miei amici. Insomma, a me è piaciuto tantissimo, e spero piacerà anche a voi.
Qui, invece, trovate il racconto del mio Festivaletteratura; dentro, le riflessioni e i sentimenti di questi giorni, tra cui la descrizione del pezzo forte della mia Mantova di quest’anno, ossia la presentazione con Jonathan Stroud. Lo saprete – spero, perché mi impegno sempre molto a farlo sapere :P – che Stroud è il mio scrittore fantasy preferito, e che lo inseguivo da tipo quindici anni. Riuscire finalmente a incontrarlo è stata davvero una grandissima e emozione e un gran piacere, perché è davvero una persona fantastica.
Per ora, non vedo in giro riprese video dell’evento in cui l’ho presentato, ma credo che all’inizio del prossimo anno dovrebbe trovarsi almeno l’audio sull’archivio del festival. Vi terrò aggiornati. Entro oggi, intanto, posterò qualche fotina fatta dalla sempre ottima Chiara Codecà.
Finito col passato, andiamo verso il futuro.
Allora, come vi avevo preannunciato, sta per uscire la mia nuova serie. S’intitola I Casi Impossibili di Zoe&Lu, e racconta di queste due ragazze che mettono su un’agenzia di investigazione del paranormale. Il 24 settembre uscirà il primo libro, Un’Amica da Salvare, e il 29 ottobre, giusto in tempo per Halloween, il secondo, Una Storia di Streghe. Si tratta di un progetto un po’ nuovo per i miei standard, perché innanzitutto non è una saga, ma, nelle mie intenzioni, una serie: non conta un numero definito di libri, andrò avanti finché voi avrete voglia di leggerne e io di scriverne :) . Poi, ha una componente a fumetti piuttosto importante, realizzata da Ilaria Palleschi, che secondo me ha fatto un lavoro meraviglioso. Quando mi sono arrivate le bozze, mi stavo quasi commuovendo. E non si tratta solo di illustrazioni: in ciascuno libro, due capitoli sono proprio raccontati a fumetti.
Non vi dico altro, che pian piano sveleremo il tutto, quindi restate sintonizzati.
Per il resto, a fine mese ci sarà anche la Notte Europea della Ricerca, e ci sarò anch’io, il 27, a Frascati. Ci saranno altri eventi a ottobre, sui quali vi terrò aggiornata più avanti. Poi c’è Lucca, certo, ma purtroppo i dettagli ancora non li ho, quindi vi chiedo di pazientare un pochino. Con ogni probabilità, comunque, sarò lì intorno al week end, tra venerdì e domenica.
È tutto :) . Ci si vede online e dal vivo!

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Festivaletteratura Mantova + altre cosine

Mi ero fatta male i conti, e, per qualche ragione, siccome per me oggi ricominciava la vita più o meno normale, credevo fosse così per tutti. Invece, vivaddio, a casa mia regna ancora un silenzio postapocalittico, la gente sta ancora in vacanza, e quindi forse ho rimandato il temuto ritorno alla realtà.
Però, ho deciso lo stesso di fare questo post, perché mancano meno di due settimane e mi sembra giusto avvisarvi per tempo.
Quest’anno sarò a Mantova per il Festivaletteratura. I miei incontri sono due:
il 5 settembre, ore 22.00, al Chiostro del Museo Diocesano, in cui si parlerà un po’ di me e delle mie storie;
il 7 settembre, ore 17.00, sempre al Chiostro del Museo Diocesano, presento Jonathan Stroud. Che, per mettere le cose in prospettiva, è in assoluto il mio scrittore fantasy preferito. Per me è una di quelle robe epiche che il mio lavoro per fortuna mi regala senza eccessiva parsimonia. Ciò non toglie che personalmente era una cosa che attendevo da almeno quattordici anni. Per dire.
Ci saranno altri incontri, che vi dirò più in là, quando concretizzeranno. Ci sono anche gran bei progetti sul tavolo che vedrete prossimamente in libreria e in edicola. Ma è un po’ spoiler e allora facciamo che non ve l’ho detto :P .
Per chi mi chiede invece di progetti di cui si può parlare, in autunno usciranno due miei nuovi libri, appartenenti a una nuova serie che nelle mie intenzioni è indefinita. Non conta insomma un numero predefinito di libri. Vorrei farla andare avanti finché ve la leggerete e finché mi divertirò a scriverla :) . Ha una parte a fumetti, realizzata da una bravissima autrice che poi vi dirò, e ha per protagoniste due investigatrici sui generis che si chiamano Zoe e Lu. Stay tuned per ulteriori dettagli :) .
Bon, tutto qua. Ci vediamo presto, allora!

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Il mio viaggio in Cile, spiegato (Il Post cit.)

Il 2004 è stato un anno fondamentale della mia vita. Più io meno tutto quello che sono e faccio oggi, è nato allora. Nel 2004 è uscito Nihal della Terra del Vento, il mio primo libro, nel 2004 ho fatto la mia prima presentazione in assoluto, al Salone del Libro di Torino, nel 2004 mi sono laureata. E, nel 2004, il mio fidanzato di allora, marito adesso, andò per tre mesi in Cile.
Stavamo facendo entrambi la tesi di laurea, entrambi su argomenti della fisica stellare, e gli venne proposta l’opportunità di andare a fare una parte del lavoro a Santiago, ove c’è uno dei due quartier generali dell’ESO (European Southern Observatory), l’ente che gestisce i telescopi europei che si trovano nell’emisfero sud. Infatti, in Cile c’è uno dei deserti più secchi al mondo, il deserto di Atacama. È uno dei posti migliori per le osservazioni astronomiche, e per l’assenza di luci artificiali, e per il fatto che non ci piove praticamente mai, quindi in un anno le notti buone per fare osservazione sono tantissime. Per questa ragione, ad Atacama ci sono due siti osservativi: La Silla e Paranal. E insomma, Giuliano sarebbe andato a Santiago e ci sarebbe rimasto tre mesi.
Io ho paura di volare. Non so come è cominciata. Da ragazzina, prima di prendere il mio primo aereo, non vedevo l’ora di volare. Gli aerei mi affascinavano, volevo viaggiare, sognavo di prenderne prima o poi uno. Solo che già al primo volo iniziai a impanicarmi, e da lì in poi sono sempre stata sulle montagne russe: a volte volare non mi dà particolare problemi, altre inizio a star male da giorni, a volte mesi prima, piango al decollo, sono piena d’ansia. E spesso questa paura è transitiva. Ricordo che mi angosciava tantissimo l’idea che Giuliano dovesse sorvolare l’oceano, e mentre lui era in viaggio io contavo le ore, sentendomi una canzone che stava in un album che gli avevo regalato prima di partire, la splendida Cristoforo Colombo di Guccini.
Ma quel che era peggio, ovviamente, era stare lontani, per di più con sei ore di fuso di mezzo. Alla prima videochiamata piansi tutto il tempo. Ricordo che molti mi dicevano di raggiungerlo là una quindicina di giorni prima del suo ritorno, e vederci un po’ del Cile assieme. Ma io avevo problemi a volare un paio d’ore in compagnia, figurarsi quattordici, e tutte da sola.
Non fu un bel periodo, insomma. Successero cose: io andai al Salone del Libro, lui a La Silla. Mi telefonò mentre lì era notte, il giorno del nostro anniversario (per inciso, mi regalò una spada, una vera), e mi raccontò meraviglie di quel luogo incredibilmente buio, in cui il cielo era qualcosa di completamente diverso da quel che è qua in Europa, e la Via Lattea proiettava ombra nelle notti senza luna.
Il Cile, per quindici anni, per me è stato questo: quel luogo lontanissimo che si era mangiato Giuliano per tre mesi, in cui erano più frequenti i terremoti che le piogge, e in cui c’era il cielo notturno più bello del mondo.
Poi, più o meno un anno fa, scopriamo che in Cile nel 2019 ci sarà un eclissi di Sole, e che si vedrà proprio da La Silla (le eclissi di Sole si vedono solo in piccole porzioni del globo, perché sono causati dal frapporsi della Luna tra la Terra e la nostra stella, e l’ombra del nostro satellite è piccola). Organizzeranno un evento all’osservatorio. E decidiamo di andarci. Salto di un anno, domani parto.
Vi ho raccontato tutta questa lunga pippa per cercare di spiegare perché questa per me non è una vacanza, ma un viaggio dal portato simbolico fortissimo. Ho messo piede fuori dall’Europa una volta sola, quando andai da sola per un paio di giorni negli Emirati Arabi. Anche quella fu un’avventura vera, tanto che a lungo ho conservato la targhetta d’imbarco del mio bagaglio. Non ho mai volato così a lungo, non ho mai visto un’eclissi totale di Sole, non ho mai visto quel cielo, in cui la Via Lattea proietta ombra e si vedono a occhio nudo le Nubi di Magellano, due galassie satelliti della nostra.
Ho passato otto mesi a chiedermi se ce l’avrei fatta. Se sarei riuscita a volare così a lungo, se il jet lag avrebbe fatto sbarellare il mio precario equilibrio mentale facendomi uscire definitamente di brocca, a cercare di immaginare un posto così lontano in cui non credevo sarei mai stata, della sui esistenza, persino, una parte di me dubita. Guardavo il mappamondo e mi domandavo come fosse possibile che io potessi arrivare fin là, a quella striscia di terra inchiodata tra le Ande e l’Oceano Pacifico. La terra di Alliende e di Neruda, che conoscevo solo dai romanzi, e dai racconti degli amici astronomi che c’erano stati.
Adesso, a un po’ più di 24 ore dalla partenza, tutto questo non ha più senso né importanza. Sono una persona così piena di paure, che ho dovuto imparare a forzare sempre e comunque i miei limiti, per fare quel che agli altri sembra normale, e per me è sempre gigantesco. Ma se non avessi questa testa, forse non vivrei così a mille, riuscendo a farmi devastare di continuo dalle emozioni, in modo che ogni cosa, anche la più banale, diventa per me fantastica, meravigliosa, enorme. Voglio riprendermi questo Cile, che d’ora in avanti non sarà più quel lembo di terra infinitamente distante legato a ricordi tristi, ma il primo passo verso un mondo più ampio. Perché di qui a breve, spero un anno, voglio andare in Giappone, e poi chissà dove, magari in Africa, magari in Nuova Zelanda.
Credo ci si leggerà, non so se qui o solo altrove; ho in progetto un articolo sulla cosa, che se tutto va bene leggerete tra una settimana. Andremo a Santiago, e poi i dintorni de La Serena, La Silla, e Paranal. Poi, qualche giorno a Valparaiso, e si torna indietro. Un viaggio per lo più astronomico, ma con l’aggiunta della realizzazione di un mio sogno di bambina: ho sempre voluto vedere il deserto. Nelle mie fantasie era il Sahara, ma sarà Atacama, uno dei posti più desolati al mondo. È in questi luoghi dove l’uomo è ospite sgradito, dove alla fine persino la vita fatica tantissimo a trovare una via, che io mi ricarico dalle brutture del mondo.
Le valige sono pronte, io, più pronta di così, lo so, non lo sarò mai. Non resta che partire.

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