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16
febbraio 2010

Sono troppo impegnata a tossirmi via i polmoni per riuscire anche a scrivere qualcosa di sensato qua sopra

12
febbraio 2010



12
febbraio 2010

Mi sveglio, e il quartiere è il solito. Ho un mal di gola che levati. Per terra è bagnato. Avrà piovuto. Eh sì che era prevista neve. Vabbeh, l’unica vera nevica a Roma risale al 1986. Ne ho vaghissimi ricordi. Poi, per qualche anno, durante la mia adolescenza, nevicava tutti gli anni. Niente di che, eh? Qualche fiocco per un’oretta, e poi basta. Non si posava mai.
Preparo la colazione assonnata, vado di là a svegliare il bell’addormentato. Quando torno e guardo dalla finestra, nevica. Ma davvero. Fiocchi grossi e asciutti. Nevica. E si sta posando.
Corro di là, mi fiondo sul letto e parlo al volume massimo che mi permette di non svegliare Irene: “Giu, nevica!”

Ci avevo sperato tanto. Perché era un inverno rigido, e perché è l’inverno di Irene. Sarebbe stato perfetto se avesse nevicato. E adesso eccola. Fitta, grossa. Glielo racconteremo, quando sarà grande. Sei nata l’inverno che ha nevicato a Roma. L’inverno più bello della mia vita.

8
febbraio 2010

Oggi ritorno a lavoro. Ma non torno a lavoro. Infatti continuerò il mio dottorato, almeno per qualche mese, da casa. I vantaggi di un lavoro che si può fare in remoto per le operazioni più time consuming (ci sono processi che usiamo per l’elaborazione dei dati che possono impiegare settimane) e in locale sul proprio mac per le cose più semplici.
Sono contenta di ricominciare. Il vortice angosciante di pessima tv e vagolare senza meta su internet mi stava ammazzando, anche se avevo iniziato a mettere mano al prossimo libro. Ho bisogno di ricominciare a fare le cose di prima, sentirmi parte del consesso sociale e produttivo.
Per altro, finalmente questa cosa troverà un senso all’hobby di Giuliano col quale io ho sempre fatto a cazzotti. Lui è un appassionato di retrocomputing. A casa avremo una ventina di computer che ha preso in giro a quattro lire e che appartengono al giurassico dell’informatica. Abbiamo roba dagli anni ‘80 in su, compreso anche il mitico server sul quale facemmo le nostre tesi, il mai dimenticato Fornax (che, per la cronaca, si chiamava così per l’omonima galassia). Io ho sempre visto la sua collezione come il fumo negli occhi. A casa vecchia aveva colonizzato il soggiorno, dando al tutto quell’aria di disordine estremo che mi dava ai nervi. Intendiamoci, casa mia è sempre in disordine, ma pure i pc infilati in ogni dove è troppo. Adesso che ha una cameretta tutta sua dove infilarci i pupi, va molto meglio.
Comunque, Giuliano è appassionato di informatica tout court, per cui abbiamo anche pc non esattamente all’ultimo grido, ma ancora molto buoni per farci girare su i programmi che usiamo per il lavoro. E infatti attrezzeremo un computer perché ci possa lavorare agevolmente. Così magari farò pace anche col retrocomputing.
Insomma, si ricomincia. E confesso che ne sono proprio contenta.

3
febbraio 2010

Ieri sono tornata in palestra. Ridendo e scherzando, era quasi un anno che non correvo su un tapis roulant. L’ultima volta che l’ho fatto, Irene già c’era, ma io non lo sapevo.
Ovviamente ho avuto i miei cinque minuti seiunastronzalascilabimbapercurareiltuocorpo, prontamente combattuti da nonèchepensarealpropriobenesserefacciamalefabeneancheallabimbaavereunamammarilassata.
In palestra ho dovuto rifare l’abbonamento; quando iniziai a prendere l’insulina e fare nove controlli della glicemia al giorno smisi di andare in piscina, un po’ perché infilarcela tra i suddetti nove controlli era complesso, un po’ perché se mi pigliava una crisi ipoglicemica in acqua poi voglio vedere. E la ragazza al bancone mi ha sgamata. Nel senso che mi ha chiesto: “Ma tu sei quella che scrive?”. La mia fama travalica i confini del regno di internet :P . No, è che a quanto pare gliel’aveva detto una collega, che evidentemente mi legge. In verità pensavo mi avrebbero detto “Ah, ma poi hai partorito!”, visto che l’ultima volta che mi hanno vista ero una mongolfiera.
Comunque. Sto divagando.
Non ho fatto chissà che. Venti minuti di corsa, cinque di camminata veloce, braccia e spalle, addominali.
Madonna e quanto sto messa male. Se mi guardi allo specchio sembra più o meno tutto come prima. Forse ho il culo un po’ più grosso e un po’ più di pancetta, ma non sono mai stata una da ventre piatto. Ho anche dei finti muscoli sulle braccia. Ma quando si tratta di metterli in moto…
Le braccia diciamo che ci sono ancora, e il fiato non manca. Sarà l’esercizio che ho fatto al momento del parto (“Respira! Respira! Tira quelle cavolo di maniglie mentre spingi!”), ma diciamo che ancora fanno il loro porco lavoro. Ho anche sbagliato manubri e ho usato un peso doppio rispetto a quello che usavo prima della gravidanza. Ma gli addominali…gli addominali non ci sono più. O meglio. Quelli alti più o meno sono presenti, anche se oggi sono abbastanza uccisa di dolori, ma quelli bassi semplicemente non esistono più. Ho sofferto come un cane per fare dieci sollevamenti delle gambe. Dieci.
Vabbeh. Ci vuole del tempo. Ma io continuo a stupirmi di come una cosa che dura venti ore poi ci metti venti mesi per riprenderti. Comunque, al di là di tutto è stato bello. The Resistance nelle orecchie e il mio corpo che risponde di nuovo, che suda, che fa. Mi è mancato tantissimo. Più dei dolci che non ho potuto toccare per tre mesi. Fare palestra mi rilassa e mi svuota le mente come poche cose. Speriamo di poter ricominciare con una certa frequenza.

P.S.
Oggi devo andare dal dentista. Niente di grave, due piccole carie e una pulizia. Ma sono terrorizzata. L’ultima volta è stato quasi dieci anni fa e andò così. Pregate per me.

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