Archivi tag: aborto

La vita, la morte, i figli

Vivere in comunità richiede un po’ di equilibrismo. Ci si confedera in comunità più o meno grandi perché si riconosce che ci sono compiti che si possono portare a termine solo assieme. Al contempo, però, pur vivendo con gli altri si desidera mantenere la propria identità: per il bene della collettività si rinuncia a certe libertà, ma una collettività che vuole essere giusta e democratica deve anche saper lasciare al singolo i suoi spazi, all’interno dei quali definire se stesso e la propria identità. Così è giusto rinunciare a parte dei propri guadagni per devolverlo alla comunità (leggi: pagare le tasse) ma al contempo non è giusto che sia lo stato a decidere quando e se una vita sia degna di essere vissuta, oppure quando una donna deve essere madre.
Ecco. Concentriamoci un attimo su quest’ultimo punto.
La maternità è una di quelle esperienze che non puoi capire a fondo fino a quando non ti ci trovi dentro. Ma chiedo a tutti quelli che madri non sono, non lo saranno mai, o non vogliono esserlo (esiste anche questo diritto, anche se ci piace molto dimenticarlo) di fare un piccolo sforzo di immaginazione. Diventare madre è qualcosa che rivoluziona completamente il modo in cui una donna si percepisce; sei la stessa, per certi versi, ma per certi altri non sarai mai più quella di prima. È un investimento enorme sul futuro, segna il confine tra un prima e un dopo, è una scelta radicale nella quale si mette in gioco tutto di sé. Perché madri lo si è per sempre, non è una scelta dalla quale puoi tornare indietro.
Ora, io penso ci siamo scelte che per la loro portata sulla persona debbano pertenere esclusivamente al singolo. Decidere come e se diventare madri è una di queste. Non si può decidere per decreto la maternità obbligatoria, perché diventare madri è prima di tutto una scelta di disponibilità. Credete sia poco decidere di mettere il proprio corpo a disposizione di un altro essere vivente? Perché questo è una gravidanza. Ve lo dico io: non lo è. E per questo ho sempre creduto che la legge sull’aborto fosse una legge giusta e necessaria.
Siamo, ovviamente, tutti contro l’aborto. Nessuna vorrebbe mai trovarsi di fronte ad una scelta del genere. Non importa se tu sia incinta tra un mese o da sette; quel qualcosa che è dentro di te per te è molto più di un grumo di cellule. Eppure, ci sono momenti in cui semplicemente non si può: si percepisce di non poter essere madri, e nessuno può questionare questa esigenza che nasce dal profondo. L’ho provato sulla mia pelle, il desiderio profondo e viscerale di esserlo, il desiderio insopprimibile di un figlio. E per questo credo che altrettanto profondo e innegabile possa essere il desiderio invece di non averlo, un bambino. E io penso che una società giusta debba rispettare questo desiderio. Senza contare che abolire la legge sull’aborto non significa abolire l’aborto, bensì relegarlo nell’ombra, ancor più nel dolore e nella disperazione. Senza una legge che lo legalizzi, che vi ponga limiti e ne stabilisca le modalità, l’aborto tornerebbe in mano alle mammane, con l’unico effetto di costringere la donne a soffrire più ancora di quanto non facciano ora quando prendono una decisione del genere. Perché molti questo vogliono: che l’aborto si faccia ma non si dica, e che le donne lo paghino con la vita.
Lo so, l’aborto è un brutto argomento, qualcosa di cui nessuno di noi vorrebbe parlare. Tutti preferiamo pensare che noi no, a noi non potrebbe mai capitare, noi non ci troveremmo mai a dover fare una scelta tanto radicale. Ma invece può capitare a tutti. E io, personalmente, in quel momento vorrei poter scegliere in autonomia, e decidere di diventare madre per una mia libera e consapevole scelta, non per decreto di legge.
Vi dico tutto questo per stimolarvi alla riflessione, perché domani la Corte Costituzionale è chiamata a decidere la legittimità della legge 194, per chiarire se violi “gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.
Poi, possiamo discutere di tutto il resto: dell’educazione sessuale, che è di fatto impossibile in questo paese, dei consultori, e anche di quel diritto all’obiezione di coscienza dei ginecologi che ha di fatto svuotato ormai da dentro la 194. Ma parliamo, interroghiamoci, e non chiudiamoci necessariamente su posizioni ideologiche. Ricordo per altro che la 194 non “obbliga” ad abortire, così come una legge sul fine vita non obbligherebbe nessuno all’eutanasia: semplicemente stabilisce che ci sono cose più grandi delle leggi di uno stato, e che di fronte a cose del genere solo il singolo può stabilire quali siano, per lui i limiti della vita e della morte.

35 Tags: , , , ,