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Il primo giorno

La giornata comincia male. Suona la sveglia alle 7.30, e io e Giuliano rinveniamo quei tre secondi bastevoli a dirci
“Mpf…fai la colazione tu…”
“no..tu…groan…”
per poi tornare tra le braccia di Morfeo. Quando rivengo, sono le 8.00. E alle 8.30 e io e Irene dobbiamo essere pronte per uscire.
Bevo latte freddo senza caffè, ingurgito due fette biscottate così, al volo, mentre Giuliano sveglia la pupa e la sfama.
Come Dio vuole, alle 8.25 siamo pronte. È un giorno importante, perché oggi Irene va all’asilo nido per la prima volta. Io l’ho un po’ pompata, partendo da mercoledì a dirle che andrà in un posto bellissimo con tanti bimbi.
Arriviamo, ed è una pipinara, come si dice da queste parti. Genitori, bimbi, alcuni urlanti. Irene tiene botta. S’è lamentata che la abbia tolto di mano il “cappeio”, il mio cappello nero, ma guarda tutto curiosa e non vuole più stare in braccio. Qualche foto, poi arriva una maestra che mi dice che posso entrare. Un bacetto al papà, e siamo dentro. Metto giù Irene e lei semplicemente si dimentica di me. Va dagli altri bambini, si fionda sui giocattoli, si fa coccolare a biscotti. Le maestre sono piacevolmente sorprese.
“Senta, ma…che ne dice di uscire? È tanto tranquilla…”.
Esco dal recinto dei bimbi e mi metto fuori dalla porta. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Vagolo per il giardino, navigo con l’iPhone, sto con le orecchie a punta a studiare le vocine che vengono da dentro, per distinguere la sua voce. Fuori, bambini che sorridono, bambini che piangono, bambini che invocano la mamma e il papà.
Passano i minuti e nessuno mi viene a chiamare. Ogni tanto sento la maestra che chiama Irene. La maestra a intervalli regolari esce e mi dice che sta andando alla grande.
Dopo un’oretta rientro. Lei è alle prese coi pentolini. Mi guarda dandomi approssimativamente per scontata: ah, qua sei? Resto qualche altro minuto, e mi beo a vederla che gioca. Poi la maestra mi dice che possiamo andare, e che domani staremo un po’ di più.
Irene tutta contenta fa ciao ciao a tutti i bimbi, e continua con le maestre, le altre mamme e qualsiasi altro essere vivente le si pari davanti. Io le stampo un bacione grandissimo sulla guancia. Esco con un sorriso a ventisei denti (me ne mancano cinque, lo sapete). Dio come sono orgogliosa…

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