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Di ritorno

Credo lo sappiate già, la mia assenza di questi giorni è stata dovuta al fatto che ero in Spagna, a Madrid. È iniziata infatti la pubblicazione de Le Guerre da quelle parti, e quindi sono andata a fare un po’ di promozione. Sono stato due giorni intensissimi, pieni di interviste, pantagrueliche mangiate di cibo spagnolo e incontri. E sono stati esaltanti, devo dire.
A meno che non si sia dei bestseller iper-clamorosi, o si sia scrittori anglofoni, è difficile avere fuori dai confini patri lo stesso successo che si ha a casa. E invece, mercoledì sera mi sono trovata a fare una presentazione in tutto e per tutto simile a quelle che faccio in Italia. C’era il pubblico caloroso e interessato, c’erano le domande, le copie firmate, e quell’atmosfera da incontro tra amici che è la cosa che amo di più di questo mio lavoro. Insomma, è stato bellissimo e molto piacevole. E devo dire che anche tutte le varie interviste sono state interessanti; non so se è una mia impressione, ma mi sembra sempre che all’estero ti si prenda più sul serio. Forse sarà una forma di educazione nei confronti di un ospite straniero, non so, ma conto davvero sulle dita di una mano le interviste radiofoniche fatte in Italia che durassero più di due o tre domande. In Spagna ne ho fatte cinque, se non erro, e tutte contavano almeno una decina di domande.
Per il resto, sono stata contenta di viaggiare di nuovo. Un po’ mi mancava. È che se vuoi capire il mondo devi viaggiare. E, incredibilmente, si capisce molto di più di un paese viaggiando per lavoro che per piacere. Nel primo caso, infatti, è più facile avere contatti con la gente, discutere per davvero e cercare di capire più a fondo come si vive nel posto in cui ti trovi. Quando si viaggia per piacere ci si concentra in genere di più sui monumenti e tutto il resto. Non è una regola, ma vale ad esempio con me, che ho sempre paura a tirar fuori il mio inglese per parlare con la gente.
A visitare il mondo ti si apre la mente, inserisci quel che ti succede in una prospettiva più ampia, capisci che quel che accade in Italia è parte di un quadro più ampio. Lo saprete – ma temo lo sappiate di striscio, perché i media italiani ne hanno parlato poco – nei giorni in cui ero a Madrid ci sono state violente manifestazioni da parte degli indignados. Ecco, ho rivisto esattamente quel che succede in Italia, un copione già visto tante volte. Quel che crediamo essere caratteristico del nostro paese – l’incapacità della classe politica, la corruzione, l’insofferenza della gente, la polizia violenta… – ecco, non riguarda solo noi. Siamo parte di un movimento più ampio, di un’insofferenza più diffusa. Certo, ognuno risponde a modo suo, ognuno secondo la propria storia e la propria specificità, ma questa fantomatica Europa che non voglia deciderci a formare in realtà esiste già. Siamo molto più simili di quanto non crediamo, nei problemi, nel sentire, nella cultura. In particolare davvero noi popoli del sud europa siamo un’unica “razza”, la Grecia, come l’Italia, come la Spagna.
Bon, vi lascio due foto della presentazione di mercoledì. Io mi sono divertita davvero molto, e spero sia stato lo stesso anche per chi ha partecipato. Grazie a tutti, spero riusciremo a vederci ancora, perché è stato davvero speciale :) .

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