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Denti

Io non ho mai avuto problemi di carie. Non so se sia stata fortuna, o l’abbondanza di fluoro che il mio pediatra mi faceva assumere quando ero piccina (e adesso anche Irene fa lo stesso). Per altro non ho mai neppure avuto una pulizia orale esattamente specchiata (sono tipo due settimane che ho preso l’abitudine di lavarmi i denti dopo pranzo a lavoro). Eppure no carie. Fino alla gravidanza.
Io non so la gravidanza che mi ha fatto. Ma adesso mi ritrovo piena di acciacchi. Dopo un anno, in certe posizioni ancora mi fa male il buchino che mi fecero per l’epidurale (buchino che al momento dell’anestesia non mi fece assolutamente alcun male, lo dico per le più paurose come me), la mia panza non sarà mai più quella di prima, per perdere due chili mi ci è voluta solo una dose supplementare di stress, sennò avoja a provarci a dimagrire, e ho perso quattro denti. Cioè, non proprio perso. Ma ne sono usciti malconci.
A febbraio, tempo due mesi dal parto, vado dal dentista perché ho un dente che è diventato ipersensibile al caldo e al freddo. Contestualmente, il suddetto dentista mi scopre due carie. In fase iniziale, per carità, ma mi fa comunque due otturazioni, così superficiali che me le fa senza anestesia. Comunque, so’ carie, e io non ne ho mai avute in vita.
Alla terza seduta mi fa una bella pulizia dei denti, e si scopre un carione clamoroso sul dannato dente del giudizio, quello storto (l’unico che m’è rimasto sotto, l’altro è stato estirpato – sano – anni fa). E vai di otturazione, con anestesia.
Vabbeh, penso sia finita. Peccato che il dente che mi duole continua a farlo per la bellezza di altri nove mesi. Fa male praticamente solo se tocco la gengiva, ma è comunque sensibile al freddo. Datosi che sono molto tendente all’ipocondria, mi convinco che sia una mia fissazione. Magari m’ha sempre fatto male e non me ne sono mai accorta, anche perché è il dente che ho spostato con l’apparecchio anni fa.
Comunque, dopo rassicurazioni da tutti i parenti, e continue ossessioni mie circa la tremenda malattia mortale che mi sta colpendo, decido infine di tornare dal dentista. Ci vado, al solito con l’ansia a duemila. Mi siedo che già tremo, gli spiego la situazione.
Lui: «E se ci batto sopra ti fa male?» dice dando sue colpetti al dente col manico dello specchietto.
Io: «Sì…».
Lui: «Facciamo una lastra, ma secondo me è pulpite, il dente va devitalizzato».
Ve la faccio breve. Alla faccia del “è tutto nella tua testa, pensa ad altro”, in questi nove mesi, per motivi ignoti, probabilmente un trauma, la polpa del dente s’è irritata, l’infiammazione è progredita fino a mandare in necrosi il nervo. Risultato, il dente è morto. Il dentista ha dovuto estrarre tutta la polpa, togliere il nervo, e riempirlo di una roba che non ho ben capito cosa fosse. In una parola, mi ha devitalizzato il dente. Ho un dente morto in bocca (“Vedo i denti morti…”).
È il quarto dente cui succede qualcosa da quando ho partorito. Irene finora ha messo esattamente quattro denti. Giuliano parla di sospette coincidenze. Io vorrei sapere quand’è che ritornerò a sentirmi più o meno normale.

P.S.
Questa settimana mi trovate su Panorama con un’intervista. La cosa più allucinante, però, è la foto a corredo :P
Ah, domani vi do un paio di novità su presentazioni et similia

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