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Devilman Crybaby

Ho letto Devilman credo una volta sola, la bellezza di diciassette anni fa. Ma lo ricordo come fosse ieri.
È un fumetto cui sono particolarmente legata per almeno due ragioni: la prima è che è stato uno dei primi manga che abbia mai letto, credo il secondo in assoluto dopo Ken il Guerriero, e poi perché a farmelo leggere fu mio marito. Era d’estate, ricordo i tre volumi, col titolo in rosso sulla copertina del tutto nera, la carta lucida, e quel tratto violento, grottesco, disturbante, che non ho mai più dimenticato. Per certi versi Devilman è quasi un’opera sperimentale, estrema sia nel tratto che nella trama, assolutamente devastante dal punto di vista emotivo.
Qualche sera fa ho chiesto online un consiglio su cosa guardarmi su Netflix, e così qualcuno mi ha ricordato l’uscita di Devilman Crybaby. Ora, io non ho mai visto il cartone animato storico tratto da Devilman, e forse, ma non ricordo bene, ho visto uno dei due OAV. Conoscendo il materiale di partenza, non speravo in una riduzione decente, ma il trailer sembrava bello e allora ho deciso di guardarlo. E sono rimasta folgorata.
Un po’ di contesto: Devilman è un fumetto seminale di Go Nagai, il papà dei robottoni. Dire quanto sia stata una pietra miliare dei manga è persino difficile, visto che ha influenzato una marea di cose, non ultimo Berserk, il mio manga preferito, che ha un debito fortissimo ed esplicito nei confronti di quest’opera. Devilman, ancora in corso di pubblicazione in Giappone, ebbe una riduzione a cartoni animati, quella con quella sigla clamorosa che i più vecchi tra voi ricorderanno, ma non aveva molto a che fare con la trama del manga, e sterzava decisamente verso i territori del supereroistico. Ora, Netflix ha prodotto una nuova riduzione in 10 episodi. Una sola stagione che esaurisce completamente la trama del manga.
Ora, io non so nemmeno da dove partire. Posso cominciare col dire che trasporre una storia da un medium all’altro è sempre operazione difficilissima, che in rarissimi casi funziona per davvero. Ecco, questo Devilman Crybaby è il case study della trasposizione perfetta. Dentro ci si ritrova tutta l’angoscia, il terrore e il delirio del manga. L’atmosfera è esattamente la stessa, e quel che ti lascia addosso, alla fine, è lo stesso senso di sgomento. Al contempo, però, la storia, che ha pur sempre quarant’anni, anche se certe cose sembrano scritte ieri ispirandosi alla cronaca, è stata aggiornata al presente, ma in modo assolutamente efficacissimo. Perché io non ho mai creduto che una buona trasposizione sia quella pedissequa, che segue il fumetto incollata alla pagina. Ne abbiamo avuto un esempio – Watchmen di Rodriguez – e non mi ha fatto un bell’effetto: voglio dire, se devi rifare il fumetto tavola per tavola, letteralmente, perché cambiare di medium? Dov’è il valore aggiunto?
Ecco, gli autori di Crybaby si sono letti con evidente attenzione il manga, e l’hanno capito, che è l’unica cosa che conta. Hanno capito i personaggi, la storia, il messaggio, per usare una brutta parola. E a quelli la fedeltà è totale. Assieme a parte del tratto.
Ora, confesso che appena iniziato il primo episodio, sono rimasta abbastanza scioccata. Il character design e il tratto in generale spiazza: assolutamente stilizzato, con disegni al limite dell’infantile, e una tavolozza di colori che non prevede sfumature né ombre. Sembrano disegni per bambini. Poi però appaiono i demoni, e sono identici a quelli di Nagai. C’è lo stesso tratto grottesco, spaventoso, ruvido. Devilman stesso, che nelle vesti di Akira è abbastanza distante da quello del fumetto, sembra uscito direttamente dalla penna del suo creatore. E questo fa tutta la differenza del mondo. Perché l’orrore di Nagai si basa proprio sul grottesco, sull’aspetto assolutamente disumano, incongruo dei demoni, creature costituite da un patchwork di membra disgiunte, incollate quasi a caso. E in questo senso anche il tratto così semplice, la tavolozza di colori così scarna serve a stare incollata alla trama, che è poi quel che conta davvero.
Per il resto, gran scrittura e gran colonna sonora, e ve lo sta dicendo una che non ama la techno. Ma ci sta, ancora, ci sta tutta. Voglio dire, è un prodotto curatissimo, e si vede, in cui ogni elemento ha la sua spiegazione, e che soprattutto non ha paura, esattamente come il manga. Va fino in fondo, senza risparmiare niente allo spettatore, proprio come il manga non risparmiava niente al lettore. È un viaggio non tanto nell’orrore del mondo dei demoni, ma di quello degli umani, nell’orrore che la nostra specie è in grado di evocare su se stessa quando si rinuncia a capire l’altro, e lo si riduce a un mero nemico. E non c’è nulla di più attuale di questo, ora e qui, nel nostro mondo che sta cadendo preda di sentimenti che speravamo di aver seppellito insieme ai milioni di morti che hanno causato. E invece sono ancora qua, con noi, nascosti neppure così a fondo nei nostri cuori, pronti a tornare fuori.
Ora, io non so se consigliarvelo. Non è cosa che possa piacere a tutti, e ci vuole stomaco, un sacco di stomaco per sopportare la lenta discesa agli inferi di questi dieci episodi. E non tanto per il tasso di splatter – ovviamente altissimo – o il sesso, o quel che volete, quanto per la difficoltà emotiva nel veder dispiegato davanti a noi il nostro destino, se cediamo ai nostri istinti peggiori. Il mondo di Devilman è il nostro mondo, ma bisogna vederlo coi nostri occhi, seguirlo fino alla sua inevitabile distruzione, se vogliamo cambiarlo. Per cui, se non vi fa paura un viaggio nel lato peggiore dell’umanità, se non avete paura a guardare in fondo a quell’abisso, che, lo sappiamo, ci guarda di rimando, Devilman Crybaby è un’opera enorme, principalmente perché enorme è il manga da cui è tratto, ma anche per la sua straordinaria capacità di mettere in scena il fumetto senza compromessi, mettendone chiaramente in luce lo spirito e la potenza. Unica noticina: nel finale viene lasciata all’interpretazione dello spettatore un elemento fondante del manga. Per carità, non siamo scemi e capiamo, ma, per una volta, lo spiegone finale del manga ci stava, e chiariva meglio il senso della storia.
Comunque, a voi la scelta. Pillola rossa o pillola blu?

devilman crybaby opening from kazerean on Vimeo.

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