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Emilia

Era il 1962 ed era agosto. Mia madre era bambina. Ricorda che era stata una bella giornata d’estate, erano stati in gita con tutta la famiglia. Ricorda mia nonna che urlava “il terremoto, il terremoto!”, ricorda la fuga in strada, ricorda i cavalli del vicino, che sembravano impazziti. Soprattutto ricorda il rombo, che è quello che più incute terrore in tutti quelli che hanno avuto la sventura di trovarsi nel mezzo di un terremoto, ed in Italia questa sventura l’abbiamo avuta quasi tutti. Il municipio del paese venne giù di colpo davanti agli occhi di mio zio, che era poco più grande di mia madre. Dormirono tutti in tenda per un mese.
Vent’anni dopo, mia madre era già a Roma, incinta al nono mese. La cucina si mise a ballare fino a toccarle il pancione. Due giorni dopo sarei nata io, e in Irpinia, di nuovo, le case venivano giù come castelli di carte, anche a Benevento. I miei non avevano il telefono in casa, e dovettero chiamare i parenti da una cabina per sapere se stavano tutti bene, se era “stato brutto”.
Io ricordo il settembre del ’97, il terremoto in Umbria. Sentii due scosse, la prima a scuola, e ci fecero evacuare, la seconda a casa. E ricordo un lieve terremoto a Frascati, durante il mio lavoro di tesi. L’osservatorio che trema e vibra, noi che ci guardiamo stupiti. Non tutti sanno che in quella zona c’è un vulcano, il Vulcano Laziale, sotto i laghi di Albano e Nemi, un vulcano che i geologi non ritengono spento. Nelle campagne ogni tanto ancora succede che dal suolo si sprigionino nubi di gas tossico che uccidono il bestiame.
Ricordo soprattutto la notte del 6 aprile 2009, il letto che trema che per un tempo infinito, quell’orrenda sensazione di essere inchiodati ad un presente che sembra non passare mai, ad un tempo immobile, straniero nella tua stessa casa. Le imposte tintinnano, la casa geme. E il rombo. Il suono cupo della terra, viva, sotto i tuoi piedi. Il brontolio di un essere vivente.
Il terremoto fa parte della vita degli italiani. Sebbene da secoli dobbiamo farci i conti, la geologia ancora non sa prevederlo. La scienza non sa tutto, ma resta l’unico strumento che abbiamo per cercare di capire il mondo. Nel frattempo, forse sarebbe ora di fare reale opera di prevenzione. Perché, purtroppo, il terremoto non si può né sconfiggere né contrastare. Ci si può solo convivere.
Intanto, in cuor nostro, ognuno di noi, in questi giorni, ricorda e capisce.

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