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Entomofobia

Premessa
Ho paura degli insetti e dei ragni. Non c’è una ragione. Lo so che sono innocui, ma la molteplicità delle loro zampette mi inquieta nel profondo. Non riesco neppure ad ucciderli. Se me ne trovo uno davanti, tipicamente urlo, poi chiedo aiuto a qualcuno. Se non c’è nessuno, scappo.
È assurdo e illogico, non è che non lo sappia. Però è così. Per dire, io non capisco chi ha paura dei topi, o dei serpenti. Io li trovo carini. Gli insetti no. Gli insetti sono Il Male.

Scena
Esterno giorno. Gabbiotto della sicurezza all’ingresso di un ente di ricerca. Sto ritirando la carta di identità, che bisogna lasciare all’ingresso per avere il pass. La guardia prende il pass, cerca la mia carta d’identità, me la porge. La prendo in mano e vedo qualcosa, qualcosa di grigio, tondo, e orribilmente plurizamputo. Inizio a muovermi coma una tarantolata, tenendo la carta d’identità per un bordo e scuotendola a più non posso, mentre emetto suoni tra il mugolio e il gemito. Spazzarlo via con un dito, qualsiasi cosa sia, è fuori discussione, o se ne va così o non lo so. Gli lascio la carta d’identità, probabilmente.
La cosa procede così, con l’uomo del gabbiotto che si sta chiedendo se non sia epilettica o giù di lì, finché non emerge lui. Il salvatore. Uno. Uno qualsiasi. Un uomo.
Io: “Aiut’…”
Uomo: mi guarda senza capire.
Io: tenendo la carta d’identità per un microscopico lembo, porgendola al Salvatore e girandomi con la testa dall’altra parte “Ho problemi con gli insetti, mi può aiutare?”
Uomo: mi guarda interrogativo.
Io: “C’è un ragno, io li odio, mi dà una mano?”
Uomo: finalmente prende la carta d’identità, la guarda tranquillissimo, me la mostra “Non è un ragno”
Io: ad almeno tre metri dalla bestia malefica “…no?!…”
Uomo: serafico “No, è un piccolo scarafaggio”. Poi, come solo gli Eroi sanno fare, unisce indice e pollice e con una schicchera delicata ma decisa caccia l’invasore. Mi porge la carta d’identità sorridendo.
Io: sorridendo di rimando “grazie”.
E lì mi rendo conto. Della stratosferica, catastrofica, ineguagliabile figura di cacca che ho appena fatto. Una donna adulta. Una Madre. Una – ahimé – quasi trentenne. Che si fa battere da un fottuto scarafaggino.
Non so, a volte penso che dovrei farmi vedere da uno bravo.

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