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Esercito tra i banchi

Avrei voluto fare un post di sole foto, oggi. Foto di Matera, e di quel che da Matera ho riportato indietro. Magari con giusto due righe di spiegazione. Invece iPhoto oggi ha deciso diversamente, per me, scegliendo di non scaricarmi le foto della Canon causa disco rigido troppo pieno di roba. Bon, risolverò presto la cosa. Nel frattempo mi tocca parlare di argomenti molto, molto tristi. Desolanti, direi.
Non so voi, ma io ho la netta impressione che questo paese stia affondando. Non c’è evidentemente nessuno in grado di guidarlo, anneghiamo tra discussioni da bar, insulti di bassa lega, e intanto, come ricordava Gaber in una canzone recentemente linkata su Lipperatura, “E l’Italia giocava alle carte / e parlava di calcio nei bar / e l’Italia rideva e cantava”.
Ecco, mentre ce la ridevamo e ce la cantavamo, la scuola italiana ha raggiunto un nuovo picco negativo, con questa iniziativa. Vi linko direttamente il documento di presentazione del progetto perché quando una collega mi ha segnalato la notizia pensavo si trattasse di uno scherzo o qualcosa del genere. Voglio dire, le notizie che leggiamo in giro non sempre sono attendibili, in genere vado sempre a cercarmi le fonti originali. Beh, stavolta è tutto vero. Tra le attività collaterali allo studio che i ragazzi Lombardi possono fare a scuola c’è anche un bel corso con l’esercito.
Gli scopi?

[...]far vivere ai giovani delle Scuole superiori esperienze di sport e giochi di squadra, ma anche introdurre corsi specifici e prove tecnico/pratiche, per avvicinare la realtà scolastica alle Forze Armate, ai Corpi dello Stato e alla Protezione Civile e Gruppi Volontari di Soccorso.

A quanto pare questa cosa non poteva essere realizzata durante l’ora di educazione fisica, oppure con l’incontro, che ne so, con le associazioni di volontariato. Non capisco poi esattamente cosa c’entri lo sport con l’esercito. O meglio, lo so, ma l’esercito non esiste per dare uno stipendio ai nostri migliori atleti. Ma continuiamo

Vivere questo momento come stimolo per toccare con mano i valori della lealtà, dello spirito di corpo e di squadra, oltre ad acquisire senso di responsabilità e rispetto delle regole e dei principali valori della vita.

Come l’esercito educhi al rispetto della vita, mi sfugge. In linea di massima un esercito serve ad ammazzare altra gente, e questo dovremmo dircelo con franchezza; le missioni di pace – cosiddette – sono compiti incidentali. In effetti quando ti addestrano ti insegnano a sparare, non a mettere fiori nei cannoni.
Cosa si fa negli incontri?

1. CULTURA MILITARE
che già chiamarla cultura mi fa specie…
2. TOPOGRAFIA ED ORIENTAMENTO
che si può fare anche col CAI, senza tirare in ballo l’esercito
3. DIRITTO COSTITUZIONALE
che dovrebbe far parte della normale educazione civica, che, nonostante faccia parte dei curricula, praticamente non esiste come materia scolastica e viene lasciata alla buona volontà di docenti illuminati
4. DIFESA NUCLEARE, BATTERIOLOGICA E CHIMICA
un evergreen di questi difficili tempi post 11/09
5. TRASMISSIONI
6. ARMI E TIRO

e questa, davvero, mi sembra una brillante idea. Prendiamo dei quidicenni e insegnamogli a sparare. Del resto, qui in Italia ancora non abbiamo quei casi à la Columbine che invece allietano i tg dei network americani, mi sembra il caso di colmare questa gap e dare anche ai nostri ragazzi i mezzi per sfogare la loro rabbia adolescenziale.
7. BLS E PRIMO SOCCORSO
e anche questa non è materia esclusiva dell’esercito, anzi
8. MEZZI DELL’ESERCITO
9. SUPERAMENTO OSTACOLI
10. SOPRAVVIVENZA IN AMBIENTI OSTILI

Alla fine del corso, una competizione “sportiva” in cui i cadetti – la parola è esattamente quella usata nel documento – vengono divisi in pattuglie – ancora parola usata nel testo – invitate a svolgere missioni in cui

si mettono in atto tutte le tematiche che vengono trattate durante il corso di formazione.

Suppongo quindi ci si spari anche vicendevolmente. Insomma si gioca alla guerra, mostrando che non è una cosa poi così brutta, che, ok, ammazzi e vieni ammazzato, ma lo fai per un fine superiore, e poi c’è lo spirito di corpo, tanti sani valori, e fai movimento all’aria aperta.
Io mi immagino la gioia di questi ragazzi, che nel giro di sei incontri da studenti diventano “cadetti” organizzati in “battaglioni”. Un’attività del genere non può che divertire un quindicenne. È tutto sommato un gioco che fa leva su tutta una serie di spunti molto forti: l’attività fisica, i “valori” forti in cui credere, la componente ludica, il gusto del proibito con la storia delle armi. Le armi. Avoja a dire Non sono attività paragonabili a tecniche militari, bensì sono le stesse che si svolgono a livello olimpionico. In ogni caso stai insegnando ad un ragazzino, uno che è in una fase delicata della sua esistenza, in cui sta costruendo la sua personalità, la sua etica, a sparare. E non lo fai affatto in un contesto sportivo. Lo fai con gente cui è stato insegnato a sparare alla gente, che nella sua vita alla gente ha dovuto sparare.
È proprio il fatto che sia una cosa evidentemente divertente che la rende assolutamente subdola. Si fa passare per gioco quel che gioco non è. E non serve dire che le nostre truppe sono impegnate prevalentemente in operazioni di pace. Innanzitutto perché i confini di queste operazioni sono messe in discussione da molti, che non tutti sono d’accordo nel dire che si tratta di pace. In ogni caso, un esercito nasce con altri scopi. Ed è una cosa subdola perché la si fa con dei ragazzi, proponendo loro dei disvalori, presentando loro una faccia della medaglia, facendo, diciamocelo, proselitismo. Non è altro che questo. L’esercito non è più di leva, è composto da professionisti. Bisognerà pure trovare il modo di far arruolare i giovani. Ed ecco fatto. Li si fa giocare alla guerra, così, magari, appena escono dalle superiori si arruolano.
Ma quel che più ancora mi sconvolge è che nessuno si lamenta, nessuno protesta. Che vuoi che sia. Almeno ci levano di torno i nostri figli per qualche ora. Il problema è la totale atonia dell’opinione pubblica italiana. Tutto è uguale a tutto, nessuno si interessa di nulla, non esiste più una coscienza civica. Il presente viene subito, più che vissuto, in una visione nichilistica dell’esistenza per cui “adda passà a nuttata”. Ma almeno nella commedia di Eduardo c’era un dolente senso di resistenza, un disperato desiderio di sopravvivenza. All’opinione pubblica italiana questo desiderio manca del tutto. Si lascia vivere, senza più alcuna speranza. Ma io non mi voglio rassegnare a vivere e a far vivere mia figlia in una società in cui non c’è più alcuna tensione ideale, in cui ogni torto, ogni ingiustizia viene vissuta come un male necessario. Ma la forza la fa la massa, e se la massa non c’è, io da sola cosa faccio?
Non lo so. Ma oggi sono stanca e nauseata.

P.S.
A proposito di cosa succede a insegnare ai giovani i “sani valori” e lo “spirito di corpo” vi consiglio un film tedesco particolare, L’Onda

P.P.S.
Guardate un po’ cosa ho trovato tramite June Ross

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