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Scienza

E insomma, pare abbiano trovato il bosone di Higgs. Con enorme vergogna, confesso di non essere ferratissima sulla fisica delle particelle, o almeno su questa specifica branca. Io il bosone di Higgs, ve lo dico, non l’ho mai studiato, e non avendolo studiato non mi sento pronta a farne una trattazione divulgativa. Per cui vi rimando al blog di Amedeo Balbi, che è uno dei migliori blog scientifici in circolazione e il suo post lo trovo molto chiaro e divertente. Ovviamente, se avete domande, io posso provare a rispondervi.
Piuttosto, mi dilungo un po’ sugli aspetti sociologici della questione. Un anno fa, suppergiù, il pubblico improvvisamente si mise a discettare di relatività generale grazie alla storia dei neutrini superluminali di Opera. Un paio di anni prima, tutti stavamo lì a discutere di micro buchi neri grazie al Large Hadron Collider. Oggi, di nuovo una notizia di fisica finisce nella parte nobile della home page di Repubblica, quella sopra il primo scroll. Ecco, a me piacerebbe che tutto questo non fosse un fuoco di paglia, che la gente iniziasse ad avere un interesse genuino per la fisica, perché per la vita la fisica serve. E anche non servisse, sono da sempre convinta che se abbiamo un cervello è per cercare di capire il mondo. Qualcuno ha detto in passato che l’intelligenza umana è il sistema che ha trovato l’universo per indagare se stesso, e io sono d’accordo. Non mandate al macero i neuroni, siate sempre curiosi e chiedetevi perché le cose sono come sono. La fisica vi darà molte risposte, e nel peggiore dei casi vi aiuterà a formulare per bene le domande.

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Stamattina apro Repubblica per vedere che è successo nel mondo, e avevo ancora aperta la pagina sul bosone. Ero dunque nella sezione Scienza del giornale. In cima all’articolo, dove si parla degli altri articoli della sezione, spiccano due titoli:

“Scoperto nuovo testo Maya
la profezia non ha più segreti”

e

“Galline sterili e pozzi bollenti
Ecco le spie del terremoto”

E lì ho pensato che è la legge del contrappasso. Per una cosa trattata – almeno a quanto ho potuto giudicare io – con un minimo di rigore scientifico, ecco due belle cazzate che ristabiliscono la quantità media di umiliazione che la scienza deve sopportare dai media. Così, per non farci illudere troppo. Poi, vabbeh, leggi il primo articolo e l’archeologo interpellato fa di tutto per dire che la storia della profezia è una stronzata, ma è altrettanto evidente che al giornalista gliene cale poco, che “ritrovato antichissimo graffito risalente all’epoca Maya” non fa vendere tante copie come “ultima parola sulla fine del mondo nel 2012″. Pensavo però dovesse esserci un’etica anche nel giornalismo, ma evidentemente l’illusa sono io.
Sul secondo, che dire. Adesso sarà pieno di gente che gli si rompe il rubinetto dell’acqua calda e chiama i vigili del fuoco perché pensa ci sarà un terremoto. Non ho accesso alla ricerca originale, ma suppongo che nessun geologo si azzardi a trarre chiare conclusioni ai fini della previsione del terremoto dal fatto che le galline non facciano le uova. La scienza ha i suoi metodi, metodi che al 90% dei giornalisti e del vasto pubblico sono completamente ignoti. Che bellezza.

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Il congresso cui ho partecipato in questi giorni si è tenuto alla Pontificia Università Lateranense. L’università del Vaticano che sta a San Giovanni, qui a Roma, per chiarire. Facevamo i nostri talk nell’aula magna, sotto un gigantesco mosaico di un Cristo benedicente e la scritta, sopra “Magister Vester Unus Est Christus”. E c’è di più: il congresso commemorava i 55 anni dalla Conferenza Vaticana, una conferenza di astrofisica organizzata, udite udite, dal Vaticano.
In apertura, uno dei relatori ci ha letto brani di un articolo, per altro estremamente corretto dal punto di vista scientifico, che riassumeva le conclusioni di quella conferenza, e che era stato redatto da Pio XII. Sì, il Papa. E ve ne dico un’altra: uno dei padri della spettroscopia – che è, in breve, il sistema che abbiamo, tra le altre cose, per sapere di cosa sono fatte le stelle – era un gesuita, Padre Secchi. I gesuiti studiano ancora il cosmo, il Vaticano ha vari osservatori, uno dei quali è praticamente dentro la residenza estiva del Papa, a Castel Gandolfo.
Perché vi dico tutte queste cose? Perché la realtà è sempre più complessa di come la si dipinge. Siamo abituati a credere che fede e scienza siano agli estremi dello spettro della conoscenza, che la Chiesa odi la scienza e la scienza odi la religione. E, per carità, ci sono anche fondate ragioni per le quali abbiamo questa convinzione. Io però non la vedo per niente così, e probabilmente non sono la sola, tutto qua. E questo indipendentemente se si è scienziati, atei, credenti o filosofi.

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