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Ansia

Questa è per me una settimana importante. Il 10, dalle 14.00 in giù, ci sarà la difesa delle tesi dei dottorandi del mio anno. Con le tesi di dottorato le cose sono un po’ diverse rispetto e quelle di laurea. Innanzitutto la discussione si chiama difesa, e si fa due volte: la prima con una commissione interna all’università, che stabilisce l’ammissione all’esame finale e il voto di partenza, poi con una commissione composta da professori provenienti da diverse università, eventualmente anche estere, che decide il voto finale. Ecco, giovedì dovrò sostenere la difesa interna. Sono in angoscia da giovedì scorso. Provo e riprovo, mi cronometro, ripasso tutto quel che mi serve di fisica stellare, ma non mi sento mai pronta a sufficienza. Forse è una buona cosa, forse no, non riesco più neppure a dirlo. Ormai, voglio solo che passi, possibilmente indolore.
Il giorno dopo, poi, per non farci mancare niente, esce Il Sogno di Talitha. Inutile dirmi che è il mio sedicesimo libro e dovrei averci fatto il callo. Stavolta è tutto diverso. Dopo dieci anni esco dal Mondo Emerso, la saga con la quale mi avete conosciuta e alcuni di voi amata (alcuni anche detestata, eh?). Adesso mondo nuovo, personaggi nuovi, filosofia di fondo persino nuova. Vi piacerà? Non vi piacerà? Sarà l’inizio della fine? Le persone come me vivono nel costante timore dell’arrivo della fase discendente della parabola. Che probabilmente è anche questa una cosa buona e giusta, mantiene quel giusto grado di tensione che serve a migliorarsi, ma a volte è semplicemente snervante. Ed è inutile anche dire che ce l’ho messa tutta, che è una storia che sento, che mi sono divertita. Inutile stare a menarsela, il successo è qualcosa di imponderabile, e non sempre mettercela tutta basta. Comunque, io spero che vi divertiate, di più non posso.
Per il resto, l’Italia affoga, letteralmente. Sono stata a Genova una volta sola in vita mia, ma è stato bello, e mi è rimasta nel cuore. E allora non posso non continuare a pensare che sei morti, senza contare quelli delle Cinque Terre, per altro, sia un prezzo inaccettabile, anche per eventi straordinari, che poi tanto eccezionali non sono, visto che era successa la stessa cosa una settimana prima.
Io non conosco la situazione di Genova, e quindi probabilmente non sono autorizzata a suggerire responsabilità. Mi chiedo solo se sia stato fatto tutto il possibile per evitarle, quelle morti, se il dissesto idrogeologico, i condoni edilizi, l’incuria, i soldi che non ci sono, non abbiano giocato un ruolo rilevante in questa storia assurda. E se colpe ci sono, vorrei ricordare che sicuramente la responsabilità ce l’ha chi ci governa, ma ce l’abbiamo pure noi, che condoniamo l’impossibile, che costruiamo dove non dovremmo convinti che non stiamo facendo niente di male. Non è così. I vincoli sull’urbanistica esistono per una ragione. Io prego sempre che questa casa in cui abito sia stata fatta con tutti i crismi, e quando piove sono ben lieta che l’urbanizzazione di questa zona sia non dico a regola d’arte, ma sufficiente a non farmi allagare casa. Perché io ho vissuto per 23 anni in un quartiere totalmente abusivo, e so cosa vuol dire, so cosa significa scoprire che quel lavoretto sulle fondazioni che ha fatto il tuo vicino di casa ti ha fatto incurvare il pavimento del salotto.
Le cose cambiano quando cambiamo noi.
Per il resto, un pensiero e un abbraccio a tutti coloro che stanno pagando un prezzo troppo alto per decenni di comportamenti scorretti e dissennati di vario genere.

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