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Sole, triangoli e interviste

Avrete tutti quanti visto questo. Ovviamente, un grosso triangolo – o una cosa che sembra un triangolo – che compare sul Sole stimola la curiosità un po’ di tutti. Repubblica la butta sul misterioso, ma sono andata sul sito di SOHO e SDO – che per la cronaca sono due satelliti che osservano il Sole – e non c’è manco una news connessa a quest’immagine che ci sembra così strana. La cosa mi fa supporre – ma è appunto una supposizione – che nessun fisico solare ci trovi nulla di strano, che dunque con ogni probabilità si tratta di un fenomeno noto e spiegabilissimo che ha assunto una forma un po’ particolare. Notare anche che il triangolo non è completo, siamo noi che interpoliamo le macchie nere fino a comporre un triangolo. Comunque, queste sono appunto tutte supposizioni. Piuttosto, il triangolone gigante è un pretesto per dirvi due cose.
La prima, è che quest’immagine tanto a me che a Val ha ricordato questo. Ha un senso rispolverarlo ora, innanzitutto perché domenica è stato il primo anniversario dello tsunami in Giappone, e poi perché è al momento il mio unico tentativo di racconto “fisico”, e ci sono molto affezionata. Era nato come racconto per l’antologia I Confini della Realtà, ma, come potete vedere se avrete la pazienza di leggervelo tutto, non aderiva molto allo spirito della raccolta, così è stato scartato. Un anno fa l’ho ripreso in mano e praticamente riscritto. Era la prima volta che infilavo così tanta fisica in un racconto (poi, vabbeh, è venuta Nashira, ma questo racconto, nella sua forma originaria, l’ho scritto nel 2007).
Colgo anche l’occasione per dirvi che domani sera, alle 22.00, dovreste vedermi su Rai News, all’interno della rubrica Spacelab. Per una volta, non parlerò da scrittrice ma da astrofisica, e si parlerà proprio di Sole, così risponderò meglio anche a chi qui sopra mi aveva chiesto lumi sulla recente tempesta solare.
Insomma, enjoy il video quando sarà, intanto magari ditemi che ne pensate di W, se avete voglia di leggervelo.

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Guerra – Pace

Art 11 della Costituzione

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Bel modo di festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia, con una bella guerra. Perché siamo in guerra, inutile starcela a menare.
Il potere dice: era necessario per salvare la popolazione civile dai bombardamenti di Gheddafi. Sarò tarda io, ma non ho mai capito come altre bombe possano salvare i civili. E ancora: qualcosa dovevamo pur fare. Se bisognava intervenire, occorreva farlo prima e con altri mezzi: con una forza di interposizione dell’ONU, ad esempio, che non si schierasse a favore dell’uno o dell’altro schieramento, ma che semplicemente separasse i contendenti, e magari imponesse elezioni e vigilasse su di esse.
Così semplicemente facciamo quel che è già stato fatto in Iraq: togliamo un dittatore che non ci sta più simpatico per metterci…chi? Chi ci mettiamo? Vedo profilarsi all’orizzonte quel che è già successo a Iraq e Afghanistan: il caos più totale, l’ingovernabilità, per altro ad un tiro di missile da noi.
Senza contare l’ipocrisia del tutto. Perché non andiamo a intervenire anche in Bahrain? Anche lì sparano sulla popolazione. La situazione è diversa. Perché?
E vi dico di più: io l’ho letto il trattato che sancisce i rapporti diplomatici tra Italia e Libia, e ha ragione Gheddafi, l’abbiamo violato. Ma Gheddafi è un dittatore sanguinario. E allora perché ieri gli abbiamo stretto la mano, l’abbiamo invitato da noi con la sua tenda e gli abbiamo offerto cinquecento fanciulle alle quali potesse delirare? Perché abbiamo stretto un accordo con lui?
Questa era la rivoluzione dei libici, espressione di una parte della sua popolazione, e come tale doveva continuare. I dittatori li abbattono i popoli che opprimono, è così che deve funzionare. Adesso è solo un’altra guerra che porterà altro sangue, altra confusione, altra instabilità.
Le immagini che vedo oggi in tv sono le stesse che vidi ventuno anni fa, quando ero ancora una bambina. Era il 1990 e c’era la Guerra del Golfo. Non è cambiato niente.

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Benché i giornali inizino già a dimenticarselo, il Giappone permane in una situazione di estrema prostrazione e di emergenza, e non solo per la questione Fukushima, ma soprattutto per il terremoto e lo tsunami. Io penso ancora a Tokyo, ci penso da dieci anni.
Lara Manni ha promosso questa iniziativa: si tratta di un blog che contiene al momento sessanta racconti scritti da professionisti e non. Alcuni sono stati redatti per l’occasione, e parlano in qualche modo del Giappone, altri no. Quel che vi chiediamo è di fare un’offerta a Save the Cildren, che in questo momento si sta occupando anche di Giappone. Donate quel che volete, anche pochissimo, ma, se potete, fatelo.
Due parole sul mio racconto. Non è stato scritto per l’occasione, ma è una cosa che avevo buttato giù nel 2007 per I Confini della Realtà. L’idea è ancora più vecchia. Mi venne in mente un giorno in aereo: stavo iniziando a sconfiggere la mia paura di volare, ma ancora non mi sentivo esattamente tranquilla a volare. Come sapete, nell’antologia poi ci finì Nulla Si Crea, Tutto Si Distrugge, e questo racconto qui finì nel cassetto. Mi è venuto in mente appena sono stata contattata per questa iniziativa. L’ho rimesso a posto sabato, ho riscritto alcune parti, ho completamente cambiato la scansione degli eventi e infine l’ho spedito. Non so se sia adeguato o meno all’occasione, visto che non parla né di Giappone né di terremoti, ma in qualche modo non ha mai smesso di parlarmi dal 2007, chiedendomi di essere messo a posto, e di essere letto. Mi appartiene molto, quando e se lo leggerete capirete perché.
Intanto, grazie a tutti.

Autori per il Giappone

P.S.
Non ce l’ho detto esplicitamente, ma ovviamente sono ben graditi i commenti sul racconto, eh? :)

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