Archivi tag: Grillo

Il Nome della Rosa ieri e oggi. Soprattutto oggi.

Una volta l’anno rileggo Il Nome della Rosa. Lo faccio perché lo amo molto, è il mio libro preferito. Sono a sedici riletture. Voi direte: lo saprai a memoria, non ti offrirà più nulla di nuovo. E invece no. Come tutti i grandi libri, quelli che non smettono di parlarci anche se chi li ha scritti è ormai polvere della polvere – non è il caso di Eco, beninteso :P – ogni volta che lo rileggo ci trovo dentro qualcosa di nuovo. È come un vestito magico, capace di essere comodo, ma al tempo stesso adattarsi a qualsiasi situazione: al party chicchettoso, quanto al pomeriggio scaciato con gli amici. E quasi sempre quel che mi dice riguarda il mio vissuto o il contemporaneo.
Ecco, ho completato l’ultima lettura un mesetto fa. E c’ho trovato dentro così tanta attualità da far paura. Soprattutto per quel che riguarda tutta la parte sulla disputa sulla povertà di Cristo e i movimenti ereticali. Che, così, a occhio e croce, potrebbero non sembrare esattamente storia d’oggi. Eppure.
Ad un certo punto, interrogato da Adso, Guglielmo cerca di spiegare cosa siano i movimenti ereticali, da dove nascano e perché finiscano sempre nel sangue. E dice due cose che si adattano perfettamente ai nostri tempi: periodicamente, le società vengono attraversate da un bisogno di purificazione. Chiamiamola ciclotimia sociologica, non lo so, ma bene o male nella storia le cose vanno più o meno così: si instaura un certo ordine sociale, tale ordine sociale prospera, ad un certo punto inizia a corrompersi, e invariabilmente finisce per darsi al potere fine a stesso. A questo punto, gli esclusi da quel sistema sociale esplodono, e cominciano a premere per un cambiamento dei costumi. Nel caso del Nome della Rosa, nascono i movimenti dei Fraticelli, l’Ordine Francescano, e si arriva a Fra’ Dolcino e il monte Rubello.
Venendo ai giorni d’oggi, non si può negare che il sistema socio-economico che ci ha allevati è in crisi. Il sistema ci appare marcio, è tutto un magna magna, le cose non funzionano, bla bla bla. Siamo ad un punto di rottura, e, come periodicamente accade, c’è un gran bisogno di purificazione. Solo che spesso questi lavacri non si fanno in acqua, ma nel sangue. Il movimento dell’”antipolitica”, al quale ormai tutti i partiti si rifanno più o meno velatamente – l’abolizione o la diminuzione del finanziamento pubblico ai partiti è rapidamente diventata la promessa elettorale più gettonata a destra come a sinistra – esprime proprio questo bisogno di purificazione, di ritorno alle origini. Un bisogno che non è male di per sé; bisogna sicuramente rompere col sistema costituito se si vuole cambiare le cose. Il male è che quasi sempre passa uno che è in grado di catalizzare i bassi sentimenti della folla, e invece di problematizzare la questione, semplifica al massimo i concetti, facendo riferimento solo alla pancia della folla.
Occorre ammazzare tutti i preti, perché sono corrotti e sono alla base del potere che ci affama. Ieri.
Occorre mandare a casa tutti i politici, perché sono corrotti e mantengono in vita quel potere che ci impoverisce. Oggi.
E qui veniamo alla seconda citazione de Il Nome della Rosa che mi ha davvero colpita, durante quest’ultima lettura. Qualcuno forse l’avrà vista apparire tra i miei twitter qualche tempo fa: solo i potenti sanno sempre con grande chiarezza chi siano i loro nemici veri.
E anche questo è verissimo in questi nostri tempi bui. Nei quali va molto di moda aizzare la folla contro quello che appare il bersaglio più facile: il politico, il “privilegiato”. Pensate anche solo alle questione Giulia Ichino, se non alle folle oceaniche delle piazze di questa chiusura di campagna elettorale. Ma è davvero questo il nostro nemico? Davvero è colpa solo dei politici se le cose stanno come stanno? Ma chi ce li ha messi i politici là? Chi continua a votare a ripetizione gente impresentabile?
Ecco. Ho l’impressione che quel qualcuno capace di indicarci il nemico non dico sbagliato, ma quanto meno non unico, sia arrivato, esattamente come arrivò venti anni fa. E che, come allora, se vogliamo anche molto peggio di allora, non parli alla nostra ragione, ma alla nostra pancia. Ma la gente è un mostro acefalo, che agisce per riflesso, e una volta che l’hai scatenato difficilmente si fa imbrigliare. Tanto è vero che molti di questi capipopolo hanno fatto una bruttissima fine, se si vanno a sfogliare i libri di storia.
A me il gesto di pancia non piace, e la folla m’ha sempre fatta molta paura. Non c’è nulla di peggio dell’intelligenza del singolo che si scioglie nell’incoscienza dei molti.
Vi linko in chiusura un articolo, col quale si può anche non essere d’accordo, e i cui toni – per quanto azzeccatissimi per tenere incollata l’attenzione ad un testo parecchio lungo e complesso – sono sicuramente sopra le righe. Dice però una serie di cose verissime e sacrosante sulla democrazia rappresentativa, cose che finora non avevo letto da nessun’altra parte espresse con tale chiarezza. Leggete, riflettete, e poi andate a votare, domenica e lunedì. E cercate di farlo per i motivi giusti: perché siete d’accordo col programma, perché ci avete pensato, e non perché è passato uno che vi ha detto quel che volevate sentirvi dire.

10 Tags: , , , ,