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Tracce

Ieri cercavo (senza trovarla, per altro) l’ultima prescrizione della mia oculista. Ho rifatto gli occhiali, sì. Per farlo ho ripreso in mano tutto il faldone delle analisi che mi sono fatta in questi anni.
Il primo foglio che mi è capitato in mano è stato quello di un vecchissimo test di gravidanza. Lo feci poco prima di sposarmi. Non che avessi reali sospetti, ma non stavo bene, scoprimmo poi a causa dello stress, e prima di curarmi occorreva fugare ogni più piccolo dubbio.
Ricordo che le ragazze del centro dove andai a fare il prelievo mi sorridevano con fare complice. La dottoressa anche mi guardava di sottecchi con un mezzo sorriso, e alla fine mi disse “In bocca al lupo”. Sarebbe stato un casino, se fossi stata incinta. Di lì a due mesi dovevo sposarmi. Ma mi accorsi per la prima volta che non sarebbe stato un problema. Anzi. E quando lessi il lapidario “non incinta” ci rimasi male.
Poi ho trovato l’altro test di gravidanza. Beta-Hcg 1799. Terza settimana. Lo aprii col cuore a mille, stavolta la paura era di non essere incinta, di essersi immaginata qualcuno, lì nel pancino, che in verità non c’era mai stato. E invece c’era, c’era da tre settimane. Avevo lezione, quel pomeriggio, ma non riuscii ad andarci. Volai direttamente a lavoro da Giuliano.
La prima ecografia. Faceva un caldo colossale. Io avevo un improbabile vestitino lilla. Non mi commossi. Io che piango sempre, non mi sono mai commossa per Irene. Non lo so perché. Funziona così. Dopo mi presi un bel gelato. Alla frutta, per non ingrassare troppo.
Poi, a tradimento, compare prima il foglio illustrativo della penna del pungidito. Poi, tutti i fogli con l’andamento della mia glicemia. La mia vita un anno fa su bianchi fogli di carta, su cui stampavo le tabelle con l’andamento degli zuccheri nel mio sangue: in rosso i picchi, troppi nella mia visione delle cose, nonostante la dieta e l’insulina.
L’insulina. Una penna sta ancora sulla mia scrivania; il liquido, dentro, è ultra-scaduto, e comunque ho buttato tutti gli aghi usa e getta. Ma dietro il mio Air, coperto di polvere, c’è ancora il glucometro.
Sono stati solo tre mesi. Eppure è un periodo della mia vita che non passa. Resta sospeso come un monito. Una spada di Damocle tra capo e collo. In futuro, chissà…Restassi di nuovo incinta so che mi toccherebbe di nuovo tutto: l’insulina, dodici buchi al giorno, il ricovero. Ma se invece un giorno mi stancassi di stare attenta a quel che mangio? Se non riuscissi più a mantenere il mio peso? Se tornasse, quando sarò vecchia, quando sarò più grande?

La nostra storia lascia le tracce più insospettabili. Foto ingiallite in una scatola di latta, o un mucchio di vecchie analisi conservate in una cartellina di cartone. Mi sono bastati quei fogli, a tornare indietro a quei nove mesi, un anno fa.

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Voglie

Quando uno pensa alle voglie in gravidanza, ha in genere in mente l’immagine di questa neomamma graziosa e tenera, che, con ampio sventagliamento di lunghe ciglia e occhioni alla Bambi, chiede al marito fragole a dicembre all’una di notte, o gelato alla ciliegia di Vignola DOP.
Mio marito ha le ciglia più lunghe delle mie e comunque finora è stato fortunato. Ho delle voglie piuttosto comuni, in genere me le soddisfo da sola, e sono anche ricorrenti.
Per dire, ho continuamente voglia di pizza. Se finisco in un ristorante che fa anche da pizzeria, non ci sono santi, non so resistere. Che poi, fino a qualche tempo fa, preferivo la pizza napoletana, quella con l’impasto alto e morbido. Adesso ogni tanto, anzi spesso, mi viene voglia di pizza sottile, quella che a Roma, e praticamente in tutt’Italia, ormai anche in Campania, va per la maggiore.
Oppure le Pringles alla cipolla l’altro giorno, consumate parcamente, in modo da non farmene fuori un tubo da 250 gr in una botta sola. O quella volta che volevo i fagottini di gamberi al giapponese, l’ultima volta che ci ho messo piede (adesso non riesco a mangiare quasi più nulla al giapponese; il pesce crudo è off-limits, quello cotto lo mangio molto, ma molto a fatica). Ma il vero dramma è recente. Lo tzatziki.
Ora. L’aglio mi è sempre piaciuto, e vabbeh. Lo yogurt greco pure, anche se qua è difficile da trovare (ma anche i succedanei non sono male, devo dire). Il cetriolo invece, uhm…un po’ pesante. Per cui francamente non mi spiego. Ad Atene praticamente non mi sedevo al tavolo senza ordinarne una porzione, che poi, magnanimamente, provavo anche a dividere con gli altri, salvo poi praticamente leccare i resti nel piatto. Da quando sono tornata, l’ho fatto una volta e mangiato tre volte, con oggi a pranzo quattro. E non conta che poi ci metta una vita a digerirlo, e il sentore di aglio mi accompagni per tutta la giornata successiva. È un desiderio impellente e irresistibile.
Che poi io mi domando: la voglia di pizza e di pringles diciamo che me le posso anche immaginare. Ma la voglia di tzatziki, che forma avrà?

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Riguardati!

Quando ho scoperto di essere incinta ho attraversato il periodo donna di vetro. Ero convinta che anche a muovermi normalmente potessi fare danni. Avevo smesso di fare il letto, giacevo sul divano girandomi anche con grande cautela, non sollevavo neppure le cartacce da terra. Ok, un pochino ci marciavo. La pigrizia scorre potente in me. Ma ero spaventata davvero.
Poi ho fatto la prima visita, e ho scoperto che il mio ginecologo è per “la gravidanza non è una malattia, fai la tua vita di sempre”.
“Quindi posso andare al congresso a Pisa”.
Dimmi di no, dimmi di no, dimmi di no…
“Ma certo!”
“Sì, ma la settimana dopo sono a Torino”
“E che problema c’è”
“E dopo ancora a Garching, in Germania”
Almeno il secondo congresso in un mese evitamelo, ti prego, te lo chiedo col mio sguardo supplice
“Assolutamente nessun problema”.
Poi il tempo passa, e uno si accorge che il pupo tutto sommato è più resistente di quel che si creda, e pian piano uno ricomincia a muoversi, ricomincia a ramazzare per casa, finché sull’aereo le valige se le sistema da sola.
In effetti adesso faccio la mia vita di sempre, e sto anche bene. Anzi, è divertente far le solite cose, le presentazioni, i viaggi, sapendo che c’è anche lui/lei. Mi dà coraggio.
Però, la prima cosa che s’impara quando si è incinte, è che la gravidanza è un fatto collettivo, e tutti, ma proprio tutti vogliono farne parte. In buona fede, ovviamente. Ma tutti hanno da dire la loro, convinti di far bene e di essere utili.
Da quello che ti fa l’elenco della roba che non puoi mangiare, che pian piano si allarga a qualsiasi cosa sia stata coltivata a o cresciuta vicino alla terra (quindi, non so, forse si salva solo la roba liofilizzata), a quello che ti terrorizza coi racconti del terrore sul parto.
Però la cosa che ti dicono tutti, ma proprio tutti, è “Riguardati”. A volte te lo dicono anche prima che tu sia incinta, e alla riproduzione hai appena iniziato a pensarci: “Con la vita che fai non c’è posto per i figli”.
Finora non c’è stato nessuno che non abbia quanto meno alzato un sopracciglio di fronte ad almeno uno dei miei impegni. Lo ammetto, sono tanti. Li sto diminuendo il più possibile, perché ovviamente mi stanco di più, adesso, e perché quando avrò più pancia la deambulazione inizierà ad essere un problema. Ma anche perché voglio starmene un po’ per i fatti miei, dedicarmi al pancino, a Giuliano, alla mia famiglia, agli amici. Ma tutto quel che faccio è sotto controllo medico. Mi informo, non forzo i miei limiti, e in effetti non sono particolarmente stanca. A parte ovviamente che più che una gravidanza questo è un letargo, visto che dormo in media dieci ore al giorno.
Eppure “riguardati” continua ad essere il liet motiv di questi giorni.
Tutto questo pistolotto per dirvi che settimana prossima non ci sono. Vado in Grecia. Anche qui, mi hanno terrorizzato un po’ tutti.
“Atene è caldissima di ‘sto periodo!”
“C’è un inquinamento che levati!”
“No, l’acropoli no, è un bordello salirci”
È lavoro. Pubblicano i miei libri in Grecia e mi hanno invitata ad Atene. Io ci vado con piacere. Cinque anni della mia vita, quelli del liceo, li ho vissuti a contatto col mondo greco e latino. Senza contare I Cavalieri dello Zodiaco :P .
Per cui non preoccupatevi, tutto bene quaggiù, e ci vediamo giovedì, o ci sentiamo da Atene se trovo una rete disponibile.
Buon fine settimana a tutti!

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