Quando ho scoperto di essere incinta ho attraversato il periodo donna di vetro. Ero convinta che anche a muovermi normalmente potessi fare danni. Avevo smesso di fare il letto, giacevo sul divano girandomi anche con grande cautela, non sollevavo neppure le cartacce da terra. Ok, un pochino ci marciavo. La pigrizia scorre potente in me. Ma ero spaventata davvero.
Poi ho fatto la prima visita, e ho scoperto che il mio ginecologo è per “la gravidanza non è una malattia, fai la tua vita di sempre”.
“Quindi posso andare al congresso a Pisa”.
Dimmi di no, dimmi di no, dimmi di no…
“Ma certo!”
“Sì, ma la settimana dopo sono a Torino”
“E che problema c’è”
“E dopo ancora a Garching, in Germania”
Almeno il secondo congresso in un mese evitamelo, ti prego, te lo chiedo col mio sguardo supplice
“Assolutamente nessun problema”.
Poi il tempo passa, e uno si accorge che il pupo tutto sommato è più resistente di quel che si creda, e pian piano uno ricomincia a muoversi, ricomincia a ramazzare per casa, finché sull’aereo le valige se le sistema da sola.
In effetti adesso faccio la mia vita di sempre, e sto anche bene. Anzi, è divertente far le solite cose, le presentazioni, i viaggi, sapendo che c’è anche lui/lei. Mi dà coraggio.
Però, la prima cosa che s’impara quando si è incinte, è che la gravidanza è un fatto collettivo, e tutti, ma proprio tutti vogliono farne parte. In buona fede, ovviamente. Ma tutti hanno da dire la loro, convinti di far bene e di essere utili.
Da quello che ti fa l’elenco della roba che non puoi mangiare, che pian piano si allarga a qualsiasi cosa sia stata coltivata a o cresciuta vicino alla terra (quindi, non so, forse si salva solo la roba liofilizzata), a quello che ti terrorizza coi racconti del terrore sul parto.
Però la cosa che ti dicono tutti, ma proprio tutti, è “Riguardati”. A volte te lo dicono anche prima che tu sia incinta, e alla riproduzione hai appena iniziato a pensarci: “Con la vita che fai non c’è posto per i figli”.
Finora non c’è stato nessuno che non abbia quanto meno alzato un sopracciglio di fronte ad almeno uno dei miei impegni. Lo ammetto, sono tanti. Li sto diminuendo il più possibile, perché ovviamente mi stanco di più, adesso, e perché quando avrò più pancia la deambulazione inizierà ad essere un problema. Ma anche perché voglio starmene un po’ per i fatti miei, dedicarmi al pancino, a Giuliano, alla mia famiglia, agli amici. Ma tutto quel che faccio è sotto controllo medico. Mi informo, non forzo i miei limiti, e in effetti non sono particolarmente stanca. A parte ovviamente che più che una gravidanza questo è un letargo, visto che dormo in media dieci ore al giorno.
Eppure “riguardati” continua ad essere il liet motiv di questi giorni.
Tutto questo pistolotto per dirvi che settimana prossima non ci sono. Vado in Grecia. Anche qui, mi hanno terrorizzato un po’ tutti.
“Atene è caldissima di ‘sto periodo!”
“C’è un inquinamento che levati!”
“No, l’acropoli no, è un bordello salirci”
È lavoro. Pubblicano i miei libri in Grecia e mi hanno invitata ad Atene. Io ci vado con piacere. Cinque anni della mia vita, quelli del liceo, li ho vissuti a contatto col mondo greco e latino. Senza contare I Cavalieri dello Zodiaco
.
Per cui non preoccupatevi, tutto bene quaggiù, e ci vediamo giovedì, o ci sentiamo da Atene se trovo una rete disponibile.
Buon fine settimana a tutti!