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Inferno. E non sto parlando del clima.

Ennesimo post di servizio. Scusate, si conferma che per me l’estate, a livello lavorativo, è peggio dell’inverno. Spero a breve di riuscire a riprendere dei ritmi un po’ meno affannosi, ma non ne sono tanto sicura…pensate che ho sul groppone da quattro giorni la recensione dell’ultima puntata di Da Vinci’s Demons e non trovo modo di scriverla…Comunque. Ieri è uscita una mia bella intervista fatta in quel di Torino: la trovate qua.
Vi ricordo che oggi pomeriggio, 18 giugno, ore 18.00, possiamo vederci qui a Roma, alla Libreria Feltrinelli di Via del Babuino; assieme a Sandrone Dazieri presento Francesco Gungui e il suo Inferno. Poi, certo, sabato e domenica c’è Cavacon, ma ne parliamo più in là, e comunque tutti i riferimenti sono nella homepage del sito, colonna di destra.
A oggi pomeriggio per chi ci sarà!

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Intervista per Saiuz Web Radio

Anche oggi sarò breve, che ho una settimana decisamente densa: stasera, dalle ore 21.30, potrete ascoltarmi su Saiuz Web Radio per un’intervista. Il link per ascoltarmi è questo. Nel caso vi perdeste la cosa, troverete il podcast qui.
Bon, a stasera!

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L’ultimo Torino, poi basta

Allora, breve post di reminder perché c’è un programma definitivo: l’appuntamento, lo ripeto anche se son noiosa :P , è domani 17 maggio, ore 17.00, Arena Bookstock, con Sandrone Dazieri. Poi, subito dopo, firma copie allo stand Mondadori. E basta. Quindi, insomma, se vogliamo incontrarci, abbiamo domani.
Io ho già fatto la valigia e già non ho voglia di volare, così, per portarci avanti :P . Al solito, ricchi tweet e cotillons per tutta la durata della mia permanenza in quel di Torino.
A domani!

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Salone del Libro di Torino

L’latro giorno ho linkato questo racconto su Twitter. Il fatto è che si avvicina Torino, e come al solito, io sono in fibrillazione.
Ogni anno mi sembra che in quei due/tre giorni succederanno cose straordinarie, e non è che il Salone del Libro non sia in sé una cosa straordinaria, ma non è che mi cambi la vita. Eppure ogni anno torno a casa col mio piccolo bagaglio di ricordi piacevoli (o anche spiacevoli, a volte) sull’ultime edizione. Perché, se ho un pregio, è quello di saper godere delle piccole cose.
Sarà che io a Torino sono nata come scrittrice; la mia prima presentazione in assoluto è stata proprio al Salone del 2004, quasi dieci anni fa. Non ero mai stata ad una presentazione in vita mia, e passai tutto il tempo del viaggio – interminabile e bellissimo, tra le risaie da cui si levavano gli aironi – a domandarmi se dovessi prepararmi un discorso o cosa. Ricordo la sensazione di stordimento, le foto, il turbinio di facce ed eventi. E Umberto Eco seduto alla poltrona del mio albergo, ovviamente.
Siccome sono un’entusiasta, per me non è cambiato niente da allora. Continuo a muovermi nel Salone facendomi trasportare dallo stordimento, saltando impazzita da una cosa all’altra, e sempre con possenti dosi di adrenalina in corpo. E godendomi l’unico momento dell’anno in cui ho l’impressione che quel che faccio sia davvero un lavoro.
Voi non avete idea della solitudine del mestiere dello scrittore. È una cosa completamente diversa da qualsiasi altro lavoro. Sei tu, la tua scrivania, e la vita. Stop. Io non faccio vita mondana, conosco e frequento solo due altri scrittori, coi quali quasi sempre parliamo più dei fatti nostri che del lavoro, e quindi la scrittura mi sembra una specie di guilty pleasure cui mi dedico con la dedizione che si deve ad un lavoro, ma con un piacere che te lo fa sembrare un hobby. Ed è giusto così, quella solitudine è necessaria per maturare le tue ossessioni, metterle su carta e svilupparle al meglio. Più passa il tempo più sono convinta che non si possa essere del tutto “normali” – qualsiasi sia l’accezione di questo termine – per scrivere: siamo tutti un po’ malati, la scrittura è la cosa che tiene viva la nostra malattia, e al contempo ce la cura, e la solitudine è quella condizione necessaria per non guarire mai. Ma a volte anche lo scrittore ha bisogno di quei cinque minuti lì in cui uscire dal guscio e aprirsi al confronto col pubblico. Io, almeno, ho bisogno di questo: dell’atmosfera a volte laccata e finta di certi incontri che fai in fiera, in cui tutti sanno di mentire, ma la cosa fa parte del gioco. Chiamatela vanità, probabilmente lo è. E serve, perché siamo piccoli e deboli.
Comunque, delirante cappellotto per riassumervi un po’ i miei spostamenti al Salone del Libro di Torino: venerdì 17, ore 17.00, Arena Bookstock, io e Sandrone Dazieri vi parleremo un po’ di…boh, ce lo diremo al momento :P . Suppongo si parlerà principalmente de La Ragazza Drago, visto che ieri è uscita la raccolta dei primi tre volumi della saga, con copertina nuova di zecca made in Barbieri. Al momento sono stati raccolti solo i primi tre volumi perché tutti e cinque in un librone solo non c’entravano :P , a meno di fare una roba tipo Bibbia e francamente non mi sento pronta per confronti del genere :P . Seguirà firma copie, suppongo allo stand Mondadori.
Il giorno successivo ci sarà probabilmente un’altra firma copie, sempre allo stand Mondadori: al momento non ho alcuna informazione sull’orario, ma stay tuned che ve ne darò al più presto.
Già che ci siamo, visto che me l’avete chiesto, sì, sarò al Cavacon: stiamo definendo i dettagli in questo periodo, ve li darò quando saranno definitivi.
Bon, tutto qua. Poi vi darò meglio i vari riferimenti.

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Comunicazione di servizio

L’incontro di oggi a Lariano è staton rimandato dagli organizzatori causa maltempo. Non vi preoccupate, la cosa, appunto, è solo spostata, e vi posso dire che già stiamo pensando alla nuova data, che sarà un giorno della settimana di maggio. Scusate, ma la cosa è proprio indipendente dalla mia volontà :) .

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Dall’altra parte del cancello

La ragazza con gli stivaloni e il berretto si avvia da sola verso la libreria. Non pensa di fare in tempo, non pensa neppure di riuscire ad entrare. Davanti alla polizia schierata ha il tentatvio di chiedere se dentro ci sono ancora posti liberi per la presentazione di ZeroZeroZero di Roberto Saviano. Poi, semplicemente, si accoda a quelli che entrano. Prende due copie del libro alla cassa – è in missione anche per conto della mamma – e se le stringe al petto tutto il tempo, mentre in piedi, di lato al palco, segue tutta la presentazione.
Vedete, nonostante di lavoro faccia la scrittrice, non è che ha mai visto molte presentazioni, se non quelle degli amici più cari. Questa è la prima in cui è solo e semplicemente una fan.
Ascolta tutto, annuisce, perché tante cose le pensa anche lei, o semplicemente le sembrano terribilmente vere. Ed è contenta di star là, tra la folla, a fare una cosa che la fa tornare là dove tutto è iniziato: lettrice, quello che non deve mai smettere di essere, per continuare a fare quel che fa.
Quando tutto finisce, decide di prendere il coraggio a due mani e fare una cosa che non ha mai fatto: si mette in fila per la firma copie. Anche se aveva detto non l’avrebbe fatto, perché a casa c’è la bimba coi nonni, e non vuole far tardi. Ma si mette in fila, ed è una fila chilometrica.
Aspetta appoggiandosi qua e là, perché la scelta degli stivaloni, sebbene con un tacco non proprio proibitivo, è stata un po’ infelice. La caviglia che si è slogata mesi prima fa un po’ male. Fa caldo, ed è stanca, ma è contenta. In fin dei conti, sta provando a fare i conti con una sua paura, la stessa che, nel 2004, all’inizio dell’avventura, la fece tirar dritta davanti a Umberto Eco, autore del suo libro preferito, perché, semplicemente, non aveva il coraggio di stringergli la mano.
Arriva il suo turno che la libreria s’è quasi svuotata. A Saviano vorrebbe dire tante cose, ma nonostante agli occhi di tutti sembri una discreta faccia tosta, in certe cose è estremamente timida. Si fa firmare le due copie – per sé e per la mamma – e si concede al massimo una stretta di mano, e un ringraziamento, davvero sentito, per tutto, il cui calore spera passi attraverso il contatto dei palmi, e il tono della voce, magari.
La ragazza con gli stivaloni e il berretto riprende giacca e borsa, si avvia verso l’esterno.
Un piccolo passo, si dice, magari la prossima volta spiccico qualche parola in più…
Esce, e se ne va nel vento della città, sulla strada quasi deserta.

P.S.
Ecco, solo per dirvi, la prossima volta che ci vedremo, che c’è poco da vergognarsi, che io sono peggio di voi :P .
La prossima volta, per inciso, sarà al Salone del Libro di Torino, il 17 maggio, ore 17. Sappiate che il 17 è il mio numero fortunato, per cui mi aspetto grandi cose. A presto i dettagli sul luogo.

P.P.S.
Il titolo del post è una citazione di una splendida canzone di Cristicchi, che però parla di tutt’altro.

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E tre anni fa, a quest’ora…

Sono indietro da morire col blog. In questa settimana sono successe tante cose, chi mi segue su Twitter molte già le sa, ma ci sono emozioni da condividere, e un sacco di foto…Però, oggi il mio tempo si ferma, perché è il compleanno di Irene. È avvenuto il mitico sorpasso: mi interessa molto più il suo compleanno che il mio. È da ieri sera circa che ho continui flash di quella indimenticabile giornata di tre anni fa, tra pianti, fatica ed esaltazione massima. Nulla, nella vita di una persona, è paragonabile al giorno in cui ti nasce un figlio: è uno spartiacque che separa il prima dal dopo, un’esperienza larger than life, per usare un’espressione inglese bellissima, che dà il senso di tutto.
Festeggio in due modi: il primo, con una bella torta. Che trovate qua. Per farla, ho copiato questa meraviglia; il mio risultato non è neppure vagamente paragonabile, ma tutto sommato mi piace. Per le mie scarse capacità, secondo me è un buon risultato: è la torta che mi ha preso più tempo nella realizzazione, spero a Irene piaccia.
Il secondo modo, è con una canzone, la prima che Matt abbia mai dedicato al figlio. C’è pure il battito cardiaco di Bingham quando era ancora nella pancia della mamma. Sto parlando dei Muse, ovviamente. Esprime perfettamente quel che un genitore prova, quel disperato bisogno di proteggere i figli, di salvarli da se stessi e dal mondo, anche quando sono più forti di te, e lo sono quasi sempre.

Infine, informazione di servizio: sabato 22 dicembre, ore 17.30, firmerò un po’ di copie presso la sezione libreria dell’Auchan di Parco Leonardo, a Roma. Una buona occasione per farsi gli auguri :) . Vi aspetto!

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Ultima chiamata!

Brevissimo aggiornamento per ricordarvi che stasera alle ore 17.00 potrete vedermi via Skype presso l’Auditorium Cassa Rurale Bassa Vallagarina ad Ala (Tn).
A più tardi!

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È la fine di un’epoca

Oggi mi verrà conferito il titolo di dottore di ricerca; avrò la mia bella pergamena e potrò fregiarmi del Dr., con la lettera maiuscola, nelle mail che manderò ai colleghi stranieri. Sì, in effetti la difesa della tesi è avvenuta praticamente un anno fa, ma i tempi sono questi; non è l’università che ti conferisce il titolo, ma il MIUR.
Ammetto che è un momento importante. Innanzitutto perché è una cerimonia bella; si tiene a Villa Mondragone (ve la ricordate, sì? Ci ho ambientato un bel po’ del primo e del quinto libro de La Ragazza Drago), e poi ci sono tutti i professori togati. Tutto sommato, è anche un momento un po’ triste, perché non avete idea di quanta gente non venga a ritirare la pergamena perché è emigrato verso altri lidi, nei quali il ricercatore non viene considerato una specie di parassita della società.
La cosa però che rende particolare questo momento ai miei occhi è che si chiude davvero un ciclo. Gli esami non finiscono mai, certo, ma il dottorato rappresenta il vertice dell’educazione italiana. Puoi prenderne un altro, ma puoi prendere altre lauree, ma resta il fatto che in linea di massima, conseguito il dottorato, non sei più uno studente. Si chiude una storia che volendo si può far partire dalla bellezza di ventisei anni fa, quando misi piede nella scuola pubblica italiana. A voler essere più realisti, chiude l’arco degli ultimi tredici anni della mia vita, dedicati con alterne vicende alla fisica.
La vita mi ha portato altrove, faccio due lavori, e ormai non dedico più le canoniche otto ore lavorative all’astrofisica, un po’ per scelta, un po’ per necessità (molto per necessità, in verità). Ma il cielo stellato e il suo studio fanno parte di me. A guardare il mio curriculum si potrebbe credere che feci un errore diciassette anni fa, quando decisi di fare fisica all’università. E invece la scienza fa parte della mia vita, più passa il tempo più me ne rendo conto, le devo moltissimo di quel che sono, le devo persino la scrittura. Anche se ne non la pratico più come prima, resta qualcosa di profondamente radicato in me. Le ho sacrificato molto in questi anni, le ho dedicato ore di vita e lacrime, ma non posso dire che non ne sia valsa la pena, anche solo per avere infine questo dottorato, o per il mio articolo (e quelli che verrano a breve, si spera). Ci sono cose che non si monetizzano, cosa che agiscono in te ad un livello più profondo. L’astrofisica è questo.
Vi lascio con un video che in qualche modo è emblematico di cosa sia la scienza per me: meraviglia, fonte di riflessione, bellezza. Grazie ad Amedeo Balbi che l’ha segnalato.

Further Up Yonder

Chiudo con un avviso; venerdì 30 novembre, ore 17.00, potremo parlare un po’ presso l’Auditorium Cassa Rurale Bassa Vallagarina ad Ala (Tn). Non sarò fisicamente presente, faremo il tutto via Skype. Il perché è presto detto: continuo a passare venti minuti ogni mattina a tossire come non ci fosse un domani, manco fumassi da vent’anni. Evidentemente, il virus parainfluenzale ancora non ha mollato la presa. Metteteci pure che ho vinto altre due settimane di fisioterapia, e capirete perché preferisco riguardarmi ancora un po’. Purtroppo il tour nordico di due settimane fa è stato davvero massacrante…Bon, se vorrete esserci, io sarò onorata :) .

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Testimonianze fotografiche di Milano

Ormai è cosa cognita urbi et orbi che è un mese che sto male, non foss’altro per la mia lievissima tendenza alla lamentela su Twitter. Che ci volete fa’, quando soffro devo condividere la cosa col mondo :P . Per questa ragione ho colpevolmente mancato di ringraziare tutti i lettori, appassionati e passanti che son venuti a sentirmi durante il mio giro per le città del Nord Italia. Grazie tantissimo, sono state tutte esperienze fantastiche, il vostro calore mi serve tantissimo in quei momenti in cui sono stanca/sfiduciata, e mi dà la dimensione di quanto le mie storie funzionino o meno. Insomma, mi aiutate anche a crescere come scrittrice :) . È stato emotivamente bellissimo, anche se fisicamente, lo ammetto, è stato un mezzo massacro. Ma io non sono più la pischelletta gagliarda di un tempo, se mai lo sono stata :P .
Vi posto qua sotto un po’ di bellissime foto che mi ha fatto Rossella in quel di Milano, che ringrazio per le foto, la compagnia, e per esserci, che non mi pare poco :) ; le prime riguardano un’intervista che dovrebbe andare in onda a breve (vi terrò aggiornati sulla cosa), le altre sono un po’ di backstage, come si dice, e immagini della presentazione alla Libreria Mondadori di Piazza Duomo a Milano.
Grazie ancora tantissimo, cercherò di essere all’altezza della vostra fiducia e del vostro affetto :)

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