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John Carter. Fatevi un favore, andatevelo a vedere

Confesso che io non sapevo cosa fosse John Carter (ma cercherò di rimediare i libri al più presto). Non sapevo neppure che stesse per uscire un film che si intitolava così. L’ho scoperto grazie a Rrobe, e ad una recensione così appassionata che, senza aver visto un trailer che fosse uno e senza sapere un tubo della trama, tranne le cose spiegate nel post, sono andata a vederlo. Così, d’impulso.
Entrata in sala, ho improvvisamente ricordato perché è tipo un anno che non andavo a cinema: fila di venti pischelli delle medie davanti a noi che hanno fatto i “simpatici” per tutta la proiezione dei trailer e della pubblicità, stimolando i miei peggiori istinti omicidi, venti minuti venti di orrendi trailer di film dimenticabili + pubblicità low cost del baretto sotto casa, un riflesso un metro per due che non s’è schiodato dallo schermo per tutti i 132 minuti di proiezione. Solo che poi è iniziato il film, e, niente, mi sono dimenticata tutto.
John Carter è un bel film. Di più. John Carter è un film fatto bene, e trovarne di fatti così bene nell’ambito del fantasy/fantascienza è ormai impossibile. O manca la sceneggiatura, o gli attori sono cani o gli effetti i speciali fanno piangere. John Carter no, trasuda professionalità da ogni fotogramma. È tutto, tutto fatto bene.
Innanzitutto, comincia come deve cominciare un qualsiasi film d’azione che si rispetti: botte, botte, botte. E mantiene un ritmo ottimo per tutta la durata, alternando alla perfezione momenti d’azione a momenti riflessivi, e riuscendo nel vero miracolo: dosare alla grande l’umorismo. Avete presente, no, quei film d’azione in cui a un certo punto c’è la battutina, l’ironia, che invece di condire il tutto semplicemente manda a donne di malaffare la sospensione di credulità? La Sindrome di Jar Jar Binx, la chiamo io, e perdonatemi se vi costringo a ricordare il personaggio più brutto della cinematografia di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Ecco, John Carter non è così. John Carter sa quando c’è da ridere, quando c’è da commuoversi, quando c’è da tirare botte da orbi.
Le scenografie sono da sturbo, il Marte – ma dovrei dire Barsoom – di Stanton è meraviglioso, ogni cosa trabocca di sense of wonder, trasuda quella passione per la creazione di mondi che è il segno caratteristico di certa fantascienza, e di certo fantasy. E gli effetti speciali sono assolutamente all’altezza. Vivaddio, le scene d’azione sono chiare, non fanno venire il mal di mare, e ogni tanto hanno dei tocchi tamarri assolutamente deliziosi (vedi alla voce uccisione Scimmia Bianca).
I personaggi sono credibili, e si amano da subito. Tutti. Perfino il bestio che sta messo lì per fare l’animaletto buffo. Persino la principessachemenamachenesanacheapacchiperchéèscienziatolei, personaggio sulla carta assai banale. Hanno tutti un’anima, vengono resi con pochi tocchi magistrali. Ti interessa sapere cosa fanno, ti interessa che si salvino, o, al contrario, che facciano una brutta fine. Sarà anche merito degli attori che ci credono.
Qualche punto il film lo perde sugli snodi di trama; a parte che ho avuto l’impressione che qua e là l’adattamento non fosse proprio ottimale, ogni tanto alcuni elementi vengono sbrigati in modo affrettato. L’impressione è che manchino dei pezzi, saltati forse in fase di montaggio. Ma è peccato veniale. Ci facciamo piacere film che hanno voragini di trama, questo al confronto è solido veramente come una roccia.
Ultimo tocco, uomini e donne saranno ben lieti di potersi godere 132 minuti di, rispettivamente, Lynn Collins e Taylor Kitsch mezzi nudi, e almeno per Kitsch posso garantirvi che è un bel guardare.
Insomma, è un film che riporta indietro negli anni, a quei bei prodotti ben fatti, appassionanti, che hanno fatto la storia del cinema, tipo, che so, Indiana Jones, Star Wars. Ha quella stessa solidità, quello stesso mestiere, quella stessa passione. Ve l’ho detto, è iniziato e io mi ci sono trovata immersa. È un piacere per gli occhi e per la mente.
Ora, non fosse stato per Rrobe, io neppure avrei saputo che usciva. Praticamente non lo stanno pubblicizzando, e quel po’ che si vede in giro non è per nulla incoraggiante, diciamocelo. Ecco, non ci credete. È molto, moltissimo meglio di come lo stanno vendendo. Per questo vi consiglio di andare a cinema e godervelo dal primo all’ultimo minuto.

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