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NICDAP rivelato

Dunque, è un po’ di tempo che vi parlo di NICDAP, il libro che uscirà questo autunno, tra ottobre e novembre, che non appartiene né alla saga di Nashira né a quella di Pandora e che è un po’ un one shot. Vi ho detto che si tratta di qualcosa di connesso al fatto che quest’anno sono dieci anni dalla pubblicazione del mio primo libro. Vi ho anche detto che si tratta di una sorpresa, e per questo, fin qui, non vi ho dato dettagli sulla trama o altro. Ora, come accade quasi sempre coi miei libri, sono filtrate un po’ di notizie, e, infine, la riserva è stata sciolta. Durante il week end, svariate persone mi hanno chiesto di confermare le notizie trapelate, per cui eccoci qua.
NICDAP, ossia Nihal – I Canti Degli Anni Perduti, che è il titolo di lavorazione. Il titolo con cui il libro andrà in libreria sarà invece Cronache del Mondo Emerso – Le Storie Perdute. Ebbene sì, dopo dieci anni Nihal è tornata.
La trama del libro è stata rivelata dal sito di Lucca Comics & Games, e sarà presentato nell’ambito della manifestazione. Trovate tutte le informazioni qua. Essendo un libro fuori serie, mi sono divertita un po’, e, come potete leggere, avrà una struttura un po’ particolare. L’ho scritto perché dopo dieci anni ho fatto finalmente pace col personaggio, che ho percepito come una presenza ingombrante per qualche hanno dopo la fine della pubblicazione delle Cronache, perché mi sono accorta che aveva ancora delle cose da dire, perché una parte di me vive ancora dalle parti del Mondo Emerso. Spero apprezzerete e vi divertirete. Io c’ho messo dentro molto di ciò che sono adesso, delle mie paure, persino della mia vita di ora. Perché io in questi dieci anni sono cambiata, ma mi sono accorta che l’ha fatto anche Nihal. E tutte e due, in un certo senso, non siamo poi davvero invecchiate.
Bon, in questo periodo sto ultimando l’editing, quindi tra due mesi circa il libro diventerà vostro, e comincierà il suo giro per il mondo, come tutti quelli che l’hanno preceduto. Allora gli augurerà buon viaggio. Per ora, continuo a coccolarmelo ancora un po’.

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18 luglio 2013

Il 18 luglio del 2003 faceva piuttosto caldo. Io non ero ancora al massimo della mia cicciottaggine, ma pesavo buoni 12 kg più di adesso. Indossavo una casacca bianca ricamata di lino che amavo molto, col collo coreano, e un paio di pantaloni larghi, che all’epoca indossavo spesso. Ricordo anche le scarpe: un paio di sandali aracioni con delle grosse perle di vetro.
Ero arrivata all’appuntamento con un anticipo pazzesco, e, va da sé, l’attesa mi stava attorcigliando lo stomaco come non mai. Stavo in piedi a Piazza di Spagna, insieme a Giuliano, e aspettavo. Le foto le avevo viste online, ma da una foto è difficile riconoscere una persona che non si è mai vista, tanto più che la persona in questione, l’avrei scoperto di lì a qualche minuto, era nell’unico periodo della sua vita senza barba, e quindi, rispetto alle foto che avevo visto io, irriconoscibile.
La cosa era cominciata con una telefonata la settimana prima. Una telefonata alle tre del pomeriggio, mentre giocavo a Risiko sul pc. Avevo dovuto farmi declinare le generalità tre volte, un po’ perché non riuscivo a trovare il tasto per spegnere le casse dello stereo che diffondevano suoni di colpi di cannone, gemiti di soldati moribondi e squilli di tromba, un po’ perché non riuscivo proprio a crederci.
«Sono Sandrone Dazieri, chiamo da parte della Mondadori».
La terza volta il tizio al di là della cornetta l’aveva ripetuto ridacchiando.
Non c’eravamo detti molto, durante quella telefonata: giusto il tempo di prendere un appuntamento da lì ad una settimana. Io, che Roma l’ho sempre conosciuta malissimo, non avevo trovato di meglio che fissarlo a Piazza di Spagna, dove trovarsi nella calca di turisti è sostanzialmente impossibile.
Buttata giù la cornetta, avevo saltato in giro per casa per cinque minuti buoni. Come al solito, dopo quei cinque minuti erano iniziate le pippe esistenziali: è uno scherzo, è una truffa, non è vero. Poco contava che Google mi confermava che esisteva uno scrittore che si chiamava Sandrone Dazieri e pubblicava con la Mondadori. Nella mia testa queste cose succedevano sempre agli altri.
Passata l’ora dell’appuntamento, iniziai a preoccuparmi. Per fortuna c’eravamo scambiati i numeri di cellulare. Avevo individuato un tizio in attesa sotto la colonna dell’Immacolata che non coincideva per niente con le foto che avevo visto, ma che evidentemente era alla ricerca di qualcuno. Chiamai, ed ebbi conferma che si trattava di Sandrone Dazieri.
«Piacere, Licia».
«Piacere, Sandrone».
«Lui è Giuliano».
«Ah, la guardia del corpo».
Cazzo, ho cominciato male, mi maledissi mentalmente. In ogni caso, cercai di tenere botta. Occorreva trovare un posto dove parlare in pace, e a me non ne veniva in mente neppure uno. A Piazza di Spagna ci andavo a pomiciare da ragazzina, al massimo avevo mangiato un paio di volte dal McDonald, e non mi sembrava il caso.
«Allora andiamo al bar del mio albergo».
Il posto lo ricordo come molto buio; un bell’hotel di design o giù di lì, ma tutto coperto di graniti e marmi scuri. Presi un bicchiere d’acqua gassata, dovevo restare bella lucida e già ci pensava l’ansia a confondermi tutto.
Ricordo che tenni un atteggiamento da persona per nulla impressionata per tutta la discussione, mentre dentro di me mi dicevo: “Ma davvero? Un contratto? Cioè, volete anche pagarmi??”. Giuliano me lo disse sulla strada del ritorno, vagamente preoccupato.
«Ma…e l’università? Vuoi mollare così?».
Di tutto l’ambaradan, comunque, registrai sostanzialmente due cose.
«Io sono quello in Mondadori che si occupa di tutto ciò che non è letteratura» disse Sandrone passandomi il bigliettino da visita, e io ci rimasi un po’ male. Venivo dal classico, pensare che avessi scritto una roba che non era letteratura mi deprimeva alquanto. La seconda era che Sandrone era stato chiaro: noi ci si prova. Lavoriamo un po’ sul libro – si parlò già di dividerlo in tre parti – se ci piace il risultato finale lo pubblichiamo, e poi vediamo. Può andare bene come può andar male. Nella mia testa il discorso divenne automaticamente: il tuo libro non vedrà mai la luce del sole. Questo non mi scoraggiava. Avevo un’opportunità, per me era già una gran cosa che la Mondadori fosse interessata a quel che avevo scritto, il resto sarebbe stato un di più. Da allora ho preso sempre tutto così: io faccio quel che devo, che è quello che davvero conta, poi quel che arriva è sempre un regalo. Probabilmente è anche per questo che le cose mi sono andate spesso bene. Comunque.
Ci lasciammo con la promessa che avrei ricevuto il contratto.
Nei giorni successivi ho avuro dei momenti in cui ero convinta che tutto nella mia vita sarebbe cambiata. Non avevo ben presente che vita facesse lo scrittore, favoleggiavo di una fama che tutto sommato mi spaventava anche. Però poi il tempo passava, io facevo la stessa vita di sempre, e smisi di pensarci. La verità è che non credevo che sarebbe successo tutto quello che è capitato dopo. Non pensavo che avrei venduto, non pensavo che avrei avuto successo, non immagivano che questo sarebbe diventato il mio lavoro. Quando vidi il mio libro sullo scaffale mi parve già un mezzo miracolo. E lo era, più passano gli anni più me ne convinco. Ma è cominciato tutto così, il 18 luglio di dieci anni fa. Tantissime cose sono partite da lì, cose che spesso hanno anche marginalmente a che fare con la scrittura. La vita è un’infinita ramificazione di cause ed effetti impossibili da risalire, di coincidenze, sudore e fortuna mescolati in differenti proporzioni.
Peso 12 kg meno di allora, ho un marito e una figlia e faccio la scrittrice di professione, ma tutto sommato non sono cambiata poi così tanto da allora. A 23 anni forse avevo già trovato la mia dimensione, e probabilmente questo mi ha salvata.
Sono passati dieci anni e sembrano dieci giorni.
Grazie Sandrone, a noi e a tanti altri anni di lavoro assieme.
E grazie anche a Massimo, che ho incontrato dopo, ma che non è stato meno importante.

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Lui è Tornato

Di recente ho letto un libro straordinario. In verità è in generale una buona annata, ho infilato molti bei libri di recente, ma di questo vi parlo non solo perché è molto bello, ma perché lo trovo necessario. Si chiama Lui è Tornato, di Timur Vermes. La trama è presto detta: Hitler si risveglia ai nostri giorni. Ha viaggiato nel tempo. Anche se sono passati quasi settant’anni dalla sua morte, però, non è molto cambiato, e il suo obiettivo rimane uno solo: il potere assoluto per sé e per la Germania. Cambiano solo i mezzi: stavolta, Hitler si imporrà con la televisione, diventando, udite udite, un comico. La sensazione di dejà-vu che molti di voi avranno è dovuto al fatto che la cosa, ahimé, è estramamente plausibile.
Innanzitutto, il libro è divertentissimo. Per ragioni di trama e sviluppo, lo associo ad un altro libro straordinario:
A Volte Ritorno. Lì tornava Gesù, qui sostanzialmente il diavolo, ed entrambi gli autori scelgono la via dell’umorismo e della satira per spiegarci questi ritorni.
Lui è Tornato è un libro appassionante, divertente, e la cosa non è affatto scontata, visto che tutto è raccontato dal punto di vista di Hitler, che parla in prima persona. Pensateci: l’autore riesce a farci appassionare ad un personaggio come Hitler, che, nell’immaginario contemporaneo, rappresenta la più forte incarnazione del male assoluto. Ed è proprio dalla sensazione di straniamento che si prova all’idea di parteggiare per Hitler che nasce la riflesione. Perché Lui è Tornato non è solo un libro divertente e appassionante: è soprattutto una riflessione spietata sui nostri tempi e sul rapporto tra masse e capo carismatico.
Ho letto un paio di interviste di Vermes, e lui sostiene che sostanzialmente la Germania non ha ancora fatto davvero i conti col suo passato nazista. La vulgata racconta di un Hitler cattivo che ha preso il potere con la forza, e addossa al dittatore tutta la responsabilità dell’accaduto. Peccato che Hitler divenne cancelliere con mezzi democratici, e che nessun dittatore può rimanere al potere senza l’appoggio di una fetta consistente della popolazione.
Ecco, Vermes svela il legame oscuro tra dittatore e folla, rivela a noi stessi un desiderio tremendo che ci abita tutti, quello di abbandonarsi completamente alle farneticazioni del Capo, che ci libera dal peso del dover pensare con la nostra testa e ci dà una descrizione del mondo rassicurante. Certo, il nazismo rappresenta per il popolo tedesco una ferita, e dunque la sua rinnovata affermazione non avviene così, senza qualcosa che renda sopportabile il ritorno di certi simboli. Pian piano la popolazione si riabituaall’idea di un Fhürer, al saluto nazista e alle deliranti teorie della razza grazie all’idea che, tutto sommato, sia solo ironia, che quello di Hitler sia un gioco. Pensateci: funziona davvero così. I contenuti più aberranti sono stati proposti recentemente sotto la patina della “libertà di satira”, e sono in tanti quelli che di fronte ad un Borghezio che disinfetta i vagoni del treno dove siedono le prostitute ride, dicendosi che è una provocazione, e intanto si dice che sotto l’eccesso c’è comunque un fondo di verità. Ecco, quando si fa così si scherza col fuoco. Negli anni ’30 molti pensavano di poter neutralizzare Hitler, e non lo prendevano molto sul serio quando diffondeva la sua ideologia. Hitler li ha schiacciati tutti.
L’Hitler del libro, come quello reale, del resto, non è un grand’uomo: è un poveretto che ciancia di cose che non capisce, prigioniero della sua delirante logica. Ma ha una sola, straordinaria capacità, e l’intelligenza per usarla: conosce la psicologia delle masse, e sa affascinarle. La chiave del suo trionfo sta tutta qua. Hitler fa leva sui sentimenti più oscuri che ci abitanto, sul desdierio di farci solo gli affari nostri, di schiacciare chi non ci piace, nell’illusione di poter bastare a noi stessi. La patina di civilizzazione che ricopre la nostra società è sottilissima, e Hitler la spazza via. Sotto, c’è ancora il razzismo, l’odio, il desiderio di appartenere a qualcosa, anche qualcosa di aberrante, ma che dia un senso superiore alle nostre vite.
Il percorso dell’Hitler di Vermes è terribilmente plausibile, e c’è gente che dopo il ’45 l’ha compiuto tutto con successo. Occorre essere vigilanti, perchè le società democratiche sono assai più vulnerabili di quel che si creda e basta poco per cadere. Vermes questo ce lo mostra chiaramente, spietatamente: sessant’anni di pace non bastano per far penetrare a fondo una vera cultura democratica. Più gli anni passano, più ci dimentichiamo come è potuto accadere quel che è successo, e le tecniche di manipolazione delle masse si affinano sempre più, in forme che spesso non siamo neppure in grado di riconoscere.
Io questo libro qua lo farei leggere nel scuole. S’impara di più su Hitler, il nazismo e la democrazia qua che in tanti libri di storia. Soprattutto Vermes decostruisce il mito, che è il primo passo per non farsi affascinare del demoagogo. Hitler è un populista, le sue capacità iniziano e finiscono nel saper tenere in mano la folla. Eppure basta. Perché siamo sin troppo sensibili al fascino della moltitutdine, all’idea che esista qualcuno in grado di dirci senza ombra di dubbio cosa è giusto e cosa è sbagliato. Perché forse la follia, ricorda Vermes nelle parole di Peter Ustinov, è l’assenza di dubbi, ed è una follia molto, molto comtemporanea.
Consigliatissimo.

Bonus
In quel di Cava, una settimana fa, ho fatto un’intervista coi ragazzi di Isola Illyon: eccovela qua. Io mi sono divertita molto a farla, spero vi divertirete anche voi a vederla :) .

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Presentazione shakerata, presentazione fortunata

Questo sarà un breve post di segnalazione con una luuuuuunga introduzione…
Ieri ero a telefono con un’amica; si parlava di cose che a breve vi andrò a spiegare, quando ad un tratto sento sotto la sedia una vibrazione assolutamente inconfondibile. Ora, fin circa al 2009 una vibrazione del genere mi avrebbe al massimo fatto alzare la testa, andare curiosa in soggiorno e chiedere agli altri occupanti della casa se avevano sentito qualcosa. Solo che nel 2009 mi è capitato di svegliarmi alle 3 di notte col letto che ballava il rock’n'roll, la finestre che gemevano e la terra che rimbombava, provando un miliardesimo di quello che sentirono, quella stessa notte, le persone de L’Aquila. Da allora considero i terremoti sotto una luce completamente diversa.
Ho cacciato un urletto, sono scattata in piedi mentre la mia amica, comprensibilmente preoccupata, mi ha chiesto cosa succedeva.
“Ha tremato tutto”.
Ho alzato gli occhi al lampadario, il gesto classico, e l’ho visto vibrare. Sarà durato tutto 3 secondi a dir tanto, ma mi ha messo addosso una paura tremenda. Sono andata di là col telefono inutilmente attaccato all’orecchio, bianca come un cencio, a dire che avevo sentito il terremoto. Mia madre però non aveva sentito niente, gli altri lampadari della casa erano tutti fermi, per cui stavo per rassegnarmi all’idea di essermi immaginata tutto, che magari si era trattato solo di un camion. Breve era stato brevissimo, più simile ad un’esplosione che altro.
Poi, però, ha suonato il cellulare. Ed era Giuliano, che mi parlava dell’edificio in cui lavora che aveva tremato di brutto, di macchine cui era scattato l’allarme e di evacuazione dell’ente presso cui lavora. Poi ha chiamato anche mio padre, e lì ho capito che non si trattava di fervida immaginazione, ma di qualcosa di concreto.
Per un decina di minuti ho pensato davvero che fosse scoppiata una bomba da qualche parte, perché era stato troppo rapido. Sono anche salita sul terrazzo per vedere se c’era fumo da qualche parte. Col senno di poi non è stata una gran trovata, i terrazzi non sono esattamente il posto migliore dove andare quando c’è un terremoto. Poi, santa Adnkronos c’è venuta incontro e abbiamo capito: terremotino da 3.5 della scala Richter, epicentro tra Frascati e Monteporzio Catone, praticamente sulla verticale della scrivania del marito.
Ora, lo so che si è trattato di una scossa da nulla, so che i Colli Albani sono zona sismica, e che lì c’è addirittura un vulcano. Però, mi sento anche un po’ ridicola a dirlo, ho avuto paura. Sarò diventata più ansiosa di quanto non lo fossi prima, sarò scema, non lo so. C’è qualcosa di brutto persino nelle sgroppatine di queste zone, che per fortuna sono in genere di bassa o media intensità, qualcosa che non ti fa sentire al sicuro. E insomma, niente, poi sono uscita, ho fatto spesa, e il casino del centro commerciale preda dei saldi mi ha fatto tornare tutto sommato calma.
Ma con chi stavo parlando a telefono?
Con Rossella Rasulo, e si stava discettando del fatto che sabato 14 luglio, per gli amici sabato prossimo, ore 18.30, faremo una presentazione doppia in quel di Trevignano, un paese splendido sul Lago di Bracciano, meraviglioso lago vulcanico a nord di Roma. È l’occasione non solo per venire a conoscere queste due pulzelle, ma anche per fare un salto in un posto bellissimo. Per chi vuole venirci a sentire, ci troverete in Via Ginori Conte, nella Piazza del Comune. Vi si aspetta!

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Durante la pausa pranzo…

…dell’European Week of Astronomy and Space Science (EWASS per gli amici) vi faccio una rapidissima segnalazione: sabato 7 luglio, ore 18:30, potrete incontrarmi nella Sala Del Consiglio Comunale di Colle Sannita, provincia di Benevento, per inciso il paese di mia madre e Il Paese nei miei ricordi d’infanzia. A me ovviamente fa incredibilmente piacere fare qualcosa in un posto cui sono così profondamente legata, tanto più che mi verrà anche conferita la cittadinanza onoraria :) . Vorrei dilungarmi di più sulla cosa, ma c’è il congresso e ho addosso cinque ore di sonno, non sono molto in me. Prima, per dire, non ho capito cosa mia chiesto una persona in inglese…per cui per ora vi segnalo solo la cosa, poi magari ne parliam meglio.

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Mi Piace Vederti Felice

Ormai non mi scuso neppure più, lo sapete che l’estate è la stagione dei congressi, c’è la consegna del libro…e insomma io lavoro il triplo di quanto non faccia il resto dell’anno. Va da sé che finisco per trascurare qualcosa, fatalmente si tratta quasi sempre del blog. Comunque. Vi faccio una breve segnalazione.
Una delle innumerevoli cose belle del mio lavoro è la possibilità di leggere libri in anteprima. Quando poi sono i libri di un’amica, meglio ancora. Questo preambolo per dirvi che è uscito il nuovo libro di Rossella Rasulo, Mi Piace Vederti Felice, e che io ho avuto modo di leggerlo prima dell’uscita. Mi sento francamente di consigliarvelo: per certi versi è un libro piacevole da leggere in una stagione come questa, quando c’è più tempo, si è più rilassati, e magari c’è voglia di leggerezza, ma al contempo secondo me porta avanti una riflessione non banale sul crescere. Direi che è proprio un bel libro di formazione, che attraverso una storia per certi versi eccezionale ci racconta come sia difficile crescere e definirci come persone. Fotografa quel momento esatto nella nostra esistenza in cui ci rendiamo conto che i giochi sono finiti, che si fa sul serio, che quelli che ci sembravano problemi insormontabili sono niente al confronto di quel che ci attende nell’età adulta. E lo fa in modo davvero, davvero efficace.
La scrittura è piacevolissima, l’atmosfera dolcemente malinconica. È un libro garbato, ecco, che presenta la propria visione del mondo senza sbattertela in faccia, senza prosopopea ma con una certa qual voglia di condivisione, come ti dicesse “è capitato anche a te, vero? tu mi capisci perché ci sei passato”, e ci siamo passati tutti, anche se non abbiamo mai dovuto affrontare le difficoltà di Aura.
Insomma, tutto qua. Io mi sono divertita, penso che lo farete anche voi, e, una volta chiuse le pagine, vi resterà addosso una sensazione di malinconia, quella che si prova alla fine dell’estate, quando un altro anno è passato e siamo cresciuti un altro po’. Ci siamo lasciati alle spalle qualcosa, ma quel che abbiamo davanti non deve necessariamente essere peggio di quel che abbiamo già vissuto, anzi.

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Ieri

Ho un miliardo di cose da fare stamattina, per cui perdonatemi se sarò molto breve.
Vi posto un paio di testimonianze fotografiche di ieri, della sempre ottimerrima Rossella :P , che ringrazio un sacco per la bella giornata di ieri. Mi hai fatto ritagliare qualche ora di relax in una giornata davvero convulsa, e per me è un mezzo miracolo :) .
Grazie tantissimo a Nancy, Giovanni, Arianna, Marta, Stefania Berbenni e la Mondadori Multicenter di Milano: sono stata proprio bene, è stata un’esperienza divertente e molto piacevole.
Grazie, ovviamente, a tutti quelli che son venuti a sentirmi, anche solo per pochi minuti. Spero di non avervi annoiati troppo :P .
Bon, vi ricordate, sì, che il prossimo incontro è questo venerdì, ore 19.30, a Pietrasanta? Anyway, ci sentiremo di sicuro prima di allora :) .

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Prossimi impegni

La prossima settimana sarà densa di impegni. L’ultima volta che l’ho detto, per venirmi incontro il destino ha fatto sì che venisse annullato l’80% dei miei incontri, per cui, chissà, magari queste cose non dovrei più dirle :P . Comunque, al momento, si profila una settimana densa, e siccome son cose che riguardano i libri, vi faccio un bel post riassuntivo.
Si comincia domenica 3 giugno, ore 18.00, presso la fnac di Roma, al centro commerciale Porta di Roma, uscita Bufalotta del Raccordo. Presento l’ultimo libro di Francesco Falconi, Muses. Ho già avuto modo di parlarne a Torino, è un bel libro teso e divertente – nel senso in cui intendo io “divertente”, ossia appassionante, che ti insegna e ti lascia qualcosa – con una protagonista interessante e davvero fuori dagli schemi. Comunque, io e Francesco ne parleremo meglio domenica, per chi ci sarà :)
Lunedì 4 giugno, invece, faccio una cosa diversa dal solito. Nella Libreria Mondadori di Corso Vittorio Emanuele II, a Milano, ore 13.30, potrete trovarmi in vetrina. Sì, in vetrina al posto dei libri. Farò questa intervista live per Panorama; se volete venirmi a vedere, sarò un po’ come un pesce in un acquario. Per i più tradizionalisti, poi, nello stesso posto alle ore 16.30 c’è una bella firma copie.
Infine, già ve l’ho detto ma mi piace ricordarvelo, venerdì 8 giugno, a Pietrasanta, nello specifico al Campo della Rocca, ore 19.30, parteciperò al festival Anteprime, in cui gli scrittori parlano del loro prossimo libro. Io discetterò con Sandrone Dazieri di Nashira 2 la Vendetta (non è il vero titolo, per me i capitoli II sono sempre “la vendetta”, deformazione professionale Rambica :P ), che sto scrivendo proprio in questi giorni. Per la cronaca, ho finito la prima parte proprio ieri.
Bon, è tutto. Poi, certo, l’8 giugno esce anche La Ragazza Drago 5 – L’Ultima Battaglia, ma di questo avrò modo di parlare anche in seguito. Intanto buon week end a tutti, e ci vediamo prossimamente per chi ci sarà.

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Post-Torino

Mi ero ripromessa di cercare di tener una specie di diretta Twitter della mia partecipazione al Salone del Libro di Torino. Solo che poi sono atterrata alle 12:00 e fino alle 20:30 praticamente non ho preso in mano il cellulare, per cui il mio progetto è miseramente naufragato.
Il mio Salone in realtà non è finito, perché oggi farò un giretto in fiera, ma il mio evento c’è già stato, l’aria generale è di smobilitazione, e io sono già in mood “ossignoremiomercoledìsonoindirettainprimaserata”. In verità sono in questo mood da due settimane, ma adesso non ho nessun altro pensiero con cui distrarmi. Tra me e mercoledì sera ci sono una sessantina di ore vuote di impegni. Argh.
Anyway, qualcosa rimane di ieri. Innanzitutto, le due piacevolissime interviste con Francesco Falconi per Booksweb.tv. Qui trovate quella in cui io intervisto lui sul suo ultimo libro, Muses. Ora, lo so, la gaffe che faccio è orrenda, ma capitemi: erano le 16:30, da quattro ore non facevo altro che rimbalzare come la pallina di un flipper, avevo completamente rimosso la prima declinazione plurale latina. Che ce volete fa. La sera poi mi sono frustata col gatto a nove code per penitenza :P
Qui invece c’è la sua intervista a me su Il Sogno di Talitha. Secondo me sono entrambe molto carine, spero vi divertiate a vederle come noi ci siamo divertiti a farle.
Prossimamente posterò probabilmente anche un altro video, appena andrà online. Intanto, godetevi questi :) .

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Un piccolo regalo

Un piccolo regalo
Salve a tutti. È stata una giornata piuttosto complessa, spesa tra cucina – mi sono data alla cucina tradizionale italiana di Pasqua :P – e il divano, dove giaccio ora vittima del duecentomiliardesimo virus influenzale-parainfluenzale-gastrointestinale della stagione. Olé. Comunque, almeno chiudiamo in bellezza.
Se vi ricordate, ieri vi avevo detto che c’erano novità che bollivano in pentola, e vi avrei tenuti aggiornati. Beh, l’aggiornamento è arrivato prima del previsto, sotto forma di un inedito. Ebbene sì, forse ve l’avevo già detto, ma non tutto quello che ho scritto per Nashira è poi finito nel libro. Le ragioni sono le più svariate: alcune cose non mi piacevano, altre invece erano più che altro lunghe digressioni all’interno della storia, e per ragioni di ritmo sono stata costretta a tagliarle. Ecco, il pezzo che state per leggere appartiene proprio a quest’ultima categoria. Si tratta di un episodio dell’infanzia di Talitha; in verità il libro, in prima stesura, si apriva proprio con questo brano che state per leggere, poi ho preferito iniziare un po’ più in media res.
Tutto qua. Io spero che vi piaccia. Io ho iniziato ad innamorarmi di Saiph e Talitha proprio qui, quando li ho visti incontrarsi per la prima volta.
Enjoy!
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