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Madagascar 3

Ieri sera sono andata a vedere Madagascar 3. Non riesco neppure a ricordare quando è stata l’ultima volta che sono andata a cinema. Comunque, ammetto che non avevo una grandissima voglia di vedere il film. Di tutte le varie saghe animate in CG degli ultimi anni, Madagascar è probabilmente quella che mi entusiasma di meno. Il primo film era grazioso, ma nulla di più. Il secondo invece, devo dire, era stato capace di migliorare il tiro non di poco. Aveva sfruttato al meglio i suoi punti di forza, rafforzato incredibilmente i punti deboli (vedi re Julien), e insomma aveva sfornato un prodotto migliore del precedente. Che, a pensarci, era un mezzo miracolo. In genere le saghe cinematografiche partono col botto – che è la ragione per cui si producono i seguiti – ma poi spesso si afflosciano con l’andare del tempo, realizzando prodotti via via più deboli. Le eccezioni sono rare, e per questo meritevoli di successo.
Comunque, ieri sono entrata in sala con poca voglia e afflitta da un attacco di raffreddore che mi aveva messo addosso una spossatezza non indifferente. Ecco, mi sono dovuta ricredere. Dopo l’ottimo lavoro fatto con Madagascar 2, gli autori mettono sicuri la freccia e superano il lavoro precedente con Madagascar 3. Che, almeno stando al primo tempo, è un capolavoro di comicità non sense. Davvero, poche volte ho riso a cinema come ho fatto ieri sera. E la chiave è proprio l’assoluta insensatezza del tutto, la scelta consapevole e per certi versi coraggiosa di spingere tutto sull’assurdità. Da questo punto di vista, tutto l’inseguimento a Montecarlo è esemplare, non ti dà un attimo di respiro, è un fuoco d’artificio di invenzioni. Poi, vabbeh, come in tutte le commedie che si rispettino il secondo tempo è un po’ più serio, e questo ha fatto un po’ calare ai miei occhi tutto il prodotto, ma, come giustamente detto da Giuliano, il film funziona, poco da fare.
I difetti, ovviamente, ci sono, perché la perfezione non è di questo mondo: i personaggi sono troppi, e quindi molti ne escono fuori sottoutilizzati (per dire, Melman e Gloria sono pressoché non pervenuti, e anche Martin non è che sia esattamente indispensabile ai fini della trama), la discontinuità tra primo e secondo tempo, ma i pregi si mangiano tutto. Voglio dire, ma vogliamo parlare della storia d’amore tra Julien e l’orsa? Un capolavoro dell’assurdo e del romanticismo.
Quindi, niente. È che rimango ammirata di fronte ad un gruppo di lavoro che invece di sedersi sugli allori dei precedenti prodotti, continua a sfornare ottime idee (Blanche Du Bois…parliamone) e cerca di migliorarsi di continuo. Tra l’altro, le ambientazioni italiane sono molto curate: la stazione Termini pare vera, giuro.
Comunque, non so se augurarmi un quarto capitolo, sperando che il trend di miglioramento continui, oppure sperare che la saga finisca qua, con questi tre bei film. Chi vivrà vedrà.

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