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Non è un gioco

Ieri sera ho registrato la puntata di Presa Diretta dedicata al Metodo Stamina, e oggi pomeriggio me la sono guardata. Per carità, tutto è perfettibile, e io poi sapevo già più o meno tutto – ma perché avevo attinto a duecento fonti differenti in questo anno e passa in cui ho seguito tutta la vicenda, in tv nessuno mai aveva messo tutto insieme e con tale chiarezza – ma devo dire che c’è un abisso, un abisso tra il modo in cui Iacona e il suo team ha trattato questa storia e quello usato dalla gran parte di altre trasmissioni televisive che se ne sono occupate prima. Poco spazio al patetismo spicciolo, all’inquadratura del bambino malato, se non per la splendida parte finale, in cui finalmente il dolore viene trattato con dignità e rispetto, molto più a dati, fatti e pareri. Soprattutto tanta scienza. Se vi siete persi la puntata, vi consiglio di rivedervela qua. E secondo me le cose più significative, più tremende, le dicono proprio Vannoni e Andolina. Questo per tutti quelli che “il complotto, Big Pharma, la scienza ufficiale”.
Mi sono interessata alla faccenda Stamina pressoché da subito, da quel primo articolo che colsi su Repubblica, anno domini 2011, in cui si diceva che a Brescia i NAS avevano costretto ad interrompere un trattamento con le staminali. Come molti, credetti si trattasse di una questione di ricerca scientifica e delle controverse norme che regolano quella sulle staminali, ma mi accorsi ben presto che si parlava di tutt’altro.
Stamina mi interessa perché credo rappresenti l’immagine di ciò che in futuro accadrà sempre più spesso. Viviamo in tempi in cui la scienza è sotto attacco, in cui nessuno sa più cos’è il metodo scientifico, e la cosa non viene considerata una vergogna, anzi. Viviamo in tempi in cui l’ignoranza non viene più considerata una condizione da colmare e correggere, ma qualcosa portatore di una verità ulteriore e più profonda di quella che si può ottenere con la scienza: la verità del buon senso, della chiacchiera da Bar Sport, del “io non sono medico, fisico, meterologo, però…”. E questo capovolgimento non può che condurre a esiti come quello di Stamina, accelerati da questo strumento che ancora non siamo in grado di sfruttare al massimo delle suo potenzialità: la rete. Credevamo che il web ci avrebbe fatti tutti più consapevoli, informati e colti. È diventato la cassa di risonanza di ogni bufala possibile e immaginabile, proparlata all’infinito con un click, un caos multiforme in cui la notizia attendibile sta di fianco alla cazzata bella e buona, e in cui capire cosa è vero e cosa non lo è è diventato impossibile. Mettete insieme queste due cose e avrete Stamina. Non che prima queste cose non succedessero. Ma si sperava avessimo ormai gli anticorpi per combatterle. Non è così.
La scienza, è ovvio, non dà tutte le risposte. Ci sono persino domande che non ha senso porre alla scienza. Ma ci sono ambiti in cui solo la scienza può darci le risposte. L’ho detto un sacco di volte, lo ripeto: la scienza è uno dei pochi ambiti umani in cui si hanno criteri di verità univoci, in cui è possibile stabilire un metodo che permette di discernere le fantasie dalla verità. Perché vogliamo sputarci sopra?
Può sembrare innocuo far girare su FB per l’ennesima volta la bufala dei vaccini che causano l’autismo. Non lo è. Con un semplice click non si fa altro che diffondere disinformazione, sostenere l’ignoranza di cos’è la scienza, come funziona e che risultati ci ha fatto ottenere da quando esiste. E i frutti li vediamo ora: preparati dalla composizione ignota iniettati a malati gravi, gente che si cura il cancro con l’aloe, ricomparsa di epidemie di malattie che si speravano debellate.
È la nostra salute, la nostra vita a essere in pericolo. Ogni singola volta che preferiamo il sentito dire al rigore della scienza, il “ma al cugino di mio fratello pare abbia funzionato” al test in doppio cieco.
Pensateci, per favore. Pensateci perché non è un gioco. Non lo è mai stato, ora meno che mai.

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