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Misifts 3×08

E siamo arrivati all’ultima puntata di questa controversa rubrica. Ieri sera, infatti, ho visto l’ultima puntata della terza stagione di Misfits. Ok, ho saltato anche il commento all’episodio sugli zombie, ma l’ho visto tipo venerdì, e mi è passata la voglia di farci un post con tutto quel ritardo. A questo punto, direi che si può direttamente dare un giudizio su tutta la stagione e su quest’ultimo episodio. Ci saranno degli spoiler, per cui chi ancora non ha visto la puntata o la serie, oppure non è interessato, può direttamente saltare al P.S., che contiene un po’ di informazioni sui miei prossimi spostamenti. Per tutti gli altri…
A quanto pare Misfits è finito. Sì, lo so che è stata confermata una quarta stagione, ma la dipartita ormai di tre dei personaggi storici, e l’assenza anche di un qualche indizio che colleghi questa serie alla prossima (tipo le apparizioni del tizio mascherato per la prima stagione, o di Seth e la perdita dei poteri dei nostri per la seconda) segnano una cesura netta. Quel Misfits, quello con Simon, Nathan & co., è finito, e forse è finito da otto episodi. La scena dei nostri sul tetto che guardano l’orizzonte in attesa non si sa di cosa è desolante: sembra veramente che le idee siano finite, e che gli autori stiano aspettando un miracolo.
Per quel che riguarda l’episodio in sé, chiude perfettamente la serie perché ripropone gli stessi problemi della prima puntata della stagione: come allora, la trama è frammentata, incapace di trovare un fulcro, come allora Rudy tenta invano di fare il Nathan della situazione, e come allora regna la noia. Francamente ci frega davvero poco del ritorno dei morti viventi, e i tocchi di romanticismo spennellati qua e là sembrano semplicemente incongrui all’interno dell’universo di Misfits. Poi, a dieci minuti dalla fine, gli autori si ricordano che devono spiegarci tipo una tonnellata di roba: come fa Simon a tornare indietro nel tempo, perché poteva toccare Alisha e via così. Ora, apprezzo che la questione viaggi nel tempo sia stata risolta con perfetta coerenza dal punto di vista logico. Peccato che per evitare paradossi irrisolvibili, gli autori abbiano sacrificato la coerenza dei personaggi. Ok, tutto torna, ma non si capisce perché Simon, per il quale Alisha dovrebbe essere tutto – o almeno così ci hanno fatto credere per due stagioni – decida ora di fare la scelta più egoistica di tutte e invece di tornare indietro nel tempo per salvare la sua bella ci torna per…ecco, per far cosa? Perché “tutto doveva andare esattamente così”? Per regalarsi tipo due mesi in più di amore con Alisha? Senza contare che adesso tutta la storia d’amore di Alisha e Simon si illumina di una luce tetra: lui le ha mentito fin da principio, e tutta la loro storia d’amore, che tanto ci è piaciuta, è basata su una menzogna. All’anima del “io lo trovo romantico” di Kelly. Ma il problema, ripeto, non è tanto questo, quanto la coerenza del personaggio Simon, che, a questo stadio della sua evoluzione, non ha una ragione che sia una per non tornare indietro di mezzo secondo ed evitare che la bigotta pazza uccida Alisha, e vada a quel paese la coerenza temporale, future-Simon e tutto il resto. Alisha così non potrà innamorarsi di lui? E chi se ne frega, almeno sarà viva.
Vabbeh. Comunque qui c’è anche un’altro problema. Gli autori di Misfits sembrano convinti che i personaggi non siano un elemento importante della serie. Posso capire che Nathan se n’è andato di sua spontanea volontà, per altro suppongo in aperta rottura con gli autori, visto che questi ultimi hanno cercato per metà della terza stagione di mettere in bocca le sue battute a Rudy, e l’hanno pure segato via da tutte le scene del mega-recap a inizio puntata. Ma perché hanno tolto di mezzo Simon e Alisha, e in modo tutto sommato anche così sbrigativo? Ok, in tutta la terza stagione il loro contributo generale alla storia è stato praticamente nullo, e tutto sommato anche la loro evoluzione come personaggi era ormai compiuta. Ma, in ogni caso, Misfits è i personaggi. L’idea di base non è nulla di sconvolgente, quel che ci piaceva era proprio vedere cinque poveri disadattati infilati in situazioni più grandi di loro. Ci interessava di quel che gli accadeva, ci piaceva vederli muoversi in quella periferia desolata alla ricerca di se stessi. E no, non è lo stesso se al posto di Nathan ci metti un’altro, come fecero intendere gli autori quando Sheehan se ne andò – “le sue battute le scrivevamo noi, e noi siamo ancora qua”, una dichiarazione che ho trovato di una mancanza di rispetto nei confronti degli attori francamente imbarazzante -.
Per quel che riguarda il giudizio generale sulla terza stagione, alcuni episodi, presi in sé, non sono stati male. Il problema è che è mancato il quid. Se avete seguito le mie interviste per Nautilus la scorsa settimana, avrete visto l’elzeviro della puntata sull’arte, in cui si discettava proprio del quid, quell’elemento inafferrabile, irriproducibile, che alcune opere d’arte hanno e altre no. E il quid non riguarda solo le arti figurative, ma anche la letteratura, e i fumetti, e insomma tutte le espressioni della creatività umana, telefilm compresi. Misfits il quid ce l’aveva, anche se non saprei dire esattamente di cosa si trattasse. Era un mix di molte cose, probabilmente, una sorta di miracolosa alchimia tra sceneggiatura, musica, recitazione e fotografia. Adesso, semplicemente, non ce l’ha più. Fa ridere, ma non come prima, è fatto bene, ma non come prima. È un prodotto cui manca l’anima. Non sto dicendo che non valga più la pena vederlo, anche se mi pongo seriamente il problema se seguirò la quarta stagione. Sto dicendo che se tutto Misfits fosse stato come questa terza stagione, forse questa rubrica non sarebbe mai esistita, e la serie sarebbe morta lì, perché nessuno si sarebbe davvero appassionato.
Ma forse il suo destino era scritto fin da principio, forse semplicemente un prodotto del genere alla lunga stanca proprio a causa degli elementi che ne hanno decretato il successo: troppo trash, troppe incongruenze, troppa sgangheratezza – che era proprio quel che amavamo – alla fine annoia, come un dolce con troppo zucchero. Resta il mistero: cos’era davvero che lo rendeva così piacevole, così bello, e perché quel qualcosa non c’è più. Ma questo è il problema che chiunque abbia mai bazzicato con la creatività si è sempre posto.

P.S.
Abbiamo poi anche notizie di Torino: il mio incontro sarà domenica 13 maggio, ore 18.00, presso l’Arena Book Stock, come al solito, insomma. Se poi ci sarà qualcos’altro, ve lo farò sapere nei prossimo giorni.
Per l’incontro di Gubbio, scusate, ho fatto un pasticcio io, non è aperto al pubblico, ma è solo un incontro con le scuole, per cui, nulla, scusate l’errore.

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Misfits 3×06

Torna la vostra rubrica preferita :P . L’assenza della scorsa settimana è stata dovuta ad un increscioso incidente: il decoder mi ha registrato solo mezza puntata, zompando a pié pari tutto il pezzo centrale. Impossibile dare un giudizio sensato su una roba del genere. Sto cercando di recuperare la puntata in qualche modo, ma a questo punto non penso che ne parlerò.
Parlo invece di questa sesta puntata. Ci avviciniamo alla fine della stagione, che conta otto episodi, e forse si può persino iniziare a tirare qualche somma. Il giudizio complessivo è che pensavo peggio: la serie si fa guardare. Se questa invece della terza fosse la prima stagione, forse ne avrei parlato con toni molto lusinghieri. Il problema è che Misfits soffre dell’eccellenza delle precedenti stagioni, per cui i confronti sono inevitabili. Quel che voglio dire è che presa in sé la terza stagione di Misfits è un ottimo prodotto, soprattutto se confrontato col resto di quel che passa in tv. Resta sicuramente originale e ben fatta. Ma si avverte una certa stanchezza di fondo, una incoerenza generale, una difficoltà a tenere le fila. Tutto è più sfilacciato rispetto ai due anni precedenti, gli autori non riescono a gestire tutti i personaggi, cosicché alcuni scompaiono per varie puntate per poi riapparire, spesso con comportamenti incoerenti. È francamente triste, poi, che ci siano voluti sei episodi per mettere a fuoco Rudy.
Sì, perché questo è l’episodio di Rudy, alle prese con un tragico problema sul quale non mi dilungo; sono pur sempre letta da tanti minori :P . Episodio insomma vietato ai maggiori di quaranta, tra organi sessuali che rischiano di fare una brutta fine e gente che resta incinta di se stessa. Ma episodio anche in puro spirito Misfits: outré, trash, ma anche esilarante. Le avventura tragicomiche di Rudy funzionano, finalmente gli autori riescono a ritrovare un miracoloso equilibrio tra la voglia di essere eccessivi e la capacità di non farla sembrare uno sterile desiderio di scioccare. Le battute fanno ridere, la situazione fa ridere, tutto è deliziosamente non sense. E finalmente c’è Rudy. Che non è più il rimpiazzo di Nathan, che finalmente emerge per quel che è: un povero cristo che dice sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato, un disadattato vero, incapace di muoversi per il mondo. Un personaggio che finora non s’era visto in Misfits e che funziona, anche perché l’attore che l’interpreta, va detto, è bravo. Stona un pochino la morale finale, un po’ troppo didascalica. S’è capito perché Rudy ha agito come ha agito, lo sappiamo che non è cattivo, solo spaventato, davvero, non c’è bisogno che ce lo diciate.
Il resto delle sottotrame, invece, mi lasciano un po’ così. Curtis incinto di se stesso funziona alla grande, ovviamente. L’idea è forte e ben trattata. Peccato che venga buttata lì e duri dieci minuti, il tempo necessario a Curtis per capire come uscire dal casino in cui s’è cacciato. Ripeto, peccato, tanto più che Melissa mi sta molto più simpatica di Curtis, ma tanto non la rivedremo mai più.
Kelly e Seth sono tanto carini, per carità, ma nel complesso mi frega meno di zero dei loro destini. Finalmente ci fanno capire che Seth ha brigato tanto per resuscitare la ragazza morta, roba che s’era già capita al minuto dieci della prima puntata. Comunque, se questo servirà a portare gli zombie in Misfits, ben venga. Per inciso, è tutta la sottotrama di Seth che è stata gettata alle ortiche. Il fatto che sia un “commerciante di poteri”, che è l’elemento più forte della caratterizzazione del personaggio, non viene mai sfruttato nella trama, se non nell’episodio dei nazisti. Per il resto Seth è solo il fidanzato di Kelly. E capirai. Tra l’altro anche il modo in cui li hanno fatti mettere insieme mi lascia perplessa. L’interesse di Seth per Kelly è sostanzialmente immotivato. Dall’oggi al domani, gli piace. Così, senza un perché.
In sostanza, stagione che prosegue tra alti e bassi, ma si fa guardare. In fin dei conti, sono arrivata al sesto episodio, e, stanti le premesse del primo, non avrei mai creduto di farlo.

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Misfits 3×04

Alla fine mi par di capire che alla maggior parte di voi questa rubrichina piace, per cui continuo a tenerla.
Dunque, puntata numero 4 di Misfits, ci sono i nazisti. Bum. Potevano venire fuori faville, cose che noi umani non possiamo neppure immaginare. E invece la puntata si attesta su binari piuttosto consueti, senza alcun reale guizzo. A parte due perle.
Faccio un breve riassunto: nella stagione precedente, en passant ci viene detto da Seth, AKA l’uomo che vende i poteri, che un tizio ha acquistato il potere di tornare indietro nel tempo per poter uccidere Hitler e evitare tutto quel che sappiamo, che è un po’ tipo il sogno segreto di tutti i viaggiatori del tempo venuti dopo il 1945. Con ammirevole senso della continuity, in questo episodio ci mostrano il suddetto soggetto, che in effetti torna indietro nel tempo e prova a pugnalare Hitler. Peccato che Hitler sia un osso più duro del previsto, e pugnali lui il Nostro. Quest’ultimo evidentemente non ha mai letto fantascienza, perché è tornato indietro nel tempo con un bel cellulare al seguito. Hitler lo vede, e…boom! Papatrac. I nazisti ora hanno un vantaggio tecnologico che permette loro di vincere la guerra e conquistare tutta l’Europa. Ed ecco quindi un 2011 alternativo in cui i nazisti sono al potere in Inghilterra.
Non vado oltre con la trama. Diciamo solo che il plot tira in ballo un po’ tutto l’armamentario tipico: i diversi braccati, la resistenza (love is our resiiiiiiiiiiiiiiiistanceeeeeeee…), l’amore contrastato, il collaborazionista combattuto, la donna costretta a vendersi per la salvezza, morti ammazzati e via così. Il problema è che il tutto risulta un po’ poco convincente. Ma uno come l’assistente sociale, lo scazzo personificato, come ha fatto ad entrare nella super-efficiente gerarchia nazista? E Simon non ha mai visto uno ammazzato a sangue freddo in un mondo che si suppone dominato dai cattivi che più cattivi non si può? Ma a parte queste, che tutto sommato sono anche piccolezze – se però uno le nota vuol dire che non si sta divertendo a sufficienza – è il tono che resta fastidiosamente sospeso tra la cazzonaggine che è il marchio di fabbrica di Misfits e il tragico un po’ poco riuscito. Voglio dire, avete in mano i nazisti! Indiana Jones, Spriggan hanno fatto faville coi nazisti, che nell’immaginario collettivo sono i cattivi da fumetto per eccellenza. Qui non sembrano particolarmente peggio dei servizi sociali cui i nostri sono affidati.
Poi quest’anno il montaggio è insopportabile. Tutta la puntata, specie la prima parte, è frammentata in duecento microscene da poche decine di secondi l’una, poi stacco, e si va da un’altra parte. Il risultato è un generale senso di straniamento e di confusione. Qual è il problema? Troppi personaggi da gestire? Allora potevate evitare di inserire Rudy. Ecco, Rudy. Rudy mi piace sempre di più, ha finalmente smesso di dire le battute di Nathan, e questa volta fa anche ridere (bella sia la scena in cui i nazisti fanno irruzione a casa sua quanto, soprattutto, il siparietto con Curtis nel bar, quello davvero da applausi), ma continua ad essere appiccicato con lo sputo alla trama principale. Per dire, perché, visto che siamo in un universo alternativo, gli autori hanno scelto di mostrarci Rudy che si unisce alla resistenza? Non potevamo vederlo già inserito nel gruppo?
Ma insomma non si salva niente? No, no, questo no. L’inizio della puntata è uno dei più belli mai visti in Misfits. La vestizione dell’eroe, la lettera, l’atmosfera di tragedia che monta, e poi Kelly, adorabile, immensa Kelly di quest’episodio, che azzera tutto col suo fantastico “fucking nazi!”. Da applausi.
Salvo anche l’attacco alla camionetta con dentro Shawn, perché la citazione da Point Break sarà pure scontata ma i Nostri con su la maschera di Hitler sono bellissimi. E salvo il finale. Sempre Kelly. Cito a spanne, perché non trovo la citazione esatta:
“Dov’eri, Kelly?”
“A combattere i nazisti e a prendere a calci nel culo Hitler”.
Cioè.
Avrei voluto fosse tutto così. E invece così non è stato.
Comunque. Da quel che leggevo in giro pensavo molto peggio per questa terza stagione, che invece continua a farsi guardare. Sicuramente c’è stato un calo qualitativo rispetto alle precedenti due stagioni, ma rimaniamo comunque su livelli accettabili. Compro anche la prossima puntata, via.

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Misfits 3×03

Premessa: questo potrebbe essere l’ultimo post del genere. È che dopo anni passati a recensire la roba più diversa qua sopra, finalmente mi sono chiesta se effettivamente ve ne frega qualcosa. Mentre per libri e film suppongo che la risposta sia affermativa, per una serie televisiva come Misfits non ne ho idea. È un prodotto di nicchia, fuori target rispetto ai miei lettori, per altro, per cui non vorrei annoiarvi con roba che non vi interessa (o almeno vi interessa meno del resto). Per cui, fatemi sapere se può farvi piacere che io continui con queste disamine settimanali, o se preferite che mi dedichi ad altro il martedì.

Recensione vera e propria: nonostante la mia pessima disposizione verso questa stagione di Misfits, sono arrivata alla terza puntata. E se ieri sera, vedendola in italiano, mi aveva lasciata un po’ così, oggi rivista in inglese l’ho apprezzata di più. Mi è piaciuta? Via, sì, mi è piaciuta. Il che mi insegna almeno due cose: a) ormai sono assuefatta alle versioni originali. È piuttosto raro che veda un telefilm doppiato, e evidentemente la cosa mi ha lasciato un segno, che ne so, ma in italiano le interpretazioni mi sembrano molto più monocordi e la sceneggiatura più loffia. Sarà un pregiudizio anche questo. b)forse dovrei piantarla di farmi tutte queste pippe mentali su Misfits e guardarmela senza troppi problemi.
Ora, devo dire che pure non brillando per particolari pregi, la puntata fa segnare a proprio favore una serie di punti non disprezzabili. Il cattivo stavolta è un ragazzo che ha vinto la lotteria della sfiga: nerd, timido, disegnatore di fumetti. Olé. Il destino ha però voluto dargli una seconda chance dandogli un potere ad hoc: tutto quel che disegna, si avvera. E il nostro usa lo stratagemma per costruirsi il suo Supereroe da compagnia, alias Simon.
La caratterizzazione di Peter, il nerd in questione, esce sparata dal manuale del giovane fumettaro disadattato, ma riesce comunque apprezzabile, sarà per la faccia convincente dell’attore, sarà perché tra tante tipologie di misfits il nerd perso non sfigura. Il personaggio resta comunque un po’ fuori fuoco: per dire, continuo a non capire chiaramente perché decide di fare la fine che fa, non mi pare che nella sua psicologia ci fossero le premesse per il suo gesto finale, ma tutto sommato la puntata si inserisce agevolmente nel filone “Simon e Alisha”, costituito da episodi tutti un po’ più seriosi e drammatici. Misfits è anche questo.
Molto più interessanti tutta una serie di scelte di regia, sceneggiatura e recitazione che rimandano in modo diretto ai fumetti. Parlo dell’atteggiamento che ha sempre Simon quando parla perché sotto l’influenza del potere di Peter, e del taglio stesso delle inquadrature: urlano “fumetto” da lontano un miglio. Per dire, Simon ha una postura rigida e innaturale che fa tantissimo vignetta, pensateci. Anche la scelta delle inquadrature va di conseguenza. Non parliamo poi delle battute, stereotipate e “tipiche”. Insomma, c’è tutto un riferimento sottotestuale al fumetto che è veramente interessante. E devo dire che queste sono cose sottili che si apprezzano molto. Poi, vabbeh, molto molto apprezzabile anche la scena del pestaggio girata praticamente tutta con gli schizzi, e la scena finale dei nostri stesi a terra e inquadrati in immaginarie vignette dalle sbarre della presa d’aria. Figo, insomma.
Interessante anche il plot twist finale. Inatteso, devo dire, anche se getta una luce un po’ curiosa su Simon. Per quel che mi riguarda, sarebbe stato plausibile il suo voler perseverare nel diventare il tizio mascherato anche senza spintarelle, anzi, avrebbe aggiunto spessore al personaggio. Ma va detto che così invece assume spessore Peter, nella più classica delle rivincite finali del cattivo, e anche questo fa molto fumetto.
Per il resto, la sottotrama di Kelly che se la fa col venditore di poteri mi lascia piuttosto indifferente. Il fatto che ci lascino come gran mistero il fatto che il tizio voglia riportare in vita la ragazza mi fa abbastanza specie. Ormai l’abbiamo capito tutti, non è più un colpo di scena da un bel pezzo.
Rudy mi fa simpatia, davvero. È sotto tutti gli aspetti un povero cristo, il più disperato del gruppo. Ma continua ad essere inserito a forza nelle puntate, con una serie di battute che per lo più non fanno ridere, oppure peggio ancora tentando di mettergli in bocca roba che avrebbe detto Nathan. Ho l’impressione che gli autori ne sentano la mancanza molto più di noi. Quand’è che non sembrerà appiccicato con lo spunto al resto del gruppo e alla trama in generale?
Comunque. A me è piaciuta, ma ho il terrore della prossima. Voglio dire, i nazisti sono quella roba lì che se sai usarla è esplosiva (vedi Indiana Jones), ma se non lo sai fare succede un casino. Ecco, io spero che non si strafaccia. E comunque, Misfits s’è guadagnato un’altra settimana di visione, per quel che mi riguarda.

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Misfits 3×02

Se ho un pregio, è di farmene una ragione abbastanza rapidamente. Se una cosa non va mi incazzo, per carità, mi dispiaccio e quel che vuoi, ma in un tempo relativamente breve passo oltre. Il discorso vale per Misfits: Nathan non c’è più né ci sarà in futuro, è un fatto. Possiamo stare a recriminare quanto vogliamo, a domandarci quante ne avrebbe sparate se avesse beccato lui Curtis in abito da sera, ma quel che abbiamo ora è Misfits senza di lui: o prendiamo il pacchetto, o smettiamo di guardarlo. E io ho accettato il pacchetto per un’altra settimana. Tutto sommato, sembra che abbia fatto bene.
Questa seconda puntata è proprio old style. Si capisce fin dalle prime battute, quando appare evidente che gli autori si sono ricordati che un tempo scrivevano e giravano bella roba. Finalmente si vede la regia, finalmente la musica torna ad avere un ruolo importante e non banale, finalmente è tornato Misfits, insomma. L’episodio è divertente, le battute più salaci non sembrano volgarità buttate lì come capita, ma rientrano in un quadro più ampio, Rudy a piccole dosi si può anche reggere, tranne quando si dimenticano che non non si chiama Nathan e gli mettono in bocca battute che evidentemente erano scritte per Sheehan. Tra l’altro, la vena femminista dell’episodio si lascia molto apprezzare, senza risultare stucchevolmente ipocrita in un contesto come quello di Misfits, come succedeva invece per il ravvedimento sulla via di Damasco di Alisha nel precedente episodio.
L’impressione generale è quella di un meccanismo ben oliato che ha ripreso a funzionare a dovere. Voglio dire, nulla di trascendentale, ma è un episodio davvero piacevole, in cui uno ritrova lo spirito di Misfits. Ora, io non lo so quanto durerà questo nuovo rinascimento della serie, a giudicare dai commenti che ho visto in giro sul seguito temo poco, e devo dire che anche la preview del prossimo episodio non promette per niente bene, ma quanto meno potremo dire che in questa stagione almeno un episodio s’è salvato.
Ah, ovviamente le note stonate ci sono: a parte i patetici tentativi di fare di Rudy Nathan 2.0, quando secondo me sarebbe molto più interessante puntare sulle sue specificità di personaggio (o, in alternativa, farlo morire malissimo e ce lo leviamo dalle balle :P ), Simon è tornato indietro di almeno due stagioni. Al posto del figone ombroso che copula con Alisha, ci ritroviamo di nuovo il ragazzino timido e impacciato della stagione uno, che non era esattamente quel che avevamo visto né nella puntata precedente, né nell’ultima della scorsa stagione. Ho letto che qualcuno in rete lamenta che tutti si siano dimenticati di Nikki, che sembrava dovesse diventare il grande amore di Curtis. Va anche detto che quest’ultimo se l’era già e bella che dimenticata alla fine dell’ultimo episodio della seconda stagione, quindi il problema magari non è tanto di questa puntata, ma della serie in sé.
Comunque, vedremo. Per lo meno ieri sera mi sono divertita durante la visione e non mi sono sentita vagamente in imbarazzo come la scorsa settimana. Il resto, chi vivrà vedrà.

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Misfits 3×01

Sarò onesta: ho sempre considerato Nathan uno degli elementi portanti di Misfits. Non l’unico, ovviamente, ma uno dei punti di forza della serie, assieme alla fantastica fotografia, all’ottima sceneggiatura, ai guizzi di regia, insomma a tutte quelle cosette che mi hanno fatto amare Misfits per due stagioni. Quando ho saputo che Sheehan avrebbe lasciato, sì, lo ammetto, mi sono stracciata le vesti. Questo per dirvi che il mio grado di prevenzione nei confronti della terza stagione di Misfits era alto. E probabilmente è colpa di questo atteggiamento di fondo se questa prima puntata mi ha lasciata un po’ così. Eppure non è tanto l’assenza di Nathan a pesare. È che l’alchimia delle passate stagioni non funziona. L’impressione è che si sia rotto qualcosa.
Innanzitutto, Misfits in genere ha delle puntate granitiche, monoblocco: la struttura è semplice, lineare, compatta. Certo, c’è la trama orizzontale, ma in linea di massima tutto ruota intorno al cattivo di puntata, o ad uno snodo di trama che porta avanti la trama di stagione. Stavolta, fino a metà puntata sono stata lì a chiedermi la storia dove l’avessero lasciata. C’è la cattiva di puntata, che però è francamente risibile. In passato avevamo avuto cattivi memorabili, tipo il lattofilo o la tipa casa e chiesa del finale della prima stagione, oppure scarsi a livello di personaggio ma con poteri fighi, tipo il tizio che credeva di vivere in Grand Theft Auto. Stavolta la biondina con la frangetta storta non attira, e comunque non è il fulcro della puntata. Che oscilla invece pericolosamente tra vari registri: da un lato, dobbiamo capire che fine hanno fatto i Nostri, e come se la cavano coi nuovi poteri, dall’altra dobbiamo metterci il cattivo, infine dobbiamo presentare il famigerato nuovo personaggio, Rudy. Il risultato generale è che nessuno dei tre filoni di trama viene trattato con un minimo di tensione narrativa. Lo spettatore rimane spiazzato di fronte a eventi che si accumulano per inerzia e sembrano non voler coagulare attorno ad alcun punto focale.
Ma veniamo a Rudy, che tanto lo sappiamo che quello era il nostro maggior timore. Innanzitutto, non capisco questa fretta di farcelo conoscere così, di botto, in una sola puntata. Nella prima stagione si erano presi il loro tempo per presentarci i personaggi, li avevamo scoperti man mano. Per dire, solo a fine prima stagione comprendevamo quale fosse il potere di Nathan. Invece di Rudy non solo conosciamo il potere (e vabbeh), ma anche i suoi trascorsi con Alisha, che volendo potevano tenere in piedi molti episodi, si risolvono in quattro e quattr’otto, in modo sciatto e sbrigativo. Già è abbastanza implausibile che un teppista da servizi sociali ci resti così male perché la tipa con cui perde la verginità – tra l’altro notoriamente donna di facili costumi – lo molli dopo l’iniziazione sessuale (ma magari questa ce la spiegheranno, magari all’epoca Rudy era un ingenuo verginello), francamente ridicola è la vergogna che Alisha prova davanti alle accuse di Rudy. Voglio dire, due anni fa Alisha si fece conoscere dai suoi compagni con una fellatio simulata su una bottiglietta di plastica, Simon ha ben presente cosa faceva la sua donna prima di mettersi con lui, non è mica un mistero né una sorpresa che la chiamassero “cock monster”. Il risultato, è che anche il pezzo in cui Alisha chiede scusa a Rudy per quanto gli ha fatto risulta artefatto, vagamente moralistico e comunque fuori luogo. Ma vabbeh. Rudy, invece? Che ce ne pare di Rudy?
Rudy al momento parla come Nathan senza esserlo. È un personaggio diverso, ma fa le stesse cose, dice le stesse cose, nell’economia complessiva della narrazione svolge lo stesso ruolo. Una cosa che avrei preferito non vedere. Senza contare il fatto che al momento ai miei occhi non ha alcun elemento di interesse, anzi lo trovo vagamente fastidioso. È che è gratuitamente volgare. Ok, Misfits è sempre stato volgare, ma era una volgarità in contesto, e l’uso della parolaccia, del doppio senso, trovava più o meno sempre la sua ragione d’essere. E poi, ahò, faceva ridere. Rudy e la sua “fissazione”, chiamiamola così, non fanno ridere. Non lo so perché. Sembra coprolalia fine a se stessa, ed è una cosa che ho smesso più o meno venti anni fa. In tutta la puntata si salveranno due o tre battute, di cui una in effetti di Rudy, ma mi pare un po’ pochino.
Per il resto, si intravede un accenno di trama orizzontale, ossia il venditore di poteri che vuole resuscitare la moglie/ragazza/sorella/diosacosa, ma al momento la cosa lascia un po’ così. Sì, Kelly col suo potere assurdo fa ridere, sì Simon e Alisha sono tanto carini, sì Curtis…Curtis boh, è un po’ inutile come sempre, ma se questo deve essere un assaggio di quel che seguirà io non mi sento molto invogliata a prendere un altra cucchiaiata. Ma parla la donna che s’è vista tutta Terra Nova e tutta Falling Sky, e questa puntata di Misfits dà comunque quaranta piste ad entrambe, per cui credo che proseguirò nella visione. Con le dota incrociate, però.

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Commentiamo il telefilm del giorno: Misfits 02×06

Ok, mi rendo conto che inizio ad essere stucchevole. Due post in due giorni sui telefilm sono troppi. Però non posso farci niente. Per il resto la mia vita è avvitata su lavoro astronomico e lavoro letterario; i dettagli del primo non penso possano interessarvi (il grafico che presenta un’anomalia, il talk da preparare…) e sul secondo sono io che non me la sento di dirvi niente, perché sono in fase di stesura del mio nuovo libro, ambientato in un mondo nuovo di zecca, e voglio mantenere un po’ di suspence. Restano libri e telefilm, ogni tanto un po’ di musica.
Per la verità, non voglio fare un vero commento della sesta puntata della seconda stagione di Misfits. È straordinaria, come le undici che l’hanno preceduta. Ormai adoro Nathan, vorrei un Simon di pelouche da coccolare la sera, mi capita di identificarmi nelle insicurezze di Kelly e vorrei tanto abbracciare e consolare Alisha. No, quel che mi ha colpita sono state alcune scelte narrative. Il diavolo di nasconde nei particolari, ma pure la cura degli stessi fa la differenza tra chi le storie le sa raccontare e chi no.
Per questo, vorrei parlarvi dei primi minuti della puntata. Si possono descrivere l’essenza di un personaggio, la sua storia, le sue ossessioni e il suo destino in tre minuti scarsi muti? Se sei un autore di Misfits, sì. Allego prova video.

Io una cosa così la chiamo in un modo solo: perfezione. Del montaggio, innanzitutto. L’alternarsi delle ripetitive, ossessive scene della colazione, inframmezzate a quelle del lavoro di questo oscuro ragazzino inglese: ci parlano di una vita alienante, tutta tessuta intorno alla ripetizione ossessiva di gesti ormai senza senso. Trenta secondi per dirci chi è il Nostro, e cosa pensa. Poi, stacco su di lei. Il sogno di un riscatto, dell’interruzione del ciclo eterno di una vita senza senso. E qui interviene la musica. Che cambia di colpo, raccontandoci i palpiti del nostro Milk Guy. Poi, stacco sull’evento cardine: la tempesta. E di nuovo la musica, in un crescendo grottesco. E interviene la recitazione. Lo sguardo del nostro protagonista nel momento in cui capisce qual è il suo potere ci dice tutto: sono modifiche minime dell’espressione, un sorriso accennato, una luce nuova negli occhi. E lo spettatore capisce tutto: che il Milk Guy ha smesso con le sue colazioni desolate e solitarie, che non ci saranno più latte e cereali, e che ha chiuso anche col suo lavoro del cazzo, e che la tipa che prima lo ignorava, beh, adesso forse ci sta.
Questi tre minuti, dai quali sento di avere da imparare una caterva gigantesca di cose, dicono tutto di Misfits, un prodotto girato con quattro attori in tre location, costato presumibilmente due lire e mezzo, ma così denso e pieno di idee da far paura. Misfits fa spavento per il grado estremo di consapevolezza, per la padronanza assoluta del mezzo, e per il rifiuto categorico di cedere al compromesso. Per questo piace. Perché osa.
Potrei poi dilungarmi sulle battute di Nathan – che tra l’altro fa la sua porca figura in smoking – oppure sull’immagine geniale di Super Madre Teresa che muore impalata sul premio che le hanno dato per la sua bontà, ma non aggiungerebbe nulla al tutto.
Io vorrei, vorrei davvero essere così brava a raccontare storie. Temo purtroppo non lo sarò mai.

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Di giovani ed eternità

Ieri ho visto il season finale della prima stagione di Misfits. Sono ufficialmente innamorata. Sei puntate senza una caduta di stile, anzi in crescendo. La dimostrazione che anche con quattro lire si possono realizzare prodotti degnissimi, anzi ottimi, se ci sono le idee. E le idee ci sono eccome, a pacchi.
Gli attori sono sempre all’altezza, scelti con cura, perfetti. E hanno le facce giuste. Questa è una delle cose che mi piacciono delle serie europee: gli attori non sono fighi allucinanti, che mai incontreresti per strada, come in una qualsiasi serie americana. Non so, in Lost, ad esempio, pare che siano sopravvissuti solo i bonazzi, fatta esclusione per il povero Hurley. Nelle serie europee no. I protagonisti sono persone comuni. Girando per il mio vecchio quartiere, è pieno di gente come Kelly. E anche Alisha, la “bella” del gruppo, è una ragazza carina, ma nulla di straordinario, niente che tu non possa vedere mentre fai due passi in città.
La scrittura è perfetta, senza sbavature. Certo, è volgare, ma è giusto che lo sia. Da cinque teppistelli pieni di problemi non ti aspetti un eloquio da principe del foro, ma il linguaggio della strada. E i continui riferimenti al sesso sono giusti: quando, se non nell’adolescenza, il sesso è il chiodo fisso, che spaventa e attrae, esorcizzato con la volgarità, sempre inseguito, a volte catturato, ma quasi sempre nel modo sbagliato?
Le location sono quattro in croce, ma filmate da dio. Lo squallore degli ambienti urbani, il grigio del cemento, il colore dei graffiti, l’acqua. Ambienti che dicono molto dei personaggi, che non sono mero sfondo, ma parte integrante della narrazione.
Musiche scelte sempre con attenzione, ossessive o dolci, tamarre o raffinate.
Effetti speciali dosati con cura, messi solo lì dove davvero serve.
Insomma, in sei episodi io non sono riuscita a trovarci un difetto. Finalmente una serie che parla di adolescenza senza ipocrisie, con pacchi di sano cinismo e humor nero, mostrandoci i giovani per quel che sono: gente che si cerca disperatamente, senza trovarsi mai. E non occorre essere cresciuti in borgata per riconoscersi in Nathan, Curtis, Alisha, Kelly e Simon. Siamo tutti stati come loro, alcuni di noi lo sono ancora. Io, per dire, lo sono ancora, forse l’adolescenza non mi abbandonerà mai, forse sarò sempre la ragazzina che proprio non ci riesce a crescere, e per questo scrive quel che scrive.
Il tutto è riassunto perfettamente dal discorso di Nathan, in cima al tetto, verso la fine dell’episodio. La libertà di sbagliare, l’ebbrezza di sentirsi eterni ed onnipotenti, il diritto a essere liberi. Non è questo che volevamo, quando avevamo sedici anni? E i genitori non ci facevano arrabbiare perché invece sapevano sempre la verità, e ce la sbattevano in faccia ogni volta che sbagliavamo? Ecco, il discorso di Nathan è questo. Vi incollo la clip qui sotto, perché vale; è in inglese, ma per quelli di voi che conoscono la lingua non dovrebbe essere troppo un problema, Nathan ha una parlata abbastanza comprensibile. Per quelli di voi che invece non capisco, sotto metto una mia traduzione approssimativa. Ho censurato un po’ di roba, giusto per preservare le menti dei più giovani :P . Enjoy

Questa tipa vi sta facendo credere che questo è il modo in cui dovreste essere. Non lo è. Siamo giovani. Siamo fatti per ubriacarci. Siamo fatti per comportarci male e sco**re fino alla morte. Siamo fatti per fare casino. Lo dobbiamo a noi stessi di fare davvero un sacco di casino. Lo dobbiamo l’uno all’altro. È così. Questo è il nostro tempo. Ok, qualcuno di noi finirà in overdose, o diventerà matto. Charles Drawin disse “non puoi fare una frittata senza rompere un po’ di uova”. Perché di questo si tratta – rompere uova – e per uova intendo fot***si il cervello con un coktail di prima classe. Se vi poteste vedere. Voglio dire, avete addosso dei fot**ti cardigan! Avevamo tutto. E abbiamo mandato tutto a put**ne meglio e più in grande di qualsiasi generazione prima di noi. Eravamo così belli…Siamo dei cogl**ni. E ho intenzione di rimanere un cogl**ne fino ai trenta, e magari anche dopo. E mi sc**o mia madre piuttosto che lasciare che lei, o chiunque altro mi levi questo!

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