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Hair

Ieri sono andata dal parrucchiere. Capisco che, considerata la mia pettinatura, può sembrare una cosa superflua, ma in realtà io vado a farmi rasare dalla parrucchiera, più che altro per via della minifrangetta, che da sola non riesco a farmi. Comunque. C’è stato da aspettare un po’, per cui nell’attesa mi sono sollazzata con Vanity Fair. Mi sono letta in particolare un’intervista a Emma Watson, che per altro, devo dire, mi è sempre stata simpatica a pelle.
Intervista interessante, per carità, ma per una buona fetta stava lì a cercare di dimostrare che la Watson tutto sommato vive male la fama, ed è una tipa malinconica per questo. Punto di forze della tesi era il fatto che la Watson s’è tagliata i capelli. Lo sapete, no, si è fatta un taglio molto corto. Ora, a quanto pare la donna coi capelli corti lascia sempre un po’ interdetti. Intorno al taglio della Watson il gossip s’è scatenato non poco. In genere la domanda tipica è: ma dove hai trovato il coraggio? Ti sei pentita? E perché l’hai fatto?
I capelli di una donna in qualche modo hanno un alto valore simbolico nella nostra società. Tagliarseli sembra debba avere sempre profonde motivazioni psicologiche, tanto più quando si passa dal lungo ad un taglio maschile. Nessuno chiede ad una donna quali profonde motivazioni l’abbiamo spinta a farsi bionda, o a passare dal liscio al riccio, o da un taglio lungo al carré. Ma se taglia i capelli corti, subito è caccia al colpevole.
Ricordo che un po’ di tempo fa lessi un’intervista a Natalie Portman; diceva che quando stava girando V for Vendetta, e per esigenze di copione era rasata a zero, la gente la guardava con sospetto, e notò di essere fermata in aeroporto per controlli più spesso che quando aveva i capelli lunghi.
Ecco, io questa cosa dei capelli corti che sconvolgono non l’ho mai capita del tutto. È capitato che lo chiedessero anche a me, e che restassero stupiti quando rispondevo che semplicemente mi piacevano così.
Ok, la prima volta che li ho tagliati, passando semplicemente dal lungo ad un taglio un po’ più corto, fu in coincidenza con la rottura col mio ragazzo di allora. Era stata una storia piuttosto travagliata – da parte mia, che ero dura di comprendonio e non aveva o capito i messaggi piuttosto chiari che lui mi mandava – e volevo darci un taglio in tutti i sensi, voltare pagina e ricominciare da capo. A lui piacevano i miei capelli, così li tagliai. Ma fu un paio di anni dopo che optai per il taglio che ho adesso, e non ci fu alcuna ragione specifica. Volevo star fresca e comoda, e dissi alla parrucchiera di rasare a 6 mm. Non fu uno shock, non mi pentii, anzi fui ben contenta di averli tagliati. Così contenta che sono dieci anni che ho i capelli così.
Di sicuro è un taglio che ho scelto perché si vede poco in giro. Lo sapete che ho una predilezione per le cose vagamente eccentriche. Ma non l’ho fatto per mandare un messaggio politico, non l’ho fatto per sembrare strana, non l’ho fatto perché ho problemi irrisolti con me stessa. Ok, i problemi irrisolti ce li ho, come tutti, ma i capelli non c’entrano niente. L’ho fatto, e continuo a farlo più o meno una volta ogni due mesi, perché questi capelli esprimono quel che sono. Ho sempre avuto i capelli corti, anche quando li avevo lunghi, e infatti li legavo sempre con una coda. Mi piacciono, dicono tanto di me, esprimono il mio modo di vedermi e vedere la femminilità, persino quel che penso sul mondo. Sono una forma d’espressione, esattamente come i miei racconti, le mie foto. Ma questo non credo valga solo per me, vale per tutti.
Mi diverte essere guardata come una bestia strana solo perché sulla testa ho un vellutino alto 6 mm, ma più spesso mi piacerebbe andarmene in giro inosservata, senza che la gente mi guardi. Mi piacerebbe che al mondo ci fosse più spazio per chi ama qualcosa lontano dal gusto comune, anche se si tratta di una cosa stupida come i capelli. E non mi può non venire in mente una canzone che ho amato dalla prima volta che l’ho sentita, una canzone che tutto sommato esprime quel che penso: vale per me, ma vale per tutti quanti. E spiega perché io, perché tutte noi, un giorno mettiamo mano ai nostri capelli, e la cosa non deve sconvolgere più di tanto. Perché “I’m my hair“.

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