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Un po’ di roba

Iniziamo la settimana con un post di servizio: chiunque avesse voglia di recuperare le interviste di Nautilus, le trovate tutte quante qua (scorrete le pagine, ci sono tutte in successione). Lo so che ho rotto le scatole alla morte con questa storia, ma ci tenevo.
Vi ricordo poi che questo fine settimana possiamo vederci sabato, ore 11.00, a Gubbio, nell’Antico Refettorio Biblioteca Sperelliana, presso l’Abbazia di S. Pietro.
In parecchi su Twitter mi state anche chiedendo di Torino: ad esserci ci sarò, presumibilmente nel weekend, ma al momento non ho informazioni definitive su quel che farò e dove lo farò. Al solito, stay tuned che prima o poi le notizie arrivano.
Buon inizio di settimana!

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Il paese reale?

Ieri ho avuto una visita medica – semplice controllo annuale -. Per una disguido che ha coronato una simpatica giornata di casini vari, ho dovuto aspettare più del previsto, indi per cui mi sono fatta una cultura di giornali da medico. Avete presente, no? Quella roba che in generale non leggeresti mai, scelta tra le pubblicazioni più leggere acquistabili in edicola, assolutamente prive di connotazione politica, sia mai, e atte a soddisfare un vasto pubblico, con preponderanza di vecchiette col diabete, che, ahimè, sono quelle che frequentano di più gli studi medici. Mi sono letta dunque ben due numeri della stessa rivista, di cui è “è bene e pio si taccia ormai anche il nome” cit. (lo so che cito sempre la stessa roba, ma se uno se la legge quindici volte, poi è normale che si ricordi anche i punti e le virgole). Dirò solo che aveva tutte le caratteristiche del prodotto per l’italiano medio, magari italianA, con articoli equamente divisi tra cronaca nera e gossip.
Sfogliando sfogliando, mi imbatto in un articolo sui funerali di Dalla. Leggo, perché mi interessa più del caso di Avetrana e della storia d’amore Belen/Corona. Foto della folla, citazioni dalle sue canzoni, elenco dei personaggi famosi presenti alla cerimonia. Ed eccolo: Marco Alemanno. Confesso che a questo punto sono curiosa di sapere come lo definiranno: in tv se n’è sentita di ogni, solo per evitare di sfiorare anche solo l’idea che Alemanno potesse essere sentimentalmente legato a Dalla. E invece la rivista mi stupisce. Marco Alemanno, corista, amico è compagno da più di dieci anni di Dalla. Così. Senza dire né ai né bai. Tranquillo. Ma c’è di più.
L’articolo si chiude ribadendo che Alemanno è il compagno di Dalla, e accennando che intorno alla questione si è aperta una sterile diatriba sulla sessualità del cantante. La chiusa è meravigliosa, l’articolo finisce con queste esatte parole: “ognuno farà l’amore come gli va”, da Caro Amico ti Scrivo.
Sono rimasta un po’ così, ho guardato il giornale con affetto, pensando addirittura di comprarlo, qualche volta, così, solo per simpatia.
Ora, ovviamente non c’è niente do rivoluzionario in sé in un articolo del genere, è quel che ci si aspetterebbe di leggere sui giornali se fossimo un paese maturo, realmente democratico, davvero libero. Ma se uno pensa alla testata, si rende invece conto che quelle quattro paroline sono straordinarie. Non stiamo parlando di un giornale liberal-progressista, non è Liberazione, non è neppure un quotidiano. È un settimanale rivolto alla massaia di Voghera, che, per quanto mi schifi come espressione, è il modo perfetto di indicare quell’italiano medio cui guardano i politici quando vogliono tirar su voti, quella massa indistinta di gente che non è né di destra né di sinistra, che è qualunquista e tutto sommato piccolo borghese. È la pancia del paese, quelli che fanno vincere Berlusconi. E a costoro, questo giornale parla apertamente di due uomini che hanno convissuto per dieci anni, che si sono amati per dieci anni. E siccome un settimanale del genere non ha certo l’ambizione di cambiare i propri lettori, ma al massimo di dar loro quel che desiderano, io non credo che l’autore dell’articolo si sia espresso così per spiegare ai suoi lettori che l’omosessualità è solo una delle mille varianti del comportamento sessuale umano. Ha scritto quel che ha scritto perché sente che i suoi lettori la vedono così, che l’immagine di un ragazzo affranto per la morte del compagno sia comprensibilissima e densa di pietas anche per la casalinga di Voghera.
Vi dirò, quelle tre righe m’hanno tirata un po’ su. Forse il “paese reale” – sto facendo raccolta di beceri luoghi comuni, oggi… – è più avanti di quanto crediamo, forse qualcosa cambia anche nella pancia di questa nazione, quella che in teoria più aderisce supinamente ai “valori tradizionali”. Forse è la politica che vuole vederci beceri, vecchi, ancorati a un sistema etico ormai stantio. Io lo spero, lo spero un sacco. Perché a volte mi sembra che più in basso di così c’è solo da scavare.

P.S.
Oggi ultima intervista per Nautilus, argomento teatro. Al solito, il canale è il 146 del digitale o l’806 di Sky, gli orari 11:30, 15:30, 19:30 e 23:30. Visto che siamo alla fine, ne approfitto per ringraziare tutte le persone con cui ho lavorato per Nautilus, per me è stato davvero un piacere. Non sempre mi sento presa sul serio, nel lavoro che faccio, e la cosa a volte, lo ammetto, mi pesa. Così, quando mi viene data l’occasione di parlare di qualche argomento un po’ laterale al fantasy, ma comunque connesso alla mia attività di scrittrice, mi fa sempre tantissimo piacere. È stato bello, davvero.

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Uomini e no, ancora e sempre

Spendo due parole per qualcosa che mi sembra non stia sollevando il polverone che merita. Mi riferisco a queste immagini. Ricordo che quando Strauss Kahn venne arrestato ci furono non pochi commentatori che deprecarono i modi dell’arresto, si parlò di un presunto innocente dato in pasto alla folla e ai media e via così. Cose che hanno un senso, sulle quali si può anche essere d’accordo. Ma che, chissà perché, non vengono mai applicate quando ad essere portato via in manette, o con la bocca tappata dal nastro da pacchi, non è uno stimato politico francese, ma un povero cristo nato dal lato sbagliato del mappamondo. Basta andarsi a leggere i commenti a questo articolo di Repubblica. È un fiorire di gente che dice che l’uomo della foto se lo merita, perché “loro” vengono qua a violentare le nostre donne – ardaje – ci rubano dentro casa, adesso che c’è la crisi ci fregano anche il lavoro. In effetti pullula di donne italiane disposte a dare assistenza a malati gravi 24 ore su 24 a casa degli stessi. C’è la fila. Ma questi sono comunque ragionamenti a latere della discussione principale. Il punto è che ci sono persone in Italia, probabilmente la maggioranza della popolazione, che ritiene tutto sommato giusto che quelli che non condividono la nostra cittadinanza siano trattati da subumani. E questo non solo mi fa moralmente schifo, ma è anche pericoloso.
Ogni volta che si ammette che ci sono “uomini e no” si scava un solco, che piano si allarga fino a diventare una voragine, una voragine che un giorno potrebbe inghiottire anche noi. Oggi gli “altri” sono i magrebini, gli immigrati clandestini, quelli con le fascette ai polsi e la bocca tappata con lo scotch. Ma ieri gli altri erano i ragazzi della Diaz, europei, italiani, americani, torturati e umiliati in un silenzio di approvazione che in certi casi dura ancora oggi. E domani potremmo essere noi quelli diversi, quelli che non meritano un trattamento dignitoso, quelli che non sono uomini.
Ma in tempi di crisi, molto meglio accanirsi in una stupida lotta tra poveri, prendersela con chi sta peggio di noi, e per mille motivi non può difendersi. È un’operazione a costo zero e con immediato ritorno. Il modo migliore per tenere a bada i disperati è dar loro qualcuno da odiare. Ha funzionato per secoli, e funziona da anni anche in Italia. In tutti questi anni ho visto il confine spostarsi progressivamente, quello che un tempo non dicevi in pubblico, se non volevi essere bollato come razzista, diventare pian piano parere condiviso, rispettabile opinione, spesso voce della maggioranza. Siamo un paese razzista, e poco mi interessa sapere se siamo più o meno razzisti dei tedeschi, o degli svedesi. Siamo razzisti, punto, e dovremmo cercare di fermarci in tempo, prima che qualcosa di davvero tragico accada. A guardare quelle foto, il confine sembra passato già da un pezzo.

P.S.
Oggi, a Nautilus, si parla di Economia, manco a farlo apposta. L’appuntamento, al solito, è sul canale 146 del digitale, o l’806 di Sky, alle ore 11:30, 15:30, 19:30 e 23:30.

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La fisica ti cambia dentro

L’altra sera mi sono vista Titanic. Sì, continuo ad essere un po’ ossessionata da questa storia, ma sto cercando di smettere; è la storia più raccontata nella storia delle storie, per cui non ha molto senso intignarci ancora. Comunque. Sull’onda del post visione, ho linkato sul mio profilo di Facebook questa immagine geniale. Non posso che ammirare il genio di chi si ricostruisce le dimensioni dell’anta di armadio su cui sta Rose, ne traccia la sagoma a terra, e poi ci fa su il kamasutra dei salvataggi marittimi. È quella roba profondamente nerd che in genere adoro.
Su immagini del genere, però, in rete è acceso il dibattito: no, non ci stavano comunque, ma se lui saliva la porta si capovolgeva, in ogni caso avrebbero pesato troppo.
Una persona normale su una cosa così si farebbe una risata e via. Ma io non sono una persona normale. Io sono un fisico. Per inciso, non un biologo, e quindi non mi sono posta realmente il problema se una, zuppa d’acqua gelida al midollo, abbandonata in mezzo all’oceano, con una temperatura dell’aria che dubito fosse superiore ai 5, tié, 6 gradi possa davvero sopravvivere più di uno a mollo. La domanda che mi sono posta immediatamente è stata: ma davvero se ci salivano in due la porta andava giù?
Ragioniamo. Esiste il principio di Archimede, col quale suppongo abbiamo tutti dimestichezza. Io alle medie non lo capivo, ci persi un pomeriggio. Comunque, non divaghiamo. Il Principio di Archimede dice che “un corpo immerso in un fluido – liquido o gas – riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume dell’acqua spostata”. Questo vuol dire che per sapere se un corpo galleggia o meno occorre conoscere il volume dell’acqua spostata, quindi la densità dell’acqua. Noti volume e densità, calcolo il peso dell’acqua spostata dal corpo immerso, chiamiamolo F. Se questo F è maggiore del peso del corpo stesso, chiamiamolo P, il corpo galleggia. Se F Se vogliamo dar per buona la stima delle dimensioni della porta riportate in figura, l’area della porta di armadio è 0.90 m x 2,28 m = 2,052 mq. Ok, ma questa è appunto un’area, e a noi serve un volume. Occorre conoscere lo spessore della porta.
Mi sono andata a cercare lo spessore di un’anta di armadio in legno massello – siamo sul Titanic, in prima classe, voglio sperare gli armadi fossero in legno massiccio, e che diamine! – e possiamo approssimare uno 0.04 m di spessore. Diciamo che la linea di galleggiamento della porta sta a metà di questo spessore: il volume di acqua spostato è 0.90 m x 2,28 m x 0.02 m = 0.04104 metri cubi. Ma quanto pesa un metro cubo d’acqua? La densità dell’acqua (ossia, appunto, il peso di un metro cubo di un certo materiale) dipende dalla temperatura; l’acqua, quella sera fatale, era intorno allo 0, forse un po’ meno di 0°, per cui un metro cubo d’acqua pesava 999,8 kg. A questo punto abbiamo tutto: il volume d’acqua spostato e la densità dell’acqua. La forza cui era soggetta la porta nel film sarà quindi 0.04104 m cubi x 999,8 kg = 41,032 kg. Ok, secondo questa stima la porta non avrebbe retto neppure Rose, che all’epoca non era esattamente sottopeso. Diciamo allora che affonda di un altro centimetro. Ripetendo il calcolo supponendo che 3 cm dello spessore della porta siano a mollo viene fuori che la porta poteva sopportare 61.55 kg. E non ci siamo ancora, perché Rose forse stava sotto i 60 kg, ma anche la porta aveva un suo peso, no? E quindi la risposta è: ok, forse ci entravano entrambi, ma la porta sarebbe andata giù. Poi uno dice che deve accettare il proprio corpo, che grasso è bello e via così…Tra l’altro, ci sarebbero stati entrambi se la porta fosse stata spessa almeno almeno 7 cm e rotti, che a me pare troppo, ma chissà, magari esistono ante di armadio così spesse…
Ecco, io questi conti li ho fatti davvero, ieri, c’ho pensato tutto il tempo in cui ero in macchina, in viaggio verso la palestra. Ce l’avevo davvero la curiosità.
A volte penso che se un fisico, un fisico qualsiasi, andasse a chiedere l’infermità mentale gliela darebbero subito. La fisica ti cambia dentro :P .

P.S.
Vi ricordo ancora le interviste di Nautilus, su Rai Scuola, canale 146 del digitale o 806 di Sky. Oggi l’argomento è Arte.

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Nautilus 2

Stamattina ho un impegno, per cui ve la faccio estremamente breve: vi ricordo solo che anche oggi mi potete sentire sproloquiare di filosofia su Rai Scuola, canale 146 del digitale o 806 di Sky, nella trasmissione Nautilus, ore 11:30, o, in replica, 15:30, 19:30 e 23:30. Sì, mi fa piacere che mi vediate :)

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Interviste per Nautilus

Breve post di aggiornamento; vi ricordate che qualche settimana fa registrai una serie di interviste per Nautilus, programma di Rai Scuola? Tengo molto a quelle interviste; ho detto molto, rispondendo alle domande, molto di me e del mondo. E, beh, sono contenta che ora le possiate vedere anche voi: andranno in onda a partire da lunedì 16 aprile per tutta la settimana, alle ore 11.30, e poi in replica alle 15.30, 19.30 e 23.30. Poi fatemi sapere che ne pensate!

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