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Neutrini non più così veloci

E così sembra che i neutrini non vadano poi così veloci. La notizia, invece, s’è diffusa a velocità lampo ieri sera. Io l’ho scoperta di ritorno da una cena di lavoro, dove per lavoro intendo il mio secondo lavoro, l’astrofisico.
Devo dire la verità, io ci avevo sperato, e immagino ve lo ricordiate. Mi sono sempre chiesta come si è sentita la gente quando è stata presentata la teoria della relatività generale, come si è posta nei confronti del dualismo onda-particella, quando insomma la scienza ha preso una curva un po’ brusca. Questa dei neutrini superluminali sembrava perfetta, e vi vado a spiegare perché. Ora, il quadro della nostra comprensione della natura è lacunoso, nonostante possa sembrare il contrario al profano. Voglio dire, ok, abbiamo capito molte cose, ma ce ne sono tantissime altre che ancora non siamo in grado di spiegare o di inserire negli attuali quadri teorici. Ma si tratta di cose che al non addetto ai lavori non interessano particolarmente. Alcune cose – teorie delle stringhe, ad esempio – sono al di là anche delle mie conoscenze. Per dire, quando spiego che col mio lavoro di dottorato il mio gruppo ha trovato un valore per l’abbondanza (con abbondanza intendo proprio “quanto ce n’è”) dell’elio primordiale (ossia quello prodotto quando il nostro universo si è formato, col Big Bang) diverso da quello comunemente accettato, la gente mi guarda con quella faccia lì che dice chiaramente “e a noi?”. A volte me lo dicono direttamente, e io fatico non poco a spiegare che è una cosa interessante, che ha implicazioni sulla nostra comprensione di come si è formato l’universo.
Invece i neutrini erano una cosa semplice e accessibile alla comprensione di tutti. Dai tempi di Einstein ormai è assodato che nulla viaggia più veloce della luce, è roba che più o meno tutti sanno. Se ti vengo a dire che qualcosa non rispetta quest’assunto, tutti saltano sulla sedia, anche quello che la scienza non sa neppure dove sta di casa – e purtroppo ce ne sono molti… -. Poi, ok, forse non potrai apprezzare esattamente perché questo contraddica la relatività, o perché la velocità della luce è un limite invalicabile, ma a grandi linee capisci.
E invece no. Pare ci fosse un errore. Anzi due. Uno che tenderebbe a far sovrastimare la velocità dei neutrini, uno che la farebbe sottostimare. Forse i due effetti si annullano, ma più probabilmente no. Risposta finale: dobbiamo fare altre misurazioni.
È presto per tirare le somme su tutta questa storia, ma il dubbio che l’annuncio della presunta scoperta sia stato dato un po’ frettolosamente viene. Insomma, in tre anni di esperimenti non sei riuscito a trovare quello che poi ha scoperto in cinque mesi. Anch’io faccio molti errori stupidi, ma in genere me li fanno notare gli altri, se io non li vedo, oppure mi balzano agli occhi quando stacco per un po’ dal lavoro e lo riprendo in mano dopo qualche tempo. Comunque, non conosco i dettagli e non sta a me giudicare il lavoro altrui.
Di tutto il bailamme di questi mesi, al momento ci resta di sicuro una cosa importante: il pubblico ha avuto modo di vedere e sperimentare in diretta il funzionamento del metodo scientifico. Ha visto il processo magari tortuoso, ma sempre rigoroso, attraverso il quale la scienza raggiunge la sua verità, ha assistito a qualcosa che in genere avviene nel chiuso dei laboratori. E di questo la nostra società, sempre più prona alle pseudoscienze e ad una certa irrazionalità di fondo, aveva un gran bisogno. Il resto, chi vivrà vedrà. Io, confesso, un pochino sono delusa.

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