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Cose delicate

In teoria, l’ho fatta per la sera della Vigilia, che trascorrerò a casa di mia suocera. Per altro, gli stampi per realizzarla me li ha regalati lei per il mio compleanno.
Il problema è che al 24 mancano tre giorni, che mia suocera vive a 60 km da casa mia, e che questa casetta è molto, molto delicata. Così, faccio un uso privatistico del blog, e posto le foto a futura memoria. È che temo che la casetta non arriverà intera a casa di mia suocera, e allora voglio ricordarla così, com’era. Mi rendo conto che non è bella neppure la metà di quelle che si vedono in giro, fatte da gente brava, ma il pan di zenzero non è venuto male, via.
Domani il sospirato post su Spartacus che voglio scrivere da tipo tre giorni.

P.S.
“Christmas” Egg :P : un’intervista un po’ diversa dal solito.

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Tanti auguri, Irene!

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Sweet

La leggenda l’ha iniziata mio suocero. Da poco stavo insieme a Giuliano, e non ricordo bene per quale occasione, un pranzo di qualche genere, immagino, preparai dei semplici biscottini glassati. Erano una cosa davvero ridicola a farsi, e infatti mi vennero buoni. Poi avevano quella cosa lì della glassa, sulla quale avevo messo delle codette colorate, che li rendeva anche quel po’ scenografici. Ma bastarono quelli. Da quel momento per mio suocero sono diventata quella che faceva bene i dolci.
Confesso di essermi crogiolata nell’illusione che fosse vero, ma confesso che per un sacco di tempo le uniche torte che ho fatto sono state quelle confezionate della Cameo. Finché, più o meno quando sono andata a vivere da sola, ho deciso di provare a rendere vera la leggenda.
Ho iniziato con gli strufoli, più che altro per dare una mano a mia madre, mi sono stancata, ma mi sono divertita. Così ho iniziato a fare qualche torta per le occasioni. Quella che feci a mia madre per un suo compleanno di qualche anno fa era un’orrenda schiacciata croccante di cioccolato. Ma non demorsi. Perché avevo un incentivo. Fin da quando ero bambina, e mia mamma mi faceva pasticciare con la pasta fatta in casa, adoro gli impasti crudi. Se faccio le tagliatelle almeno un paio devo mangiarle così, crude, stesso dicasi per gli gnocchi. Ragazzi, mangio addirittura i tortellini in scatola crudi. Ovviamente adoro gli impasti dei dolci. Ne mangerei a cucchiaiate. Finisce sempre che lecco la scodella, finché non salgono i sensi di colpa per la ciccia che si accumula e ficco tutto in lavastoviglie.
Di delusioni ne avute ancora un sacco. Tipo la torta foresta nera troppo dura. O il terribile tortino fondente che ho propinato a Sandrone di recente, che per una serie di circostanze che coinvolgono un frigo, un forno e un cronometro sono venuti troppo molli. Ma mi diverto. A volte riesco persino. Per dire, la tenerina al gianduia di ieri sera non era male.
So di non essere un granché in cucina. Ma a volte mi vien da sorridere della fama immeritata che godo presso mio suocero, e mi piace pensarmi come “quella che fa i dolci bene”, anche se non è vero. Perché certe illusioni sono dolci, proprio come una torta.

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