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Di nuovo sedici anni

Era il Natale del 1996, e, come al solito, io ero a Benevento. Nella libreria di mio cugino, all’epoca il mio spacciatore di contenuti pop, vidi un fumetto che mi incuriosì: si trattava di storie di Paperinik che non erano contenute in un Topolino, e nemmeno in un albo apposito tipo Paperino e testate mensili del genere. No, era un fumetto dal formato americano, ma con dentro storie di Paperinik, o PK, come recitava il titolo della serie. Mio cugino me ne parlò bene, io mi lessi i tre numeri usciti fino a quel momento, e decisi che l’avrei seguito da quel momento in avanti. In seguito recuperai anche i numeri che mi mancavano, e adesso vanto una collezione completa (due, considerando che anche mio marito ne ha una).
Non ne ho mai parlato molto, ma PK è stato importante per la mia formazione come autrice. Nihal ha molto di Xadhooom, l’aliena amica di PK che, guarda un po’, è l’ultima rimasta della sua razza ed è molto incazzata per questo. PK mi piaceva moltissimo, mi piacevano i disegni, l’inusuale divisione delle tavole, le sceneggiature sempre curate, profonde, divertenti e piene di riflessioni. Per tutta l’adolescenza fu il mio fumetto preferito.
Seguii anche i successivi sviluppi: la seconda serie, che però, con l’assenza di Uno, l’intelligenza artificiale spalla di PK, aveva secondo me perso un sacco, e la terza, che era sostanzialmente un reboot, non mi piacque per niente e mollai dopo pochi numeri.
Comunque, mi spiacque da morire quando finì la prima stagione, assistetti con dolore a quella che mi sembrava la decadenza della serie, e ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto leggere nuove storie. Il desiderio si è concretizzato quest’estate. Per quattro numeri Topolino ha ospitato una storia inedita di PK, Potere e Potenza, che si inserisce sostanzialmente dopo la fine della seconda stagione, e ignorando la terza.
Online credo sia stato detto tutto su questa storia, che s’è conclusa ormai da qualche tempo, e so perfettamente di arrivare decisamente in ritardo, ma la cosa ha dovuto un po’ decantare in me.
Che dire. Potere e Potenza è puro PK, il meglio di PK. Ottima sceneggiatura, c’è Uno (per me, lo ammetto, la cosa più importante), o, per meglio dire, qualcosa che ci somiglia molto, i disegni sono fantastici, il tono maturo dei bei tempi, e praticamente una carrellata di tutti i personaggi che abbiamo amato negli anni in cui PK è uscito. Ed è proprio qui che casca l’asino. Il problema di Potere e Potenza è che sembra tanto un’operazione nostalgia. È un omaggio a chi ha amato PK, con così tanti riferimenti ai cinquantuno numeri della prima serie (Trauma!) che mi sono domandata come facesse un neofita a capirci qualcosa. Non riesce però ad andare oltre. Ci mostra quel che è stato, ma lo fa senza realmente portare avanti un discorso nuovo. Sì, il finale aperto, sì gli Evroniani che sono tornati…ma tutto rimane chiuso su un “guarda com’eravamo belli vent’anni fa” che non riesce ad aggiungere nulla di nuovo.
Lo so. Se ti piaceva PKNA degli anni ’90 perché ti lamenti che questo non ha elementi di novità? Non lo so. Perché mi aspettavo un nuovo inizio, probabilmente, un punto da cui ripartire, e una storia che avesse qualche implicazioni più profonda che fare una carrellata dei bei tempi che furono. La mia parte nostalgica, per carità, ne esce ovviamente soddisfatta. Il tutto però mi sembra sancire ancor più nettamente che quei tempi lì sono finiti. Infatti, a quel che ne so, non esiste alcun reale progetto di rimandare in edicola un albro dedicato all’universo di PKNA (e capisco anche perché, per carità), ed eventuali storie future, legate al gradimento di questa, usciranno su Topolino. E qui c’è un altra fonte di perplessità. Topolino, che non compravo da un fracco di anni, resta un bel fumetto. Solo che i toni generali delle storie non c’entrano un piffero con le atmosfere di PK. Per grafica, tematiche e sceneggiatura Potere e Potenza su Topolino fa l’effetto di un’astronave atterrata nel Colosseo. Non vedo come il lettore medio di Topolino possa godersi una storia così differente dal mood generale del fumetto. Per altro, all’epoca PKNA era proprio un tentativo di aprire i prodotti Disney ad un pubblico più adulto, e in effetti i lettori erano adolescenti o poco più. Non che Topolino non possa essere letto dagli adulti, ma è un fumetto ideato per un pubblico più giovane che, come tutte le opere per ragazzi ben fatte, si può godere anche un adulto.
Vabbeh. In ogni caso, meglio così che niente. Ha fatto comunque piacere rivedere PK in azione, assieme a tutto il suo mondo incredibilmente complesso e articolato. Come non sentirsi riscaldare il cuore al rivedere il Razziatore, Odin Eidolon, e il mitico Angus Fangus. C’è pure Camera 9…In fin dei conti, per qualcosa che vada oltre l’omaggio ai tempi andati, ci sono i cinquantuno numeri della testata originale, che in effetti Giuliano si sta rileggendo, e che, con ogni probabilità, rileggerò anch’io a breve.
Ma, confesso, non riesco ad abbandonare la speranza che un giorno PKNA possa tornare in edicola con quel formato dei tempi andati, e con tante storie nuove. Una parte di me sa che probabilmente non è possibile, perché sono passati vent’anni, ma un’altra piuttosto resistente, si rifiuta di crescere, e si ostina a restare sedicenne per sempre.

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