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Velinismo e bullismo

Arrivo probabilmente ultima nel popolo della rete – ma ancora non ci sono arrivati i giornali, ma preconizzo che a breve ci si butteranno su a pesce – ma ho scoperto anch’io questa storia dei pre-diciottesimi. Per chiunque non ne sapesse niente, da quanto ne ho capito si tratta di video girati da fotografi professionisti che hanno per protagoniste ragazze sulla soglia dei diciotto, che si fanno riprendere in pose ammiccanti. Mi sfugge il senso della cosa, ma credo sia semplicemente un modo per festeggiare il passaggio alla maggiore età. Non conosco le reali dimensioni del fenomeno, se si tratti di una cosa locale o nazionale, ma su Youtube di video così se ne trovano a pacchi, e non sono una questione esclusivamente femminile: ci sono anche svariati video che hanno per protagonisti ragazzi.
Non è mia intenzione fare un post del tipo “o tempora, o mores”, che quelli già fioccano. Faccio invece due riflessioni collaterali che secondo me sono più interessanti.
La prima è che il fenomeno mi sembra la rappresentazione più lampante che anni e anni di velinismo non sono passati senza lasciare i loro frutti: a quelli che dicono che l’immagine della donna che la tv propone da quarant’anni e passa tutto sommato non fa danno, che un po’ di carne esibita all’ora di cena non fa male a nessuno, e che il problema sono i cartoni animati giapponesi ammiccanti e violenti, farei vedere questi video. Quel modello lì di femminilità è pervasivo, ci è entrato talmente in testa che abbiamo ragazze che non riescono a vedere altro nel proprio futuro. Guardate queste ragazzine che semplicemente scimmiottano quel che hanno visto in televisione, che fanno le maliziose con la faccia da bambine – perché bambine sono – e rendetevi conto che possiamo stare a menarcela fino allo sfinimento con la rete e tutto il resto, ma è ancora la tv che forma le menti della gente, soprattutto quando la scuola e la famiglia non sono in grado di proporre valide alternative. E sia ben chiaro che io non sto facendo una colpa a queste ragazze di aver girato video del genere – già per quel che riguarda le famiglie che lo permettono mi sento meno indulgente, ma, anche lì, occorre valutare il contesto, la situazione socioculturale in cui queste cose nascono e prosperano -: tutto sommato sono le vittime della situazione. Piuttosto vi invito a riflettere su chi ha inculcato alle ragazzine l’idea che l’unico modo per essere donna è rotolarsi nell’acqua in striminziti bikini. Domandiamoci perché uno possa ritenere bello, divertente, festeggiare in questo modo un passaggio come quello del conseguimento della maggiore età.
La seconda riflessione riguarda i commenti che questa vicenda sta stimolando sulla rete. Alcuni, ad esempio, li potete leggere qui. Mi si conferma una cosa che penso da tempo: il modello della comunicazione online è il bullismo. Pare che la massima soddisfazione del navigante medio sia scegliersi un bersaglio alla portata e sparare. E quanto più il bersaglio è debole, tanto maggiore è la soddisfazione. Perché mettersi lì a sfottere una ragazza in sovrappeso che gira un video del genere è una cosa da bambini delle elementari. Non che gli altri commenti che si possono trovare su Youtube siano meno deprimenti: improperi di vario genere che trasudano compiacimento. E certo, ci piace molto sentirci superiori a qualcuno, anche se si tratta di una ragazzina di diciotto anni. Internet è uno strumento ricco di potenzialità, che come tanti strumenti ricchi di potenzialità viene usato per lo più a sproposito e per dar sfogo agli istinti più bassi. Fateci caso: quasi ovunque è un fiorire di gruppi e gruppetti di vario genere che si ritengono superiori a qualcun altro. Su Facebook vanno per la maggiore i meme autocompiacenti che ti dicono quanto sei migliore degli altri (“non tutte le donne vogliono riempire una scarpiera” e via foto della libreria: e io dove mi collocolo, che riempio librerie e scarpiere? È un problema?). Sarà l’anonimato, sarà il brivido di poter sfottere un vip a caso, al quale nella vita reale non avresti il coraggio manco di chiedere l’ora, ma esiste tutto un sottobosco, per altro assai poco nascosto, che prospera semplicemente sul dileggio delle altrui passioni, degli altrui modi d’essere. Come se, al solito, ci potessimo definire solo in confronto al “nemico”.
Che dire. A me, francamente, cala di una tacca la fiducia nell’umanità ogni volta che passo più di mezz’ora su Facebook. In compenso, la gente che incontro durante le presentazioni mi sembra sempre fantastica. Forse è il segno che tocca vivere di più e navigare di meno.

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