L’latro giorno ho linkato questo racconto su Twitter. Il fatto è che si avvicina Torino, e come al solito, io sono in fibrillazione.
Ogni anno mi sembra che in quei due/tre giorni succederanno cose straordinarie, e non è che il Salone del Libro non sia in sé una cosa straordinaria, ma non è che mi cambi la vita. Eppure ogni anno torno a casa col mio piccolo bagaglio di ricordi piacevoli (o anche spiacevoli, a volte) sull’ultime edizione. Perché, se ho un pregio, è quello di saper godere delle piccole cose.
Sarà che io a Torino sono nata come scrittrice; la mia prima presentazione in assoluto è stata proprio al Salone del 2004, quasi dieci anni fa. Non ero mai stata ad una presentazione in vita mia, e passai tutto il tempo del viaggio – interminabile e bellissimo, tra le risaie da cui si levavano gli aironi – a domandarmi se dovessi prepararmi un discorso o cosa. Ricordo la sensazione di stordimento, le foto, il turbinio di facce ed eventi. E Umberto Eco seduto alla poltrona del mio albergo, ovviamente.
Siccome sono un’entusiasta, per me non è cambiato niente da allora. Continuo a muovermi nel Salone facendomi trasportare dallo stordimento, saltando impazzita da una cosa all’altra, e sempre con possenti dosi di adrenalina in corpo. E godendomi l’unico momento dell’anno in cui ho l’impressione che quel che faccio sia davvero un lavoro.
Voi non avete idea della solitudine del mestiere dello scrittore. È una cosa completamente diversa da qualsiasi altro lavoro. Sei tu, la tua scrivania, e la vita. Stop. Io non faccio vita mondana, conosco e frequento solo due altri scrittori, coi quali quasi sempre parliamo più dei fatti nostri che del lavoro, e quindi la scrittura mi sembra una specie di guilty pleasure cui mi dedico con la dedizione che si deve ad un lavoro, ma con un piacere che te lo fa sembrare un hobby. Ed è giusto così, quella solitudine è necessaria per maturare le tue ossessioni, metterle su carta e svilupparle al meglio. Più passa il tempo più sono convinta che non si possa essere del tutto “normali” – qualsiasi sia l’accezione di questo termine – per scrivere: siamo tutti un po’ malati, la scrittura è la cosa che tiene viva la nostra malattia, e al contempo ce la cura, e la solitudine è quella condizione necessaria per non guarire mai. Ma a volte anche lo scrittore ha bisogno di quei cinque minuti lì in cui uscire dal guscio e aprirsi al confronto col pubblico. Io, almeno, ho bisogno di questo: dell’atmosfera a volte laccata e finta di certi incontri che fai in fiera, in cui tutti sanno di mentire, ma la cosa fa parte del gioco. Chiamatela vanità, probabilmente lo è. E serve, perché siamo piccoli e deboli.
Comunque, delirante cappellotto per riassumervi un po’ i miei spostamenti al Salone del Libro di Torino: venerdì 17, ore 17.00, Arena Bookstock, io e Sandrone Dazieri vi parleremo un po’ di…boh, ce lo diremo al momento
. Suppongo si parlerà principalmente de La Ragazza Drago, visto che ieri è uscita la raccolta dei primi tre volumi della saga, con copertina nuova di zecca made in Barbieri. Al momento sono stati raccolti solo i primi tre volumi perché tutti e cinque in un librone solo non c’entravano
, a meno di fare una roba tipo Bibbia e francamente non mi sento pronta per confronti del genere
. Seguirà firma copie, suppongo allo stand Mondadori.
Il giorno successivo ci sarà probabilmente un’altra firma copie, sempre allo stand Mondadori: al momento non ho alcuna informazione sull’orario, ma stay tuned che ve ne darò al più presto.
Già che ci siamo, visto che me l’avete chiesto, sì, sarò al Cavacon: stiamo definendo i dettagli in questo periodo, ve li darò quando saranno definitivi.
Bon, tutto qua. Poi vi darò meglio i vari riferimenti.