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‘A pupimma misteriosa

Dicono che le madri capiscono sempre i loro figli quando lallano. Il che, in linea di massima, è vero, in effetti. Un buon 90% delle parole che dice mia figlia le capisco, mettendo insieme i pezzi di quel che le ho detto io, quel che fa all’asilo, e usando un sacco di inventiva per quel che resta. Solo che non sempre funziona. A volte, certi misteri restano insoluti.
Tipo una settimana fa, mentre le stavo pulendo il culetto sul fasciatoio, Irene mi guarda e mi fa: «’A pupimma!».
Io non ci faccio granché caso. La stragrande maggioranza delle sue frasi sono “dadada” senza un particolare senso. Per cui replico distratta: «’A pupimma, sì, patatina».
Solo che il giorno dopo la scena di ripete. Stavolta interrogativa.
«’A pupimma, sì?».
Io, dopo un istante di perplessità, cambio discorso: «Guarda questo culozzo tutto pulito!».
Solo che la storia si ripete tutte le mattine.
«’A pupimma?» e indica verso la finestra. O guarda il lampadario. Ed è evidente che vuole da me una risposta.
Per cui capitolo.
«Ma che è la pupimma, Irene?».
Mi guarda.
«’A pupimma».
Beh, in effetti è ineccepibile.
Attimo di vertigine. Mi sento finita ne “L’uomo che non capiva troppo”, memorabile sceneggiato radiofonico di Greg & Lillo. O forse mia figlia legge “‘Mlana”.
Scuoto la testa.
«Irene, mi indichi la pupimma?».
Dito che vaga verso sinistra. Dove si stende la distesa dei dieci metri quadri o giù di lì della sua stanza. Può essere qualsiasi cosa.
«Ok, Irene, con metodo. È nella tua stanza la pupimma?».
«’A pupimma!».
«Lo prendo per un sì. Ma sta solo nella tua stanza?».
«Tutto pupimma».
Oddio. L’invasione delle pupimme.
«Insomma, Irene, pupimma everywhere».
Questa non la capisce, e mi guarda perplessa.
Comunque. La preparo la porto all’asilo, tutto come sempre. Poi, incontro mia madre per fare un po’ di compere natalizie. E le racconto della pupimma misteriosa.
«È la volpina» mi fa senza fare una piega.
Io giro la testa in una scena à la Regan de L’Esorcista.
«Cioè?».
«Cioè hai visto che lei ha i calzini gommati».
«Sì».
«C’è una volpina disegnata sopra. Quando glieli metto, il pomeriggio, glielo dico sempre: “Guarda la volpina!”. La volpina. ‘A pupimma».
E io ho un flash. La mia cucina. Campo sempre più stretto sul frigorifero, poi su una delle calamite: “Una mamma sa molto, ma una nonna sa tutto”.
Mamma 0, nonna 1, palla al centro.

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