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L’enigma dell’Italia

Trova le dieci, piccole differenze.

Io sono il presidente di tutti, anche il presidente dei tedeschi musulmani e dei musulmani che vivono in Germania. Io dico no a ogni scontro tra le fedi e le culture, il futuro appartiene alle nazioni che sanno essere multiculturali.[...] Io lancio un appello a tutti i cittadini del nostro Paese riunificato: non lasciatevi contagiare dal virus della xenofobia. Certo, chi viene a vivere da noi deve accettare i nostri valori costitutivi, la nostra Costituzione, i nostri usi. Ma pregiudizi e muri contro le minoranze sono cose che non possiamo accettare[...]. Senza dubbio la tradizione cristiana e quella ebraica appartengono storicamente all’identità tedesca, ma nel frattempo anche l’islam è entrato a farvi parte… come scrisse Goethe 200 anni fa, ‘Oriente e Occidente non sono più divisibili’. Ma abbiamo ancora molto da fare per l’integrazione
Christian Wulff, presidente federale tedesco

(riferendosi al caso dell’uccisione di una donna da parte del marito pakistano perché rifiutava un matrimonio combinato per la figlia)
Il fatto che l’omicida non solo fosse in Italia da piu’ di dieci anni, ma fosse anche il proprietario della locale moschea fa riflettere sui danni del multiculturalismo[...] Episodi del genere impongono anche una riflessione sulla necessita’ di modificare in senso restrittivo la legge sulla cittadinanza, per garantire questo status solamente a chi dimostra nei fatti di aderire ai valori civili e morali della nostra società
Isabella Bertolini, deputato del PDL

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Esercito tra i banchi

Avrei voluto fare un post di sole foto, oggi. Foto di Matera, e di quel che da Matera ho riportato indietro. Magari con giusto due righe di spiegazione. Invece iPhoto oggi ha deciso diversamente, per me, scegliendo di non scaricarmi le foto della Canon causa disco rigido troppo pieno di roba. Bon, risolverò presto la cosa. Nel frattempo mi tocca parlare di argomenti molto, molto tristi. Desolanti, direi.
Non so voi, ma io ho la netta impressione che questo paese stia affondando. Non c’è evidentemente nessuno in grado di guidarlo, anneghiamo tra discussioni da bar, insulti di bassa lega, e intanto, come ricordava Gaber in una canzone recentemente linkata su Lipperatura, “E l’Italia giocava alle carte / e parlava di calcio nei bar / e l’Italia rideva e cantava”.
Ecco, mentre ce la ridevamo e ce la cantavamo, la scuola italiana ha raggiunto un nuovo picco negativo, con questa iniziativa. Vi linko direttamente il documento di presentazione del progetto perché quando una collega mi ha segnalato la notizia pensavo si trattasse di uno scherzo o qualcosa del genere. Voglio dire, le notizie che leggiamo in giro non sempre sono attendibili, in genere vado sempre a cercarmi le fonti originali. Beh, stavolta è tutto vero. Tra le attività collaterali allo studio che i ragazzi Lombardi possono fare a scuola c’è anche un bel corso con l’esercito.
Gli scopi?

[...]far vivere ai giovani delle Scuole superiori esperienze di sport e giochi di squadra, ma anche introdurre corsi specifici e prove tecnico/pratiche, per avvicinare la realtà scolastica alle Forze Armate, ai Corpi dello Stato e alla Protezione Civile e Gruppi Volontari di Soccorso.

A quanto pare questa cosa non poteva essere realizzata durante l’ora di educazione fisica, oppure con l’incontro, che ne so, con le associazioni di volontariato. Non capisco poi esattamente cosa c’entri lo sport con l’esercito. O meglio, lo so, ma l’esercito non esiste per dare uno stipendio ai nostri migliori atleti. Ma continuiamo

Vivere questo momento come stimolo per toccare con mano i valori della lealtà, dello spirito di corpo e di squadra, oltre ad acquisire senso di responsabilità e rispetto delle regole e dei principali valori della vita.

Come l’esercito educhi al rispetto della vita, mi sfugge. In linea di massima un esercito serve ad ammazzare altra gente, e questo dovremmo dircelo con franchezza; le missioni di pace – cosiddette – sono compiti incidentali. In effetti quando ti addestrano ti insegnano a sparare, non a mettere fiori nei cannoni.
Cosa si fa negli incontri?

1. CULTURA MILITARE
che già chiamarla cultura mi fa specie…
2. TOPOGRAFIA ED ORIENTAMENTO
che si può fare anche col CAI, senza tirare in ballo l’esercito
3. DIRITTO COSTITUZIONALE
che dovrebbe far parte della normale educazione civica, che, nonostante faccia parte dei curricula, praticamente non esiste come materia scolastica e viene lasciata alla buona volontà di docenti illuminati
4. DIFESA NUCLEARE, BATTERIOLOGICA E CHIMICA
un evergreen di questi difficili tempi post 11/09
5. TRASMISSIONI
6. ARMI E TIRO

e questa, davvero, mi sembra una brillante idea. Prendiamo dei quidicenni e insegnamogli a sparare. Del resto, qui in Italia ancora non abbiamo quei casi à la Columbine che invece allietano i tg dei network americani, mi sembra il caso di colmare questa gap e dare anche ai nostri ragazzi i mezzi per sfogare la loro rabbia adolescenziale.
7. BLS E PRIMO SOCCORSO
e anche questa non è materia esclusiva dell’esercito, anzi
8. MEZZI DELL’ESERCITO
9. SUPERAMENTO OSTACOLI
10. SOPRAVVIVENZA IN AMBIENTI OSTILI

Alla fine del corso, una competizione “sportiva” in cui i cadetti – la parola è esattamente quella usata nel documento – vengono divisi in pattuglie – ancora parola usata nel testo – invitate a svolgere missioni in cui

si mettono in atto tutte le tematiche che vengono trattate durante il corso di formazione.

Suppongo quindi ci si spari anche vicendevolmente. Insomma si gioca alla guerra, mostrando che non è una cosa poi così brutta, che, ok, ammazzi e vieni ammazzato, ma lo fai per un fine superiore, e poi c’è lo spirito di corpo, tanti sani valori, e fai movimento all’aria aperta.
Io mi immagino la gioia di questi ragazzi, che nel giro di sei incontri da studenti diventano “cadetti” organizzati in “battaglioni”. Un’attività del genere non può che divertire un quindicenne. È tutto sommato un gioco che fa leva su tutta una serie di spunti molto forti: l’attività fisica, i “valori” forti in cui credere, la componente ludica, il gusto del proibito con la storia delle armi. Le armi. Avoja a dire Non sono attività paragonabili a tecniche militari, bensì sono le stesse che si svolgono a livello olimpionico. In ogni caso stai insegnando ad un ragazzino, uno che è in una fase delicata della sua esistenza, in cui sta costruendo la sua personalità, la sua etica, a sparare. E non lo fai affatto in un contesto sportivo. Lo fai con gente cui è stato insegnato a sparare alla gente, che nella sua vita alla gente ha dovuto sparare.
È proprio il fatto che sia una cosa evidentemente divertente che la rende assolutamente subdola. Si fa passare per gioco quel che gioco non è. E non serve dire che le nostre truppe sono impegnate prevalentemente in operazioni di pace. Innanzitutto perché i confini di queste operazioni sono messe in discussione da molti, che non tutti sono d’accordo nel dire che si tratta di pace. In ogni caso, un esercito nasce con altri scopi. Ed è una cosa subdola perché la si fa con dei ragazzi, proponendo loro dei disvalori, presentando loro una faccia della medaglia, facendo, diciamocelo, proselitismo. Non è altro che questo. L’esercito non è più di leva, è composto da professionisti. Bisognerà pure trovare il modo di far arruolare i giovani. Ed ecco fatto. Li si fa giocare alla guerra, così, magari, appena escono dalle superiori si arruolano.
Ma quel che più ancora mi sconvolge è che nessuno si lamenta, nessuno protesta. Che vuoi che sia. Almeno ci levano di torno i nostri figli per qualche ora. Il problema è la totale atonia dell’opinione pubblica italiana. Tutto è uguale a tutto, nessuno si interessa di nulla, non esiste più una coscienza civica. Il presente viene subito, più che vissuto, in una visione nichilistica dell’esistenza per cui “adda passà a nuttata”. Ma almeno nella commedia di Eduardo c’era un dolente senso di resistenza, un disperato desiderio di sopravvivenza. All’opinione pubblica italiana questo desiderio manca del tutto. Si lascia vivere, senza più alcuna speranza. Ma io non mi voglio rassegnare a vivere e a far vivere mia figlia in una società in cui non c’è più alcuna tensione ideale, in cui ogni torto, ogni ingiustizia viene vissuta come un male necessario. Ma la forza la fa la massa, e se la massa non c’è, io da sola cosa faccio?
Non lo so. Ma oggi sono stanca e nauseata.

P.S.
A proposito di cosa succede a insegnare ai giovani i “sani valori” e lo “spirito di corpo” vi consiglio un film tedesco particolare, L’Onda

P.P.S.
Guardate un po’ cosa ho trovato tramite June Ross

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Bisogna sparare ai gommoni

Ieri Giuliano m’ha fatto riflettere su questa storia del peschereccio italiano mitragliato dai libici. Ce l’avrete presente, suppongo. Prima di discettare con lui, avevo fatto solo due riflessioni piuttosto spicciole.
La prima: bel trattato di amicizia.
La seconda: a volte la realtà e la fantasia finiscono per sovrapporsi in modo inquietante. Come sapete, leggo Camilleri e sono appassionata di Montalbano. Ecco, questa storia qui è simile in modo inquietante alla trama de Il Ladro di Merendine. Ovviamente, se ne possono trarre tonnellate di considerazioni di vario genere, a seconda del grado di paranoia.
Ma Giuliano ha spostato l’asse dei miei pensieri facendomi leggere questo articolo. In particolare questo passo.

“Anziché chiarire quanto successo, ora le dichiarazioni del titolare del Viminale sembrano complicare l’intera faccenda: perché se la motovedetta libica era perfettamente a conoscenza – come sostiene Marone – di trovarsi di fronte a pescatori italiani, ha aperto il fuoco? E perché i sei militari italiani non lo hanno impedito ai loro “colleghi” libici che fanno parte dell’equipaggio misto? Quelle motovedette, in base al Trattato dell’Amicizia, devono contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, non impedire ai pescatori italiani la pesca nelle acque internazionali del golfo della Sirte che i libici ritengono di loro proprietà.

Identificato il busillis? È sottile, in effetti. Semplicemente l’articolo sembra dare per scontato che se si fosse trattato di una carretta dei mari carica di clandestini, non ci sarebbe stato nulla di male: militari libici, per di più coadiuvati da personale italiano, possono dunque sparare ad altezza d’uomo quando si tratta di “contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina”. Non ci sarebbe nulla di male. Evidentemente fa parte del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica Italiana e la Grande Giamariria Arabica Libica Popolare Socialista. Sì, si chiama così. E francamente non capisco esattamente come sparare ai clandestini rientri nel patto, che all’articolo 6 dice

Le Parti, di comune accordo, agiscono conformemente alle rispettive legislazioni, agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Ma la scema sono io. In fin dei conti, questa è l’epoca dei maiali che son più uguali degli altri animali; forse i clandestini non appartengono alla razza umana, o qualcosa del genere.
Svariati anni fa, qualcuno disse che bisognava sparare ai gommoni che cercavano di attraccare in Italia. Grande clamore, indignazione, e non si fa. Come al solito, basta semplicemente girarsi dall’altro lato. Occhio non vede, cuore non duole. In fin dei conti non siamo noi a sparare, no? Sono i libici.

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