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Sentinelle dell’Apocalisse

Credo che a questa storia delle Sentinelle in Piedi sia stata dedicata più attenzione di quanta ne meritasse, che poi è l’intenzione di chiunque voglia manifestare per una qualche causa. Mi sembrano un movimento tutto sommato minoritario, che però fa un sacco di casino, grazie soprattutto ai media che gli dedicano estrema attenzione, e a tutti noi, che non facciamo che parlarne da giorni. Per questo, vorrei concentrarmi su due questioni tutto sommato laterali, che mi pare siano state discusse meno del classico”sono retrogradi” vs. “ognuno può manifestare le proprie opinioni”.
Ormai si è perso il senso della parola opinione. Un’opinione è una credenza che la gente si fa su questioni che non possono essere chiarite con un criterio di verità unanime. È un’opinione credere nell’aldilà, visto che non ci sono prove né a favore né a sfavore, è un’opinione credere in Dio, ci sono opinioni persino nell’ambito scientifico, quando uno stesso set di dati può essere interpretato in due modi equivalenti e ugualmente validi dal punto di vista scientifico. Non è un’opinione una cosa sulla quale si è accertata la verità, ad esempio, con mezzi scientifici. Non è un’opinione che i gay sono persone malate: la psichiatria definisce l’omosessualità una variante normale del comportamento sessuale umano. Non è un’opinione che l’omosessualità è “innaturale”: l’omosessualità è attestata in tantissime specie animali. Non è un’opinione che se si approva il matrimonio tra gay, allora scoppia la famiglia eterosessuale: questo implicherebbe che siamo tutti gay sotto sotto, e che scegliamo l’eterosessualità solo perché non abbiamo altra possibilità, mentre la percentuale di persone omosessuali si attesta su un 10% della popolazione totale. Le prime due non solo non sono opinioni, sono direttamente insulti, non diversi dal dire che i neri sono inferiori e uguali alle scimmie, che i rom sono tutti ladri, che tizio è uno stronzo.
Nel loro sito, le Sentinelle si richiamano direttamente a Orwell, con la famosa (e abbondantemente citata mentulam canis, un po’ come quella di Pasolini sui celerini) frase “La libertà è poter dire che due più due è uguale quattro”. Ecco, l’omofobia è la libertà di dire che due più due uguale cinque. Lo puoi dire, certo, ma non puoi lamentarti se poi la gente ti fa notare che sei un analfabeta in matematica.
Seconda questione: quel che trovo profondamente brutto in tutto questo è il manifestare non per i propri diritti (o per i diritti di qualcun’altro, che poi è la cosa più bella), ma contro quelli di altre persone. Qui non si chiedono politiche serie di appoggio alla famiglia: qui si manifesta contro il diritto alle persone di amarsi nel modo che più loro aggrada. E questo lo trovo un orrendo capovolgimento del senso stesso dell’attivismo. Mi dà la stessa sensazione di brivido quando vedo il messaggio evangelico immischiato in robe che non c’entrano assolutamente nulla. Una cosa in principio bella vilipesa, privata di senso, completamente rovesciata. Come se avere più diritti non ci rendesse tutti più liberi. Come se accettare la diversità non ci permettesse alla nostra società di essere più pacifica e felice.
Questo è quanto. Sono solo due spunti di riflessione buttati là, che spero facciano sorgere qualche domanda.

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