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La gioia dell’intimità

Un paio di settimane fa sono andata a tagliarmi i capelli. Sì, mi faccio rasare dalla parrucchiera, perché i capelli vengono meglio e per via di quella specie di frangetta simbolica che porto. Comunque, siccome era sabato, ho aspettato un bel po’. Finito di leggere tutto il Vanity Fair che c’era da quelle parti, sono passata a riviste di seconda linea, ossia roba che non leggerei se non avessi del tempo da perdere. Non è spocchia, è che in genere trattano di gossip su gente che non conosco, e con un tono troppo serio per divertirmi davvero. Comunque, in uno di questi giornali c’era una rubrica sul sesso. Che è immancabile, diciamocelo. Ormai è tutto un fiorire di gente che ti insegna come fare l’amore. Va da sé, ovviamente, che mi ci sono fiondata sopra. Voglio dire, niente di meglio che leggere i fatti altrui, tanto meglio se pruriginosi. E non guardatemi così, che lo fate anche voi :P .
Inizio a leggere. E dopo un primo istante di incredulità, lentamente mi è salita prima la risata ironica, poi un vago stupore, infine un senso di franca ammirazione. Perché la rubrica, quattro pagine buone per altrettante lettere dei lettori, non conteneva una volta che fosse una non dico le parole pene o vagina, ma neppure rapporto sessuale o orgasmo. Voglio dire, stiamo parlando di quello, no? Ecco, era tutto un trionfo del giro di parola e della metafora.
“Ho problemi nell’intimità con mia moglie, non provo più la gioia”.
Ho dovuto rileggere due o tre volte per capire. La risposta era dello stesso tenore: “ha provato a xxx l’intimità con yyy e non concentrarsi troppo sulla gioia?”. Poi c’era quello che la gioia la provava troppo presto, e la risposta erano dieci righe di perifrasi per consigliare di pensare ad altro per “prolungare la gioia dell’intimità”. Sembrava di leggere la sessuologa della Marchesini (allego link video perché voi siete giovani – ahimè – e magari ve la siete persa). Roba che mi sono detta ma che la tieni a fare una rubrica sulla sessualità se è evidente che nella vita appena uno nomina la vagina ti tappi le orecchie e inizi a fare “lalalalalalalalalala” per pensare ad altro. Poi ho avuto un flash. Mi sono immaginato questo giovine redattore, magari laureato, magari aspirante giornalista. Lui già si vedeva proiettato sul teatro di guerra, oppure tutto preso a scrivere reportage di impegno civile. Solo che “la vita non è proprio come te la immaginavi” (Otto Ohm cit.), e quindi ha trovato un co.co.co. presso la rivista Lilith 10000, il progetto del co.co.co. essendo “sostituire parole sessualmente esplicite con altre innocue nei pezzi del sessuologo”. Per cui a questo qui arriveranno mail zozzone che più zozzone non si può, corredate dalle risposte franche del sessuologo, in cui di certo non abbonderanno le metafore ortofrutticole. E il suo compito è leggersele e trasformale in Lilith10000ese: orgasmo=gioia, rapporto sessuale=intimità e via così. E di fronte a questo povero cristo, che per forza di cose adesso conoscerà più sinonimi della parola pene di quanti ne elencò il Benigni del bel tempo che fu in un pezzo storico (che non vi linko, sennò mi denunciano :P ), io mi tolgo il cappello. Voglio dire, un grande.
E pensare che la gioia dell’intimità per me era tipo stare a pisolare davanti al caminetto d’inverno…

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